Parola d’ordine: integrale

Colin Campell in Italia

Parola d’ordine: integrale

L'autore di “The China Study” ha tenuto recentemente una relazione a Verona al convegno "Be4Eat", in cui ha illustrato le sue ricerche sull'influenza dell'alimentazione sopratttto nello sviluppo di patologie degenerative, dimostrando i benefici di una dieta vegetale

Con il suo ormai arcinoto The China Study, ha analizzato il rapporto fra alimentazione e malattie con un'approfondita ricerca condotta nella Cina rurale, individuando la responsabilità delle proteine di origine animale nello sviluppo delle patologie degenerative.

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Colin Campbell, professore emerito di Nutrizione e Biochimica alla Cornell University (NY).

Eppure Colin Campbell è nato in una fattoria statunitense dove si consumavano molte proteine e ha dedicato persino la sua tesi di laurea, discussa a Cornell nel 1962, all'importanza dell'assunzione di proteine animali. Che cosa gli ha fatto cambiare idea? “La spesa sanitaria dei Paesi evoluti è cresciuta a dismisura negli ultimi anni, ma a questo non corrisponde un miglioramento delle condizioni di salute della popolazione", afferma. "Negli Stati Uniti si spende tantissimo per i farmaci, per risolvere i problemi che noi stessi ci creiamo”.

Scarsi finanziamenti per le ricerche biomediche
Campbell ha quindi individuato la soluzione nell'alimentazione, intesa come espressione biologica del cibo sotto forma di nutrienti assimilati dall'organismo. Le sue teorie sono state esposte qui in Italia lo scorso novembre in occasione del convegno Be4Eat che si è tenuto a Verona. In quell'occasione lo stesso Campbell ha dichiarato che il potenziale dell'alimentazione non è ancora stato compreso, lamentando che le conoscenze in questo campo sono tutt'ora scarse e che c'è parecchia confusione, il tutto dovuto anche al fatto che non si fa formazione per i medici su questo argomento, e che per le ricerche biomediche i finanziamenti sono molto scarsi.
0-9f5a0f2f-698Sfidando l'apparato culturale vigente, lui è partito da alcuni studi effettuati nelle Filippine e in India tanti anni fa, che hanno fatto ipotizzare un collegamento fra proteine animali e cancro. All'epoca si raccomandava un'alimentazione costituita dal 20 per cento di proteine: gli studiosi hanno notato che, somministrandone una quantità inferiore, l'incidenza del cancro diminuiva. Così si è iniziato a sospettare che questa malattia si potesse controllare con metodi legati alla nutrizione. Nessuna responsabilità a carico delle proteine vegetali però, avendo dimostrato che anche con un apporto del 20 per cento, queste non sono in grado di attivare il cancro. La caseina invece è stata catalogata come sostanza altamente cancerogena, e l'idea è stata difficilissima da accettare da parte degli altri ricercatori. Eppure i dati, ha spiegato Campbell, indicano che maggiore è il consumo di latte, più elevato è il rischio di cancro alla prostata, e più alto è il tasso di fratture alle anche nelle donne. È stata riscontrata una maggiore incidenza anche di altri tipi di tumori, tutti legati al consumo di prodotti lattiero caseari.

La giusta dieta
Il valore di una dieta si esprime attraverso il contenuto di nutrienti, e una dieta vegetariana non differisce da una carnivora per quanto riguarda questo aspetto.

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Una piramide alimentare, che prevede poca carne e una base di cereali, frutta, legumi e ortaggi.

Campbell ha messo però in guardia i vegani (termine che secondo lui ha più connotati ideologici che salutistici) che fanno uso di cibi di origine industriale ricchi di carboidrati raffinati. In genere questo tipo di alimentazione contiene il 30 per cento di grassi che sarebbe meglio evitare, in quanto è bene eliminare dalla nostra dieta gli zuccheri raffinati e la farina raffinata.
Quando si parla di dieta povera di carboidrati, secondo Campbell, vuol dire che il resto deve provenire da grassi e proteine. E' la composizione dei nutrimenti contenuti negli alimenti che determina gli effetti sulla salute. Una buona alimentazione dovrebbe comprendere una giusta quantità di nutrienti. L'apporto medio di grassi nel mondo occidentale va dal 35 al 40 per cento, con il 17-18 per cento di proteine, ed è stato provato che un apporto proteico superiore al 10 per cento aumenta l'incidenza tumorale.

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Una piramide vegana, sconsigliata da Campbell, soprattutto se si consumano cibi raffinati, di produzione industriale.

Le proteine quindi diventano un problema se ne assumiamo più di quante ce ne servono. È sufficiente assumerne il 5 o 6 per cento. È diffusa la credenza che le proteine vengono solo dagli alimenti animali, invece le piante ci danno tutto quello di cui abbiamo bisogno. Gli alimenti buoni che ci fanno bene sono quelli integrali di origine vegetale: i risultati scientifici lo dimostrano. È stato un errore, ammette Campbell, cercare le risposte nei singoli nutrienti, questo è riduzionismo. Il messaggio giusto è l'integralità. Diet, nutrition and cancer è un documento del 1982 che consigliava di ridurre i grassi e di aumentare il consumo di frutta, verdura e cereali. L'industria allora si propose di concentrare questi nutrienti in apposite pillole e così è nato il settore degli integratori, che ha raggiunto un fatturato stratosferico. È stato dimostrato che non solo non servono a niente, ma - afferma - aumentano la mortalità. Hanno solo assicurato grandi benefici economici a chi li produce.

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Per Campbell, gli integratori fanno bene solo...a chi li produce!

I problemi del settore della nutrizione sono dovuti al riduzionismo, mentre la risposta, a detta di Campbell, è il wholism, risultato della contrazione fra whole (integrale, tutto) e olism. C'è molta confusione, ma è provato che un'alimentazione vegetale può far migliorare molte patologie. Non dobbiamo preoccuparci degli effetti di un singolo alimento, ma ragionare per categorie di alimenti. La vera differenza la fa il cambiamento dello stile alimentare nel lungo periodo, anche se i miglioramenti si possono vedere da subito.
È l'organismo che decide quanti nutrienti assorbire dal cibo che ingeriamo. Nel nostro organismo abbiamo un numero enorme di cellule e ognuna di esse rappresenta un universo a sé stante. Sono innumerevoli anche le interazioni cellulari. È un mondo complesso che sfugge alla nostra comprensione. Aristotele diceva che l'insieme è più della somma delle singole parti. Whole è anche il titolo dell'ultimo libro di Campbell, dove si spiega che “integrale” è una soluzione che può dare risultati meravigliosi. Anche noi esseri umani del resto siamo una parte del tutto. Non si può attribuire un solo meccanismo a un singolo nutriente, perché quella che si crea è una reazione complessa. Qui sta la differenza con la terapia farmacologica: l'alimentazione opera in modo più olistico.

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L'alimentazione ricca di proteine animali incrementa il processo di divisione delle cellule e influisce negativamente sul sistema immunitario.

L'abbondanza di proteine incrementa il processo di divisione delle cellule. Questo va bene per i giovani che devono sviluppare i loro tessuti, ma non va bene quando si tratta della crescita del carcinoma. L'alimentazione ricca di proteine animali influisce negativamente anche sul sistema immunitario. Compromette inoltre la distribuzione dell'energia nel nostro organismo. Un'alimentazione a basso contenuto di proteine animali invece promuove la creazione di energia.
Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari l'elevato contenuto di colesterolo nel sangue è correlato all'eccesso di proteine e non al contenuto di colesterolo del cibo stesso. Molti sono convinti che proteine sia sinonimo di carne, latte o uova, ma ragionando in questa maniera si compromette l'assunzione di altri tipi di alimenti, senza dimenticare che una dieta corretta può ridurre incredibilmente i costi della spesa sanitaria.

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Dall'allevamento animale dipende il 50% del riscaldamento globale, la desertificazione e il problema delle risorse idriche.

Fraintendere il vero significato dell'alimentazione ha portato anche al degrado ambientale, ha sottolineato Campbell: il 50 per cento del riscaldamento globale per esempio dipende dall'allevamento animale. A questo è collegato anche il problema delle risorse idriche e della desertificazione.
In conclusione, l'autore di The China Study ha lanciato un monito che dovrebbe farci drizzare le orecchie: il degrado avanza a un ritmo più veloce di quello che noi riusciamo a percepire, e la natura ci mostrerà presto gli effetti di quello che facciamo, presentandoci il conto per violenze, ricerche sbagliate, corruzione e ogni altro abuso perpetrato dall'uomo sull'ambiente in nome della logica del profitto.