Il segreto di una lunga vita, sana e felice

Ayurveda e longevità

Il segreto di una lunga vita, sana e felice

Una salute perfetta è uno stato psicofisico di equilibrio tra coscienza, mente e corpo, in cui non solo non si è affetti da nessuna malattia, ma si è in grado di gioire appieno dell’esistenza. Le metodologie di prevenzione dell'Ayurveda, che comprendono lo stile di vita, l'alimentazione, la purificazione, i massaggi e la meditazione

Ayurveda Amritanam, cioè vivere a lungo in salute: in questa breve frase è racchiuso l’obbiettivo fondamentale della scienza ayurvedica. Come abbiamo già visto in un altro articolo, il termine Ayurveda deriva dal sanscrito Ayus, vita, e Veda, conoscenza.

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Una pagina dei RikVeda, una delle quattro suddivisioni canoniche dei Veda (antichissimi testi sacri indù).

La sua traduzione letterale corrisponde a “conoscenza dell’intervallo di vita”; l’Ayurveda è quindi la scienza della vita in tutte le sue possibili manifestazioni e durata ed è parte della Conoscenza vedica (esattamente è un Upaveda) e ne rappresenta uno dei quaranta aspetti; gran parte dei contenuti derivano dal RikVeda e dall’Atharva Veda.
Nelle sue diverse sezioni presenta una profondissima conoscenza, non solo per la cura delle diverse patologie, ma in particolar modo per la realizzazione di una salute perfetta, concretizzando di fatto un complesso sistema di medicina preventiva finalizzato alla promozione ed al mantenimento di uno stato di salute nelle varie fasi della vita.

Equilibrio tra mente, corpo e coscienza
In una prima interpretazione, l’obiettivo della longevità dal punto di vista ayurvedico è la conseguenza diretta di una salute perfetta, ovvero di uno stato psicofisico di equilibrio in cui non solo il soggetto non è affetto da nessuna malattia, ma è in grado di gioire appieno dell’esistenza in tutte le sue fasi.
In una visione più approfondita che contiene l’essenza della scienza della vita la coesistenza equilibrata di coscienza, mente, corpo nel contesto ambientale in cui l’individuo è posto, rappresenta una condizione necessaria alla realizzazione dell’evoluzione spirituale; non a caso Amritanam significa anche nettare. Quindi la prospettiva dell’Ayurveda esula dalla visione occidentale finalizzata solo al benessere psicofisico per una longevità sana e fisiologica.
happyOggi in Occidente si assiste ad un allungamento della vita media legato sostanzialmente ad un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione; ed anche se la medicina occidentale ha fatto notevoli progressi in termini diagnostici e terapeutici, si osserva un notevole incremento delle patologie croniche degenerative a causa dell’assenza di una reale prevenzione e mancanza di conoscenza di quelle norme basilari per il mantenimento di un buon livello di salute.
Al di là delle valutazioni socio-economico-sanitarie, appare sempre più di primaria importanza che la longevità debba essere strettamente correlata ad una buona qualità della vita, soprattutto in età avanzata e realizzare quindi un invecchiamento fisiologico.

I dosha, dimensioni quantistiche
L’Ayurveda quindi indica in termini preventivi una serie di metodologie o approcci che realizzano nella loro integrazione il concetto di olismo, ossia una complessità emergente dalla integrazione di più sottosistemi.
Questo insieme di metodologie viene prescritto individualmente e si basa sulla precedente definizione della struttura costituzionale e sulle disfunzioni o patologie presenti al momento della valutazione ayurvedica che si avvale anche della diagnosi del polso. Sulla base di questa valutazione, viene effettuata una prescrizione finalizzata al ribilanciamento del disequilibrio evidenziato a livello dei dosha, che nell’accezione comune sono considerati organizzatori primordiali della struttura e delle funlettura del polsozioni della fisiologia; infatti i dosha sono dimensioni quantistiche che nella loro interazione sono in grado di condizionare l’espressione genica a livello del DNA, consentendone con un meccanismo “coscienziale, generazionale ed epigenetico”  l’espressione sana o disfunzionale.

Le Metodologie per una sana longevità
Le Metodologie che vengono utilizzate in modo integrato al fine di una sana longevità sono le seguenti.

Stile di vita. Le indicazioni sullo stile di vita sono finalizzate a riallineare la fisiologia con i bioritmi dell’individuo, sono relative alla quantità di attività fisica e le ore di riposo, la routine quotidiana e stagionale adatta al tipo costituzionale dell’individuo.
La routine quotidiana diviene uno stile di vita che riallinea la fisiologia ai bioritmi circadiani e stagionali, facilitando cosi il regolare funzionamento integrato dei vari apparati.
Poichè la risposta individuale varia in relazione alle variazioni stagionali anche le indicazioni dello stile di vita varieranno sempre nella direzione del ribilanciamento fisiologico.

Alimentazione. Fondamentale in Ayurveda; inoltre si pone molta attenzione alle capacità digestive dell’individuo, al fine di non produrre eccesso di tossine nell’organismo.
Anche lo stile alimentare viene definito in base alla costituzione, alle disfunzioni presenti ed alle variazioni stagionali. Sostanzialmente si eliminano i cayurveda-nutritionibi che aggravano i dosha in disequilibrio. L’esperienza dimostra che a volte è sufficiente utilizzare stile di vita e nuovo regime alimentare per riportare la persona in salute; ciò che è importante che le semplici regole vengano mantenute con una certa regolarità.

Procedure di purificazione. Gli errori alimentari e relativi allo stile di vita, spesso connessi alle peculiari condizioni di vita cui gli occidentali sono ormai avvezzi, determinano l’accumulo di materiale indigerito e tossine nella fisiologia a diverso livello. In Ayurveda queste sostanze indigerite ed accumulate sono indicate con il termine AMA.
Esistono poi delle procedure che, a secondo della loro modulazione, assumono una valenza di purificazione della fisiologia, consentendo il normale ribilanciamento dei dosha; ma con opportune variazioni divengono procedure terapeutiche, come il Pancha Karma (che significa “cinque azioni” o metodologie). Si tratta di una metodologia abbastanza complessa, che purtroppo ha subito una certa banalizzazione in Occidente; e soltanto in alcune centri seriamente organizzati in senso ayurvedico viene effettuato nel rispetto della tradizione di conoscenza.
A tal proposito basti dire che nelle università ayurvediche in India esistono Dipartimenti di Pancha Karma per il trattamento delle patologie e molte delle metodologie non vengono minimamente utilizzate in occidente.

Utilizzazione dei Rasayana. Il termine Rasayana indica “ciò che sostiene rasa” la vita; si tratta di preparati naturali a base di miscele di erbe e minerali descritti negli antichi testi dell’Ayurveda noti per le loro proprietà ringiovanenti.

Rasayanas

Alcuni preparati naturali, o Rasayana, che favoriscono la longevità.

Nel Charaka Samhita, uno dei principali testi della medicina ayurvedica, si dice espressamente: “mediante l’uso dei Rasayana è possibile ottenere longevità, memoria, intelligenza, giovinezza e forza fisica”.
Alcuni di questi Rasayana, “elisir di giovinezza”, sono stati oggetto di ricerca scientifica e sono stati evidenziati alcuni dei meccanismi d’azione di queste preparazioni, quali marcate attività antiossidanti, di immunomodulazione e dell’apporto di microelementi contenuti nelle piante che li compongono ed infine miglioramento delle capacità di adattamento alle condizioni di stress.
Sia le erbe che i minerali sono soggetti ad una processazione a volte molto complessa e lunga nel tempo, ed alcune di queste processazioni sono note solo a poche famiglie di Vaidya indiani, che tramandano la conoscenza oralmente.

Rasayana comportamentali (Achara Rasayana).
Maharishi Maesh Yogi affermava: “Fino a quando la mente ed il corpo operano in accordo con la legge naturale, fino ad allora i cambiamenti avvengono nella direzione del progresso e non consentono la decadenza”.
Il funzionamento integrato di coscienza, mente e corpo è la chiave della buona salute e della longevità; ed è in relazione a questa verità che nel Charaka sono espresse una serie di norme comportamentali la cui osservanza consente di mantenere uno stato ottimale di equilibrio nella neurofisiologia:
"Sii sincero, libero dalla collera, non violento e calmo".
"Rivolgiti con dolcezza verso gli altri, sii caritatevole ed amorevole verso il prossimo".
"Rispetta gli anziani, sii devoto verso i tuoi insegnanti".
"Sii misurato nel riposo e nell’attività e nel prendere cibo".
"Comportati con semplicità, circondati di persone positive, equilibrate e dedite alla ricerca spirituale".
"Pratica la meditazione e prosegui il cammino dello sviluppo interiore".

La meditazione
Maharishi Maesh Yogi sosteneva che la vita va vissuta al 200% dell’esistenza, il 100% del livello trascendente ed il 100% del livello del relativo. La dimensione del trascendente, pur essendo infinitamente dinamica, è caratterizzata dal non cambiamento, mentre quella del relativo è maggiormente legata alle distorsioni e limiti operati dalla peculiare struttura di personalità.
Possiameditatio toursmo trascendere il senso della mortalità e possiamo uscire dal flusso del tempo, e questo è possibile attraverso la meditazione, trascendendo il valore manifesto dell’esistenza e testimoniando la dimensione del silenzio, l’eternità e l’immortalità che alberga all’interno di ogni essere.
Durante la meditazione la mente sperimenta livelli di pensiero sempre più sottili sino a trascendere la sua stessa attività ed immergersi nel silenzio o in quello stato di minima eccitazione; mentre la mente si trova in questo stato, avvengono molte variazioni nell’ambito della fisiologia, tutte nella direzione dell’allineamento con la normalità fisiologica e nel tempo questo stato diviene più stabilizzato, i normali parametri connessi con l’invecchiamento tendono ad invertirsi e la mente acquista una maggiore capacità di funzionamento integrato.
Esistono circa settecento ricerche scientifiche sulla meditazione trascendentale che dimostrano gli effetti positivi a livello delle funzioni cognitive e dell’emotività ed al livello della fisiologia, quale risultato di una unità fisiologica che funziona in modo integrato ed allineato con le leggi di natura.

Integrazione neurofisiologica
Consiste nell’utilizzazione delle asana (in sanscrito आसन, posizioni) all’interno della routine quotidiana, in particolare al mattino prima della meditazione: sono posture utilizzate in alcune forme di yoga, in particolare nello Hatha Yoga.
paschimothanasana_forward_bend_image_title_ol9idLa funzione delle asana è direttamente collegata alla fisiologia indiana, fondata sul dei canali energetici. Secondo tale sistema, attraverso l'assunzione di diverse posizioni del corpo, l’individuo diviene in grado di purificare i canali energetici (Nadi), incanalare l'energia verso specifici punti del corpo ed ottenere così un notevole beneficio psicofisico. Le asana conosciute sono alcune migliaia e ciascuna di esse porta un nome derivato dalla natura (soprattutto animali), o dalla mitologia induista.
Le asana vengono spesso integrati con mudra (gesti simbolici delle mani) e con il Pranayama (tecniche respiratorie).

Integrazione neurorespiratoria
Il Pranayama (controllo ritmico del respiro) è il quarto stadio dello Yoga, secondo lo Yogasutra di Patanjali, insieme a Pratyahara (ritiro della mente dagli oggetti dei sensi): questi due stati sono conosciuti come le ricerche interiori (antaranga sadhana) ed insegnano come controllare la respirazione e la mente.

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Chinmudra. I mudra sono posizioni delle mani usate nello yoga e nel buddhismo tibetano per ottenere benefici sul piano psicofico e spirituale.

La parola Pranayama è formata da Prana (fiato, respiro, vita, energia, forza) e da Ayama (lunghezza, controllo, espansione). Il suo significato è quindi di controllo ed estensione del respiro.
Tale controllo si attua durante le classiche quattro fasi:
• inspirazione (puraka);
• pausa respiratoria dopo l'inspirazione (antara kumbhaka);
• espirazione (rechaka);
• pausa respiratoria dopo l'espirazione (bahya kumbhaka).
La scelta di giusti modelli ritmici della respirazione profondi e lenti, rafforzano il sistema respiratorio e calmano il sistema nervoso; la mente si libera e diventa un mezzo adatto per la concentrazione. L'emotività influisce sul ritmo del respiro e lo trasforma in rapido, poco profondo e incontrollato.
Il controllo del respiro permette il controllo della mente. Dato che lo scopo dello Yoga è calmare e controllare la mente, lo Yogi apprende la tecnica del Pranayama per dominare il respiro, in modo da controllare i sensi, raggiungere così lo stato di Pratyahara e predisporsi per dhyana (meditazione).

Massaggi
Charaka afferma che la semplice pratica del massaggio, anche se effettuata indipendentemente da tutte le altre metodologie ayurvediche, è in grado di arrestare l’invecchiamento conseguentemente alla produzioneVayo.Massage di neuromodulatori prodotti dalla cute.
Nella routine quotidiana si consiglia un automassaggio da praticare al mattino con una opportuna tecnica utilizzando un olio adatto al tipo di pelle: ad esempio per una pelle con prevalenza di vata è preferibile olio di sesamo spremuto a freddo ed opportunamente riscaldato; per una prevalenza di pitta si consigli l’utilizzo di olio di cocco o di mandorle.

Un approccio personalizzato
Lo stile di vita indicato dall’Ayurveda prevede l’utilizzazione di tutte queste metodiche opportunamente prescritte in relazione alle diverse costituzioni e disfunzioni: l’approccio è quindi strettamente personalizzato ed olistico.
In effetti esistono anche altre metodologie (di cui non parleremo in questa sede) che possono permettere una sana longevità, ma queste hanno trovato una difficile applicazione all’interno della cultura occidentale e sono comprensibili solo all’interno di una visione vibrazionale dell’esistenza, in cui l'individuo è inserito in un equilibrio cosmico.

Vedi anche, dello stesso autore: https://www.karmanews.it/150/viaggio-nella-medicina-olistica-layurveda-la-scienza-della-vita/