Una risata vi libererà dal consumismo

Quando pensiamo a qualcosa di importante, pensiamo a qualcosa di pesante, sicuramente poco gioioso e luminoso. Pensiamo, forse, anche a qualcosa che genera emozioni tristi, di stanchezza, di grevità. zelig_bioQualcosa, insomma, che sicuramente non ci terrà con il fiato sospeso, e che forse, salvo qualche persona particolarmente interessata, non vedremo l’ora che termini. Ma registi come Woody Allen insegnano che si possono dire cose importanti con mano leggera. Si possono comunicare concetti profondi senza far percepire grevità, pesantezza, ma facendoli scorrere come un soffio. E proprio per questo, il tutto rimarrà in noi, e ci farà riflettere.
Diego Parassole appartiene sicuramente a questa categoria: quella di chi riesce a far sorridere, e talvolta a ridere fragorosamente, facendo percepire il tutto come leggero, luminoso. Ma non di quella luminosità senza contenuti, di pura evasione: una luminosità che lascia qualcosa in noi, che ci permette di porci interrogativ, e forse anche di trovare delle risposte, scoprendo che, magari, le avevamo dentro di noi da sempre.

Un sodalizio di successo
Ho conosciuto Diego durante una conferenza al Mondadori Multicenter, a Milano, organizzata da Karmanews. Era assieme a Riccardo Piferi, il suo autore, e presentavano il loro libro, All you Can Eat, un escursus sul cibo, ma anche, e soprattutto, nella consapevolezza della scelta alimentare. all-you-can-eat-solofronteLui è una persona brillante, dalla naturale carica di simpatia. Una simpatia che emerge anche dal suo viso, dalla sua espressione, che comunica anche solo con uno sguardo e con il sorriso.  Forse, sin da subito, mi è apparsa la natura della sua comicità: ascoltare le problematiche attuali, infatti, può lasciare l’amaro in bocca, può generare un senso di sconforto, di impotenza, ed emozioni non certo positive. Lui invece trasmetteva elementi che facevano riflettere, stemperando il tuttom con la comicità. Se si poteva provare amarezza pensando a cosa ci troviamo nel piatto, la dolcezza dell’aspetto comico la addolciva, rendendoci più consapevoli della nostra possibilità di azione per cambiare la realtà, scegliendo magari prodotti differenti. Più che il suo ruolo di attore comico quella sera è emerso il ricercatore, un uomo interessato a ciò che avviene in noi, nel nostro corpo, anche a livello biochimico. Un argomento che ha approfondito, come si evince dalla sua biografia: infatti, Diego si era iscritto alla facoltà di veterinaria, superando ben 34 esami. Poi, verosimilmente, ha capito che la sua vita era altrove; ma, forse, in quegli studi ha acquisito quegli elementi che gli hanno fornito una cultura scientifica.

Sul palco di Zelig
Ma la sua collocazione naturale è sicuramente il palco, su cui Diego si muove come se fosse lì da sempre il suo luogo, la sua sede naturale: allo Zelig di Milano, da sempre “tempio” del cabaret di qualità, l’ho seguito in Che bio ce la mandi buona, e I consumisti mangiano i bambini. Due spettacoli differenti, anche nella modalità (il secondo in due tempi, se così si può dire), ma accomunati dalla tematiche, che hanno ripreso in qualche modo quelle espresse presso il Mondadori Multicenter: l’ambiente e la nostra relazione con quanto ci circonda, il nostro utilizzo delle risorse, i nostri sprechi, ma anche il fatto che molti dei nostri bisogni sono in realtà indotti dalla società attraverso meccanismi piuttosto sottili.

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L’autore Riccardo Piferi, che ha lavorato con Enzo Jannacci e Paolo Rossi.

Diego ha dato il meglio di sé soprattutto nel secondo spettacolo, in cui recitava a tutto campo, modulando anche la voce, come per simulare dialoghi. O anche un dialogo interiore, con quella parte di sé che è bello pensare che si possa cambiare, se riusciamo a vederla non come una nemica, ma come qualcosa che può essere trasformata, sino a diventare nostra potente alleata di consapevolezza.
Nel suo modo di recitare, appare interessante il suo instaurare un rapporto con il pubblico che porta a non percepire separazione tra platea e palcoscenico. Diego interagisce con gli spettatori, li chiama in causa, li rende partecipi di quanto accade sulla scena. Li fa sentire, insomma, protagonisti, come se loro stessi stessero recitando, come se tutti fossero simultaneamente lì, sul palcoscenico. Una modalità che, sicuramente, porta lo spettatore ad essere con lo spettacolo e con il flusso di quello che viene espresso.
La sua comicità ha ritmi veloci, incalzanti, che a tratti paiono rallentare, quasi per costringerci a riflettere, per poi riprendere veloci, magari verso un crescendo finale, che porta verso una sorta di esplosione, dove tutto quanto espresso nell’incedere dello spettacolo torna, quasi per concludere, per definirsi, per esplicarsi. E per aprire, in qualche modo, al divenire.
In entrambi gli spettacoli infatti la conclusione era per così dire “aperta”. Nel senso che il tutto non si chiudeva in se stesso,  descrivendo una situazione non esaltante, lasciandola lì, quasi sospesa, ma irrisolvibile, ineluttabile. Piuttosto, nella conclusione la parola tornava al pubblico, facendocapire che la realtà può essere cambiata, se solo davvero lo vogliamo. La parola finale non era quindi la fine di qualcosa, ma forse un nuovo inizio di qualcosa che poteva essere cambiato. Dopo avere gustato la comicità, che stempera il tutto, donando giocosità anche nelle cose meno lievi, il messaggio finale tornava agli spettatori, a quel pubblico che lo spettacolo, rendeva, come visto, “protagonista”, e che ora lo era davvero, sapendo che qualcosa può essere fatto per cambiare. Una somma di piccole azioni, nella propria quotidianità, che insieme possono far ottenere una grande azione.
zeligPer Diego Parassole tutto, alla fine, è nelle nostre mani e il cambiamento può iniziare da subito. E proprio da questo potrebbe emergere un lato interessante della sua comicità, che ha come scopo solo il puro divertimento, ma può trasmettere anche cultura, in questo caso sul mondo alimentare  ascolte sulla manipolazione della pubblicità. Così diventa chiaro che tutto ciò di cui non siamo consapevoli ci può danneggiare, ma quando ne diventiamo consapevoli quella cosa non ci danneggia più, perché si può correre ai ripari, andando controcorrente quel tanto che basta per non essere travolti dal consumismo sfrenato verso il quale veniamo indirizzati, magari inconsapevolmente.
Credo che il messaggio di Diego vada anche in questo senso: divenire protagonisti del nostro divenire, evitare di seguire la corrente, ma anche di essere travolti da quella in senso opposto, diventando nello stesso tempo consapevoli che una realtà differente è possibile e noi possiamo realizzarla.

Per saperne di più:
Il sito di Parassole: www.diegoparassole.it
Altre notizie su di lui: www.comedycentral.it/comedy/comici/diego-parassole/
Alcuni video dello Zelig: https://www.youtube.com/user/ZeligBananas
Libro: All you can eat, Scienza Express ed.

Nato a Milano. Laureato in Matematica, ha sempre visto la matematica e la fisica come una sorta di “sesto senso”, che ci fa intuire nuovi mondi, anche dentro di noi. Cercando una visione unitaria dell'uomo e della cultura, si è occupato di diverse cose, spaziando dall'insegnamento al giornalismo. Ha collaborato con diverse riviste, occupandosi dei più disparati argomenti, dal cinema al turismo, alla spiritualità. Parte importante, per lui, è anche la musica, che pratica attivamente, e che per lui è anche un modo per andare al cuore dell'uomo.