L’origine della vita umana

di Daniela Ghirardi e Ubaldo Carloni
Proseguiamo la narrazione della storia umana, con la comparazione tra i ritrovamenti archeologici recentemente venuti alla luce e la versione fin qui accettata e divulgata, che tutti abbiamo studiato sui testi scolastici, i quali citano solamente le narrazioni lasciate anche in forma scritta da antiche popolazioni, fino ad arrivare agli storici Greci.

Miti e leggende
Narrazioni che sono state sempre considerate favoleggianti, leggendarie o più propriamente mitiche: le vicende narrate nel mito hanno luogo in un’epoca che precede la storia scritta.

William Blake: “Elohim crea Adamo” (1795).

Dicendo che il mito è una narrazione “sacra” s’intende che esso è considerato verità di fede e che gli viene attribuito un significato religioso o spirituale, relativo alle origini del mondo o alle modalità con cui il mondo stesso ha raggiunto la forma presente e attuale in un certo contesto socio culturale o in un popolo specifico. Di solito i suoi protagonisti sono Dei o eroi, come protagonisti delle origini del mondo in un contesto sacrale. Dei ed eroi hanno capacità supernaturali, compiono gesta impossibili all’umanità, tuttavia ne condividono molti comportamenti, emozioni, bontà, cattiverie… In molti miti della creazione essi sono configurati come coloro che danno la vita, cioè i creatori, ma non sono eterni, la loro è una creazione specifica, biologica, non riguarda la creazione di tutto ciò che esiste. La Creazione del Tutto è allusiva, come nei testi orientali, e solo le Teologie più recenti l’hanno trasferita ad un Dio particolare, elevandolo così a creatore Unico.
E’ il caso per esempio dell’attribuzione di tutta la creazione dal Dio di Israele al Dio cristiano (vedi l’inizio del Vangelo di Giovanni: “In principio …”). I Miti sono rivelativi di vicende o momenti che tentano una risposta e una spiegazione a fenomeni naturali o a interrogativi sull’esistenza e sul cosmo, sulla vita stessa. Ciò naturalmente non implica né che la narrazione sia vera, né che sia falsa, ma neppure che possa essere provata.

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“Creazione dell’universo”, mosaico della Cappella Palatina, Palermo, XII sec.

A questa seppur rapida spiegazione convenzionale e accademica, si affiancano non solo spiegazioni colte ma che, di fatto, retrodatano in un tempo troppo lontano ciò che è di massimo interesse per l’Umanità intera, rendendola pertanto inaccessibile, ma anche vere scoperte di ordine paleontologico, archeologico, scientifico e testuale: da intendersi come relative a eventi realmente accaduti, nonostante la difficoltà descrittiva per fatti incomprensibili e non spiegabili, troppo lontani dalla normale capacità di comprensione dell’epoca in cui accadono e vengono redatti. Il linguaggio degli antichi, infatti, non disponeva né della terminologia appropriata né della grammatica per raccontare ciò che a noi ora sembra familiare, come un’esplosione atomica, un viaggio planetario o interstellare, la visione di una navetta spaziale, la discesa dall’alto o la salita verso l’alto di uomini, o esseri simili a uomini, all’interno di “carri celesti”.
Questo linguaggio, e relative ricerche, ritenuto ancora mitico, a volte metaforico o allegorico, ma mai veramente reale, dagli accademici e dalla storia da essi prodotta, sta producendo prove che costringono a rivedere la concezione stessa di storia, di umanità, di origine della vita, di Dio e di religione.

Cosmogonie della Creazione e genetica
Riprendiamo dal raccordo tra il mistero del DNA umano, le conoscenze genetiche attuali e i testi antichi, in particolare i racconti dell’origine, sia dell’umanità sia del creato, generalmente nominati Cosmogonie della Creazione. junkdnaImportanti ricerche, riferite dalla prestigiosa rivista Genome Research, indicano che se siamo come siamo oggi, dipende anche dal nostro sovrabbondante DNA spazzatura” e che le specie che hanno molte sequenze ripetitive, come la nostra, si evolvono più rapidamente, in quanto i fattori di trascrizione possono far variare molto di più l’attività dei vari geni. Nella altre specie invece, dove i fattori di trascrizione hanno pochi punti di aggancio possibili, questo non è possibile, e in ipotesi non sarà mai possibile, a meno di un intervento straordinario, dal quale però la Natura si difende conservando i caratteri.
Il DNA spazzatura ha avuto un ruolo determinante nell’evoluzione umana: lo sostengono i ricercatori della University School of Medicine di Yale, comparando il genoma umano a quello degli scimpanzé e dei macachi Rhesus. Hanno osservato che negli esseri umani c’era un numero di coppie di basi (“lettere”) più elevato rispetto agli scimpanzé, prova del fatto che a un certo punto l’uomo si è evoluto con una velocità superiore

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Al contrario di quanto si credeva, nel DNA non esiste spazzatura.

Nel DNA non esiste spazzatura, ma la natura complessa e unica di tali sequenze “spazzatura” o “non codificanti”, come finora erano definite, costringe a rivedere in radice la concezione convenzionale di evoluzione. L’arbitraria denominazione di “spazzatura” non era stata accettata per motivi di insufficiente conoscenza, ma per motivi ideologici: la scienza non è autonoma dalle concezioni dominanti di nascita, creazione, vita sulla Terra, civiltà aliene, e le scoperte che costringono ad un cambio sereno ma radicale di quelle concezioni viene sistemato negli archivi inaccessibili, almeno fin tanto che l’anestesia globalizzante funziona e serve. Alla domanda di come ha fatto il nostro DNA ad arricchirsi di sequenze che spontaneamente non sono comparse nei corredi genetici di nessun’altra specie, la scienza accademica non sa rispondere ed è dimostrato che anche quando “sa” ad essa non conviene. Scienziati cinesi hanno affermato, sostenuti da prove genetiche, che il nostro DNA spazzatura è fatto da elementi non terrestri e quindi “alieni” per definizione.

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Il DNA dell’uomo è stato modificato da elementi alieni?

Ci troviamo di fronte ad una concezione nuova per la genetica moderna, ma la cui spiegazione può essere reperita negli antichi testi di ogni cultura e religione, che riferiscono di un intervento da parte di antichi ‘Signori, “Dei” provenienti dalle Stelle, da lontani mondi, che avrebbero interagito con gli esseri del pianeta terra. Questa possibilità non può accordarsi con l’ormai superata teoria dell’evoluzione darwiniana.
“Non esistono le forme di transizione, anche noti paleontologi evoluzionisti costatano la mancanza di gradualità e ammettono un’esplosione di un gruppo a spese di un altro…”,  come afferma il prof. Derek Anger. Esistono forme meno complesse che segnano tappe verso organismi più complessi e più adattati all’ambiente, è vero, ma non riguardano l’umanità, questo è il nocciolo del problema.

Gli abitanti del Cielo
Proviamo dunque ad addentrarci in altri campi del sapere per comprendere le nostre origini, come la storia, la paleontologia, l’archeologia, le religioni.
La lettura e l’interpretazione dei testi antichi, mitici di cui si è detto, dell’origine e della creazione, conosciuti come Cosmogonie, costituisce un aiuto indispensabile ad ogni disciplina che indaghi ciò di cui ci stiamo occupando.

mayan mythologyIl Popul Vuh (o “Libro della Comunità“) dei gruppi etnici che abitarono la Terra Quiché (K’iché), ossia uno dei regni Maya in Guatemala, racconta che “tutto era sospeso, tutto calmo, in silenzio, tutto immobile, tranquillo e la distesa del cielo era vuota”. Viene descritta la creazione e l’evoluzione dell’umanità, diverse creazioni e cataclismi. Esseri, noi compresi, plasmati da creatori in più fasi, ne possiamo contare tre.
I creatori sono descritti nella mitologia sumero- accadica come Dei, gli Anunnaki, “coloro che dal cielo scesero sulla Terra”, in stretto rapporto con gli umani. Si tratta di Dei non astratti, trascendenti, né di fenomeni naturali personificati, ma esseri concreti correlati alla natura di cui, insieme agli umani, fanno parte. Hanno bisogno degli umani, come gli Dei greci dell’Olimpo, poiché da essi dipendono per i lavori materiali.

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Un ritrovamento di “giganti” sumeri.

Tra i miti dei Nativi d’America, gli Osage (un popolo di nativi americani di lingua siouan residenti nella regione delle Grandi Pianure) dicono che “all’inizio dei tempi, una parte degli Osage abitava nel Cielo ed erano figli del Sole e della Luna”, la quale un volta scesa sulla terra non poté più tornare in cielo. Molto tempo fa, affermano gli Indios, essi abitavano nel Cielo e nessuno conosceva la Terra, inoltre raccontano d”incontri tra fanciulle provenienti dalle stelle e uomini della Terra. Qui si nota come la commistione di coloro che scendono dai cieli e gli abitanti della terra costituisca un tratto comune a tutti i racconti delle origini, compreso il testo a noi più vicino, la Bibbia, e con essa la base della nostra cultura che ad essa riferisce: l’occidente cosiddetto Cristiano.

Nuove evidenze che scardinano la cronologia e le origini fin qui proposte
Quali e quante razze hanno segnato la storia di questo pianeta? Sembra quasi che i tempi della rivelazione del percorso storico che ha contraddistinto la vita sulla Terra stiano subendo un’accelerazione straordinaria, quasi che ci fosse una volontà specifica, oggi, nel portare a conoscenza di noi umani delle realtà fin qui oscurate, alche con modalità che stanno, come vedremo, al limite del truffaldino.

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Comparazione tra il teschio di un Australopithecus e l’ultimo ritrovamento.

Il ritrovamento fin qui comunemente accettato come il più antico e simil-umanoide (Lucy, un Australopithecus, che si stima abbia vissuto 3,2 milioni, o Ardi 4,4 milioni di anni fa) è stato ampiamente superato quando, nel 2011, in Africa è stato ritrovato un teschio la cui dimensione esterna e la dimensione della cavità cerebrale sono simili a quella dell’uomo moderno e si ritiene che tale teschio abbia più di 8 milioni di anni! Attualmente, questo misterioso cranio è oggetto di studio in 25 università e centri di ricerca di tutto il mondo. Per di più, stranamente, parrebbe che la quantità di iridio in esso contenuta superi di più di cinquecento volte quella del cranio di Ardi e tale sostanza è molto comune in meteore provenienti dallo spazio esterno. Le implicazioni di questo sono molto intriganti.

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La foto d’epoca di una mummia gigante, ritrovata insieme nel 1912, pubblicata sul New York Times.

A questa anomalia se ne aggiungono altre, come quelle dei cosiddetti “giganti”, scheletri di proporzioni abnormi rinvenuti in tutto il mondo, dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, compresi quelli scoperti in Sardegna. Sono esseri che misurano oltre i tre metri e molti di essi presentano una morfologia cranica allungata non adducibile a pratiche manipolatorie esterne, come quelle in uso presso i popoli antichi, per “assomigliare” a quelli che essi avevano considerato esseri superiori e divini.
Solo in America i resti si contano a migliaia e, cosa molto triste, lo Smithsonian Institute, è stato citato in una causa giudiziaria ed ha dovuto ammettere davanti alla Corte Suprema di essere stato coinvolto nella copertura di questa importante fase storica, a seguito di ordini ricevuti e di aver occultato e poi distrutto le prove dell’esistenza di tale genealogia, per proteggere la comunemente accettata cronologia dell’evoluzione umana. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inoltre costretto lo Smithsonian a rilasciare pubblicamente la classificazione dei reperti e gli elementi riguardanti questa celata civiltà, cosa che è prevista per quest’anno. Abbiamo citato questo particolare evento perché gli attacchi a questa, che fino ad ora era tacciata come una ridicolaggine, si sono moltiplicati in questi anni, accusando di falsità e coprendo di ridicolo tutte le immagini e testimonianze a riguardo.

Il cranio allungato: una tipologia genetica sconosciuta
In questo articolo si trova citata la morfologia cranica, perché essa svolge un ruolo fondamentale per l’attribuzione dell’origine di questi reperti.

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Un cranio “allungato” (a sin.) simile a quello di Amenothep.

Il cranio umano, come pure quello umanoide o scimmiesco, presenta delle linee di sutura (articolazione) tra un osso e l’altro attraverso cui, dalla nascita fino ad un certo momento della maturazione fisiologica, cresce e si sviluppa; poi, alcune articolazioni cominciano ad ossificarsi e perdono elasticità, non permettendo ad esso di espandersi ulteriormente. A differenza di quello umano/scimmiesco, il tipo ”allungato” presenta suture diverse, le quali permettono solo un tipo di crescita: l’allungamento verso la zona posteriore, mostrando, quindi, una genetica di tipologia non nota.

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Lo studioso Lloyd-Pye con il crano di uno “starchild”, il cui DNA non sarebbe terrestre.

Un caso ancor più particolare, è rappresentato, poi, da ritrovamenti ancora più anomali quali il famoso starchild di cui si disquisisce ormai da tempo. Si tratta di un teschio trovato nel 1930 in Messico appartenente ad un bambino dalle strane fattezze morfologiche. Se inizialmente gli studiosi si erano divisi tra l’attribuire la conformazione anomala ad una sorta di macrocefalia, mentre altri parlavano di reperto “alieno”; oggi abbiamo un quadro più attendibile di questo mistero. Lo studioso Lloyd Pye ha fatto sottoporre il reperto ad una serie di prove riguardanti il DNA mitocondriale dal quale sembrerebbe risultare una provenienza non terrestre. Sebbene nel 2010 fossero stati sequenziati decine di frammenti del DNA nucleare dello starchild, tale percentuale era comunque bassissima, solo lo 0,0001%, rispetto alla percentuale minima, l’1%, necessaria per trarre delle conclusioni attendibili. Ma quando ci si è rivolti allo studio del DNA mitocondriale, essendo stati sequenziali 1583 coppie di base del genoma, quasi il 10% del totale, i dati emersi da queste analisi sono da considerarsi attendibili e significativi.

Un altro mistero
Un ultimo piccolo grande mistero è rappresentato dall’Homo di Denisnova, ritrovato in Siberia, la cui scoperta è stata annunciata nel 2010, al termine dell’analisi compiuta sul suo DNA mitocondriale, il quale non risulta appartenere a nessuna specie umana fin qui catalogata, ovvero differente sia dal neanderthalensis, sia dal sapiens suoi contemporanei. Il paleo-antropologo del London Natural History Museum Chris Stringer, ha così commentato la notizia: “Non abbiamo idea di quale popolazione possa trattarsi”. Alla Royal Society di Londra è stato presentato da parte dei ricercatori un nuovo studio del genoma che evidenzia come alcune sequenze di Dna sia del Nearderthal che del Denisnova presentino tracce di un’altra popolazione ancor più arcaica e sconosciuta.
Difficile trarre delle conclusioni certe a tutte queste incongruenti scoperte. La più semplice è certamente quella di aprire la mente alla possibilità, narrata dagli antichi, che alcuni figli delle stelle, cioè una o più civiltà molto più avanzate della nostra, abbia raggiunto il nostro pianeta in epoche molto remote ed abbia contribuito allo sviluppo del genere umano ed al progresso in tutte le sue forme.
Come continua questa narrazione? Se fin qui abbiamo preso in considerazione solo ed esclusivamente l’aspetto genetico della nostra storia, è nostra intenzione proseguire con quello che potemmo definire lo studio attraverso l’archeologia e la datazione dei siti e degli accadimenti storici, nonché delle tecnologie impiegate in essi, delle civiltà che queste premesse hanno generato.
(seconda puntata – continua)