Scoperto un nuovo superantibiotico

Scoperto un nuovo superantibiotico

Sono molti anni che non venivano scoperte nuove classi e meccanismi antibiotici. Ora, grazie a un gruppo di ricercatori della Northeastern University di Boston, coordinati da Kim Lewis, è stato scoperto un nuovo antibiotico, la teixobactina, in grado di neutralizzare ceppi batterici resistenti, sempre più potenti e pericolosi (del tipo: Clostridium difficile, Mycobacterium tuberculous, Staphylo e Streptococchi, Esterichia coli multiresistenti), contro cui gli antibiotici disponibili si sono dimostrati inefficaci.
batteri_antibioticoE' tratto da una specie batterica mai descritta in precedenza, a cui gli autori hanno dato il nome di Eleftheria terrae, usando una tecnica particolare per l'evidenziazione di batteri osservabili nel suolo e non sui comuni terreni di coltura. Come riportato anche dalla prestigiosa rivista Nature, il nuovo farmaco uccide i batteri rompendone l'involuvro simile a quanto fa un altro antibiotico, la vancomicina, poiché i siti cui si lega sono lipidici, non solo proteici; per questa ragione il batterio aggredito da Teixobactina non attiva meccanismi di resistenza dipendenti da modifica di espressione di geni batterici che codificano le proteine di superficie facilmente e frequentemente modificate nei casi di resistenza ed inattiazione dell'azione di molti altri antibiotici fino ad oggi in uso.
I ricercatori non escludono l’eventualità che i superbatteri possano sviluppare forme di resistenza anche contro il nuovo antibiotico, ma si ipotizza che questo potrebbe accadere almeno tra trent’anni.

Con prudenza e solo quando è necessario
E' merito della farmacologia moderna l'aver messo a punto farmaci antibatterici, rapidamente sofisticatisi, ma altrettanto rapidamente spuntatisi. Per esempio, l'Agenzia italiana del farmaco, insieme a Istituto superiore di Sanità e ministero della Salute ha dovuto avviare una campagna di sensibilizzazione sull'uso responsabile degli antibiotici. Lung_Disease_image(1)La causa più frequente di prescrizione di questi è rappresentata dalle infezioni delle vie respiratorie (60%) e l'avvertimento è di non usarli nelle forme virali influenzali, dove non solo non accelerano la guarigione ma diminuiscono le fondamentali difese immunitarie dell'organismo, compromettendo la preziosa flora batterica "buona" e selezionano pericolosi ceppi resistenti. Non ha quindi senso 'sprecarli'. Infatti circa 700.000 persone muoiono nel mondo da resistenze a malattie quali malaria, tubercolosi, infezioni da Coli intestinale (che insieme alla Klebsiella della polmonite sta divenendo uno dei più resistenti), di cui 50.000 in Europa. Peraltro questo allarme non è solo sanitario, ma economico. Ed il rischio è ormai di epidemie globali inarrestabili nei prossimi decenni.
Va però ricordato che, al di là del microbo, come diceva Pasteur, è molto importante valutare e preservare il terreno, cioè il sistema immunitario, l’espressione genica e il metabolismo cellulare, intercellulare e d‘organo. Ormai è risaputo che per guarire non va soppresso il sintomo, ma scoperte le cause e regolato il sistema.