La resilienza, la virtù dell’eroe moderno

L’improvvisa perdita del lavoro. La fine di una relazione di lunga data. La scomparsa di una persona tanto amata. Che cosa accade, in questi momenti? Che i nostri punti di riferimento saltano di colpo, causandoci, spesso, una profonda sofferenza. eye-cryingMa un primo passo importante, se non necessario, per superare queste difficoltà è accettare il cambiamento, senza ignorarlo, né prenderlo di punta, ma cercando di osservarlo da un altro punto di vista. E, perché no, provare a cambiare a nostra volta. Senza snaturarci, ben inteso, ma imparando a conoscere parti del nostro io che magari prima, in altre circostanze, ignoravamo del tutto, aspetti che possono diventare vere e proprie risorse da sfruttare per rinascere e intraprendere nuovi cammini. Sono in molti a rivolgere questa esortazione: occorre essere quanto più flessibili, duttili, malleabili rispetto alle trasformazioni in atto dentro e fuori dal nostro corpo. Dobbiamo, insomma, essere resilienti, una dote da mettere in luce in questi momenti di continui e vorticosi capovolgimenti sociali e culturali, una vera e propria strategia di sopravvivenza fisica ed emotiva a cui, se non si è naturalmente predisposti, ci si può allenare quotidianamente.

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La psicologa americana Emmy Werner.

Anche se sembra proprio che questa attitudine sia insita nel Dna umano. Non ci credete? Ebbene, una delle prime a essere arrivata a una tale conclusione è la psicologa americana Emmy Werner, a fine anni Ottanta, studiando i comportamenti di quasi 700 neonati dell’isola hawaiiana di Kauai. La maggior parte aveva elevate probabilità di sviluppare problemi in età adulta, a fronte dei numerosi “fattori di rischio” in cui sarebbero cresciuti: povertà, problemi di alcolismo, malattie mentali e degrado delle famiglie… Compiuti i 18 anni, è vero che i due terzi dei ragazzi presentavano effettivamente disagi, ma va altrettanto sottolineato che un terzo era stato in grado di gettare le basi per percorsi sereni e stabili nella vita privata e in quella relazionale. Forse rimarrete sorpresi, se siete un po’ scettici, eppure si trattava proprio, guarda caso, dei soggetti più costruttivi, capaci di autocontrollo, pieni di volontà e impegno, amanti delle sfide in quanto stimolanti opportunità di crescita.

Resilienza, ovvero “rimbalzare
Ma cosa significa, esattamente, la parola resilienza?

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Resilienza: la capacità di un materiale di resistere senza rompersi.

 In primis, l’etimologia: deriva dal latino resilio, che indica, letteralmente, la capacità di “rimbalzare” dopo una caduta.
Se lo chiedete a un ingegnere, vi spiegherà che è la capacità di un materiale di resistere agli urti senza rompersi. Un ecologista la descriverà, invece, come la predisposizione di un sistema a ritrovare l’equilibrio dopo uno shock estremo. Per gli psicologi, altro non è se non una risorsa che consente di affrontare traumi e dolori, superandoli in tempi più rapidi e con maggior facilità.
Il mondo in cui viviamo – dai disastri naturali di portata straordinaria agli effetti devastanti della crisi finanziaria – impone più che mai di potenziare ai massimi livelli una simile caratteristica.

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Andrew Zolli, autore di un saggio sulla resilienza.

«Se è vero che non siamo in grado di controllare le maree del cambiamento, possiamo però imparare a costruire imbarcazioni migliori; a progettare o ridisegnare organizzazioni, istituzioni e sistemi capaci di assorbire meglio gli sconvolgimenti, di operare sotto una più ampia varietà di condizioni e di passare con maggiore fluidità da una situazione all’altra», scrive Andrew Zolli, autore, con Ann Marie Healy, del saggio Resilienza – La scienza di adattarsi ai cambiamenti, definendola anche come «modo per gestire un mondo in perpetuo squilibrio».
Secondo Maria Elena Magrin, docente presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca e studiosa di questa materia da anni, tutti quanti siamo dotati di un bagaglio di resilienza, solo che in alcuni è più consistente: sono coloro che riescono a vedere le opportunità in situazioni critiche, e accettano il cambiamento come parte della vita, esattamente come un’ulteriore esperienza esistenziale, senza farne un dramma, ma continuando ad andare avanti anziché rimanere statici.
guarire-con-la-nuova-medicina-integrata-libro-1Esempio perfetto di “novello eroe resiliente” è, per esempio, il protagonista di Unbroken, il film prodotto e diretto da Angelina Jolie, che uscirà in Italia a fine gennaio 2015, sulla storia di Louis Zamperini, campione olimpico spedito al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale, catturato e torturato dai nazisti. Liberato nel 1945, tornò a casa e si rifece una vita soddisfacente.

Lottare contro la malattia
La resilienza è anche la virtù che può fare la differenza in un periodo di malattia. Lo sa bene il professor Enzo Soresi, autore del testo Guarire con la nuova medicina integrata, in cui ci parla di un uomo che ha soprannominato Ulisse, colpito da tumore alla pleura a soli 36 anni, e contro cui ha lottato coraggiosamente come l’omonimo eroe mitologico, sempre pronto a nuove avventure pericolose e sfide con i propri limiti umani.

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Il professor Enzo Soresi, pneumologo e oncologo.

 «Nel libro citato”, ci dice “avevo affrontato il tema della resilienza, con l’idea che questa capacità di convivere con malattie gravi fosse da ascrivere a come si è sostanzialmente stati allevati da piccoli, perché è nei primi anni di vita che si affrontano i problemi emozionali”.Una tecnica semplice per potenziare la propria resilienza di fronte ad eventi stressogeni che da qualche anno sto suggerendo ai miei pazienti è la Mindfulness, sviluppata qualche anno fa negli Stati Uniti, molto semplice ed efficace: si impara in poche sedute e si pratica autonomamente». La traduzione di Mindfulness è consapevolezza: non a caso permette di stare continuamente in relazione con se stessi e con il mondo circostante, accettando l’esistente, il qui ed ora, senza rimanere troppo ancorati al passato ed evitando di proiettarci in un futuro che non possiamo controllare, ma vivendo attivamente il nostro presente.

Il coraggio di Lucia Annibali, sfregiata dall’acido
Suggerisce il dottor Soresi di seguire l’esempio positivo di persone nostre care o di coloro che sono saliti alla ribalta mediatica per trarne giovamento ed essere spronati a reagire alle avversità, in modo costruttivo.
Un caso di eroina resiliente dei nostri giorni potrebbe essere considerato, a pieno titolo, quello di Lucia Annibali, 36 anni, avvocato originario di Urbino che nella primavera 2013 è stata sfregiata dall’acido da due sicari assoldati dall’ex fidanzato, che continuava a molestarla ossessivamente. Da quel giorno ha subito oltre dieci interventi, e ancora diversi ne dovrà affrontare prima di ritrovare una fisionomia del viso vicina a quella originaria. Specchiarsi senza riconoscersi, oltre al dolore fisico e alle conseguenze psicologiche che ciò ne ha comportato, è stata un’altra devastante forma di violenza, ma Lucia non s’è lasciata sopraffare e, al contrario, ha trovato il coraggio di portare la propria testimonianza non solo nei reparti ospedalieri dei gravi ustionati come lei, dove presta volontariato, ma anche sui giornali, in televisione, nelle università e in varie occasioni pubbliche.

Lucia Annibali al Quirinale
Lucia Annibali con Giorgio napolitano.

Per il suo coraggio ha ricevuto  l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana dal presidente Giorgio Napolitano.
«Una cosa è chiarissima, dopo quella sera», ha scritto la giovane donna sulle pagine Web del  Corriere in occasione della Giornata Internazionale contro il femminicidio. «Trasformare il proprio dolore in bene è l’arma più potente che puoi usare contro chi ti ha fatto del male». E ancora: «Oggi mi trucco, ho una pelle quasi normale e la maschera non è più un problema, anche se attiro gli sguardi altrui perché sembro Annibal the cannibal. Non importa. L’importante è guarire, farcela. E sono felice quando so che questo mio atteggiamento ha aiutato una donna a uscire dal silenzio o a essere se stessa».

Cristina Penco
Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it