Confesso che ho suonato

Forse il titolo più appropriato per questa bella autografia sarebbe Confesso che ho cercato. Gaetano Liguori, esponente storico dell’avant-garde jazz italiana, racconta in queste quasi duecento pagine una vicenda biografica e intellettuale intessuta di esperienze e di curiosità, Gaetano Liguoriuna storia intessuta di fame di vita e di sapere, di esperienze di politica militante e di ricerca interiore, di una continua messa in discussione di fedi e certezze. Una vita intensa, in cui però mettere in discussione non significa rinnegare il proprio passato.
Liguori racconta tanto: i Festival militanti degli anni ‘70, l’impegno politico, le tempestose manifestazioni di quei tempi difficili, i festival alternativi e i locali notturni dell’Italia di provincia, la sobrietà del Conservatorio, la scoperta sul campo del Terzo Mondo, la collaborazione con Dario Fo alla Palazzina Liberty, la passione per il cinema e per la spiritualità orientale (Liguori è stato un praticante dell’arte della spada giapponese), il turismo estremo Il tutto vissuto senza rimpianti e recriminazioni, continuando a guardare in avanti.
La vita per un jazzman come Liguori è in fin dei conti una specie di lunga improvvisazione, il catturare senza tregua impressioni e spunti da rielaborare, il confrontarsi continuamente con il punto di vista degli altri, il rifarsi continuamente alla tradizione per intraprendere nuove strade.
Arte e vita coincidono in questa carrellata di ricordi, si sovrappongono continuamente e tumultuosamente. A volte a scapito del distacco critico. liguori-gaetano-400x320Gli anni ’70 furono anche anni d’intolleranza e di follia intellettuale, oltre che una sequenza fantastica di nuovi scenari artistici. Furono gli anni della liberazione individuale e della modernizzazione, ma anche quelli di un’assurda violenza ideologica. Anni in cui poteva anche capitare, per restare in ambito jazzistico, che si impedisse ad un Chet Baker di suonare in un festival, in quanto considerato una sorta di bianco fascista. La narrazione del pianista milanese trascura questi aspetti. Ma ad una jam session biografica qual è in realtà questo libro non si può chiedere il pregio dell’obiettività (un miraggio d’altronde anche per gli storiografi). Confesso che ho suonato è una testimonianza del passato e, anche , un appassionato atto di fede, nonostante l’evidenza, nel presente e nel futuro. L’arte non è morta, la solidarietà è un’idea tutt’altro che impraticabile. Gaetano Liguori crede che ci sia ancora molto da fare e da scoprire, che qualcosa ancora si possa cambiare. Che tanta musica resti ancora da suonare.

Titolo: Confesso che ho suonato
Autore: Gaetano Liguori
Editore: Skyra edizioni, 2014.