Quando l’umore è troppo instabile

CHE COS'E' IL DISTURBO BIPOLARE

Quando l’umore è troppo instabile

“Il disturbo bipolare riguarda l’estremizzazione degli effetti delle oscillazioni del tono dell’umore", ci dice il professor Carlo Altamura, ordinario di psichiatria all'Università degli Studi di Milano. "Nella fase di eccitamento, il soggetto tende ad amplificare in modo anormale la sensazione di benessere che prova, mentre nella fase depressiva si sente una nullità e perde ogni voglia di agire, provando paura nel compiere anche azioni quotidiane del tutto normali"

Una delle patologie connesse con la depressione, di cui soffre il 2% della popolazione, è il disturbo bipolare, un tempo indicato come psicosi maniaco-depressiva. Per capire meglio che cos'è e come si manifesta, abbiamo incontrato il professor Carlo Altamura, direttore del dipartimento di salute mentale della Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano e ordinario di psichiatria all'Università degli Studi di Milano.
“Il disturbo bipolare appartiene alla famiglia dei disturbi dell’umore e riguarda l’estremizzazione degli effetti delle oscillazioni del tono dell’umore, che normalmente tutti abbiamo, di maggiore tristezza o di maggiore allegria in seguito a notizie ed eventi della vita quotidiana e che rientrano nella fisiologia stessa dell’umore", ci risponde.
bipolar1"Si caratterizza per la non esistenza di un nesso causale tra ciò che rappresenta il dato ambientale e ciò che il soggetto vive, nel senso che non è l’ambiente che modifica l’umore, ma è l’umore stesso che tende a cercare di modificare l’ambiente. Nella fase di eccitamento, il soggetto tende a tenere comportamenti di influenza e superiorità verso il prossimo, amplificando in modo anormale l’immagine di se stesso e la sensazione di benessere che prova, spesso compiendo azioni cha hanno effetti sulla sua vita quotidiana (es. vende casa, cambia la macchina, ecc…). Viceversa, nella fase depressiva, si verifica un fenomeno di totale restringimento della sua personalità, che lo porta a sentirsi una nullità e a perdere ogni voglia di agire, provando paura nel compiere anche azioni quotidiane del tutto normali. Il soggetto affetto da disturbo bipolare passa più o meno rapidamente dalla prima alla seconda fase. Se l’oscillazione naella fase di eccitamento risulta particolarmente ampia, può sfociare nella cosiddetta fase maniacale, in cui il soggetto cambia completamente il proprio pattern esistenziale in tutti i comportamenti e può indurlo, nei casi più gravi, ad atteggiamenti aggressivi o a compiere azioni molto dannose per il suo equilibrio e per quello di chi gli sta vicino (per esempio, spende un sacco di soldi, viene licenziato dal lavoro, effettua approcci con altre persone dell’altro sesso, venendo lasciato dal partner, ecc.). Quando, invece, l’oscillazione più ampia avviene nella fase depressiva, si trasforma in melancolia e la persona si sente colpevole, incapace, indegna e può, nei casi più gravi, essere spinta anche a gesti estremi”.

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Virginia Woolf (1882-1942), scrittrice, saggista e attivista britannica, soffriva di disturbo bipolare.

Domanda: Come si individua questa sindrome?
Non sempre il paziente è consapevole del suo disturbo. Tuttavia in alcuni casi (un autorevole esempio è stato quello della scrittrice inglese Virgina Wolf) si accorge che i pensieri diventano più rapidi e si rincorrono, si sente pressato sempre di più a fare le cose, passando, poi, a fasi letargiche, in cui non vuole pensare a niente e non è più produttivo. Da notare che la reazione, in alcune persone affette da questo tipo di disturbo (definite rapid cyclers), è del tipo on-off, cioè si accende e si spegne come un interruttore nel giro di pochi giorni o, addirittura, di poche ore. Nella maggioranza dei casi, tuttavia, la modificazione dell’umore avviene in un arco di tempo più esteso. Si tratta comunque di un automatismo mentale. L’elemento che determina “l’accensione dell’interruttore” è, normalmente, un evento psicologico o ambientale.
Tuttavia non ci sono delle cause vere e proprie che determinano l’insorgere di questa patologia. Esse sono insite nella biologia del sistema nervoso che alcuni individui possiedono dalla nascita.
Si possono limitare le conseguenze di questi comportamenti?
Il soggetto bipolare può essere reso consapevole di questo stato di vulnerabilità, ma il trattamento farmacologico (ad esempio a base di litio o con uno stabilizzatore dell’umore, come la quetiapina) è il migliore rimedio per ridurre le conseguenze dei suoi comportamenti.
Oltre a poter essere pericoloso per se stessi, si può esserlo anche per gli altri?
Indubbiamente, soprattutto durante la fase maniacale.
Il disturbo bipolare è ereditario ?
Sì, ma non necessariamente nel caso della relazione genitore-figlio, perché spesso salta una generazione: il caso classico è quello del nonno e il nipote o dei familiari di primo grado. Spesso, all’interno della catena familiare del paziente, si trovano casi di suicidi e ricoveri in ospedali psichiatrici, specialmente nei casi di maniacalità.

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Secondo il prof. Altamura, per questa patologia gli psicofarmaci sono necessari, danno risultati ottimali e non creano dipendenza.

E’ proprio necessario assumere gli psicofarmaci? In caso affermativo, danno dipendenza?
“Sì, è necessario, ma non danno alcun tipo di dipendenza. I risultati sono ottimali, perché eliminano solamente i picchi della patologia, mentre il comportamento del paziente  è indistinguibile da quello di una persona sana, sia per quanto riguarda i suoi interessi, sia relativamente alle sue abitudini e agli altri aspetti della vita quotidiana.
La terapia farmacologica è essenziale. Tuttavia può essere associata alle terapie cognitivo- comportamentali che, sinergicamente, riescono a dare maggiore stabilizzazione al paziente, migliorandone effettivamente i risultati, poiché lo aiuta ad elaborare la propria consapevolezza del disturbo da cui è affetto.
I farmaci utilizzati per la cura del DB appartengono a tre categorie ben distinte, spesso combinate tra loro nelle prescrizioni mediche: il litio, gli anticonvulsivanti, cosiddetti anche stabilizzatori dell’umore (acido valproico, carbamazepina, lamotrigina) e infine i farmaci per la profilassi dell’umore, chiamati impropriamente antipsicotici atipici (quetiapina, olanzapina, alipiprazolo).
Esiste una predisposizione al disturbo bipolare e colpisce sia gli uomini che le donne?
Sì, è come avere gli occhi o i capelli di colore più chiaro o più scuro; alcuni pazienti, infatti, possono non reagire nel modo corretto, quando esposti ad eventi della vita quotidiana che fungono da agenti scatenanti della reazione bipolare.
4_faces_buddhaUn aspetto importante su cui riflettere è che, spesso, le esperienze di vita che tali soggetti si trovano ad affrontare vengono originate proprio dallo stato di malessere che vivono. Ad esempio, l’evento per cui una persona viene licenziata a prima vista potrebbe costituire la causa della patologia, ma in realtà può rappresentarne la conseguenza, perché il datore di lavoro non poteva più contare sulla sua affidabilità e produttività. Questo aspetto richiede un’attenzione e una professionalità molto elevata da parte del terapeuta che prende in cura il soggetto bipolare.
La differenza uomo-donna, in questi casi, non è rilevante: abbiamo, infatti, una proporzione di circa 1:1 (sul totale dei soggetti affetti da disturbo bipolare, il 50% sono donne e il 50% uomini). E’ stato altresì rilevato che esiste una prevalenza delle forme maniacali negli uomini e delle forme depressive nelle donne.

Per saperne di più:
Karla Dougherty "Una diversa follia" - Sperling & Kupfer ed.