Incredibile. Nella cattedrale troviamo simboli legati a Celti, Sumeri, Templari, Massoni…
La costruzione del Duomo pone un problema ancora non risolto: capire dove i cittadini della Milano medievale abbiano ottenuto le risorse economiche sufficienti per la costruzione di questa imponente opera architettonica, per la quale ci sarebbe voluto molto più denaro di quanto effettivamente ne possedesse il Comune. Lo stesso vale per le grandi basiliche europee, opere di ingegno e meditazione filosofica e scientifica.
Il tesoro dei Templari

Il segreto delle cattedrali si nasconde dietro lo scudo crociato di un famoso ordine dei cavalieri Templari. Costituiti nel 1118 per difendere il Santo Sepolcro, i cavalieri di Cristo devono aver appreso, nell’Oriente delle crociate, segreti, nozioni tecniche/architettoniche e formule alchemiche, prima sconosciute agli occidentali.
L’Oriente dell’epoca delle crociate era molto più evoluto dell’Occidente, e i Templari avrebbero trovato molto più di quanto andavano cercando.
Ciò che scoprirono nei sotterranei della moschea di Omar a Gerusalemme lo deduciamo dalle opere lasciate, le cattedrali appunto, dalle ricchezze con le quali divennero l’ordine più potente nell’Europa cristiana, a tal punto che Filippo il Bello, indebitato re di Francia, li processò, li privò dei loro averi accusandoli di eresia e li condannò tutti a morte, dal primo all’ultimo con l’appoggio del papa Clemente V, inizialmente contrario.
Gian Galeazzo Visconti iniziò la costruzione nel 1386 sul luogo dove sorgeva il battistero di San Giovanni, dove Sant’Ambrogio aveva battezzato Sant’Agostino.
Maestoso e imponente, vero rompicapo anche per gli architetti contemporanei, il Duomo ha una lunghezza esterna di 157 m. e un’area interna di 11. Conta 135 guglie e 2245 statue. La guglia centrale con la statua dorata della “Madonnina”, è alta 109 metri.
Il Duomo e lo Zodiaco
Sulla facciata del secondo portale d’ingresso di sinistra, spicca una formella tra le tante, raffigurante un albero, precisamente una quercia, che i Druidi veneravano essendo simbolo di forza, coraggio, vigore e rinascita. Per i celti è il Dio Dagda “dio buono”, una divinità della mitologia irlandese, associata alla guerra, alla fertilità, e alla magia dei druidi. per i romani impersonava Giove.

Anche nel portone principale, c’è una quercia che si dirama dando origine a formelle raffiguranti sull’ala destra del portone la nascita di Gesù e, sull’ala sinistra, la sua morte e passione. Le sue radici in basso al portone si allungano e originano rami che si estendono per tutta l’altezza del portone sorreggendo la Madonna, Gesù, la Trinità e tutta una schiera di angeli.
Tale albero potrebbe rappresentare anche la simbologia dell’albero della vita o il famoso albero proibito, quello della conoscenza del bene e del male, gli alberi erano due e infatti viene detto al Cap 3:22 di Genesi:
“… l’uomo è diventato come uno di noi (l’Elohim Yawe) per la conoscenza del bene e del male. Ora egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita ne mangi e viva sempre! “. Era l’albero i cui frutti donavano lunga vita fino all’immortalità. Così molte interpretazioni rabbiniche, corrispondenti alle centinaia di anni di lunghezza della vita dei patriarchi antidiluviani.
Il senso di sorreggere l’impianto della ‘salvezza’, Gesù, sua madre, è chiaro: dunque il riferimento deve essere l’albero della vita, la nuova vita, la novità cristiana, la nuova alleanza, come afferma la teologia. Equivoca l’identità dell’albero Sacro con la quercia celtica e le divinità ad essa associate. Ricordiamo in breve che le simbologie sono tutte interscambiabili, i poteri le usano indifferentemente, le connotano nel loro sistema, ma ad un altro livello sono comunicanti come i poteri sottostanti, il complesso sistema di potere è il medesimo.
La facciata e i legami col passato non cristiano
Sulla facciata proprio sopra il portone centrale, nella balaustra, spicca a sinistra una statua femminile che porta una torcia nella mano destra e un particolare copricapo con corona a punte. L’opera secondo alcuni studiosi sarebbe stata fonte di ispirazione della statua della libertà di New York, pressoché identica, che fu regalata a New York dalla massoneria francese.
Libertà che porta la luce che illumina il mondo, ma presente da migliaia di anni fa, di origine sumerica, che rappresenta Inanna o Ishtar, o Astarte, Venere ecc. adattamenti dei vari popoli alla dea sumerica, nipote prediletta di Anu, signore degli Anunnaki, quelli che sono ‘discesi’ sulla terra, secondo le tavolette sumeriche, portando conoscenze e manipolando il DNA dell’ominide del pianeta terra per renderlo Sapiens.
Interessante la presenza della dea sumera Inanna

Interessanti gli attributi di Inanna: principale divinità femminile mesopotamica, dea dell’amore, della fertilità, della guerra e dell’erotismo, identificata con la stella Venere. Originata dalla dea sumera Inanna, Ištar è una figura complessa sia come figura benefica (legata alla maternità, alla bellezza e al desiderio) che terrificante (legata alla guerra e alle tempeste), rappresentando sia il ciclo della vita e della fertilità che il conflitto. Il suo culto era centrale a Uruk e Babilonia, dove le fu dedicata la celebre Porta di Ishtar.
Le qualità di Inanna di maternità e bellezza insieme a guerra e tempesta – il termine designa anche fuoco, esplosioni – costituiscono l’impianto dello sviluppo umano fin dall’antichità, il dualismo per cui non c’è pace senza guerra, non c’è vita senza conflitto. Gli antichi testi sumerici, babilonesi, l’Antico Testamento ne è ricolmo, sono permeati di conflitti, guerre, massacri, sacrifici e olocausti ecc., raccontano le stesse storie, e la storia attuale sembra essere una fedele copia in continuità con queste cronache. L’origine dei ‘mali’ è già stato scritto.
Misteri senza risposta
Entrando all’interno la luce velata che penetra dalle vetrate gotiche produce un’atmosfera di mistica solennità, ma anche misteriosa, poiché il cristianesimo da secoli non si smentisce, e nei secoli non ha mai risposto a domande profonde di senso, richieste di spiegazioni su molte questioni fondamentali, le origini del cristianesimo, la presenza di circa una ottantina di Vangeli incoerenti, eludendo le risposte poiché esse sono impossibili, e così vengono rinviate sul piano del ‘mistero’, dunque insondabile. La parola chiave è: ‘mistero della fede’.
Parallela alla facciata rivolta a Ovest, appena entrati, notiamo sul pavimento una sottile linea d’ottone estesa per tutta la larghezza dell’edificio. A nord, proprio a sinistra, la linea sale lungo la parete, in verticale, e termina con un riquadro nel quale è raffigurato il segno zodiacale del capricorno, segno zodiacale corrispondente alla ‘scelta’ di fare nascere Gesù il 25 dicembre, Dies Solis Invictus romano. Ma non possiamo dimenticare che il Capricorno è anche l’animale col quale viene raffigurato il diavolo/satana/belzebù.
Non può essere superficiale coincidenza, i sapienti di ogni epoca comunicano e avvertono attraverso i simboli, quasi mai in modo diretto.
All’interno del Duomo, l’impressione di essere di fronte ad un’antica foresta di querce (le colonne gotiche) è molto convincente: e infatti i Maestri Comacini che contribuirono alla costruzione ben conoscevano il valore della tradizione celtica.
La leggenda del Tarantasio

Sempre sulla facciata del Duomo, possiamo notare varie figure di draghi e di serpenti, presenti in Italia soltanto su questa cattedrale, mentre sono molto diffuse nelle cattedrali europee. Tra questi Tarantasio, ucciso da secondo la leggenda da Uberto Visconti, capostipite della dinastia signorile di Milano
In ogni basilica o cattedrale, come in S. Ambrogio (si veda articolo precedente), si osserva una miriade di animali che si affrontano, si aggrediscono, con denti, artigli, in perenne lotta.
Gli storici dell’arte lo chiamano ‘bestiario’, senza spiegazioni convincenti: non è giustificato infatti che scene così violente, feroci e mortali debbano essere rappresentate nel sito che dovrebbe essere principalmente il luogo della pace, dell’amore, della divinità (ritorneremo sul tema che ci porterebbe su altri territori).
Procedendo all’interno, sull’altare troviamo quello che si dice sia un chiodo della crocifissione,
A
sinistra dell’altare vi è una grande menorah di bronzo, il candelabro ebraico a sette braccia, meglio conosciuto come Candelabro Trivulzio; la cattedrale, ricca di statue e ornamenti, è un concentrato di geometria sacra, ma anche di evidente legame con l’ebraismo.
Ricordiamo che Yeshua era ebreo, e non è venuto, egli dice, ad abolire la legge (Torah) e i profeti, ma a compierla, e: “.…non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”, dunque non si è rivolto all’umanità, a tutti i popoli della terra.
Anche a livello teologico ci sono state ipotesi che affermavano non solo il legame con Israele, ma configuravano il cristianesimo come in continuità con esso, e solo in abile apparenza in contrasto.
L’ottagono di cristallo e l’orologio astronomico
Il 29 marzo del 2012 è stato installato un ottagono di cristallo, alto 699 centimetri (multiplo trinitario), largo 365 come i giorni dell’anno, solido e al tempo stesso diafano, un concentrato di simbologie numeriche antiche ma al tempo stesso una struttura moderna dentro a un Tempio antico, che serve per la meditazione, ma anche prosaicamente per l’esposizione e vendita dei libri (8 è anche il numero delle finanze.
Il cristallo è posizionato all’inizio della navata destra attraverso il foro del tetto, connesso da secoli all’orologio astronomico, incastonato nel pavimento, subito dopo l’ingresso. L’ottagono si trova proprio fra le prime due colonne (sembrano quelle sephirotiche o massoniche) sulla destra guardando l’altare, simmetrico rispetto al fonte battesimale sul lato opposto.
La cuspide è idealmente collegata all’immagine della guglia maggiore o il rapporto aureo di 1,618 lo stesso che regola la spirale delle conchiglie o la disposizione dei petali della rosa.
Un raggio di sole in momenti determinati della giornata colpisce il cristallo attraverso il foro del tetto connesso da secoli all’orologio astronomico incastonato nel pavimento (con segni zodiacali inclusi).
Occhio che tutto vede, un simbolo massonico

Lungo le navate sono posizionati i ‘confessionali’, opere lignee di abile fattura. Tra il confessore e il penitente è frapposta una grata, in modo che solo dall’interno si possa distinguere, essendo buio. Le grate metalliche presentano un duplice disegno, al di sopra il triangolo massonico con all’interno ‘l’occhio che tutto vede’ e al di sotto il simbolo dei gesuiti, IHS, in uso fin dal sedicesimo secolo.
Il penitente è controllato dall’occhio che vediamo nella banconota da un dollaro, la cui origine è Horus, il dio egizio; mentre nel tardo medioevo il monogramma di Gesù sostituisce quello di Cristo, il Chrismon, che è con le lettere greche X, chi, e P, rho, le prime due lettere di Christos, e diventa IHS, cioè: Iesus Habemus Socium. Christos scende in terra a patti con la finanza dei gesuiti, e non solo.
Per apprezzarne tutta la bellezza, magnificenza, potere, arroganza, alleanze e connessioni, è consigliabile dedicare una visita a questo imponente monumento della cristianità con la dovuta calma, distacco meditativo, attenzione ai simboli, disponibilità a cambiare le proprie convinzioni, poiché all’interno tutti questi ingredienti sono condensati.







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