Transilvania, terra di mistero

Un viaggio emozionante tra spiriti, mostri e leggende

Entrata nel castello di Bran 600

Viaggio ai piedi dei Carpazi, alla scoperta di castelli e creature immaginarie: storia e miti.

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Tiziana Etna, giornalista.

Non è stato un viaggio mistico, né un pellegrinaggio gotico sulle tracce di vampiri e di altre creature. O meglio, lo è stato, ma non era intenzionale. La verità è che ero diretta a Brașov per stare un po’ con mia zia, che aveva appena affrontato un intervento e doveva sottoporsi a una serie di visite. Niente di grave, per fortuna era in forma e, tra un check-up e l’altro, si è rivelata una perfetta compagna di viaggio: curiosa e con il giusto livello di complicità nell’improvvisare deviazioni nel cuore delle leggende della Romania.

Per raggiungerla, avevo preso il treno e mi ero concessa una piccola sosta a Vienna. In Austria, poi, avevo preso il pullman attraversando l’Ungheria. Ma questa è un’altra storia. Ero diretta in Romania, esattamente a Brașov. Da nomade curiosa quale sono, mentre realizzavo che stavo andando in Transilvania, pensavo anche che non avrei voluto conoscere solo quella dei dépliant turistici. Ma, già che c’ero, volevo apprendere le storie vere, quelle raccontate dai locali, quelle che fanno ancora abbassare lo sguardo agli anziani quando cala la sera.

Così, tra una sala d’attesa e una ciorbă (tipica zuppa), io e mia zia ci siamo ritrovate a Brașov, la città più grande, capoluogo in Romania dell’omonimo distretto. Il primo monumento che abbiamo visitato è stata la Chiesa Nera, la più grande chiesa gotica dell’Europa orientale, dove un organo con 4000 canne suona melodie sacre.

La Chiesa Nera di Brașov
Esterno della Chiesa NeraLa Chiesa Nera è un’imponente struttura gotica che deve il suo nome alla fuliggine creata dall’incendio che la annerì nel 1689, quando il generale Caraffa ordinò d’incendiare la città, che non voleva sottomettersi agli austriaci. Oltre alla sua maestosità architettonica, la Chiesa Nera custodisce storie oscure, tra cui quella di un bambino gettato dal campanile.

Questo tragico evento è diventato parte del folclore locale: l’anima del bambino, incapace di trovare pace, si sarebbe trasformata in uno Strigoi. Lo Strigoi, nella tradizione rumena, è molto più del vampiro romantico della letteratura. È uno spirito inquieto e vendicativo, capace di tornare dalla tomba per tormentare i vivi, nutrendosi della loro energia o del sangue. Questa figura è spesso legata a ingiustizie subite in vita o a legami familiari spezzati, e i racconti locali avvertono di rispettare i luoghi e le memorie per evitarne il ritorno.

Spiriti, streghe, vampiri e altre leggende

Brasov. Piazza del Rogo
Brasov. Piazza del Rogo

Abbiamo passeggiato nella piazza dove un tempo si accendevano roghi per bruciare le streghe. In cima al Monte Tâmpa, considerato sacro e custode degli spiriti dei Daci, non siamo riuscite ad andare perché la funicolare non era in funzione. Il Monte Tâmpa domina Brașov e si rivela essere una porta tra i mondi, una dimora di spiriti antichi.

È da qui che la città si popola di creature e di leggende: in centro, a Poiana Brașov, ovvero la terra dei Lupi Mannari; a Râșnov, dove danzano le Lele; e nel resto della Transilvania.
Abbiamo comunque sfidato i sentieri di Bran, sorvegliati da un castello che ha preso in affitto il nome di Dracula da Bram Stoker, riconoscendovi il cattivissimo principe Vlad. E lo affitta volentieri anche ai turisti in cerca di selfie horror.

Una rete invisibile che collega storia, mito e natura

Castello interno
Interno del castello di Bran.

Ma sotto la superficie dei souvenir e dei tessuti dal ricamo bianco e blu, batte ancora il cuore delle vere leggende rumene. Quelle che parlano di Strigoi, Pricolici, Vârcolaci e Lele. Quelle che non stanno nei musei, ma nei racconti delle nonne, nei sussurri dei vicoli, nei gesti dei contadini che mettono ancora aglio alle finestre.

Questi luoghi, uniti a racconti e leggende, formano una rete invisibile che collega storia, mito e natura in un affascinante percorso spirituale.
Visitare Brașov e Bran diventa quindi un percorso iniziatico, un viaggio che non riguarda solo i luoghi fisici, ma anche l’incontro con la propria parte oscura e nascosta.

Le leggende della Transilvania ci ricordano che i mostri non sono soltanto nemici da combattere, ma parti di noi stessi da conoscere e accettare. Solo così si può comprendere veramente la profondità di questi racconti. La gente del posto parla di questi esseri come di entità da riconoscere e rispettare, non solo da temere. Le paure ancestrali si trasformano così in saggezza popolare: il confine tra luce e ombra, tra umano e bestiale, è sottile e va attraversato con cautela. Nella tradizione rumena, i racconti sui mostri come Strigoi, Pricolici e Vârcolaci non sono solo leggende da ascoltare, ma indicazioni di pratiche reali ancora osservate nelle campagne e nei villaggi.

Garlic
Aglio… contro i vampiri (da Wikipedia)
Statua del principe Vlad
Statua del principe Vlad

Ad esempio: come in molte culture, il ferro e l’aglio sono considerati efficaci contro le creature della notte. Così, nei villaggi, si appendono ancora trecce di aglio alle porte e ferri di cavallo per scacciare gli spiriti maligni.

Oppure si eseguono riti di purificazione e riti per liberare l’anima dei defunti dal rischio di tornare come vampiri o Strigoi, spesso usando erbe sacre come la salvia o l’assenzio. Inoltre, il ruolo della Chiesa ortodossa è centrale nella lotta alle creature oscure, con preghiere specifiche e benedizioni impartite ai vivi e ai luoghi ritenuti a rischio.

Il Castello di Bran è il luogo più iconico della Transilvania, reso immortale dal romanzo di Bram Stoker, che ne trasse ispirazione per il suo Dracula. Sebbene Stoker non abbia mai visitato la Romania, ha saputo cogliere l’essenza delle leggende popolari rumene. Di fatto, il Vlad principe della Transilvania e della Valacchia era solo una persona disturbata a cui piaceva impalare le persone.

I mostri della Transilvania: storie oscure e affascinanti

camera da letto del principe Vlad
Camera da letto del principe Vlad.

La Transilvania, incastonata tra le montagne dei Carpazi, è una terra intrisa di storia e mistero. Tra le sue città più suggestive, Brașov e Bran sono tappe obbligate per immergersi in questo mondo fatto di miti e realtà, dove i racconti dei locali mantengono viva la tradizione di creature e presenze sovrannaturali. Ascoltando le leggende vive narrate dai rumeni di Brașov e Bran, si percepisce come queste storie non siano semplici racconti per turisti, ma radicate nella quotidianità.

Là dove i turisti cercano Dracula, io ho trovato storie più oscure e affascinanti, quelle che i rumeni si tramandano con sguardi seri e mezze frasi. Storie di Strigoi, spiriti inquieti; di Pricolici, lupi mannari con l’anima irrisolta; di Lele, bellissime e pericolose fate danzanti; di Vârcolaci, creature terribili. Le leggende sono numerose, e se accolte con mente aperta, credibili. Non sono mostri da film, ma simboli vivi, con radici nei riti, nei gesti, nella terra.  È il nostro autista per Bran a raccontarci come “gli Strigoi non sono solo mostri, ma ricordi vivi di ingiustizie e paure che dobbiamo rispettare per mantenere l’equilibrio”.

Creature mostruose nate dall’unione tra vampiri e lupi mannari

Lupo mannaro
La stanza del lupo mannaro

Poco distante, si respirano ancora le memorie dei tempi in cui si punivano eretici e presunte streghe con la morte sul rogo. La leggenda narra che, nelle notti senza luna, si aggirino i Pricolici: creature mostruose nate dall’unione tra vampiri e lupi mannari, dotate di occhi incandescenti e artigli affilati. I Pricolici rappresentano una forma ancora più oscura di terrore.

Queste creature non sono solo mostri da temere; in molte storie locali, i Vârcolaci fungono da protettori, scacciando gli spiriti maligni e proteggendo la comunità. La trasformazione in lupo è vista come una maledizione ma anche come un dono legato a forze antiche della natura.

Tra le figure più affascinanti del folclore rumeno ci sono le Lele, spiriti femminili legati agli elementi naturali. È un’anziana signora di Bucarest, dove avevo il volo di rientro, a spiegarmi come le danze delle Lele siano una celebrazione della natura e della femminilità, ma anche un monito a non violare il sacro. Le Lele danzano nei boschi, creando cerchi magici che attraggono gli uomini incauti. Chi tenta di avvicinarsi rischia di perdere la ragione o addirittura la vita, vittima di un incantesimo che solo pochi possono spezzare. Queste creature simboleggiano la connessione profonda tra l’uomo e la natura, tra il sacro e il pericolo.

Livornese, ha studiato all'Università di Pisa. Giornalista pubblicista presso "Polo Artistico Vinile", redattrice www.fiofamagazine.com presso "Diamo Voce Alla Musica"