Spiritualità nel Management

Secondo me, per cambiare le cose non abbiamo bisogno di leader carismatici votati al successo, ma di persone realmente capaci di amare.

Eugenia Bieto
Eugenia Bieto, direttore generale di ESADE.

Quando mi hanno chiesto di partecipare al Congresso Mondiale su Spiritualità e creatività nel Management, che si terrà nel 2015 a Barcellona, sono rimasto colpito, anche perché ad organizzarlo è una delle business school più famose al mondo, l’ESADE (Escuela Superior de Administración y Dirección de Empresas), la quale non si accontenta di impartire ai suoi allievi semplici studi di economia ma, al contrario, si propone di integrare questi con i temi fondamentali dell’etica, della responsabilità sociale e della giustizia. ESADE è inoltre firmatario del Global Compact delle Nazioni Unite e dei principi di Responsible Education Management (PRME), una rete globale di università e business school impegnata ad integrare la responsabilità sociale, l’etica e la sostenibilità nell’istruzione.

Occorre trovare nuovi modelli evolutivi
In questo momento di crisi, non tanto economica ma di valori, sono necessari nuovi modelli evolutivi che possano offrire una nuova visione della realtà nell’esperienza umana. La prima cosa a cui ho pensato una volta appreso che sarei stato relatore ed autore nel World Congress of Spirituality and creativity in Management è stata una frase della filosofa russo americana Ayn Rand (ebrea fuggita dalla rivoluzione russa, arrivata negli USA prima del 1930).

Ayn Rand
La filosofa russo-americana Ayn Rand (1905-1982).

Diceva: “Quando ti rendi conto che, per produrre, è necessario ottenere il consenso di coloro che non producono nulla; quando hai la prova che il denaro fluisce a coloro che non commerciano con merci, ma con favori; quando capisci che molti si arricchiscono con la corruzione e l’influenza, più che di lavoro e che le leggi non ci proteggono da loro, ma al contrario, essi sono protetti dalle leggi; quando ti rendi conto che la corruzione è ricompensata e l’onestà diventa auto-sacrificio; allora puoi affermare, senza paura di sbagliarti, che la tua società è condannata”.
La domanda da cui bisognerebbe partire è questa: in una società dove la priorità sembra essere quella di cercare di arginare la corruzione e la mancanza di etica, quali sono le convinzioni collettive rispetto alla relazione tra denaro, business, management e spiritualità? Nel rispondere non possiamo esimerci dal constatare che esiste ancora una fortissima dicotomia tra spirito e materia, la quale porta la mente di molti individui a considerare i due concetti come antitetici, quando in realtà non sono che differenti frequenze della medesima realtà essenziale, attraverso cui si manifesta la vita.
Al giorno d’oggi associare il concetto di management a quello di spiritualità è, ancora per molti, come parlare di diavolo ed acquasanta, salvo poi non rendersi conto dello sfarzo, della ricchezza e delle proprietà che sfoggiano le più importanti religioni istituzionalizzate esistenti nel pianeta (oro, quadri, statue, terreni, agevolazioni, banche, etc.), pur basandosi su testi sacri che professano la povertà come via di accesso allo spirito. Tuttavia la coscieabundancenza di molte persone si sta aprendo al fatto che non è il denaro in se stesso o la ricchezza a corrompere l’animo umano, ma l’uomo stesso. La responsabilità è assolutamente individuale. Il problema non sono mai state le religioni, le istituzioni, i governi o il denaro, ma gli individui. San Francesco d’altronde ha chiesto il permesso di essere povero ad una Chiesa opulenta, sfarzosa e corrotta, rivoluzionando il sistema a partire da se stesso, dalla sua incorruttibilità e dalla sua purezza.
Eppure oggi è impossibile rimanere ciechi davanti al fatto che le maggiori istituzioni abbiano una straordinaria necessità di celebrare i più alti valori concessi all’esistenza umana (come l’amore, il perdono, la pace) attraverso nuove forme e contesti. Il denaro e la ricchezza non sono che mezzi di espressione di ciò che è presente dentro il nostro essere. Tuttavia molte persone hanno fatto della felicità e della spiritualità un business finalizzato esclusivamente al guadagno ed alla convenienza personale. Non importa, perché il cambiamento autentico, dalla mia prospettiva, è inesorabile e molte persone lavorano instancabilmente per essere coerenti con degli ideali molto elevati.

E’ possibile un’economia basata su pace, amore e consapevolezza?
Arriviamo dunque alla possibilità di far nascere un’economia, che si muove seguendo nuovi modelli che celebrano i valori della pace, dell’amore, della consapevolezza e della felicità.
La domanda fondamentale che dovremo porci è questa: ha senso studiare l’importanza della spiritualità da una prospettiva manageriale?
MANAGEMENTÈ sempre più importante, per le Business School di tutto il mondo, prestare attenzione alla formazione interiore dei nuovi leader e manager. La loro crescita personale e spirituale risulta essere fondamentale, anche perché risulta essere sempre più chiaro che per cambiare le cose non abbiamo bisogno di persone carismatiche che siano votate al successo e al denaro attraverso una competizione sfrenata, ma di individui capaci di amare. Tra le abilità richieste ai nuovi manager c’è l’empatia matura, la compassione, l’amore, il perdono, la capacità di rimanere connesso ai più alti valori della vita, la capacità di non anteporre il profitto personale al benessere collettivo, la capacità di comprendere che il proposito etico che l’impresa stabilisce è più importante dell’autocelebrazione dell’ego. Persone che hanno ben compreso che la felicità altrui incide positivamente sulla propria felicità.

Due relazioni per il convegno
“La spiritualità rende le persone libere”, afferma la direttrice dell’ESADE, Eugenia Bieto “libere di innovare, di trovare nuove opportunità, libere di essere più creative”. A me piace aggiungere a tutto ciò una semplice parola: consapevolmente.
È bello pensare che le business school più famose al mondo dichiarino la necessità di integrare la carriera professionale con la propria vita interiore. Questa sembra essere la modalità corretta per cercare di non ripetere gli errori commessi nel passato e per aiutare la trasformazione personale e collettiva.
A questo proposito sono due i progetti accettati che presenterò durante il Congresso Mondiale, che verranno pubblicati nel Journal of Management, Spirituality & Religion (JMSR). Il primo riguarda l’amore e il perdono nel management ed è appunto intitolato Love and Forgiveness in Management e il secondo invece ha come tema il disegno consapevole della propria vita: Life Design – New Vision, new leaders. I punti chiave che esporrò sono essenzialmente sette: come includere e trasmettere la spiritualità nell’educazione manageriale: concetti, modelli, filosofia e protocolli esperienziali del Life Design; come le imprese dovrebbero sviluppare un’identità spirituale; qual’è la relazione tra tecnologia, realtà virtuale e spiritualità; come la spiritualità può rivoluzionare l’approccio al business e al management; qual’è la relazione tra performance lavorativa e sviluppo della vita interiore; come includere la pratica spirituale nella vita di un manager; quali sono le evidence-based che dimostrano che un approccio spirituale al management sia migliore e più efficace rispetto a quello tradizionale: relazione tra pratica spirituale e decision making.

No al marketing spirituale
Mi piace pensare che il lavoro del futuro sia concepito come una opportunità per crescere spiritualmente e realizzarsi come esseri umani.
Dovremmo però interrogarci sul reale pericolo di trasformare la spiritualità in un semplice strumento di benessere, creatività e profitto, privandola di quella coerenza e passione assoluta che riguarda uno stile di vita integrale basato sulla perseveranza e sulla purezza. terra-amore-thumb-500x391-108Al giorno d’oggi esiste uno sfrenato turismo spirituale. Migliaia (se non milioni) di persone si avvicinano alla spiritualità come se fosse un passatempo, vanno di corso in corso per cercare di risolversi la vita, avere successo, acquisire poteri, fare esperienze particolari, ricordare le vite precedenti, parlare con gli angeli, guarire….
Ma la spiritualità è davvero tutto questo? Abbondano i corsi di crescita personale e sembra che tutti sappiano tutto di tutto: alchimia, fisica quantistica, reincarcazione, illuminazione, angeologia, canalizzazioni…
È invece di silenzio che avremmo bisogno. Di ascolto, essenzialità, purezza nelle intenzioni e silenzio. In un contesto in cui in molti hanno iniziato e vendere anche la felicità, la sfida delle Business School dovrebbe essere quella di celebrare i valori reali dell’esistenza attraverso l’atto di creazione più elevato dello spirito: l’Amore. Quello vero. L’unico capace di cambiare le cose senza la pretesa di farlo.

Per saperne di più:
Il sito del convegno in inglese: http://www.esade.edu/homesite/eng/scmwc/Sergio Casella La morale aziendale  Tecniche Nuove