La grande illusione del tempo

La prima domanda che spesso mi si fa, in relazione al mio ultimo lavoro Torno indietro e uccido il nonno, è: perché parlare del tempo? Perché affrontare un tema apparentemente così conosciuto? Il motivo è che noi siamo esseri profondamente immersi nel tessuto del tempo ed esistiamo proprio perché il tempo passa. Parlare di come passa il tempo vuole dire quindi parlare di come noi esistiamo.

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I fotoni sono sempre uguali a se stessi: non hanno tempo né evoluzione.

Nello spettacolo si spiega che per i fotoni il tempo è fermo, non scorre. Questo vuole dire che i fotoni non invecchiano mai. Se non interviene un elemento esterno a modificarli i fotoni rimangono sempre uguali a loro stessi. Quindi i fotoni, in un certo senso, non esistono perché non hanno evoluzione.
Ma noi, esseri umani Sapiens, per noi il mistero è aperto perché il tempo scorre e abbiamo modo di porci domande. “Dove va il tempo che passa?” diventa quindi una questione profondissima, aperta e potenzialmente spaventosa.
Abbandonando i ragionamenti filosofici ed esistenziali, notiamo che la Fisica più moderna si sta cimentando proprio con la questione di che cosa sia il tempo. La domanda è profondissima perché si può addirittura arrivare a dire che il tempo non esista veramente, che sia solo un fenomeno locale, una caratteristica di questa nostra parte di universo. A livello “globale”, se il nostro universo può essere definito come una unità, un grande intreccio quantistico, allora il tempo non esiste.

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Il tempo è solo un fenomeno locale, una caratteristica di questa nostra parte di universo?

Come questo sia possibile è qualche cosa che esula dallo scopo di queste poche righe, ma ci affascina l’idea che forse il tempo non va proprio da nessuna parte. D’altronde questa possibilità ci risparmia invece quella terribile della morte termodinamica, il destino ultimo di ogni cosa nell’universo che va verso una entropia sempre più grande, fino al disgregamento finale, fino a che ogni stella si sarà spenta, ogni ammasso di atomi si sarà sciolto. Questo destino angosciante è per molti fisici l’unico possibile. Ma come diciamo nello spettacolo: c’è una speranza. Noi, piccoli esseri Sapiens, immersi in una realtà così complessa e già così manipolatrice, come ci confrontiamo con tutto questo? Sant’Agostino aveva già dichiarato la sua sconfitta scrivendo “Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga lo so, ma se dovessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so!”. Sono passati mille anni e ad oggi siamo esattamente nella stessa situazione. Il mistero di chi siamo e del perché siamo qui è così vasto che non bastano pochi secoli per scardinarlo. Forse non basta tutta l’eternità…

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Andrea Brunello. Attore, laureato in Fisica negli USA.

Ma noi possiamo però interpretare a modo nostro questa esistenza, aprendoci alla curiosità, alla meraviglia di questo mondo. Se da una parte siamo consapevoli dei nostri limiti, dall’altra parte siamo anche però capaci di provare emozioni e soprattutto di poterle esprimere. Lo spettacolo Torno indietro e uccido il nonno va in questa direzione. La domanda insistente del nipote che sta arrivando agli ultimi istanti del suo tempo e si guarda indietro, al suo passato da Clown e chiede al nonno/fantasma: “Dove va il tempo che passa?” è lo stimolo per andare a giocare con il proprio passato. Se il futuro diventa presente e il presente diventa passato allora necessariamente esiste solo il passato perché… “proviamo nostalgia”. Noi viviamo nel passato, ma non possiamo tornarci! Ci torniamo con il pensiero, con i ricordi, con i sorrisi e con le lacrime! Ecco cosa fa questo Clown, torna indietro. Ma non può uccidere il nonno, perché altrimenti chi sarebbe lui? Che ci farebbe qui, in questo tempo?

 Vedi anche: https://www.karmanews.it/6264/torno-indietro-e-uccido-il-nonno/