La via della Coscienza

Dalle autolimitazioni dell'ego ai vasti orizzonti del sé

La via della Coscienza

Un percorso intrapreso da tutti i ricercatori, sul quale molti si sono persi e solo alcuni hanno messo pietre miliari, tuttora valide per il cammino di tutti. L’io, l’ego e il Sé sono alleati o nemici su questa via? Sono elementi astratti o processi? Vediamo come nasce e come si evolve l’ego, quali funzioni ha e come ci si può aprire al Sé integrato

Oggi sono sempre di più le persone interessate a percorsi personali che aiutino a stare bene. Ma come può un percorso raggiungere un tale risultato, in modo duraturoConsciousness e integro, senza fare i conti con la propria coscienza di essere? Ovvero con la coscienza di sé e del proprio io? E quindi che cosa è questo io e questo sé?
Quando cito l’evangelico “Ama il prossimo tuo come te stesso” (concetto presente, per par condicio, già nel Levitico (19,18), nelle citazioni di Confucio e in altri testi sacri), lo affianco al socratico–delfico “conosci te stesso”. Così ancor più il processo per applicare tali precetti maestri si intuisce lungo e tortuoso. Perché è ben complesso il viaggio per conoscere sé, co-requisito per sapersi amare e amare davvero: d'altronde come posso amare ciò che non conosco? E come posso conoscere ciò che non amo? Ineludibile circolo paradossale che merita un testo intero.

Come nasce e si sviluppa l'ego
L’io, questo sconosciuto. Ce ne accorgiamo dall’inizio. L’ego infatti è il primo processo identitario di autocoscienza che emerge con fatica dal pot-pourri di intrecci di sensazioni ed emozioni e dai primi balbettii del mentale che inondano il neonato, fin dal ventre materno.
baby-max_2183067bL’ego, pur essendo già un frutto dell’evoluzione dell’essere umano, è grezzo rispetto al Sé integrato, un campo di evoluzione, di coscienza con una struttura genuinamente altruistica e non invece autoreferenziale come l'ego.
Il concetto del Sè è presente in molte tradizioni spirituali, negli approcci psicologici e nei cammini di autosviluppo interiore. Dalle elaborazioni frammentarie e dalle prime risposte  basate sugli schemi percettivi e suicircuiti di piacere e di dolore strutturati nel cervello, l’infante sviluppa un campo di coscienza che gli fa percepire che lui ha un’identità separata dal mondo, un ego appunto. Intuisce che non è autosufficiente, che ha bisogno di caregiver, persone che lo assistano e lo nutrano in toto: fisicamente, affettivamente, cognitivamente. Da un lato impara quindi a conformarsi e dall'altro a "manipolare" l'ambiente in modo da ricevere le gratificazioni rimandategli dal suo circuito di piacere e di sfuggire il dolore fisico e la sofferenza psichica, i quali attivano gli stessi circuiti cerebrali, bright-braincomposti di strutture molto antiche, che abbiamo in comune con altri animali, come le parti limbico ipotalamiche (mammiferi), l’amigdala e il tronco encefalico (rettili). Solo con il tempo l’infante attiva risposte sempre più elaborate e integrate anche con le funzioni più recenti e distintamente umane, come quelle dei lobi prefrontali.

La nascita dell'identità
L'ego è un processo di autoriconoscimento che permane nel tempo, pur variando il corpo fisico e i contenuti psichici, aiutato anche dai circuiti di memoria. Il permanere dell’identità è la chiave per comprendere le ansie, le angosce rispetto al futuro, come le nostalgie per il passato, i disagi e le aspettative positive che vive il piccolo. Così si formano i concetti di “Io” e di possesso (io sono Giorgio e questo gioco è mio). Budda raccomandava molta attenzione a ogni volta che si dice "io" e "mio", poiché in quei concetti si annidano, secondo lui, le principali illusioni e le trappole alla evoluzione dell’essere.

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Riconoscersi allo specchio viene considerato un importante indicatore dell’emergere della consapevolezza di Sé.

Per una legge di economia, nel nostro sistema biopsichico si installano schemi automatici (abitudini e attitudini) che vengono riattivati ogni volta che avviene un certo evento o similare. E che, nel tempo, agiamo anche in contesti diversi, perché sono la risposta migliore che conosciamo. Ad esempio, con un soggetto che emerso che lo schema infantile “il papà mi urla e io faccio la vocina contrita e lamentosa” è diventato da adulto: “il capo mi urla e io mi chiudo e mi giustifico lamentandomi”; o viceversa, l’infantile “batto i pugni per terra e scalcio”, è divenuto: “urlo al partner e saboto”.

"Io sono così e dunque non cambio"
L'economia è il vantaggio delle abitudini. Molte sono utili. Che spreco di energie ogni volta riapprendere a guidare l’auto!

Claudio Naranjo

Claudio Naranjo, uno dei maggiori divulgatori dell'Enneagramma.

Lo svantaggio è la rigidità e la loro poca maturità elaborativa, visto che si sono sviluppate in anni in cui avevamo molte meno risorse di noi adulti. E quindi spesso esse non sono la migliore risposta, oggi. La furono, da bimbi, quando dovevamo sopravvivere in un dato sistema. Da adulti dovremmo aver compreso che abbiamo molte più scelte davanti. E altre scale di priorità.Nei primi anni, molti di tali schemi automatici si coagulano in meccanismi di difesa. Già Anna Freud, figlia di Sigmund, ne aveva definiti, specie di fronte a situazioni stressanti, che poi si esplicitano nelle “passioni” del cervello descritti dalla Sitskoorn, o nelle tipologie dell’Enneagramma, autorevolmente divulgato da Naranjo, o nei tipi psicologici di Jung alla base del modello Myers Briggs e Success Insights, utilizzati anche in ambito aziendale per analizzare attitudini personali e lavori di team. Meccanismi che possono produrre reazioni quali vendetta, gelosia, invidia, avarizia, lussuria, ira, fuga accidiosa, superbia.

Le tre P dell'ego
Il nucleo del comportamento egoico ruota intorno a tre fattori che ho codificato nelle ‘tre P dell’ego’: via da Paura, verso Piacere egoico, o verso Potere egoico. Le tre P sono fondate sugli antichi circuiti codificati nel DNA e preposti alla sopravvivenza, propria e della specie. 85436811E purtroppo diverse grandi star osannate, dello spettacolo o dell'arte, esimi professionisti anche nel campo della salute e della cultura e, peggio ancora, magnati a capo di multinazionali e politici che reggono le sorti di nazioni intere, hanno una struttura che elabora strategie e risposte basate su queste tre P dell’ego, per andare via dalla paura e verso il proprio piacere e verso il potere. L’ego ha capacità di intelligenza e creatività. E il piacere e il potere, come la paura, possono divenire molto sofisticati. Basti pensare al piacere e al potere intellettuali, e persino spirituali; non a caso qualcuno parla a ragione di ego spirituale.
Chi afferma che questa “umanità bambina” deve evolversi, forse si riferisce anche a ciò. Siamo esseri in grado di evolverci in misteriosi, creativi modi, almeno a credere agli stati di coscienza descritti da mistici e da ricercatori del Sé di ogni latitudine. Ma per aprirci a tali campi di coscienza è necessario passare dalle secche dell’ego autocentrato, o narcisisticamente, o per autocommiserazione e depressione, ai vasti orizzonti del Sé integrato. Per questo processo, sono importanti tutte le pratiche che conducono a un vuoto nella mente inferiore, ricolma di abitudini non salutari. E, aggiungo: un ‘vuoto nel corpo’! MeditazionePerché tutte le convinzioni incistate nella mente hanno una base neurosensoriale in rigidità corporee. Quindi benvenuti tutti gli approcci che  riarmonizzano il respiro e le posture e ampliano spazi e flessibilità ai movimenti abitudinari del corpo.  Liberare insieme corpo e mente è la chiave. E responsabilità, libertà e capacità di rispondere a quello che ci accade, sono sorelle. Ecco il valore primo delle meditazioni, delle discipline psicomotorie e psicoevolutive: accrescono gradi di libertà al sistema biopsichico, ampliano la nostra identità. Discipline orientali e occidentali, antiche e contemporanee, quali Taichi, Qi gong, Yoga, Kum nye, fino ai più recenti Pilates, Feldenkrais, movimenti di Gurdjeff. In questo ambito si inserisce anche il MovinmeD, usato da chi scrive per seminari sull’evoluzione verso il Sé integrato per la sua capacità di ampliare flessibilità fisica e mentale.

Quando le qualità dell'ego diventano alleate
L’ego comunque non è da condannare, ma da ringraziare perché ci ha permesso di giungere vivi fin qui. Il processo pe svilupparci parte dal mantenere le abitudini utili e trasformare quelle "malsane", limitanti. E dall'integrare le risposte, a disposizione affinché le qualità dell'ego diventino alleati per arggiungere il Sé integrato, il campo di evoluzione, di coscienza, con un paradigma di vonvinzione e valori e un'identità diversi.

Aurobindo

Sri Aurobindo (1872-1950), filosofo e mistico indiano.

 Sé che, a sua volta, è solo un passo intermedio nel cammino verso l’essenza ineffabile, proprio come ci insegna Aurobindo, uno dei maggiori ricercatori empirici del nostro tempo, che hanno messo al centro l'evoluzione della coscienza.
Quando un pieno risveglio del Sé avviene, lo riconosciamo dall’allineamento tra agire, sentire e pensare al servizio dell’evoluzione di tutto e non delle “tre P dell’ego”. L’agire per paura viene trasceso e integrato in uno stabile agire con fiducia e con coraggio (= agire col cuore), l’agire per il proprio piacere, o per pochi prescelti, viene integrato in un agire per portare gioia e amore incondizionati a tutti, e l’agire per accrescere il potere proprio e di accoliti si trasforma in agire al servizio del prossimo e di tutti gli esseri, senzienti o meno, equanimemente. E forse, giunti a quel punto di equilibrio ampliato, si comincia a balbettare davvero con coscienza: “amo il prossimo mio come il Sé stesso”.

Per saperne di più:
blog: aliquismilano.wordpress.com

Bibliografia:

Bowlby Attaccamento e perdita (voll1-3), B. Boringhieri
Freud, L’io e i meccanismi di difesa, Giunti
Fryba L’arte della felicità, Mondadori
C.G. Jung  Tipi psicologici, B. Boringhieri
Jwing-Ming Tai Chi Teoria e potenza marziale, Mediterranee
Claudio Naranjo Carattere e nevrosi, Astrolabio
P.D. Ouspensky La Quarta Via, Astrolabio
Satprem Sri Aurobindo. L'avventura della coscienza, ed. Mediterranee
Siegel Mappe per la mente, Raffaello Cortina
Sitskoorn Le passioni del cervello, Castelvecchi