Come superare le paure

Comprendere le paure che ci condizionano per esserne liberi

Come superare le paure

Riconoscere le nostre paure e i meccanismi mentali che ci condizionano è un aspetto cruciale del processo di maturazione e liberazione di ogni ricercatore. La riflessione sugli insegnamenti e le pratiche esperienziali sono la via maestra per la conoscenza di sé che libera da ogni paura

Sfobie.4.e1396605961443ulla paura e le sue molte forme si può dissertare da diverse prospettive. Ad esempio, la paura istintiva che ci fa evitare un pericolo è naturale e necessaria e ne sono privi solo gli incoscienti.
Ci sono poi le paure condizionate da traumi passati e le paure collettive che ereditiamo dalla coscienza ancestrale. Per millenni l’umanità ha lottato per la sopravvivenza nelle savane e nelle foreste e ha affrontato le epocali catastrofi che la natura ciclicamente presenta e i sanguinosi conflitti che hanno accompagnato tutta la storia conosciuta. Il passato ancestrale vive in noi e quando affiora può manifestarsi come un’inspiegabile inquietudine.
Ma i timori che affliggono l’uomo molto spesso sono di natura nevrotica e si presentano anche quando non ci sono pericoli oggettivi.
Il cervello è come uno straordinario computer dotato di un sofisticatissimo software, ma quando i manuali in uso adottati sin dall’infanzia son pieni d’errori, ci si trova come chi è alla guida di un potente veicolo che non sa controllare. I lobi frontali, le parti del cervello che si sono più sviluppate nel cosiddetto homo sapiens, ci permettono strategie machiavelliche ignote agli animali; ma senza padronanza di sé queste facoltà si rivolgono contro di noiquando ci fa immaginare i peggiori scenari futuribili. Così si anticipa il futuro e si vive in ansia per ciò che non esiste, solo per il fatto che possiamo immaginarlo.

Le paure più comuni
Le paure più comuni, ma non per questo meno distruttive, sono le paure della sfera della personalità: timore di non piacere, timore di non saper superare delle prove, paura di non essere amati, paura della solitudine, paura di non essere come s’immagina si dovrebbe essere, paura di non arrivare tra i primi ecc.E’ una via senza soluzione perché l’immagine di sé sarà sempre insoddisfacente rispetto all’ideale che proiettiamo in fantasie di perfezione.
Inoltre quando a causa di questi timori d’inadeguatezza ci si guarda attraverso gli occhi degli altri si perde autenticità e spontaneità e si vive ogni incontro come fosse un faticoso esame. Se siamo costantemente coinvolti in questi conflitti della personalità, non stiamo veramente vivendo, ma disperdiamo energie in sforzi frustranti di cambiare e così non cogliamo il presente. Tra noi e la realtà c’è una cortina nebbiosa di pensieri e poiché nulla esiste se non il presente: se non si vive nel presente non si vive in nessun luogo.
Basterebbe vivere con autenticità liberi dagli inganni dell’ego, ma l’uomo raramente sceglie la via dell’autoindagine e preferisce piuttosto fuggire la realtà e accusare il mondo dei suoi guai.
PastedGraphic.3Siamo dominati dalla mente e accorgersi di questo può far paura, seppure sia indispensabile se vogliamo svegliarci e usare la mente invece di essene usati.
Oltre ai timori della personalità e all’ansia per il futuro, una parte delle paure che emergono durante la psicoterapia ha origine transpersonale. Con la Respirazione Olotropica e il Rebirthing Transpersonale a volte non solo si elabora il trauma della nascita, ma si può andare anche oltre i confini dell’io in un vasto mondo interiore, in cui le barriere di spazio e tempo sono trascese.
Se di fronte a una minaccia concreta, verso cui non abbiamo difese, la paura che ci induce a reagire con la fuga è opportuna, è invece un errore fuggire di fronte alle paure prodotte dalla mente. La fuga in questo caso alimenta la paura stessa e impedisce la soluzione del problema con cui dobbiamo confrontarci. Solo affrontando la paura, guardandola per quello che è, consapevoli di “chi” la sta provando, che ce ne possiamo liberare.

E’ l'ignoranza che crea la paura
Un famoso proverbio indiano rende bene il concetto di paura come percezione erronea della realtà: un uomo entrando in una stanza semibuia vede una corda arrotolata e crede sia un serpente e si allontana spaventato. Poi ritornato con una lanterna, quando illumina la stanza si rende conto che si tratta di una corda e ride. La causa della paura era l’oscurità, la percezione errata, ed è stata la luce della consapevolezza a dissolvere la paura.
L’evoluzione dell’uomo va verso la padronanza della mente che nasce dal risveglio della consapevolezza e molti maestri hanno insegnato vie efficaci per questa realizzazione, ma sta a noi percorrerle con coraggio.

La paura della morte
Si dice che alla radice di ogni paura ci sia la paura della morte, l’angoscia che l’uomo prova nell’immaginare il non-essere. Identificato con il corpo e l’ego, considera spaventoso il fatto di dover prima o poi scomparire. Non ci sarebbe la paura se fosse conscio che vita e morte, essere e non-essere sono inseparabili allo stesso modo in cui lo sono “sistole e diastole”, “inspirazione ed espirazione”. Sin dall’antichità i maestri della saggezza perenne suggerivano che la paura si dissolve con l’identificazione nel Sé. frasi-morteIl Sé come la pietra filosofale si realizza attraverso l’integrazione degli opposti, il maschile e il femminile, lo zolfo e il mercurio, la coscienza e l’inconscio, luce e ombra.
La parola morte nella nostra cultura evoca associazioni tanto negative che è ineducato persino pronunciarla, ma se osservassimo meglio di che cosa si tratta ci accorgeremmo che tutte le cose spaventose che associamo alla morte sono fantasie. Per rendercene conto basti pensare come ogni notte quando sprofondiamo nel sonno e l’io con i suoi ricordi scompare e con esso la sensazione di avere un corpo, non accade proprio nulla di spaventoso. Mentre già dopo 24 ore di veglia ininterrotta il sistema nervoso non sopporto più la presenza dell’io cosciente, tanto che la deprivazione del sonno è una nota tortura.
Durante il sonno profondo, scompaiono lo spazio e il tempo, non abbiamo neppure il corpo, eppure non sentiamo la mancanza di nulla. In questo stato il depresso e il maniaco godono finalmente del medesimo stato di pace profonda. Come non temiamo l’immergerci nel non-essere del sonno, allo stesso modo potremmo non temere lo sprofondare nel grande sonno al termine della vita.
OOBE.2.640x426I maestri insegnano che la coscienza appare e scompare, come una pulsazione che emerge dall’Assoluto e ad Esso ritorna. Il vuoto che tutto contiene è la sola realtà immutabile, il substrato di tutti i fenomeni. La mente crea l’illusione dello spazio-tempo e con essa crea il mondo, ma dimentica le sue origini, la sua connessione con il Tutto. L’identificazione con l’io crea il dualismo, il senso di separazione e quindi la paura.
Non ci si rende conto che questo “io” è solo un’immagine priva di sostanza che la mente ha creato, una percezione distorta della nostra vera identità globale. Dietro questa maschera costruita dalla memoria siamo la vita, il Sé, il testimone impersonale, ma immaginiamo di essere l’io separato che appare e scompare nello spazio della consapevolezza.

Morire è come spegnere la luce...
Invero siamo la Vita, le cui radici sono oltre il tempo, che si rinnova in infinite forme nell’illusione dello spazio-tempo e s’identifica con l’immagine mutevole del corpo-mente che ne è il veicolo. Per l’uomo che s’identifica con il corpo, il sano istinto di sopravvivenza diventa una paura fobica della morte che non permette di vivere pienamente.
Chi ha riconosciuto se stesso come Coscienza, vive senza avere paura della morte; chi ha riconosciuto di essere la vita stessa non teme l’assenza dell’io e vive in armonia senza timore di riconoscere i limiti del pensiero e di affrontare l’ignoto.
Un racconto indiano narra di un monaco che, dopo molti anni di ricerca, giunge sulla riva di un lago cristallino nascosto in una fitta foresta; improvvisamente dal lago esce una donna di una tale bellezza che egli sente di essere giunto di fronte alla creatura più magnifica che la mente possa immaginare e alla meta della sua ricerca. Quando estasiato sprofonda nel suo sguardo comprende che essa è la morte giunta a coronare la sua vita ed esclama: “Se l’avessi saputo prima avrei vissuto come un leone!”.

Verso la liberazione
Tra i tanti metodi, le pratiche di autoindagine sono la via maestra per la liberazione dalla paura di vivere e di morire e per realizzare di essere la Vita stessa.
maxresdefaultIl cammino spirituale è una via di disinganno che ci libera dai tranelli della mente per portarci a vivere con pienezza la realtà della nostra natura profonda, a realizzare il nostro Sé sconfinato, che è la sola cosa che può soddisfarci. Paradossalmente è solo quando ci arrendiamo alla vita e ci identifichiamo con il Tutto che esprimiamo il nostro potenziale individuale e adempiamo pienamente al nostro irripetibile destino.
Questa realizzazione non è cosa che qualcuno possa fare per noi, non è sufficiente il livello della comprensione intellettuale. Liberazione è il coraggio di affrontare le cose come sono, di rinunciare a scappatoie e maschere per permettere che il nostro Essere profondo in sintonia con il Tutto ci guidi oltre il controllo del pensiero lineare. E’ quindi la padronanza del software e il coraggio di essere se stessi che libera dalla paura e conduce alla liberazione.