Non solo magnificenze, ma anche misteri nascosti tra le pietre, i palazzi e i capolavori artistici.
Il labirinto di calli, campi e campielli, salizzade, ponti, porteghi, e poi l’umidità e le nebbie, i riflessi ingannatori dell’acqua dei canali, le zone disabitate, alcuni palazzi semidistrutti e altri a picco sull’acqua della laguna, il silenzio assordane dei canali deserti e l’apparizione improvvisa di una gondola, tutto concorre a fare di Venezia la città dei misteri per antonomasia.

La Serenissima, così è l’appellativo di Venezia nei secoli, ha fatto da sfondo a romanzi o film ricchi di segreti, ha visto intrighi veri prendere i connotati di una storia occulta, una spy story, così che, per es., personaggi come Casanova diventano l’emblema di un modo di concepire le passioni fatto di bugie e inganni. Casanova era massone d’alto grado. L’occulto abita qui.
Il carnevale di Venezia, forse il più celebre al mondo, con le maschere e i travestimenti, evoca ulteriori nascondimenti: è il manifesto della finzione, e così è la parola, il volto, il ‘mestiere’ di colui/ei che la maschera appunto nasconde. Questo apparato simbolico tuttavia ci racconta una verità, e cioè che il mondo, non solo dunque Venezia che rimane una delle maestre dell’occulto, non racconta la verità, ma la nasconde sapientemente creando illusioni, le quali per essere credute vere sono di necessità imbellettate di piacevole, suadente, innovativo, salvifico. Il coraggio di togliere il velo rilancia la ricerca di chi siamo, e dunque i misteri e il linguaggio per pochi, esoterico appunto, contiene in sé un elemento prezioso per l’acquisizione della consapevolezza della vera realtà umana.
Una storia diversa

Venezia è una città ricca di storia. La città, unica al mondo, venne fondata nel V secolo d.C., quando gli abitanti dell’entroterra decisero di rifugiarsi nella laguna per difendersi dai barbari che stavano invadendo l’Italia da nord.
La versione ufficiale sulle origini lascia però senza storia molti reperti antichi, che raccontano appunto un’altra storia. In primo luogo una sconcertante pietra a bassorilievo nell’isola di Torcello, che fu il primo insediamento di quei popoli in fuga dai barbari. Qui venivano costruite le navi prima che esistesse l’Arsenale, e qui sorge la cattedrale, la più antica d’Europa, ispirata a quella di Santa Sofia a Costantinopoli.
La pietra è in realtà un tondo, la cui incisione circolare coincide con la descrizione della planimetria di Atlantide descritta da Platone ed Erodoto. Studi accademici non offrono indicazioni sull’origine, se non quella più conosciuta come Venezia cristiana, descritta nei testi storici, ma non si è occupata del passato della città.
Questa storia è molto complessa., molti studiosi applicando le regole della toponomastica, cioè l’origine e significato dei nomi, come per es. Burano, una bella isola della laguna, che in iraniano significa Eufrate, per risalire oltre l’ufficialità. Ricordiamo in breve che tracce di civiltà Minoica e Micenea, cioè i greci esistono, come la pietra di Atlantide, in molti luoghi di Venezia.
La basilica di san Marco

Lo stesso S. Marco presenta arcate, spogliate della copertura lignea in occasione della caduta del campanile del 1902, ricche di motivi mediorientali delle civiltà appena menzionate, indica che quelle coperture lignee avevano lo scopo di coprire lo sguardo indiscreto.
L’impianto della basilica ha caratteristiche costruttive comuni negli edifici da loro costruiti. Quelle civiltà avevano la residenza del principe, presenza di vestiboli all’esterno, all’interno divisione dei sessi, presenza di matronei, l’abside orientata a est dove nasce il sole e c’era la zona sacra agli dei, ornamenti esterni che richiamano il culto del toro (comune a molte civiltà precristiane) a segnalare un edificio sacro.
I capitelli ionici e corinzi negli edifici della laguna testimoniano la presenza ellenica. Sembra probabile che questi popoli accolsero i fuggiaschi dalla terra ferma, a partire proprio dal V sec. e nel secolo successivo i cristiani con il loro riti, vescovi ecc. Il cristianesimo si impose sia perché le antiche religioni erano ormai frammentate e non offrivano più i veri Dei, nel frattempo allontanatisi, attraverso un contatto diretto e reale (come es. Mosè e YAWE nell’AT), ma loro immagini: toro, animali vari, chiamato dai cristiani bestiario, di cui tutte le chiese importanti sono ricche, mentre la nuova religione offriva salvezza con l’esempio di pii uomini, di martiri, e una dottrina dotta. Molte immagini ritenute offensive per la nuova fede furono coperte o cambiate di significato. Molte opere attribuite all’epoca classica del ‘500, sarebbero invece opere precedenti sfuggite all’azione dei cristiani. Molti musei, come l’Accademia, lo possono ancora mostrare.
Un mistero: chi ha costruito san Marco?

Questa linea di ricerca trova sempre più conferme, e porta la fondazione di Venezia indietro di molti secoli, quando gli elleni arrivarono fino alla laguna, oltre che fondare la più nota magna Grecia. Anche San Marco ha subito questo trattamento: la statua del Principe diventa Marco in gloria, inizia la sostituzione dei mosaici con temi biblici, l’iconostasi, elemento divisorio delle chiese orientali, diventa struttura liturgica, con apostoli, crocifisso dipinto su legno.
Sembrerà incredibile, ma di una delle basiliche più belle dell’intera cristianità non è dato sapere il costruttore, architetto, talentuoso artista, capace di trasformazioni così imponenti… non si sa chi sia.
All’interno sono ben visibili nelle sopra arcate i mosaici dei cherubini, ciascuno con tre coppie di ali spiegate a due a due, verso i piedi, a lato verso l’alto e in verticale sopra la testa. In proposito si veda il libro di Ezechiele nella descrizione del carro di YAWE. Secondo la Torah ebraica, i cherubini sono sia dispositivi di volo, piccoli velivoli, che dispositivi per comunicare con il dio di Israele, non sono esseri angelici. Il cristianesimo li ha resi spiriti alati, l’idea del volo è rimasta.

Sulla facciata laterale del santuario, “si possono osservare quattro bassorilievi di forma circolare disposti agli angoli di un motivo geometrico”, così il noto orientalista H. Cordier nel secolo scorso. In essi compaiono strane figure che, secondo altri studi rimandano a concetti alchemici.
Qui sono presenti le conoscenze alchemiche degli arabi le cui tracce ritroviamo nel quadrante della torre dell’orologio ove, tra simboli astronomici e astrologici sono presenti raffigurazioni di mori, cioè gli arabi.
Più sconcertanti ed evidenti sono però le simbologie arabe presenti nelle vicinanze della porta della carta vicino la Basilica di San Marco. Sempre sullo stesso lato della Basilica sono presenti due colonne provenienti da Acri ove cultura cristiana e mora si mescolano in una mistica commistione di immagini tra le quali spiccano tre enigmatici criptogrammi con invocazioni al dio dei mussulmani, Allah. A Venezia non c’è Dio, ma ci sono molti Dei.
La coppa del Sacro Graal

In tema esoterico religioso ricordiamo ancora che la tipica coppa che raccolse il Sang Real di Gesù, il sacro Graal, ha in pratica fatto il giro del mondo. Dopo che Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue, si ritrovano viaggi della coppa in diverse tradizioni, e a Venezia non poteva mancare.
In particolare proprio durante la Quarta Crociata cavalieri e mercanti portarono in città cultura e tradizioni mediorientali, oltre ai moltissimi tesori provenienti da Bisanzio, come i quattro cavalli in rame presenti sulla Basilica di San Marco.
La tradizione vuole nascosto il Graal nel trono di San Pietro, il sedile ove si sarebbe davvero seduto l’Apostolo durante i suoi anni ad Antiochia costituito da una stele funeraria mussulmana e decorato con i versetti del Corano, oggi presente nella chiesa di San Pietro in Castello. Questa poi sarebbe stata trasferita successivamente a Bari, città legata a Venezia da interessanti tradizioni comuni, come il santo Nicola le cui due città si spartiscono le sacre reliquie.
(Prima puntata – continua)







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