Oltre 650 milioni di ragazze e circa 115 milioni di ragazzi costretti al matrimonio prima dei 18 anni.
«Avevo 15 anni quando un uomo, più grande di me di 14 anni e già sposato, mi ha chiesto in moglie. Ero giovane e non capivo nulla», dice la giovane che racconta la sua drammatica esperienza di matrimonio precoce.

La testimonianza è presente in un report dell’UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione dedicato alla salute sessuale e riproduttiva, promotore di una campagna mondiale per dire “No, non voglio” al child marriage, il cosiddetto matrimonio infantile o matrimonio precoce o, ancora, nozze forzate.
Continua la “sposa bambina”: «Mi ha convinta che mi avrebbe portata via, che avremmo vissuto felici per sempre, che mi avrebbe comprato tutto ciò che volevo. Gli ho creduto ed ero felicissima. Non vi avevo già detto che ero molto giovane?».
Secondo l’organizzazione umanitaria, a livello globale, 1 ragazza su 5 è coniugata o promessa in sposa prima del suo diciottesimo compleanno: è successo a oltre 650 milioni di donne e ragazze. Entro il 2030, altri 150 milioni di loro potrebbero ritrovarsi con una fede al dito prima di avere compiuto 18 anni.
Violati i diritti umani
Quella del matrimonio infantile è una forma di violenza di genere, ma, al contempo, rappresenta una violazione di numerosi diritti umani. Una discriminazione che limita l’indipendenza delle più giovani e rafforza la convinzione che l’unico destino incontrovertibile e perfino auspicabile per una persona sia sposarsi e avere figli. Questa pratica è vietata da molti accordi internazionali.

Nel 1994 i partecipanti alla Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo hanno invitato i Paesi a eliminarla, come si è impegnato a fare anche il Summit globale di Nairobi sull’ICPD25 (International Conference on Population and Development). In base a quanto diffuso dall’ONU, una ragazza su tre, nel mondo, dà alla luce un figlio prima dei 20 anni.
Le complicazioni legate a gravidanza e parto sono tra le principali cause di morte tra le adolescenti dai 15 ai 19 anni. Le nascite adolescenziali rappresentano il 16% di tutte le nascite globali, e oltre la metà delle seconde gravidanze in adolescenza avviene entro soli 23 mesi dal primo parto.
In molte regioni, inoltre, se il neonato non è un maschio, la madre può subire violenze da parte del marito o della famiglia di lui. Le ragazze sposate prima dei 15 anni hanno il 41% di probabilità in più di subire violenza da partner rispetto a quelle che si sposano dopo i 18 anni.
Spirali di violenze

Guerre, sfollamenti e disastri climatici: il numero dei matrimoni precoci aumenta ulteriormente in contesti umanitari fragili, in cui mancano i mezzi di sussistenza e l’istruzione subisce una battuta d’arresto. Nonostante le leggi lo vietino quasi ovunque, si stima che circa 12 milioni di ragazze continueranno a sposarsi ogni anno da una parte all’altra del globo. In molti Paesi, infatti, il divieto prevede eccezioni legate al consenso dei genitori, a norme religiose o consuetudini consolidate.
Sempre in base ad alcune statistiche e ricerche del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, in Africa circa 140 milioni di donne e ragazze hanno subito mutilazioni genitali femminili; tra queste, oltre 40 milioni sono state anche costrette a un matrimonio precoce.
Purtroppo, i progressi ottenuti a livello globale hanno subito un rallentamento a causa della pandemia da Covid-19. Elementi come la mancata o scarsa socialità, l’interruzione dei percorsi scolastici e l’indigenza non possono che aggravare il fenomeno.
Mariti prima dei 18 anni
Sebbene esistano differenze biologiche e sociali tra bambine e bambini e tra ragazze e ragazzi, il matrimonio infantile coinvolge anche un numero significativo di minori di sesso maschile e costituisce, in ogni caso, una grave violazione dei diritti umani. Le stime parlano di circa 115 milioni di ragazzi e uomini sposati prima dei 18 anni a livello globale. Come accade alle “spose bambine”, anche i ragazzi costretti a nozze precoci sono chiamati ad assumere responsabilità adulte per le quali spesso non sono pronti, né dal punto di vista psicologico né da quello economico. E così si ritrovano prigionieri di vincoli che li fanno diventare padri prima del tempo, con un aumento delle pressioni legate al sostentamento della famiglia e una drastica riduzione delle opportunità di crescita da tutti i punti di vista.
Effetto domino
I bambini e i ragazzi che sono costretti a sposarsi prima dei 18 anni sono numericamente inferiori rispetto alle loro coetanee, ma, come già sottolineato, subiscono allo stesso modo una violazione dei loro diritti e uno stop feroce all’infanzia e all’adolescenza. La giornalista e fotoreporter Stephanie Sinclair ha raccolto varie testimonianze dirette di “sposi bambini” per NPR (National Public Radio).
Quei racconti mettono in luce gli effetti spesso irreversibili del matrimonio precoce: brillanti studenti che hanno dovuto interrompere bruscamente la loro formazione, unioni segnate da inevitabile immaturità e sofferenze reciproche, profonde depressioni, isolamento, forte disagio emotivo, suicidi tentati o compiuti.
Secondo lo psicologo Pashupati Mahat, sentito da Sinclair, questi giovani vengono spinti a “diventare adulti” bruciando le tappe, senza che possiedano le risorse psicologiche necessarie. Le drammatiche conseguenze sul modo di vivere la genitorialità e le relazioni familiari non si fanno attendere.
Contesti fragili
Negli Stati più fragili – dove il matrimonio precoce è strettamente legato a contesti socio-economici vulnerabili e alla mancanza di protezioni efficaci per l’infanzia – la prevalenza dei matrimoni precoci può arrivare fino al 35%, quasi il doppio della media globale. Questo fenomeno è particolarmente evidente in Paesi come Bangladesh, India, Nigeria, Etiopia, Chad e Repubblica Centrafricana e Nepal, dove fattori come povertà, conflitti e instabilità sociale aumentano il rischio per le ragazze di sposarsi da bambine. Anche in Paesi più grandi come il Brasile, pur con percentuali leggermente inferiori, il numero assoluto di matrimoni infantili resta significativo.
La battaglia legale in Colombia

Fa riflettere l’esperienza della Colombia: sebbene il matrimonio infantile fosse tecnicamente proibito, un articolo del Codice Civile del 1887 consentiva a coloro che avevano più di 14 anni di sposarsi, con il consenso dei genitori. Così come accade in altre parti del mondo, nelle famiglie povere il matrimonio infantile viene spesso visto come una soluzione per alleggerire il carico economico e affidare la cura della figlia a un’altra famiglia.
Secondo l’UNICEF, attualmente una adolescente colombiana su cinque è sposata, e una bambina su dieci tra i 10 e i 14 anni vive come se lo fosse. Tuttavia, grazie a una lunga battaglia legislativa condotta da attiviste e politiche quali la senatrice Clara López e dalla deputata Jennifer Pedraza Sandoval, di recente – dopo svariati tentativi andati in fumo – la Colombia ha finalmente approvato una legge che vieta i matrimoni durante l’infanzia e l’adolescenza, senza alcuna eccezione.
E in Italia?
Nel nostro Paese, come noto, l’età minima per poter sposarsi è 18 anni, con possibilità di deroga dai 16 anni tramite Tribunale dei minori. Non esistono statistiche nazionali ufficiali sui matrimoni precoci, ma studi locali e inchieste documentano casi significativi anche nelle periferie urbane, non solo nelle comunità rom o nei gruppi familiari di recente immigrazione, seppur prevalenti.
In base ai dati rilevati dal Ministero dell’Interno, nel biennio compreso tra il 2019 e il 2021 nella Penisola sono stati rilevati 35 casi di matrimoni forzati: la maggior parte si concentra nelle regioni del Nord Italia, con una particolare incidenza in Lombardia, in particolare nella zona del bresciano, e in Emilia-Romagna. Nel nostro Stato, i matrimoni precoci possono configurare diversi reati previsti dal Codice penale: costrizione o induzione al matrimonio, atti sessuali con minori, sottrazione di minori, tratta di persone e violenza privata. Nei casi più gravi, il Tribunale per i minori può anche disporre l’allontanamento dalla famiglia.
Il ricordo di Saman Abbas

La vicenda di Saman Abbas, diciottenne di origini pakistane scomparsa il primo maggio 2021 a Novellara, nel cuore delle campagne reggiane, ha scosso profondamente l’opinione pubblica. All’inizio si era parlato di allontanamento volontario, ipotesi a cui gli inquirenti non hanno creduto. Sei mesi dopo, il 27 novembre, il suo corpo è stato ritrovato in una fossa vicino alla casa in cui viveva con i genitori.
Saman è stata uccisa da diversi componenti della sua famiglia per aver rifiutato un matrimonio combinato con un cugino in Pakistan ed essersi fidanzata con un coetaneo, Saqib Ayub, a sua volta di origini pakistane e cresciuto in Italia.
Una scelta disapprovata fortemente dagli Abbas. «Saman mi manca troppo, era il mio primo amore, volevo sposarmi con lei perché la mia vita è di Saman. Io oggi non ho paura di niente, della mia vita non me ne frega niente».
È stato questo il pensiero di Saqib, il fidanzato di Saman alle telecamere della trasmissione Dritto e Rovescio del 1° luglio 2021, poco dopo la scomparsa della ragazza e solo qualche mese prima del rinvenimento del cadavere. «Il 27 aprile sente che lo zio dice che quando sarebbe arrivata a casa l’avrebbe uccisa. Io le ho detto vai subito dai carabinieri…».
Spezzare le catene

Spesso il matrimonio precoce tende a ripetersi di generazione in generazione. Nonostante molti giovani, reduci da esperienze traumatiche, siano impegnati nella lotta contro questa pratica, diversi membri delle loro famiglie continuano a essere spinti a celebrare nozze forzate durante l’infanzia e l’adolescenza.
Esistono vie di uscita? Come fanno notare diversi esperti, alcune opportunità concrete potrebbero arrivare se si investisse seriamente nell’istruzione dei minori e degli adolescenti negli Stati più fragili e a rischio, così come nell’accesso ai sistemi sanitari. Andrebbero create più occasioni lavorative ed economiche per uomini e donne.
A livello culturale, il concetto di onore familiare dovrebbe essere separato dalle scelte affettive.
Per provare a spezzare questo ciclo tragico e permettere ai giovani di costruire liberamente il proprio futuro, sarebbe più che mai necessario un approccio multidisciplinare che integri il rafforzamento delle tutele legali e la loro effettiva applicazione alla protezione e al sostegno alle vittime, coinvolgendo attivamente tutta la comunità in un percorso di cambiamento.
Per saperne di più:
Sui matrimoni forzati e prospettive:
https://www.unicef.org/blog/path-towards-ending-child-marriage
https://www.unfpa.org/child-marriage?utm_source=chatgpt.com
https://www.savethechildren.net/ending-child-marriage?utm_source=chatgpt.com
Sugli sposi bambini:
https://www.npr.org/sections/goatsandsoda/2022/01/02/1066099271/child-grooms-are-often-overlooked-in-the-fight-to-stop-child-marriage







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