L’origine del culto

Le dinamiche del fanatismo religioso

L’origine del culto

Il motore primo è la coscienza interiore, un atto di amore assoluto, che poi, trascendendo il singolo, diventa una forma pensiero condivisa. Ma l’evoluzione democratica dell’affinità fra individui si annulla quando subentra un'azione manipolatoria, propria della creazione ideologica, la quale si arroga il diritto di emettere giudizi e fare distinzioni

Le cronache di questi ultimi giorni ci riportano terribili episodi di fanatismo religioso. Ma invece di soffermarci sull'integralismo, da dovunque venga, preferiamo focalizzare l'attenzione sulle tematiche collegate alle religioni e ai culti nel contesto attuale e sui motivi di evoluzione storica della loro insorgenza, a partire dall’aspetto, o se preferite dal sentimento relativo al culto.

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Un luogo di culto suggestivo: la pagoda Shwedangon a Rangoon (Birmania).

La cui definizione, tratta dalla Enciclopedia Treccani, cita questo significativo passaggio: “Nella scienza delle religioni si fa distinzione (omissis) tra l’elemento sentimentale e quello ideologico e nozionale, da cui proviene la giustificazione razionale dell’atto di culto. Caratteristica del c. in generale è la delimitazione di una sfera sacra rispetto ai luoghi, al tempo e alle persone. Circa i primi si osserva che il luogo destinato al c. è sempre separato, è un ‘recinto sacro’ (gr. τέμενος; lat. templum, dalla stessa radice di τέμνω, taglio), sottratto all’uso profano; può essere il focolare, l’altare o la ‘casa’ del dio, cioè il tempio vero e proprio che, in qualche caso, soprattutto là dove la società religiosa è distinta dalla civile, diventa anche il luogo di riunione dei fedeli.”
Si resta colpiti dalla distinzione fra l’elemento sentimentale e la evidenziata sfera ideologica e nozionale, da cui proviene la giustificazione razionale dell’atto di culto. Man-Praying.2e03cec0a0Questo è la manifestazione del sentimento con cui l’uomo riconoscendo un’eccellenza la onora; l’origine è quindi una pulsione intima, la cui realizzazione viene manifestata con l’esternazione di tale percezione interiore.
Come è evidente, una spinta dal profondo individuale si palesa dapprima generando una sensazione o sentimento; in seguito la razionalizzazione troverà il modo di approfondire più o meno esaustivamente i motivi dell’insorgere della nostra iniziale reazione, ma il motore primo è la coscienza interiore all’origine, l’atto di amore assoluto e per questo immodificabile.

Dalla sfera intima all'ideologia
Quale motivo può consentire ad un sentimento intimo di lasciarsi condurre in ambito ideologico e nozionale, che precede una inevitabile caduta nella giustificazione razionale dell’atto di culto stesso? La natura di tale passaggio illogico risiede nel compromesso, vale a dire nella modificazione di ogni culto intimo, individuale, finalizzata a centrare un archetipo nel quale racchiudere i molteplici sentimenti affini.
1-maggio-affollato-L-MHBS2ITale modello smussando le individualità si trasforma inevitabilmente in una egregora, che è per definizione una forma-pensiero condivisa e come tale trascende e annulla il singolo, man mano che l’egregora stessa si espande. Ovviamente l’energia espressa dalla forma-pensiero non ha nulla di illecito o di criticabile; la potenza negativa si sviluppa nel momento in cui subentra una deviazione manipolatoria dell’energia aggregante, che possiamo riconoscere propria della creazione ideologica.
L’ideologia si arroga il diritto di emettere giudizi e fare distinzioni riguardo a quanto sia costruttivo o al contrario sia contrastante rispetto alla programmata crescita dell’energia in movimento e questo determina l’involuzione del processo sentimentale originale dei singoli, annulla l’evoluzione democratica dell’affinità fra individui, avviando l’insorgere di caste differenziate; in sintesi si genera il dualismo tra potere (detentore dell’ideologia) e massa seguace sottomessa.
Naturalmente un’ideologia non è un evento di partenogenesi, ma è espressa da una o più individualità che si fanno promotrici della stessa, le quali, pur accreditando loro le migliori intenzioni possibili, si troveranno ad esprimere la propria forma-pensiero, escludendo la potenziale ricchezza dei sentimenti degli appartenenti all’egregora originale, ora relegati in posizione secondaria e non più creativa.

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"Galileo di fronte al Sant'Uffizio", di Joseph-Nicolas Robert-Fleury.

Gli ideologi sono quindi indotti a formulare il sostegno alle proprie decisioni, sviluppando l’evoluzione del proprio agire non più in funzione di un sentimento condiviso, ma applicandosi razionalmente alla conservazione del proprio elaborato codificato, entrando in autorevole contrasto con altre interpretazioni, facendo valere il potere sull’intuizione, di fatto cristallizzando la spinta evolutiva.
A lungo andare il dissenso all’ideologia provoca una fuga di soggetti dall’egregora originale, generando un impoverimento energetico, cui segue la naturale opposizione del potere egemone alla realtà di vedere limitato il proprio campo d’azione; al fine di limitare questo fenomeno vengono create forme di verità miste a ideologia, che a seconda del culto possiamo chiamare preghiere, mantra o altro, da ripetere ritualmente sia in gruppo, sia individualmente e in tal modo richiamare costantemente all’interno della comunità una verità strutturata (verità presunta), utile a veicolare e contemporaneamente velare gli interessi del potere.

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Pellegrinaggio alla Mecca.

Questo passaggio è il momento in cui insorge l’aspetto nozionale del culto e avvia il concetto di insegnamento come metodo per allargare la schiera dei sottomessi (fedeli), senza dover procedere al confronto per trovare accordo favorevole al potere. Da questo intento insorgeranno come baluardi i dogmi per seminare gli aspetti positivi dell’ideologia, mettere in secondo piano le questioni discutibili e contemporaneamente creare l’informazione manipolata di propaganda al fine di sviluppare il proselitismo.

La riscrittura dei Testi sacri.
E’ possibile scorgere nell’opera di traduzione letterale della Bibbia ad opera di Mauro Biglino (La Bibbia non è un libro sacro) il risultato di queste derive interpretative, sfociato in più occasioni in una integrale riscrittura del testo originale, la cui finalità si evince con chiarezza.
I medesimi dubbi possono essere posti per quanto riguarda i Vangeli, tra i quali, limitandosi a quelli canonici, si riscontrano contraddizioni notevoli e pone la domanda inevitabile su quali motivi abbiano generato la scelta di questi quattro testi, rifiutando la consacrazione di tutti gli altri scritti contemporanei.

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Il Vangelo secondo Tommaso, conservato nel Museo copto del Cairo.

Per quanto riguarda i Vangeli apocrifi, la mancata canonizzazione ha svolto un ruolo fondamentale nella frammentarietà attuale dei reperti, che in buona parte sono andati perduti proprio a causa del mancato rispetto del loro valore. In particolare nel Vangelo di Tommaso, conosciuto anche come Quinto vangelo, ci sono caratterizzazioni del Messia molto più affini a posizioni religiose orientali, in particolare a induismo, buddismo e anche sufismo; questo dato rende molto probabile la manipolazione della figura messianica, senza dover necessariamente giudicare le motivazioni da cui trae origine questa scelta.

Dove risiede la Verità?
Si noti che in questa ristrutturazione della verità, avallata da un potere auto-referenziato, l’individuo nel ruolo di fedele (sottomesso) si trova sempre più nella situazione di dover sviluppare una realtà sentimentale diversa da quella intima di origine ed è portato a credere che la verità propagandata nell’egregora sia migliore della sua personale, alla quale attribuisce il solo merito di essersi affiliata con un’entità percepita come più elevata e quindi di aver trovato vantaggio. Ma quale vantaggio si ottiene nel limitare la propria forza sentimentale a favore di proposte interiorizzate e sviluppate da altri, recando danno della spinta interiore originale?
Va detto che in base al livello di consapevolezza di coloro che compongono le file dei sottomessi e il loro carattere di base, si intuisce che un numero cospicuo si adatterà docilmente al credo rilasciato, restando su una posizione acritica e quindi succube del dogma iniettato nella forma-pensiero.

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Martin Lutero, l'iniziatore della Riforma Protestante.

Altre più rare individualità, pur concedendo largo credito al culto, svilupperanno fenomeni di dissenso ben radicati, che nel tempo daranno luogo al fenomeno delle eresie. Tale fenomeno non richiede particolare attenzione, in quanto quasi sempre indirizzato a creare una nuova egregora in tutto simile a quella origine di contrasto. Si può ritenere più creativo il dissenso individuale che sfocia in una condotta da anacoreta, piuttosto che in una spinta aggregativa.

La purezza di un culto innato
La purezza di un culto innato è una potenza universale; ma sul concetto di purezza si deve porre la massima attenzione, ogni informazione va assunta con spirito massimamente critico, per evitare che si innestino varianti comode che trovano appigli nella debolezza individuale.
Ora potrebbe essere interessante osservare quanto fin qui detto sia applicabile ad ogni situazione umana, il grado di penetrazione manipolatoria messo in atto da attività lavorative, politiche, aziendali, associazionistiche e perfino familiari oltre che religiose.
In ogni caso, quando interviene una separazione imposta si crea inevitabilmente una situazione di contrasto, origine di barriere di protezione; questa se vogliamo è una regola del potere in qualche modo accettabile, fino a quando il detentore del potere stesso è uno.
L’evoluzione settoriale del capo unico potrebbe essere individuata nell’organizzazione dei nativi americani, nel cui ambito sociale, basato sul rispetto, valeva la regola del più forte (guerriero) del più collegato con natura e spirito (sciamano), del più saggio (capotribù), del più astuto (scout, guardiano, perlustratore); indians-27in questo modo le gerarchie e gli avvicendamenti avvenivano per confronto diretto e conquista del rispetto dell’intera tribù.
La visione spirituale naturalistica di questi popoli hanno consentito un rapporto simbiotico con l’ambiente tanto avanzato da rendere il territorio sacro ad ogni passo; detto così potrebbe sembrare un mondo perfetto, ma anche i nativi americani avevano i loro problemi. Le lotte di potere erano frequentemente cruente e non sempre gli sconfitti accettavano docilmente il nuovo ruolo. I nativi americani non sono l’unico esempio, altre culture tribali hanno organizzazioni simili, ma non altrettanto evolute; in ogni caso il rapporto di queste con Madre Terra è da definire notevolmente più civile di quello che ci contraddistingue.

Quando il potere è assunto da un'organizzazione
Tornando al potere, quando questo è assunto da una organizzazione in sostituzione del singolo (capo branco), la tipologia di azione e la necessaria edificazione di una struttura ideologica bloccata e credibile, diventano parecchio più complesse, non essendo più accettabile nessun tipo di modificazione del culto se non dopo riflessioni esaurienti su ogni possibile conseguenza, pena la perdita di credibilità del potere stesso.
In particolare, in ambito religioso comporta l’esigenza di delimitare gli spazi dedicati al culto, la determinazione di sacralità attribuita a luoghi, ricorrenze e inoltre persone (santi, profeti, beati, ecc.), per giungere a una sorta di beatificazione terrena di chi gestisce dal vertice.
In un culto la creazione del “recinto sacro” produce la separazione tra chi si arroga la conoscenza e la gestione del culto stesso e chi partecipa entrando più o meno occasionalmente a contatto con il luogo consacrato allo scopo. Tale separazione, indicata con la contrapposizione tra sacro e profano, appare una forzatura, che da un lato accerta l’appartenenza e la coincidenza delle persone di potere alla dottrina-verità e dall’altro pone l’ambiente profano nell’obbligo di testimoniare continuamente la propria fedeltà.

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Il sito neolitico di Stonhenge: osservatorio o un recinto sacro?

In pratica il vertice ha generato un sistema di controllo, gestito attraverso le persone che ritualizzano il culto, nei confronti dei fedeli, atto a determinare direttamente nei luoghi sacri la continuità di frequenza, il livello partecipativo e la qualità espressa individualmente.
La garanzia di controllo è stato concepita in modo tale da avere cadenza settimanale, incrementata da ulteriori occasioni, che possiamo riconoscere nelle feste comandate, spesso di origine antecedente al culto stesso, si può citare per il Cristianesimo il Natale, la Pasqua, l’Immacolata Concezione, i Santi Patroni, ecc.

La sacralità all'interno della famiglia
E’ il caso di citare una ulteriore invasione nei confronti dei fedeli con la pratica, tempi addietro largamente in uso nel cristianesimo, di rendere sacri momenti anche all’interno della sfera familiare: in particolare ad essere coinvolta era l’antica tradizione del ringraziamento per il cibo quotidiano tramite la preghiera, che veniva gestita dal maschio (pater) che pronunciava il rito e controllata dalla femmina (mater), che successivamente si trovava nel ruolo di referente all’autorità di culto, proprio in virtù del suo atteggiamento protettivo nei confronti della prole. Lei cercava consiglio comportamentale per ogni atteggiamento inconsueto dei figli, mediando con il pater i provvedimenti da adottare e richiedendo consiglio al reggente del culto su quale fosse l’approccio per ottenere la via santa per l’evoluzione dei figli.

L’ipotesi di sfruttfamiglia+romaamento delle naturali inclinazioni dei fedeli appare facilmente riconoscibile. Avendo nominato la figura femminile della famiglia, si può cogliere l’occasione per sottolineare il ruolo dimesso, potremmo dire ghettizzato, attribuito al genere femminile dalle religioni integraliste, cristianesimo compreso. Non ci sono ruoli di reale potere muliebre e nelle scritture sacre si legge una notevole avversione per la donna, salvo poi esaltare il miracolo della maternità che rappresenta l’icona gratificante, ma nasconde l’astio per l’esclusione maschile nella periodo sensazionale della gestazione. Dopo il rapporto generativo l'uomo resta escluso dal rapporto diretto con la progenie; in seguito alla nascita questi determina a priori la scaletta di valore del nascituro, primogenito maschio superiore a primogenita femmina, ecc. Inoltre resta la colpevolizzazione di Eva, madre di tutte le donne, per la cacciata dall’Eden e prima mente del peccato originale. Va rimarcato che tale passo della Bibbia fu notevolmente manipolato e che le asserzioni dogmatiche riguardanti il peccato originale sono una lacuna teologica mai risolta. Questa macchia sulla figura femminile permane intatta nel quotidiano, veicolata dall’istruzione, tant’è che in cronaca si sente parlare di quote rosa per costruire l’integrazione della sfera femminile; nel recente passato si è visto ad esempio il movimento femminista, come se da un’imposizione di legge o da una azione violenta potesse nascere qualcosa di positivo come l’aurea parità di valore tra tutti gli essere umani.

Forme di violenza fisica e psicologica
In definitiva possiamo ammettere che, una volta posta in atto una appartenenza stratificata su valori differenziati, si è prodotto comunque un motivo di contrasto, che genera forme di violenza psicologica, come nel caso di una casta che primeggiando schiavizza le caste sottostanti o come il primato dell’uomo sulla donna, situazioni che possono arrivare alla violenza fisica. Domesticviolence_1Nei casi più eclatanti si giunge ad affermare il primato del proprio culto (manipolato) su quello di altre popolazioni, innescando così i prodromi di uno scontro bellico.
In conclusione si potrebbe dire che l’istinto di sopraffazione è insito nel genere umano - o almeno in una parte di esso - e per questo ci sia in generale poco rispetto per il talento individuale, che pure è elemento essenziale per il progresso. Per questo motivo le grandi masse sono visibilmente o occultamente escluse dalle stanze dei bottoni, mentre le menti creative emergenti dalle file dei sottomessi vengono poste nella condizione di lavorare in ambienti iper-protetti e in condizioni di segretezza, sicché sia agevole filtrare il loro operato e far risaltare a livello mediatico solo quanto non censurato dal sistema potere.

Applicato al culto tale ragionamento, rende comprensibile i motivi per cui il fenomeno del proselitismo celato sia definito “testimonianza” e spacciato come una forma di aggregazione conseguente ad una attrazione “naturale” anziché indotta.

Mezquita

Cordoba. Interno della Mezquita.

Le armi utilizzate sono evidentemente l’educazione religiosa attraverso i dogmi, strumenti utilizzati per reprimere la contestazione su incomprensibili e mai spiegate contraddizioni teologiche; i rituali che tramite la ripetizione ossessiva dell’ideologia mascherata finiscono per rendere accettato anche ciò che non può essere razionalmente compreso; il fasto degli ambienti di culto, mediante l’ambigua affermazione che tali ricchezze siano un dono per il soggetto di culto, ma che in realtà danno il senso del non raggiungibile per il singolo, che è portato ad ammirare tale magnificenza esibita come evidenza della “verità” che gli viene propagandata.
Tutto questo non è e non può essere conseguenza delle esigenze del soggetto di culto, che mai avrebbe desiderato una simile struttura accentratrice, ma avrebbe sicuramente curato una equa distribuzione a favore della dignità e della vivibile sopravvivenza di ogni singolo individuo.
In una battuta: Cristo non era cristiano; come ogni promotore religioso cui risale un culto specifico non era appartenente alla religione da lui stesso originata. erano sicuramente comunicatori di enorme spessore, in grado di superare i millenni, malauguratamente il loro messaggio invece di mantenere il significato iniziale ha subito manipolazioni successive ed oggi andrebbe rivisitato nella sua forma originale, tolti di mezzo i filtri del potere auto-referenziato e le conseguenti derive pragmatiche.