La sacralità del femminile

Un'analisi storica, filosofica e religiosa

La sacralità del femminile

La sacralità della donna nei secoli ha perso, per molteplici motivi, la sua potenza arcaica. Oggi la grandezza del femminile è offuscata per le logiche di profitto e di mercato, che hanno spesso enfatizzato solo un aspetto estetico, contribuendo ad un impoverimento culturale, privando la collettività dei valori fondamentali del femminile. Fatto che ha snaturato anche la relazione profonda tra uomini e donne

In questa breve nota desidero mettere l’attenzione sulla sacralità del femminile attraverso un arco prospettico che abbraccia la visione cosmogonica, la dimensione archetipica e quella mitologica. Proprio per la complessità dell’argomento questo scritto è chiaramente parziale, ma può comunque stimolare una riflessione sulle sfaccettature basilari del femminile e mettere in evidenza la progressiva perdita di valore e di intensità all’interno di un processo apparentemente evolutivo, che nei fatti rappresenta una progressiva decadenza del sacro, culminata nel processo della secolarizzazione.

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Ritorno alla dimensione spirituale, anche al di là delle religioni ufficiali.

Grazie ad una particolare sinergia della scienza e delle più antiche tradizioni di conoscenza, l’attenzione alla dimensione spirituale si sta nuovamente affermando nell’ambito di diverse aree, nei processi di conoscenza che caratterizzano il postsecolarismo, in cui si evidenzia il riemergere del sacro nelle diverse società del globo: questa emersione è caratterizzata da diverse forme, quali il fascino per le discipline esoteriche, l’occulto, la magia, il costituirsi di sette e movimenti che affondano le loro radici nelle tradizioni di conoscenza più antiche, e nello stesso tempo un nuovo strano confronto, sostenuto dai nuovi confini della fisica, tra scienza e sacro, tra razionalità e mistica, tra il mondo manifesto ai sensi e l’invisibile.

Il sacro come valore della Coscienza
Da un punto di vista etimologico il termine sacro deriva dal latino sacer, “consacrato” e/o “maledetto”, e/o “separato”, “ciò che è connesso al culto della divinità”: indica ciò che è stato dichiarato intoccabile, la cui violazione contamina ciò che è stato toccato e colui che lo tocca. Per altri versi possiamo riferirci al sacro come a un insieme di credenze, pratiche, riti e valori produttori di senso condivisi in una collettività, ma non organizzati in istituzioni religiose; ancora più profondamente il sacro è un valore basilare e trascendente dell’essenza della Coscienza, non comprensibile intellettualmente.

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Maestri fiamminghi: "Dittico di uomo in preghiera"

L’esperienza del sacro è indissolubilmente legata allo sforzo compiuto dall’uomo per costruire un mondo che abbia significato e dare un senso dell’esistenza.
Se da un lato abbiamo il sacro come elemento fondamentale della struttura della Coscienza, come un elemento cui l’uomo per sua natura tende in modo inevitabile, dall’altro osserviamo il costituirsi delle religioni istituzionalizzate. Etimologicamente religione deriva da religionis, scrupolo religioso, devozione, timore degli dei, culto, pratica religiosa ed anche da religare, ossia legare strettamente, vincolo stabilito strettamente con la divinità, ed ancora da relegare, raccolta ordinata del tutto ciò che riguarda il culto divino. In ognuno di questi processi indicati nelle diverse accezioni la religione si pone come strumento che ordina il vincolo ed il tendere al divino. Quindi struttura basilare dell’esistenza e della coscienza umana il primo e modalità di regolare il vincolo al divino il secondo.

La potenza sacrale del femminile
Mentre alcuni aspetti del sacro supportano la sacralità del femminile, che nel tempo tende a svuotarsi di questa sua potenza arcaica, la religione tende a determinare i ruoli e la posizione esistenziale della donna che sarà diversa nei diversi indirizzi religiosi. Ma cosa ha determinato questa progressiva perdita della potenza sacrale del femminile nei secoli? In che modo il sacro ha subito un progressivo declino e quali sono stati i fattori che lo hanno determinato?
header_faithIl primo sembra essere di natura filosofica; uno dei tratti fondamentali del sacro è l’immediatezza religiosa, l’accesso immediato ed emotivo alla dimensione del mistero. In questo aspetto, in questo sentimento dell’assoluto immediato, Hegel vedeva una forma di dipendenza dalla quale era necessario emanciparsi per il progresso dell’umanità. Il sacro è visto come qualcosa di irrazionale, come fanatismo ed imposizione che si realizzano lì dove è assente la ragione. Oggi questa posizione ha condotto a delle derive culturali e persino di invadenza psichiatrica, dove le forme del sacro sono considerate patologie, rinnegando di getto tutte le origini culturali che hanno sostanziato la vicinanza al sacro.
Il secondo fattore che ha determinato una riduzione dell’interesse del sacro nel secolo scorso è la teologia dialettica che ha separato nettamente la religione dal sacro, conferendo all’uomo religioso la dignità della ricerca e l’esperienza della fede, mentre il sacro nella sua immediatezza, a tratti caotica, rappresenta una teologia non buona, che non consente una reale emancipazione dell’uomo. Nel monoteismo delle religioni occidentali Dio assume una valenza umana che, attraverso la sofferenza, indica una via di vicinanza all’uomo, nel percorso verso la liberazione.
Il terzo fattore è quello sociologico e consistente in un pensiero prevalentemente positivistico che non ha avuto alcun interesse verso il sacro, manifestando una posizione di opposizione e di discredito e di totale disattenzione correlata al processo di secolarizzazione.

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Leonardo: "La dama con l'ermellino".

Oggi stiamo assistendo attraverso il processo di postsecolarizzazione ad una nuova spinta immaginativa nella ricerca del profondo, svincolata dalle istituzioni religiose, che spesso diviene ricerca di una dimensione personale della sacralità dell’esistenza. In questo nuovo processo prendono forma esperienze personali di ricerca del sacro, forme soggettive che hanno una certa indipendenza dalle forme canonizzate nelle religioni storiche. Queste nuove forme, questo nuovo tipo di disposizione al sacro tende a ricomporre una frattura che si era determinata fra scienza intrisa di razionalità e dimensione metafisica che sconfina nella trascendenza. Ciò che sta emergendo con maggiore intensità è una domanda rinnovata di spiritualità ed eticità, una nuova attenzione alla dimensione del sacro che viene interpretato anche alla luce dei progressi della conoscenza scientifica.

Una prospettiva cosmogonica
Nell’intento di cogliere e valorizzare la dimensione sacrale del femminile, procediamo attraverso una visione generativa che traccia una via che attraversa una prospettiva cosmogonica ed archetipica sino alle forme più manifeste mitologiche che segnano ancora oggi profondamente nell’inconscio collettivo il femminile che ai nostri giorni sembra essersi svuotato della sua grande natura generativa a favore di un impoverimento mediaticamente condizionato e diretto.

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Una rappresentazione della Grande Madre.

La base generativa fondamentale, la potenzialità generativa nella cosmogonia, l’archetipo primordiale del processo di generazione del mondo manifesto è simbolizzato ai fini della consapevolezza umana dalla Grande Madre.
I testi vedici descrivono all’origine della creazione una dimensione trascendente, immortale, immanifesta, infinitamente dinamica, che contiene in sé tutte le possibili manifestazioni del relativo, una dimensione di infinito ordine e potere organizzante, che attraverso “un processo di autoriferimento”, sperimenta spontaneamente l’originario stato emotivo del desiderio di manifestazione, a questo punto la Prakriti, l’energia materiale primordiale si manifesta. In questo modo viene descritto il processo creativo dei primi livelli della creazione attraverso la manifestazione della Matrice Primordiale, ovvero la prima energia generatrice.
L’emergere di ciò che è desiderabile è concepito come capacità generatrice o Madre Divina, Prakriti, di per sé non manifesta ed intesa come materia o Natura Primordiale. Questa sostanza primordiale è energia non sviluppata, non cosciente e dinamica. E’ la materia che evolve lentamente in tutte le forme di realtà manifesta.

La tradizione vedica
Nella tradizione di conoscenza vedica esistono sei sistemi filosofici principali; i principali sono il Samkya ed il Vasesika. Il Samkya presenta, ad un livello primordiale, il dualismo fra Purusha (principio intelligente, dotato di coscienza) e Prakriti (matrice primordiale dell’universo, principio di attività e movimento). Quest’ultima ha tre qualità fondamentali in equilibrio, Satva (luminoso, leggero) Rajas (attivo, passionale) e Tamas (pesante, inerte). Nel momento in cui si altera l’equilibrio di queste tre guna (qualità) inizia un processo generativo con la manifestazione delle prime forme vibrazionali primordiali, che sono alla base dell’intera esistenza cosmica.

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Shakti, nella cosmogonia indiana l'energia divina femminile personificata.

Possiamo ancora definire meglio in questa visione cosmogonica, questo principio generativo primordiale, per l’appunto la Grande Madre primordiale, come l’essenza della vita unica, eterna, indivisibile e tuttavia onnipresente, senza principio né fine, e ciononostante periodica nelle sue manifestazioni regolari, nei cui intervalli regna l’oscuro mistero del non Essere incosciente e tuttavia Coscienza assoluta. Un movimento eterno ed incessante che nel linguaggio esoterico è chiamato il grande soffio, che è il movimento perpetuo dell’universo.

Jung e la Grande Madre
In una ulteriore progressione nell’approccio alla sacralità del femminile e nel riconoscimento del suoi valori fondamentali, incontriamo la dimensione archetipica della Grande Madre. Jung definisce l’archetipo (da: arché, originale, e tipos, modello), come una rappresentazione psichica primaria, che fa parte dell’inconscio collettivo e si manifesta in simboli - presenti in tutte le culture ed in ogni epoca storica - che esprimono simbolicamente processi ed esperienze primordiali dell’umanità relative ad aspetti fondamentali della vita. Sono strutture che indicano vie sostanziali dell’esistenza ed hanno il potere di stimolare la dimensione più profonda del nostro sé.

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Iside, la Grande Madre nella cultura egizia.

In ambito filosofico l'archetipo è inteso come forma preesistente e primitiva di pensiero, in ambito psicoanalitico rappresenta idee innate e predeterminate dell’inconscio, in ambito mitologico, forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dell’uomo. Possiamo ancora comprenderli come modelli di comportamento istintivi contenuti nell’immaginario collettivo e nell’ambito del femminile come vedremo sono responsabili delle principali differenze che distinguono le donne fra loro.
Per quanto riguarda l’archetipo della Grande Madre va sottolineato che si riferisce ad un aspetto parziale anche se centrale del femminile, se confrontato all’aspetto più ampio della visione cosmogonica; Madre indica una complessa situazione psicologica dell’io oltre ad una relazione di filiazione e Grande si riferisce alla matrice generatrice rispetto a tutto ciò che è stato creato. Jung afferma che questo archetipo trova il suo campo specifico nella storia delle religioni e possiede una quantità pressochè infinita di aspetti.
Al di là delle tipiche figure femminili rappresenta in senso figurato la Dea, la Madre di Dio, Sophia, la meta dell’anelito di redenzione. All’interno della concezione di questo archetipo è presente il riferimento alle proprietà del materno nella sua duplice natura di “madre armoniosa” e “madre terribile”, come anche la magica autorità del femminile, la saggezza e l’elevatezza spirituale che trascende i limiti dell’intelletto. Spesso fa riferimento ad una immagine della figura materna cui la madre reale viene assimilata nella psiche individuale; ma al di là di questo aspetto più configurato troviamo ancora l’immagine primordiale della madre che si manifesta sotto molte forme, la vecchia saggia o la dea della fecondità e nella dimensione negativa la strega o la madre terribile.

Il femminile nella mitologia
Ma il femminile si declina anche in tutta la sua complessità e in tutta la sua ricchezza nella dimensione mitologica, in una ricchissima varietà di dee e donne appartenenti alla sfera del mito che riscontriamo in ogni cultura ed in ogni angolo del mondo. Qui, nel desiderio di porre attenzione anche a questa trasfigurazione del femminile, farò brevemente cenno al mito classico greco che contemplava le dee vergini e le dee vulnerabili.

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Demetra è la madre.

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Artemide, rappresenta la donna indipendente.

Le prime, Artemide, Atena ed Estia, enfatizzano le qualità di un femminile indipendente ed autosufficiente, libere nella loro espressione e non possedibili dall’uomo; nella loro autonomia non necessitano della presenza maschile né di un confronto o approvazione dalla figura maschile. Le seconde, Era, Demetra e Persefone rappresentano classicamente le figure della moglie, della madre e della figlia, che si avvalgono e trovano senso in rapporti significativi e di dipendenza con il maschile. Per loro è fondamentale la gratificazione e l’approvazione all’interno di un rapporto di amore con una certa disposizione al sacrificio ed alla sofferenza.

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Afrodite, dea dell'amore e della bellezza.

Ed infine Afrodite, nel mito, dea dell’amore e della bellezza, creatrice ed amante, che possiede una grande forza trasformatrice e di creazione del proprio amore, archetipicamente rappresenta l’amore, la bellezza, la sensualità e la sessualità, come donna attraente e sensuale, trionfatrice sulle altre donne configura l’innamoramento ed il fascino dell’erotismo. Considerata come una Divinità alchemica che con la sua arcana forza ha capacità di trasformazione sull’essere umano.
Considerando queste matrici, cosmogoniche, archetipiche e mitologiche riconosciamo certamente una grandezza del femminile che, ripeto, oggi è offuscata all’interno di un contesto sociale fortemente condizionato da logiche di profitto e di mercato, che hanno spesso enfatizzato del femminile solo un aspetto di superficie ed estetico, contribuendo ad un impoverimento culturale delle collettività e privandola dei valori fondamentali del femminile, con uno stravolgimento della relazione profonda tra il maschile ed il femminile.