Le favole offrono chiavi creative di lettura per interpretare la vita con più consapevolezza.
Raccontare e ascoltare una storia, ancora oggi, rappresenta uno dei mezzi più potenti e incisivi per coinvolgere un pubblico – sia esso formato da poche persone o da un gruppo allargato – ma anche per trasmettere dei messaggi e veicolare nuove idee.


Per questo, per esempio, l’approccio narrativo dello storytelling continua a essere un elemento centrale e portante della comunicazione persuasiva, a fini promozionali.
Non a caso Seth Godin, considerato uno dei guru del settore, ha affermato: «Il marketing non si basa più sulle cose che fai, ma sulle storie che raccontiı». Nel loro saggio Storynomics Robert McKee, docente di scrittura e creatività, e Thomas Gerace, pioniere del marketing digitale, analizzano la profonda trasformazione che sta subendo il comparto e il conseguente declino della pubblicità tradizionale. Un cambiamento, quello che sta vivendo il mercato, reso sempre più necessario dalle nuove tecnologie che hanno modificato nettamente la percezione degli ascoltatori e degli spettatori.
Questi ultimi – notano gli autori – se prima potevano essere agganciati con meccanismi che fanno leva sul sistema razionale ed emotivo, con tecniche push, ora vogliono essere “sedotti” e gratificati attraverso lo storytelling, con tecniche pull.
Archetipi e inconscio

Le citazioni e le osservazioni riportate ci aiutano a capire che, se pensiamo alle fiabe e alle loro declinazioni moderne – dalle favole moderne romantiche come Pretty Woman e Un amore a cinque stelle alle saghe fantasy quali Harry Potter e Il trono di spade, solo per citarne alcune – si può capire meglio come, in realtà, certi racconti che nel nostro immaginario collettivo tendono a essere relegati a una narrativa per l’infanzia siano funzionali, in realtà, a parlare anche alla mente e al cuore di molti adulti.
Del resto miti, leggende e storie all’insegna della magia sono nate e si sono evolute di pari passo all’essere umano, a cui sono legate intrinsecamente da fili ancestrali, come hanno sottolineato anche Carl Gustav Jung, uno dei fondatori della psicologia analitica, per il quale le fiabe sono espressione di archetipi universali, e dalla psicoanalista Marie-Louise von Franz, sua allieva, che ha approfondito ulteriormente l’analisi delle fiabe, utilizzandole come strumento per comprendere il processo psichico e le dinamiche dell’inconscio.
Più di un semplice gioco
Che siano raccontate attorno a un fuoco, in una scuola o in un teatro, o, pensando alla contemporaneità, che siano narrate attraverso mezzi tecnologici come dispositivi audio o piattaforme online, le trame fiabesche offrono riflessioni che riguardano vari aspetti della vita umana, dalle esperienze quotidiane agli eventi straordinari che segnano tappe significative del nostro sviluppo e delle fasi di vita.

In questo modo, le storie contribuiscono alla comprensione e all’elaborazione dell’esperienza, nonché alla definizione dell’identità, sia su un piano personale che su un versante collettivo. J.R.R. Tolkien, noto soprattutto per romanzi fantasy come Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit e Il Silmarillion, è stato anche un fine linguista e saggista.
Nel suo testo del 1947 intitolato Sulle fiabe, sosteneva: “La connessione istituita tra bambini e fiabe non è che un accidente della nostra storia. Le fiabe, nel moderno mondo alfabetizzato, sono state relegate alla stanza dei bambini, così come mobili sciupati o fuori moda vengono relegati nella camera dei giochi, soprattutto perchè gli adulti non vogliono più vederseli attorno e non si preoccupano se vengono maltrattati”.
Al contrario, nella visione di Tolkien il mondo fatato, Feeria, “è un reame che contiene molte altre cose accanto a elfi e fate, oltre a gnomi, streghe, trolls, giganti e draghi: racchiude i mari, il sole, la luna, il cielo, e la terra e tutte le cose che sono in essa, alberi e uccelli, acque e sassi, pane e vino, e noi stessi, uomini mortali, quando siamo vittime di un incantesimo”.
Strumenti di crescita e formazione


Se la fiaba, nell’infanzia, è un mezzo educativo che favorisce lo sviluppo della comprensione e del linguaggio e stimola l’immaginazione, anche successivamente può rappresentare una leva da non sottovalutare nell’ambito della formazione professionale.
Ne Le fiabe raccontate agli adulti (Celid, 2021), la pedagogista Antonella Bastone propone un’interessante rilettura di grandi classici – da Alice nel Paese delle Meraviglie a Peter Pan, da Cappuccetto Rosso e I tre porcellini fino a Frozen e alla Sirenetta – invitandoci a riflettere sulla complessità della società moderna, sulla crescita personale attraverso il dolore, sulla rottura di stereotipi ormai superati, legati ai ruoli di genere, sull’importanza della sorellanza e molte altre tematiche che ci accompagnano, ancora oggi, in diverse fasi della nostra vita privata e lavorativa.
Più in generale, le vicende narrate nei racconti di fantasia delineano uno spazio percettivo e cognitivo, un contesto di condivisione emotiva profonda, di intimità, protezione, sostegno e gratificazione. In quelle storie si possono trovare dei messaggi senza tempo che ci accompagnano lungo il cammino della vita, temi universali e valori profondi.
Ecco perché c’è chi è convinto che i racconti fantastici possano diventare una sorta di cura del tutto naturale (da affiancare ad altre terapie, sotto la guida di professionisti competenti e qualificati): stimolano la creatività e la riconnessione con una saggezza antica e diretta e aiutano a recuperare significati che non erano stati completamente compresi in passato, o a risolvere emozioni come paura, ansia, solitudine, insicurezza, mancanza di autostima, angoscia e conflitti interiori.
Benessere fisico e mentale

Narrare storie e ascoltarle sono strumenti importanti per il nostro sistema nervoso e non solo: varie forme di storytelling si sono rivelate efficaci nel ridurre ansia e depressione, aumentare l’empatia e persino migliorare la tolleranza al dolore fisico. Inoltre, i neurologi hanno scoperto che esse possono arrivare a modificare il nostro cervello, favorendo il rilascio di sostanze chimiche legate all’empatia, alla connessione e alla comunicazione.
Da uno studio recente condotto da un team di ricercatori, coordinati da Jorge Moll della Cognitive Neuroscience Unit del D’Or Institute for Research and Education di Rio de Janeiro, e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, è emerso un significativo aumento dei livelli di ossitocina, l’ormone del buonumore, nel sangue dei bambini ai quali sono state raccontate fiabe, e, in parallelo, una diminuzione del cortisolo, l’ormone dello stress, rispetto ai piccoli che sono stati coinvolti in giochi di indovinelli.
Dati interessanti, questi, anche nell’ottica dell’età adulta vissuta nell’era moderna, un periodo caratterizzato da un mondo del lavoro sempre più competitivo, frenetico e precario e dalla pervasività dei dispositivi tecnologici e social che stimolano la produzione di dopamina e dell’adrenalina, sostanze che raggiungono picchi di incremento in relazione a situazioni stressanti.
Connessi a sé stessi e agli altri
Le fiabe – fanno notare, infine, alcuni esperti contemporanei – sono una forma di collante sociale e di nutrimento dell’anima nella misura in cui ci ricordano che la necessità della presenza dell’altro e del suo sguardo su di noi e sulla realtà circostante non è qualcosa di superfluo o sostituibile, ma un bisogno primordiale, essenziale come il respiro, il cibo, l’acqua o il sonno.
La lettura e la fruizione condivisa creano una connessione profonda con chi ci sta vicino e ci aiutano a entrare in ascolto degli altri così come di noi stessi, a scoprire nuove prospettive e a sviluppare resilienza, mettendo in conto che anche nella vita reale non mancano prove, difficoltà, sfide e perfino fallimenti; allo stesso tempo, però, ci ricordano che si può lottare per cambiare e ottenere un futuro migliore.
Nell’introduzione a Fiabe italiane del 1956, Italo Calvino scriveva: “Io credo questo: le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e una donna, soprattutto per la parte della vita che appunto è il farsi di un destino”, affermando pienamente la propria natura di essere umano. Ci ricordano, insomma, citando ancora Calvino, “la sostanza unitaria del tutto, uomini-bestie-piante-cose, l’infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste…”. Tutto evolve.
Per saperne di più
La psicologia analitica di Jung e von-Franz
https://www.bollatiboringhieri.it/libri/marie-louise-von-franz-le-fiabe-interpretate-9788833900643/
Emozioni positive con lo storytelling
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34031240/
Esperienze e osservazioni di Antonella Bastone
https://www.instagram.com/antonellabastoneped/p/DCERn2MIj_A/
Lo storytelling nel marketing contemporaneo
https://4books.com/it/approfondimento/la-forza-dello-storytelling-una-favola-che-converte






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