Don’t worry, be happy!

Meditazione

Può la preoccupazione aggiungere un solo giorno alla tua vita? La risposta è ovviamente no, quindi per quale motivo ti preoccupi? Preoccuparsi è un gioco pericoloso, ci fa perdere la connessione con il movimento delle foglie al vento. Esistono cose davvero importanti in natura: ad esempio esistono le circonferenze che si generano quando una goccia si infrange sulla superficie dell’acqua, esiste una piccola formica solitaria che sta attraversando uno sterminato deserto di froliving.rock.e1372624742145nte ai tuoi piedi mentre mangi un panino, esiste un piccolo fiore sperduto dall’altro capo del mondo che ti implora di raggiungerlo ed esiste la terra dove cammini, quella che ti nutre, che ti ha cresciuto e che un giorno sarai inevitabilmente disposto a restituirle il favore. In tutto questo esistere c’è bellezza e semplicità; la preoccupazione non ha nulla a che fare con la semplicità, quindi non ha nulla a che fare con l’esistenza. La preoccupazione è solo la conseguenza di un profondo condizionamento.

Preoccuparsi fa male alla salute
Lo psicologo e scrittore tedesco, padre delle costellazioni familiari, Bert Hellinger in una sua forte sottolineatura, afferma che la preoccupazione sviluppata per qualcuno in particolare è di natura mortifera. Quando ci preoccupiamo in maniera ossessiva per qualcuno stiamo inconsapevolmente augurandogli la morte. Questo atteggiamento compulsivo è riconducibile a quel tipo di amore che qualche volta i genitori nutrono per i figli; nel tentativo disperato di soccorrerli stanno soltanto imprimendo loro uno schema preconfezionato, che li porterà nella direzione opposta alla realizzazione. Quindi la preoccupazionWorry_Ruminition_repetitive_thinking(1)e vuole vederci morti, costantemente proiettati verso un futuro immaginifico, dipendenti da quelle piccole sicurezze che rincorriamo costantemente, perdendo di vista tutto il resto della bellezza che si manifesta ripetutamente intorno a noi. Bisogna capire che qualsiasi cosa accada è solo il riflesso di uno schema mentale che abbiamo faticosamente costruito negli anni, a cavallo di generazioni. Cambiando lo schema mentale, cambiano anche gli accadimenti in una proporzionalità divina e a nostra misura. Ad esempio possiamo immaginare una particolare situazione di vita nella quale sistematicamente il nostro schema mentale di base si attiva facendoci reagire in modo subnormale; nel momento in cui – per mezzo di una pratica costante e muniti di forte determinazione – riusciamo a modificare quel tipo di schema mentale, è conseguenza naturale che anche la situazione si evolva in misura proporzionale al nostro modo di agire e alla frequenza sulla quale siamo riusciti a sintonizzarci. Noi siamo, come ultimo anello di una catena, i soli a poter modificare questa disfunzione e possiamo farlo cominciando da una rivoluzione silenziosa ed equanime. Gli schemi mentali di base si possono modificare solo ed esclusivamente nel nobile silenzio di un’osservazione diretta e senza reazione. La preoccupazione e il lamento non sono altro che schemi mentali di base.

Possiamo possedere il mondo?
Chi si preoccupa di solito ha la tendenza a lamentarsi, le due cose non sono divise, anzi si rafforzano l’una con l’altra; la lamentela è una reazione a qualcosa che giudichiamo non appropriato alla nostra visione personale, reagiamo per cercare di modificare un’insieme di eventi inevitabili. terra-in manoE’ quindi chiaro che l’energia che impieghiamo per cambiare ciò che la natura spontaneamente ci manifesta, si ripiega su di noi formando zone buie, bolle di negatività. Alla base della preoccupazione si trova la stessa dinamica, solo che questa volta sembra non esserci, almeno apparentemente, una reazione; in realtà c’è una brace ardente che sta preparando il campo ad un’esplosione. Chi si preoccupa vuole controllare il mondo o, meglio, vuole possederlo.
E’ paradossale ma assolutamente vero, pensare che l’unico modo per realizzare i nostri sogni sia quello di abbandonare completamente l’idea di realizzarli. La sottile differenza che si trova tra due differenti stati di abbandono, uno rivolto verso la luce l’altro verso l’oscurità. Chi smette di preoccuparsi e quindi di reagire si ritrova in uno stato di abbandono dove dimentica l’indispensabile e ricorda ciò che solitamente appare superfluo…  l’Amore. Improvvisamente intorno a noi appare un mondo che non riconosciamo, sembra di vederlo per la prima volta. In mezzo al caos si chiarifica la bellezza ed emergono come meravigliosi altorilievi le figure dello Spirito. Il sorriso di un bambino, il via vai delle persone che corrono meccanicamente nel mezzo di una ipnosi, un piccolo fiore affacciato sul davanzale di una finestra, l’estremo sforzo degli uomini che cercano di migliorarsi, la facciata di un quadro che per quanto estremo e variegato appare permeato da una misteriosa armonia. Quello che l’occhio allenato di un iniziato vede, è sempre e comunque avvolto da una meraviglia e da una bellezza incomparabile ed uniforme.Tutto ciò che viene lasciato andare si realizza. La preoccupazione è come una diga che ostacola il libero flusso degli eventi; come si può realizzare un seme sul quale è stata messa una pietra?

Paura, ansia, inquietudine…
Le persone in genere vogliono realizzarsi professionalmente e contemporaneamente al desiderio producono ansia ed inquietudine nel vedere le cose cambiare fuori dalla loro portata; comincia in questo modo un’agonia fatta di preoccupazione e resistenza, dove alla base si trova l’estrema paura di non essere accettati dalla società, di non raggiungere quella considerazione di cui godevamo quando eravamo bambini. Ci preoccupiamo soprattutto di mantenere un ruolo all’interno del sistema, un’occupazione che ci faccia sentire accettati e al sicuro nel grande ventre materno della società.

Ajahn Chah
Il monaco della scuola theravada Ajahn Chah.

“Prima mi tenevo stretto alle cose, ora prendo, guardo e lascio andare. Prima le cose le prendevo e le trattenevo. Ora le tengo, ma non strette”. Queste sono le parole di Ajahn Chah, un monaco theravada che ha dedicato tutta la sua vita alla pratica e all’insegnamento del Dhamma, il nobile sentiero tracciato dal Buddha. Le cose che teniamo strette non ci lasciano fare quello che siamo venuti a fare, in questo, non possiamo prendercela con le cose, che siano esse oggetto o persona, nel momento in cui le teniamo strette perdono tutto il loro significato. Se invece provassimo ad accogliere tutto ciò che per natura si avvicina a noi, non avremmo più il bisogno di preoccuparci perchè in questo movimento c’è umiltà, c’è fiducia e c’è amore. La spina dorsale del discepolo spirituale si erge sulla base di questa verticalità. L’umiltà di colui che non si interpone tra ciò che vede e il movimento spirituale che lo muove; la fiducia di sentire che si sta percorrendo il sentiero nobile della purificazione; l’amore che sgorga spontaneamanete come la saggezza dopo che abbiamo mantenuto fede al percorso. Da qui sdradichiamo ogni avversione e quindi ogni lamentale su ciò che ci appare discordante con la nostra idea, e ci accorgiamo lentamente che ogni bramosia e quindi ogni preoccupazione perde significato e diventa semplicemente impensabile.
MeditazioneLa semplice pratica quotidiana focalizzata sulla pura attenzione, è la base sulla quale si produce lo stato mentale di presenza o “presenza mentale”. Iniziando con la semplice attenzione sulla fase di sdrucciolamento nella condizione reattiva di preoccupazione o lamentela ci iniziamo spontaneamente a rendere la nostra mente pronta per le fasi successive di crescita. Questo è il motivo che rende la pratica della  non preoccupazione o della non lamentela una pratica iniziatica a tutti gli effetti. Colui o colei che riconoscono nella pratica lo scopo ultimo per la propria vita hanno, senza accorgersene, cominciato a percorrere il nobile sentiero.

Counselor e Costellatore Familiare. Si occupa da quasi 20 anni di ricerca interiore e crescita psico-spirituale. Dopo un lungo percorso di studio, ricerca e cura con la psicoanalisi lacaniana e junghiana, ha approfondito pratiche alternative di guarigione, sperimentando su di sé numerosi metodi analogici di cura. La perfetta coesione tra i vari modelli, tutti conosciuti e sperimentati, sono la base fondamentale sulla quale si fonda il suo lavoro. Per avere più informazioni, vedi: https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/costellazioni-familiari https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/consulenza-di-aiuto-counseling