Il lavoro di vivere

Il lavoro di vivere

In scena (con la regia di Shammah) una coppia sfatta, cinica, rassegnata, incapace di amare, che si affronta con l'ironia pungente di chi ha perso i sogni e si ritrova a fare i conti con il proprio rancore

Autore: Hanoch Levin
Traduzione e adattamento:
Claudia Dalla Seta e Andrée Ruth Shammah.
Protagonisti:
Carlo Cecchi, Fulvia Carotenuto, Massimo Loreto.
Regia:
Andrèe Ruth Shammah.
Scene:
Gianmaurizio Fercioni.
Costumi:
Simona Dondoni.
Al Teatro Franco Parenti di Milano, fino al 21 Dicembre

L’Amore è l’energia che muove l’universo e come tale coinvolge tutto e tutti. E’ un sentimento capace di donare forza, potere e capacità di cambiare la propria vita e quella altrui. Indubbio che attragga, commuova e sia in grado di plasmare l’esistenza di chi lo sperimenta. L’amore si declina verso il genere umano, se stessi, la famiglia, la Natura che ci circonda e gli esseri animali. L’amore lo proviamo tutti ma non sempre siamo in grado di capire quale forma di amore sia; se pronto a donare, accettare, riconoscere o sia piuttosto una forma di possessività, di prepotenza o un atto di egoismo. Di certo questo sentimento ci lega ad altri esseri a volte per tutta la vita.
IMG_2902Questo è quello che accade anche ai protagonisti di questa pièce portata magistralmente in scena al Teatro Franco Parenti di Milano. Ma che non fa parte di quelle pagine d’autore che ci invitano a sognare, bensì offre una prospettiva di coppia estremamente cinica, incapace di riconoscere questo sentimento forse troppo alto per chi è, nonostante l’età, ancora perso nel proprio egoismo e nella voglia di fuggire in un “altrove” illusorio e che non esiste.
Ci sono coppie che suscitano ammirazione perché sanno avanzare negli anni sempre più innamorate e coese e sembrano capaci di superare indenni cambiamenti e crisi continuando ad amarsi. Non è certo il caso di Yona e Leviva, che la convivenza trentennale ha reso una coppia sfatta, che ha subito un processo di erosione tale da rendere il loro rapporto una sorta di reciproca sopportazione puntellata da piccoli e grandi conflitti.
07Nella vicenda i due, persuasi che la vita che avevano sognato fosse un fiume, è stata invece una “pozzanghera”, si dilaniano in un rituale reciprocamente masochistico. La loro stanza da letto diventa una sorta di ring, dove lui e lei si affrontano con una predilezione per i colpi bassi e l’ironia pungente, dove riaffiorano ricordi e rancori, e dove si compie l’inevitabile confronto che ogni essere umano si trova a dover fare tra quello che è e quelli che erano i suoi sogni.
Un’ora e venti minuti in cui osserviamo, quasi come se tra la vita e il teatro ci fosse solo un impalpabile velo, una moglie e un marito sul loro letto che da trent’anni li sopporta.
Una coppia che ha dimenticato il piacere e il desiderio dello stare insieme e si è rassegnata ad essere macinata dalla routine della vita quotidiana intristendo col grigiore dei capelli dove ognuno si rinchiude in una solitudine devastante, nata da una deleteria sensazione di estraneità.