Addio a Mandela, simbolo mondiale della pace

Si è spento a 95 anni nella sua casa di Johannesburg Nelson Mandela, o Madiba, come lo chiamavano in Sudafrica, premio Nobel per la pace nel ’93 con Frederick de Klerk, l’ultimo presidente bianco, con cui pose fine al regime segregazionista. Lo ha annunciato in Tv il presidente sudafricano Jacob Zuma. Da tre mesi, a causa di una grave infezione polmonare che lo faceva vivere attaccato a un respiratore, non parlava e non camminava più. Così se ne è andato un altro eroe del nostro tempo che, come Martin Luther King, ha lottato per la libertà, l’uguaglianza, la pace: un esempio per tutto il mondo. “Non importa quante volte cadi”, aveva detto “ma quante volte sei in grado di rialzarti”. Nelson
Rolilhlahla era nato il 18 luglio 1918 sulle colline del Tranksei (Sudafrica), in una grande famiglia. A sette anni, dopo un’infanzia passata a badare alle mucche, fu mandato a scuola, dove ricevette il suo secondo nome Nelson, in onore del grande ammiraglio britannico Horatio (quello che sconfisse Napoleone); trasferitosi a Johannesburg, si laureò in legge, iniziando la sua vita di adulto in un periodo storico drammatico, segnato dalla Seconda Guerra Mondiale e, in Sudafrica, dalla vittoria elettorale dei nazionalisti bianchi, che portarono alle vergognose leggi dell’apartheid, con i bianchi in posizione di dominio e i neri privati dei loro diritti. Mandela viene eletto prima capo dei giovani dell’ANC, l’African National Congress e poi, quando questa viene dichiarata fuorilegge, passa a dirigere un’organizzazione militare segreta, vivendo in clandestinità.prigione Nel 1963 viene arrestato per la seconda volta e finisce nella prigione di Robben Island, al largo di Città del Capo, dove rimarrà ventisette anni. E qui, il numero 46664, cella 466, ovvero “il prigioniero politico più famoso del mondo”, invece di abbattersi e… morire dentro, non solo trova la forza per sopravvivere e sconfiggere i demoni della rabbia, dell’odio e della vendetta, ma trova in sè quei valori per cui oggi viene considerato un eroe. Qualcuno ha perfino detto che senza di lui Obama non sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti. Lo stesso Obama ha scritto nel suo libro di memorie che Mandela è stato per lui un faro, una grande fonte d’ispirazione. E non solo per Obama. Intanto, mentre Mandela è ancora in carcere, il sistema di tirannide razziale diventa più debole, inaccettabile, tanto da provocare nel 1976 la rivolta dei giovani di Soweto. 46664Quando Mandela viene liberato, l’11 febbraio 1990, a 71 anni (un’età in cui molti si preparano al declino), lui inizia la sua nuova vita. Nel ’93 gli viene conferito il Nobel per la pace e nel ’94 diventa Presidente del Sudafrica, che lui renderà libera. “Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli”, afferma. “Ho lottato contro il dominio bianco e il dominio nero. Ho coltivato l’ideale di una società libera e democratica nella quale tutti possano vivere uniti in armonia, con uguali possibilità. Questo è un ideale per il quale spero di vivere e che spero di ottenere. Ma, se necessario, è un ideale per il quale sono pronto a morire”.con Winnie
Nel ’99, alla scadenza del suo mandato, si ritira a vita privata, una vita ricca anche di affetti: Madiba era amato dalle donne (ha avuto tre mogli) e dai giovani. Verrà ricordato, come afferma la scrittrice Toni Morrison nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, soprattutto per il suo storico appello all’amnistia attraverso la Commissione per la Verità e la Riconciliazione, che ha raccolta la testimonianza delle vittime dell’apartheid. Insieme alla poesia di Marianne Williamson, che lui lesse nel ’94, il giorno in cui fu eletto Presidente:
“La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati,
la nostra paura più profonda
è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: “Chi sono io
per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”.
In realtà chi sei tu per non esserlo?
Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nello sminuire
se stessi cosicché gli altri non si sentano
insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la Gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza automaticamente
libera gli altri”.

Manuela Pompas
Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata.