Universi paralleli

Nella prima puntata ci siamo lasciati prospettando, in qualche modo, la situazione del ‘900, e il crollo delle certezze che questo secolo ha portato con sé. Per questo motivo ho definito il ‘900 il “secolo dell’incertezza”. E forse a qualcuno questa definizione può sembrare strana, se pensiamo che, almeno nella storia a noi conosciuta, questo è stato il secolo che ha visto il più grande sviluppo scientifico e tecnologico mai osservato in precedenza. Questo non appare così strano, in quanto sono fermamente convinto che l’incertezza, il minare certezza preconcette e spesso dogmatiche è la chiave per l’evoluzione, per andare verso qualcosa di differente, di migliore.

5f49c1a1c5La scienza moderna, e in questo mi riferisco in particolare alla fisica, o meglio, a quella branchia della fisica detta Meccanica Quantistica, ha posto diversi parametri che vanno a negare quella che è l’osservabilità oggettiva. Una fisica che è strettamente legata al pensiero del ‘900, dove la certezza non è quasi più di casa e dove domina l’incertezza, che in campo matematico ha visto la dissoluzione di tutto ciò che è ovvio e scontato, sino ad arrivare ad un’idea di teorie per così dire “vuote”, dove quindi i concetti sono estremamente generali e proprio per questo si possono applicare ad uno svariato numero di modelli specifici. E dove, fatta salva l’oggettività, possiamo scegliere i punti di partenza di una teoria come noi vogliamo, generando quindi molte teorie differenti una dall’alta.
Sempre in campo matematico, il matematico austriaco Kurt Gödel ha definito un Teorema di incompletezza, in base al quale in una teoria esistono elementi che, pur essendo veri, non possono essere dimostrati all’interno della teoria stessa. Un’assunzione di questo tipo è sicuramente molto spirituale, perché viene a definire che, data qualsiasi teoria, occorre in ogni caso aggiungere altro – e poi altro ancora – per dimostrare qualcosa. Possiamo anche sostituire “altro” con “oltre” e definire che per ogni cosa c’è sempre un “oltre” che occorre introdurre per poterla pienamente e interamente definire. Al di là di tutti questi “oltre”, abbiamo forse quel “punto all’infinito” da cui tutto emana. Forse l’Essenza divina stessa.

godelx447
Il matematico austriaco Kurt Gödel.

Nello stesso tempo, quanto il teorema di Gödel ha dimostrato ci invita anche ad andare sempre avanti, ad allargare le nostre percezioni. Ci dice, in sostanza, che se restiamo fermi, senza espanderci anche solo mentalmente, non c’è possibilità di evoluzione; e anche che, se non allarghiamo le nostre prospettive, ci troveremo ben presto in una situazione dalla quale non riusciremo più proseguire.
Credo che il risultato ottenuto da Gödel sia applicabile anche all’attuale crisi economica. Infatti, sembra proprio che si sia raggiunta una situazione che, per essere risolta, ha bisogno dell’introduzione di nuovi parametri all’interno del sistema economico nel quale ci troviamo. Non credo sia possibile risolvere l’attuale crisi a partire dalle strutture di questo sistema. E il fatto che questa crisi non lasci vedere una possibile uscita penso che lo possa far comprendere.
Tornando al discorso più strettamente fisico, dagli elementi descritti poco sopra, verosimilmente, è partita la nascita di strutture che, in qualche modo, esulano dall’esperienza come la conosciamo noi. La realtà che osserviamo, quindi, può essere vista soltanto come una proiezione tridimensionale di qualcosa di molto più grande. Il fisico e matematico russo Aleksandr Markovic Polyakov ha dimostrato, a tal proposito, con una sua nota equazione, che l’universo in ci viviamo ha dalle 11 alle 26 dimensioni. Questo ci dice che la realtà che percepiamo non è la realtà con la R maiuscola, ma solo una nostra rappresentazione della realtà stessa.

Polyakov1
Il fisico e matematico russo Aleksandr Markovic Polyakov.

Il fisico francese Alain Aspect è andato ancora oltre, con la sua teoria dell’Universo Illusione. Aspect ha definito, in questa teoria, come tutto l’universo sia in realtà un insieme di onde e frequenze che la nostra mente codifica in suoni e immagini. Secondo questa teoria, quello che noi percepiamo come separato è soltanto un’illusione, come se noi percepissimo dei monitor distanti che inquadrano, però, lo stesso oggetto. Noi percepiamo il monitor, ma l’oggetto è un’altra cosa. La realtà, come noi la conosciamo, diviene in base a questa teoria solo una nostra interpretazione, una nostra rappresentazione.
Il fisico tedesco Werner Heisenberg, invece, con il suo “principio di indeterminazione”, ha definito che esistono delle grandezze cosiddette “incompatibili”, che quindi non possono essere misurate nello stesso tempo. Tra queste, la posizione e la velocità di una particella. Un principio di questo tipo appare davvero sconvolgere i parametri di oggettività di misurazione, andando a notare che l’osservazione stessa determina lo stato di una particella. Che, quindi, quella che si definisce “oggettività scientifica” non è più valida, o è valida soltanto entro certi termini.
Interessante, a tal proposito, è quanto emerge nella cosiddetta “Interpretazione di Copenaghen”, elaborata in base ai lavori di Heisenberg e del fisico danese Niels Bohr. In base a questa interpretazione, la misurazione o l’osservazione di un fenomeno provoca quello che si definisce “collasso della funzione d’onda”, vale a dire che, se prima dell’osservazione o misurazione di un evento fisico vi era un pacchetto di onde, dopo vi sarà solo un’onda piana. Questo ci potrebbe dire che tutti i possibili risultati di un evento esistono sinché non viene compiuta una misurazione o un’osservazione. Dopo quella, uno solo dei possibili risultati rimane. Questo significa che la nostra osservazione, o, in un certo senso, il nostro modo di guardare la realtà, determina quale evento si verifica. Qui si ritrova pienamente la “legge d’attrazione”, che appare avere un fondamento del tutto scientifico.

werner-heisenberg_MJsY5
Il fisico tedesco Werner Heisenberg.

Nella fisica moderna l’incertezza emerge sin dall’inizio, quando si definisce la traiettoria di una particella unicamente come probabilità. Questo significa che non esiste una traiettoria di una particella, ma solo la probabilità che questa particella si trovi in una determinata regione dello spazio. E, nello stesso tempo, si afferma che noi non possiamo predire, con certezza, la posizione di una particella, ma soltanto dove è probabile che si trovi. Non esiste, quindi, un qualcosa di certo, ma solo di fortemente probabile.
Einstein aveva, a suo tempo, rifiutato questa assunzione, affermando che “Dio non gioca a dadi”. Tuttavia, credo che questa sia un’assunzione fondamentale per la visione odierna del mondo. Infatti, essendo noi stessi onde, ed essendo, ad esempio, onde quelle che la nostra mente emette, affermare che non esiste una traiettoria ma solo una probabilità equivale ad affermare che una particella, per andare da una posizione ad un’altra potrebbe compiere il giro dell’universo. E la stessa cosa vale anche per l’informazione, che potrebbe essere ovunque. Estendendo il discorso, questo ci può portare a dire che le nostre onde, la nostra energia, possono essere ovunque. Questo asserto coincide pienamente con quello delle filosofie orientali.

multiverso-1
Secondo Polyakov, l’universo ha da 11 a 26 dimensioni.

Se quindi da una parte questo assunto pone incertezza, dall’altra pare ad una visione dell’uomo ben più globale, e ci dice che siamo molto di più di quanto crediamo di essere.
Questa visione di Scienza elimina anche i discorso di separazione. Come anche il filosofo Ervin Laszlo ha affermato insieme ad altri, mentre la fisica di una volta (la visione positivistica) vede parti che costituiscono un tutto,  la visione moderna di scienza vede una totalità di cui vi sono delle parti, senza separazione. Il fisico Vittorio Marchi, parlando dell’uomo, afferma che noi siamo “cosmi individualizzati”. Quindi, esiste un’essenza che sta al di sopra di tutto. Quella che alcuni definiscono un’”essenza atemporale”, in cui tutto è immerso.
Una visione della scienza di questo tipo ha portato ad un fatto interessante: negando, forse, un po’ di valore all’esperienza sensoriale immediata, si è assistito allo sviluppo di una fisica che non parte più dall’esperienza sensoriale, ma da parametri astratti, dove l’esperienza fisica, forse, giungerà molto dopo l’astrazione. L’oggettività, se vogliamo, è garantita proprio dall’essere il linguaggio utilizzato di tipo matematico, che è un linguaggio oggettivo.
In una visione scientifica di questo tipo, fenomeni come la telepatia e parte di quei fenomeni che oggi vengono definito come paranormal, non appaiono più così assurdi. C’era anche chi afferma che, in qualche modo, anche se la fisica moderna non è in grado di darne un modello empirico, riesce tuttavia a darne un modello teorico.

Quantum
il fenomeno dell’Entanglement, in base al quale due particelle possono scambiarsi informazioni anche da una parte all’altra dell’universo.

Un fenomeno, del tutto dimostrato, che va a comprendere anche quei fenomeni particolari ed inusuali che conosciamo, è quello dell’Entanglement, in base al quale due particelle che sono state in contatto, anche se per pochi istanti, possono scambiarsi informazioni anche da una parte all’altra dell’universo. Il discorso può essere esteso anche a strutture più complesse, come l’uomo. Se consideriamo un fenomeno di questo tipo, dobbiamo necessariamente considerare che esiste una forma di comunicazione differente da quella che noi conosciamo e la possibilità di accedervi. Tutti i fenomeni legati alla trasmissione del pensiero e così via potrebbero quindi essere collegati a questa comunicazione. Esiste quindi un’altra forma di comunicazione, alla quale alcuni riescono ad accedere. Ma che, almeno secondo me, in potenza è accessibile a tutti: è solo questione di consapevolezza.
Un altro esempio, se così si può chiamare, di metacomunicazione, è quello dato dalla Risonanza Morfica, studiata dal biologo Rupert Sheldrake. La teoria del campi morfici viene ad affermare che un membro di una specie si sintonizza in qualche modo con altri membri della stessa specie.
E vi sono esperimenti che paiono avvalorare questa tesi, soprattutto quanto un numero sufficiente di elementi di una specie sviluppano una determinata caratteristica. Allora, questa diviene disponibile per tutti gli elementi di quella specie. Si viene a definire quindi una sorta di campo informativo che non fa direttamente parte del nostro spazio–tempo.
Una visione scientifica di questo tipo, sicuramente, non esula dalla sfera spirituale. E come lo stesso Capra affermava nel suo noto “Il Tao della Fisica”, è vicina alla visione delle filosofie orientali.

Rupert+Sheldrake
Rupert Sheldrake

Nella cosiddetta “Medicina Vibrazionale”, la definizione che viene data dei corpi sottili, ad esempio, è quella di corpi che vibrano più velocemente della luce. Superando tale velocità si alterano le percezioni di spazio e di tempo e ci si pone in un certo senso in un sistema differente di percezione. Ponendo i corpi sottili in questo modo, li si definisce in maniera del tutto scientifica, anche secondo la matematica di oggi. Stabilendo, quindi, una visione molto più allargata e globale della realtà.
Potremmo continuare il nostro discorso a lungo, ma credo sia il caso di fermarsi qui, per non entrare troppo in dettagli tecnici, che invito comunque, chiunque lo vorrà fare, ad approfondire.
La visione che deriva dalla scienza moderna è quella di una scienza meno presuntuosa, meno dogmatica. Il fatto stesso che non sia più così legata all’esperienza sensoriale, alla cosiddetta prova scientifica, ne fa qualcosa che non nega più una cosa soltanto perché non è osservabile. E crea un modo di essere e di percepire la realtà più capace di sospendere il giudizio, piuttosto che di dare affermazioni categoriche, come la scienza ha fatto purtroppo diverse volte. Lo scopo di tutto questo dovrebbe essere, in sostanza, quello di avere una scienza “duttile”, capace, dato un fenomeno di qualsiasi tipo, invece che cercare di inglobarlo in schemi rigidi, e negarlo se non è conforme a questi, di allargarsi sino a costruire strutture in grado di inglobarlo e definirlo. E se non ci riesce, semplicemente sospenda ogni giudizio.
Questo, secondo me, è il modo corretto di fare scienza e ricerca, Un modo che porta e sempre più porterà verso le scoperte più interessanti. E che darà origine ai risultati più belli in ogni campo della ricerca umana.

(Seconda puntata – Fine)

Per saperne di più:
Max Tegmark: L’universo matematico. La ricerca della natura ultima della realtà. Bollati Boringhieri (Torino)
Sulla storia della trigonometria: http://php.math.unifi.it/convegnostoria/materiali/fiocca0.pdf
Sulla storia della matematica: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_matematica
Sul Principio di Indeterminazione di Heisenberg, vedi: http://www.edicolaweb.net/atlan26a.htm
Sull’Entanglement: http://scienze.fanpage.it/nuova-conferma-per-l-entanglement-il-piu-grande-mistero-della-fisica/

Sergio Ragaini
Nato a Milano. Laureato in Matematica, ha sempre visto la matematica e la fisica come una sorta di “sesto senso”, che ci fa intuire nuovi mondi, anche dentro di noi. Cercando una visione unitaria dell'uomo e della cultura, si è occupato di diverse cose, spaziando dall'insegnamento al giornalismo. Ha collaborato con diverse riviste, occupandosi dei più disparati argomenti, dal cinema al turismo, alla spiritualità. Parte importante, per lui, è anche la musica, che pratica attivamente, e che per lui è anche un modo per andare al cuore dell'uomo.