Ammalarsi per conoscersi

Il concetto di guarigione oggi assume un significato diverso rispetto al passato. C’è in atto un cambiamento che vede da una parte schierata la medicina classica, convenzionale, frutto della razionalità, della scienza, che tende a vedere l’uomo diviso in parti come i componenti di una macchina e di conseguenza cura le singole parti senza tenere conto che esse sono tutte collegate tra loro e che l’uomo è un tutt’uno.

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Per la medicina ufficiale l’uomo è un meccanismo diviso in parti separate.

Dall’altra c’è la medicina alternativa con la medicina olistica (dal greco olos, che significa tutto), il cui approccio alla cura medica è determinato dalla non separazione corpo-mente, che si curano insieme, poiché per questa disciplina è la malattia è legata a un problema dell’anima. Si parte dunque dal disturbo del corpo, indagando per scoprire la causa del problema: si usano svariati metodi, somministrando poi cure naturali. Per medicina o integrata s’intende l’insieme dei metodi non convenzionali per affrontare i problemi riguardanti la salute e il benessere psicofisico, ritenuti oggi sempre più complementari alla medicina allopatica. Sebbene alcune di queste tecniche abbiano ottenuto ampi riconoscimenti e approvazione da parte dei medici tradizionali e del grande pubblico, altre sono ancora viste con sospetto e in alcuni casi con dichiarata ostilità da una parte della classe medica. Periodicamente si accende il dibattito tra queste ultime e la medicina ufficiale, eppure quasi il venti per cento degli italiani vi ricorre.

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Nonostante il successo dell’omeopatia e il suo ingresso in alcuni master post-universitari, spesso si accendono polemiche sulla sua efficacia.

Quota aumentata negli ultimi anni di fronte alle difficoltà di rapporto medico-paziente. Del resto in genere i medici che scelgono le CAM (medicine alternative e complementari) dedicano molto più tempo al dialogo, sviluppando un’empatia a volte terapeutica di per sè. Ciò che pone sotto accusa la medicina complementare è la sua scientificità, perché non sempre ci sono prove della sua efficacia. E anche laddove mostrano effetti non ci sarebbe prova scientificamente misurabile, per il fatto che alcuni di questi (per esempio i rimedi omeopatici) non si possono valutare con gli stessi metodi della medicina ufficiale.
Il grande pubblico in continua crescita, che ripone la fiducia nella medicina alternativa, sta a dimostrare che si sente il bisogno di un ritorno a quella che era la medicina e la conoscenza antica di saggi e guaritori. Gli antichi sapevano bene che il manifestarsi della malattia nel corpo non era altro che la fase terminale di un disturbo molto più profondo; e perché un trattamento potesse avere davvero successo, non bastava curare solo il sintomo senza risalire alla causa fondamentale che l’aveva generato, che doveva essere eliminata. Se pensiamo e crediamo che la mente umana è in grado di creare la malattia attraverso l’immaginazione, possiamo anche pensare e credere che la stessa sia in grado di curarla, anche attraverso l’immaginazione. Ed oggi più che mai per accedere ai potenziali di guarigione mentale, si sente la necessità di accostarsi ad un percorso spirituale. Si è pagato a caro prezzo la visione materialistica, arrivata ormai al suo culmine.

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L’immaginazione ha un grande potere, può farci ammalare ma anche guarire.

Ma la malattia è sempre un evento infausto, o può essere vista invece come un invito a crescere e guarire? Oggi potremmo definire la malattia una mancanza di consapevolezza impregnata di paura, nata da un divieto imposto senza fornire spiegazioni, che va  accettato anche se è incomprensibile. Si pretende che il bambino non sia quello che è, se disobbedisce viene castigato: e il castigo più grande è non essere amato. A tal proposito mi viene spontaneo ricollegare l’origine della malattia in senso lato alla Genesi e precisamente alla storia di Adamo ed Eva. Dio proibisce ad Adamo e a Eva di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, ma essi seguono il consiglio del serpente e lo mangiano, divenendo così consapevoli di se stessi e delle mondo circostante. Per punizione, Dio li caccia dall’Eden, li priva dell’immortalità e li condanna ad affrontare i dolori e le difficoltà dell’esistenza. Ciò sta ad indicare che l’origine della malattia è stata la separazione da Dio ed il percorso di consapevolezza è la via che ci conduce al suo ricongiungimento.

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Michelangelo: “Peccato originale e cacciata dal Paradiso terrestre”.

 Il messaggio sbagliato della Chiesa è stato però quello di aver posto l’accento sul senso di colpa, sul peccato e sulla punizione, nonché l’aver messo al centro di tutta la dottrina la croce ed il sacrificio, imprigionando così l’uomo nella sofferenza, ancorandolo al credo religioso come un bambino che non ha possibilità di crescere e maturare spiritualmente. Un’educazione dogmatica basata sulla colpa spoglia il sesso di ogni potere creativo, dandoci l’illusione di vivere soltanto un tempo breve in un corpo limitato, i cui confini risultano essere quelli della pelle, negando così l’eternità della nostra essenza. Ed estirpa i sentimenti sublimi dal centro emotivo attraverso una filosofia che punta a sminuire la persona, per inculcarci la paura del cambiamento e mantenerci a un livello di coscienza infantile, dove si venera la sicurezza venefica e si detesta la salutare incertezza. Con ogni mezzo, appoggiandosi a dottrine politiche, morali e religiose, ci fa disconoscere il potere della nostra mente.
La crisi che stiamo vivendo, per quanto possa sembrare negativa e quindi esser considerata una malattia, in realtà offre una grande opportunità di crescita e guarigione per tutti noi. L’aver messo in discussione vecchi modelli – insieme a vecchie abitudini, vecchie coscienze, la vecchia medicina e le vecchie religioni nei loro dogmi e credo – non significa aver perso la fede ed esser diventati atei, ma piuttosto aver acquisito una nuova consapevolezza, una nuova fede, una nuova coscienza che nasce dentro ognuno di noi e sboccia come un fiore. Il potere di guarigione, non risiede né nel passato, né nel futuro, essi sono le sedi della malattia. La medicina, e quindi la salute, si trova qui, adesso.