Quando il potere è donna

Uno dei segnali più forti verso la consacrazione di una nuova era sotto l’egida delle donne al potere è stato, nel luglio 2012, la nomina di Marissa Mayer, classe 1975, in qualità di nuovo amministratore delegato (Ceo) di Yahoo!.

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Marissa Mayer, ingegnere, ceo di Yahoo.

Una donna, dunque, e in dolce attesa: all’epoca aveva 37 anni, ed era incinta di cinque mesi. Due tabù caduti in un colpo solo. Proveniva, tra l’altro, da un’azienda concorrente del calibro di Google: era stato, ça va sans dire, il primo ingegnere di genere femminile a entrare nel colosso di Mountain View. Alla guida del motore di ricerca con sede a Sunnyvale, in questi tre anni, la Mayer ha dovuto fronteggiare attacchi da più parti – anche piuttosto feroci – contro il suo operato e alcune decisioni scomode e impopolari. Qualche esempio? L’abolizione del telelavoro che, a detta sua, non favoriva la produttività dei dipendenti, o il licenziamento in tronco del suo braccio destro, nonché amico, Henrique de Castro, “colpevole” di non aver incrementato gli introiti pubblicitari.
«Ho deciso di non curarmi delle critiche. Io devo concentrarmi sul mio lavoro», ha dichiarato, risoluta, la Mayer. «Il gender gap? Un tema importante, una criticità da affrontare. La strada da fare è ancora tanta e so bene cosa vuol dire lavorare in un ambiente di soli uomini. Ma, per il momento, devo focalizzarmi sul mio compito di amministratore delegato». A oggi è la seconda Ceo donna di Yahoo! (ha raccolto il testimone di Clarissa Bartz), e, tra una conference call con l’altro capo del mondo e infinite riunioni notturne, ha pensato bene di farsi allestire una nursery room all’interno del suo stesso ufficio.
Se rimaniamo nella Silicon Valley, corre l’obbligo di ricordare che è stata la 45enne Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, a traghettare il passaggio in Borsa del social network di Mark Zuckerberg nel 2012.

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Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook.

E la sua intraprendenza “nel segno del rosa” è andata oltre: ha assunto una donna come responsabile del reclutamento del personale, che a sua volta, si è impegnata ad aumentare la presenza femminile nello staff. Ma non pensiate che, da parte sua, ci siano sconti per le consimili: nossignore, ci troviamo di fronte a un altro osso duro: «Le donne devono smetterla di piangersi addosso e sedersi al tavolo», ha sentenziato, categorica, in una intervista pubblicata sul magazine New Yorker. Sapete qual è il suo motto? “Chiedetevi ogni mattina: ‘Cosa farei se non avessi paura?’ E poi fate proprio quella cosa lì. Qualsiasi cosa sia, dateci dentro!”, Lean It!, dal titolo del suo libro di recente pubblicazione. E, se credete che sia una lady di ferro tutta ufficio e computer, dovrete ricredervi: ha due figli, altrettanti matrimoni, ma soprattutto un curriculum lavorativo ineccepibile alle spalle.

L’asso vincenti dei manager in tailleur e tacchi a spillo
Donne capaci e forti, preparate e autorevoli, che non rinunciano alla propria femminilità e a esprimerla socialmente e pubblicamente. Anzi, proprio da ciò traggono ancora più ispirazione e voglia di fare e di lottare. Che si tratti di business, di politica, di mass media, così come di sport o di altri settori, si tratta di figure che, prima del loro genere di appartenenza, mettono al centro i loro grandi interessi, e le loro profonde competenze.

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Fabiola Giannotti, prima donna ministro della Difesa.

Empatia, visione d’insieme, condivisione di obiettivi e strategie, capacità di prestare attenzione allo sviluppo delle persone, maggiore propensione all’innovazione: secondo alcune ricerche di mercato, sarebbero questi gli assi vincenti nelle maniche di molti dirigenti e manager in tailleur e tacchi a spillo per ottenere buoni risultati nei propri gruppi di lavoro, a volte più degli uomini.
Certo, soprattutto in Italia il gender gap nelle posizioni di leadership e nel trattamento economico (il divario salariale è stimato intorno al 6,7%) risulta ancora un dato rilevante, ma qualcosa sta cambiando, anche in settori tradizionalmente considerati appannaggio maschile: ad esempio abbiamo per la prima volta una donna ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Emma Marcegaglia, alla guida della omonima impresa siderurgica famigliare, è stata la prima donna a essere Presidente di Confindustria e oggi è presidente dell’Ateneo Luiss Guido Carli di Roma e ricopre la stessa carica di Eni, colosso petrolifero («Sono dura per contratto. Ma dolce fuori dai ruoli», ha affermato). Maria Cannata, direttore del Dipartimento del Tesoro, la stilista di fama mondiale Miuccia Prada e Anna Maria Tarantola, presidente Rai: sono considerate, a oggi, le tre donne più potenti d’Italia secondo una classifica stilata da CorrierEconomia e Governance Consulting. Una lista che comprende anche nomi di primo piano quali Marina Berlusconi, presidente Fininvest e Mondadori o Elena Cattaneo, direttrice del centro di ricerca sulle staminali, neosenatrice a vita.

WOMEN FOR EXPO
Diana Bracco, Presidente di Ezpo2015.

Nel novero delle top manager tricolori compare anche, naturalmente, Diana Bracco, in giunta di Confindustria con delega per Expo2015, di cui è presidente (la prima donna a essere chiamata a dirigere Assolombarda tra il 2005 e il 2009, anno in cui è stata inserita dal Times nella top 50 delle donne più potenti al mondo). All’interno del gruppo farmaceutico di famiglia (Bracco, appunto), dal fatturato consolidato di oltre 1,1 miliardi di euro e con 3.200 dipendenti sparsi nel mondo, le donne occupano il 40% dei posti dirigenziali, contro il 5% della media nazionale: non a caso è considerata la corporate più family friendly d’Italia, grazie a formule di part time e orari flessibili, servizi di baby sitting agevolati, assistenza domiciliare di quattordici giorni se il genitore anziano di un lavoratore soffre di una patologia grave, giusto per ricordarne alcuni.
Non si possono, infine, dimenticare quelle italiane che portano alto il vessillo tricolore all’estero, come, una per tutte, la fisica Fabiola Gianotti, terzo direttore italiano del Cern di Ginevra dopo Carlo Rubbia e Luciano Maiani.

Affari, sentimenti e impegno sociale
Essere donna di successo, nel nostro tempo, significa anche trovare la quadra tra affari, sentimenti e impegno sociale. Sembra esserci riuscita, non senza dolorose battaglie e pesanti sacrifici, tutti affrontati sempre con un sorriso fiducioso, l’imprenditrice Marina Salamon, 58 anni, come racconta nel suo libro autobiografico Dai vita ai tuoi sogni (Mondadori, 2013).
Fondatrice di Altana, la maggiore azienda italiana produttrice di abbigliamento medio-alto per bambini, dopo aver acquisito la società di ricerche statistiche Doxa, della quale è tuttora presidente, Salamon ha fondato Connexia, agenzia di comunicazione multicanale.

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Marina Salamon, fondatrice di Altana e di Connexia.

Intorno a tali realtà, ha dato vita a un importante gruppo di società attive nel marketing e nella digital communication, che fanno capo alla holding Alchimia. Nel frattempo ha vissuto un lungo amore con Luciano Benetton prima, da cui ha avuto il primo figlio e poi un matrimonio con Marco Benatti, da cui sono nati altri tre figli. Oggi ha un nuovo compagno, Paolo Gradnik, e una (quinta) figlia in affido. E, non paga di ciò, ha abbracciato varie cause e progetti no profit, in cui si è impegnata sempre in prima linea.
«Non riesco ad aprire il giornale prima dell’una di notte, c’è sempre un libro per la scuola da ricoprire o da fare la punta alle matite. All’inizio prevale l’ansia e il senso di inadeguatezza come professionista e come madre. Poi impari a lavorare e a vivere in maniera diversa: stavo in ufficio sessanta ore la settimana, ora venti, oggi so delegare, prima no. Ma vivo con allegria. Anche se i momenti da urlo comunque non mancano». Espressione di empatia, lungimiranza, accoglienza, intuito, doti tipicamente femminili e, nel contempo, solidale con le donne: alle altre non ha mai fatto la guerra, anzi, ha creato un piccolo impero in rosa, con due storiche collaboratrici al suo fianco come Barbara Donadon, socia al 20% e amministratore con pieni poteri in Altana, e con Vilma Scarpino, a sua volta socia e a.d. di Doxa. Non che l’appartenenza di genere l’abbia mai influenzata in un senso o nell’altro, sia chiaro: anche su questo, come su vari altri temi, si è sempre espressa con la sua proverbiale franchezza. Una volta ha dichiarato, significativamente: «La politica dovrebbe selezionare sulla base del merito e delle competenze, non sulla base del sesso, sia tra gli uomini che tra le donne. Non voglio votare una donna perché è donna: voglio votare una persona perché la sua storia di lavoro e di impegno sociale parla per lei». Salamon ne è sempre stata convinta e lo ha dimostrato nella vita e nel lavoro, con continui parallelismi: «Usare il cuore è il segreto per non subire le scelte, ma farle».

Il sogno più grande: lo spazio
Le donne dell’epoca attuale, infine, sembrano aver imparato a gestire un’altra forma di potere, la libertà da vincoli e convenzioni imposte. Per alcune di esse lo scopo primario non è più farsi impalmare “da un buon partito”, ma affermarsi e conoscersi, prima come individui e poi, eventualmente, come membro di una coppia. E se al loro fianco non hanno (ancora) trovato il fantomatico principe azzurro, non lo considerano un’onta o una mancanza, ma solo uno dei tanti modi d’essere possibili nel qui ed ora.

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L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti.

Chiedetelo alla straordinaria @AstroSamantha: Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nei team dell’Agenzia Spaziale Europea e prima donna nello spazio. Capelli corti e pratici, viso acqua e sapone, giusto un paio di perle alle orecchie come unico vezzo. La prima persona che ha salutato dallo spazio è stata un’altra donna, sua mamma. Single e impegnata totalmente nella missione Futura. «Il mio sogno (quello per le stelle e l’universo, ndr) non era fatto di parole. Fin dalle medie sapevo che, se volevo realizzarlo, dovevo studiare tanta Matematica, essere brava in Scienze. E lo facevo, con passione», ha spiegato l’astronauta sulle pagine di Vanity Fair, prima di essere lanciata in orbita. Proprio questo mese lo storico fumetto Topolino le dedica una storia: Sam Paperinetti, suo alter ego nel fantastico mondo di Paperopoli e dintorni, è protagonista di una spassosa avventura stellare intitolata Belle Spaziali.
«Credetemi, la conquista dello spazio è molto più interessante della conquista di chicchessia», afferma il simpatico personaggio dal becco di papera e con indosso una tuta verde e desiderosa di vedere “gli anelli di Saturno” anziché una fede al dito. Ma, tra il serio e il faceto, forse una nuova generazione di scienziate, aviatrici e pioniere del proprio settore – di donne – parte proprio da qui.
«Siamo influenzati da molte collettività… Di qualunque collettività faccia parte, la donna non deve adeguarsi ma arricchirla della sua speciale fragranza», scrive Clarissa Pinkola Estes, in Donne che ballano coi lupi. «La separazione della sua vita e della sua mente dal pensiero collettivo appiattito e lo sviluppo dei suoi talenti originali sono tra le imprese più importanti che una donna possa progettare e compiere». E ancora: «Essere forti non significa avere muscoli rigonfi. Significa andare incontro alla propria luminosità senza fuggire, vivere attivamente con la natura selvaggia a modo proprio. Significa essere capaci di imparare, essere capaci di sopportare quanto sappiamo. Significa star ritte e vivere».

Cristina Penco
Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it