Il Grande Mago

luca.2 copiaInterpretare il Grande Mago di Vittorio Moroni è stata, ed è quotidianamente in queste repliche milanesi, un’esperienza intensa, unica e probabilmente per certi versi irripetibile. Il personaggio di Andrea, intrappolato in un corpo di maschio (corpo che lui/lei rifiuta sin dall’adolescenza) e che decide di intraprendere il lungo e doloroso viaggio verso il genere femminile, si arricchisce, come davvero raramente è stato fatto in teatro intorno a questo argomento, di echi strazianti e spesso totalmente inediti. Andrea infatti ama in modo viscerale Anna, una donna molto più grande di lui, scopre di stare diventando padre e continuerà ad amare la “sua” donna anche quando questa lo rifiuterà, gli impedirà di incontrare suo figlio (per paura, ipocrisia e convenienza), anche e soprattutto quando lui sarà diventato a tutti gli effetti una “lei”. Il rapporto tra Andrea/Aurora (questo il nome deciso dopo la metamorfosi) e suo figlio Simone è il punto di forza di questo testo e di questo spettacolo. Credo che in questo senso il testo superi davvero ogni barriera di genere (sarebbe meglio dire gender) per parlare di anime che si cercano,  si sfiorano e a volte si incontrano, ma che dolorosamente non riescono a comunicare. La storia si basa su fatti realmente accaduti e la sensibilità dell’autore, unita alla sapiente regia di Giuseppe Marini, riesce a restituire tutta la dolente umanità, lo strazio ma anche la speranza e l’ottimismo di chi non rinuncia e anzi combatte fino in fondo per ciò che ha di più caro.

Una sfida difficile
Come attore la sfida è difficile, ma molto intrigante. Si tratta di calarsi completamente in questo ruolo estremo, dato che solo con la verità, il.grande.mago.con.luca.de.bei.al.teatro.dell.L.2QtyKmcon una sensibilità scoperta e la disponibilità di rischiare tutto in prima persona, è possibile restituire un tema e un personaggio così complessi, così sfaccettati e così vibranti. Un attore ha bisogno di trovare dentro di sé i motivi, i pensieri e le azioni del personaggio che interpreta e mai come in questo caso il lavoro è stato quello di “traslare”, di accomunare, di trovare similitudini tra le esperienze del personaggio e le mie. Dunque il distacco, la perdita, il dolore, la speranza, l’amore incondizionato (soprattutto questo!), il coraggio, e infine un equilibrio trovato dopo innumerevoli sconfitte. Tutto ciò mi ha portato a empatizzare talmente profondamente con Andrea/Aurora che ormai mi sembra di conoscerlo intimamente, di sapere cosa pensa, come si muove, come parla, come si relaziona agli altri. E’ stato un viaggio anche per me, io che mai avevo riflettuto veramente sul calvario che questi esseri – nati in corpi che non sentono come propri – devono affrontare. E’ stata una lezione di accoglienza, di partecipazione, di comprensione profonda. Quanti ruoli danno questa preziosa possibilità? Non molti a dire il vero. La cosa più difficile è quella però di non supporre mai che questa ricerca sia completa, ma di cercare piuttosto ogni sera, in ogni riga del testo, in ogni risvolto del personaggio sempre nuovi accenti di verità, di umanità, di suggestione, di immedesimazione. Luca.De.Bei.2.1Il gioco vale la candela, come si dice, perché è davvero grande la soddisfazione di vedere ogni sera (e di sentire!) quanto il pubblico mi segua, mi ascolti attento e sempre più partecipe, quanto si emozioni e si riconosca (potenza del teatro!) in una vita assai “diversa” dalla propria. Questo accade perché alla fine si tratta delle stesse paure, degli stessi sogni, delle stesse lotte e delle stesse speranze di ognuno di noi. Un’altra difficoltà innegabile e che si presenta ad ogni replica è quella di dover unire una tecnica rigorosa (come sempre in un monologo, ma a maggior ragione qui, dato che io interpreto non solo il personaggio principale ma anche tutti gli altri: la donna amata, i compagni di scuola, il padre, la madre, la sorella, il figlio, l’amica del cuore, il datore di lavoro) ad una sensibilità sempre vulnerabile e ad accogliere ogni possibilità che si presenta, un po’ come nella interpretazione di una strutturatissima e inesorabile partitura musicale. Ecco, credo che questa sia per me la sfida più grande: l’artificio teatrale unito alla Verità (parola di cui forse qui ho abusato, ma non ne esiste una più giusta!)