Tutti i colori della musica

Il nostro discorso sul tema della depressione parte abbastanza da lontano. Dalla frequenza, dalla vibrazione. Ma tutto vibra, anche il corpo, anche la mente. Tutto è vibrazione. L’Universo è stato generato da una frequenza (In principio era il Verbo) e tutti noi siamo frequenze. Quindi, possiamo partire da qui. E da qui comincia il nostro cammino verso il benessere, verso l’armonia. Partiamo, dunque! E buon viaggio! Sarà un viaggio la cui meta è la conoscenza di sé, la meta più bella.

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La luce è fatta contemporaneamente di onde e particelle.

Tutto vibra, attorno a noi, questo è risaputo. Noi compresi. Noi siamo, nello stesso tempo, onde e corpuscoli. Il nostro stesso corpo è composto di onde. La materia altro non è che vibrazione. Questo, per dirla come la direbbe Einstein, non è solo filosofia, ma è fisica. Lo ha enunciato per primo Niels Bohr, fisico danese, nel 1927, parlando di dualismo onda – corpuscolo.
Si tratta di una scoperta che può cambiare la nostra visione del mondo e della vita stessa: secondo questa visione, infatti, un elettrone, e la luce stessa, è fatta nello stesso tempo di onde e di particelle. Questo assunto si può estendere affermando che la materia stessa, quella che appare come solida, è in realtà composta da onde. Quello che la differenzia dall’energia come noi la conosciamo è soltanto la frequenza di vibrazione. La materia, quindi, è semplicemente un pacchetto di onde (per dirlo con la terminologia quantistica) che vibra a frequenza più bassa. Non a caso, la Medicina Vibrazionale riporta a questa definizione anche quella di corpi sottili. Affermando che questi non sono altro che materia che vibra più velocemente della luce.

Il concetto di Entropia
La Teoria della Relatività afferma che la velocità della luce è una barriera insormontabile. In effetti, al di là cambiano le leggi della fisica, almeno come noi le conosciamo. In particolare, cambia il concetto di entropia. L’entropia è un concetto estremamente importante nella visione del mondo.

L’entropia indica il grado di disordine o di ordine molecolare.

Un’alta entropia significa un alto grado di disordine di un sistema fisico. Secondo la fisica, l’entropia, in un sistema chiuso, è sempre in aumento. In effetti, facendo un esempio, noi possiamo vedere un bicchiere che, cadendo da un tavolo si frantuma toccando il suolo, ma non ci aspetteremmo sicuramente di vedere un bicchiere rotto sul pavimento che torna sul tavolo, con i cocci che si ricompongono spontaneamente. In Fisica, la freccia del tempo, come la chiamava Stephen Hawking, punta sempre in una direzione e non possiamo attenderci il contrario. Ma, viaggiando a velocità superiore a quella della luce, si inverte anche l’entropia. Nel senso che tutti i processi vanno invece verso l’aumento di ordine. I corpi sottili fanno proprio da “guide energetiche” che dicono alle cellule del nostro corpo come comportarsi.
Non è un caso che, quando avviene in distacco tra corpo fisico e corpi sottili, vale a dire quando viene lasciato il corpo fisico, gli unici processi che esistono in quel momento sono distruttivi. E il corpo si decompone rapidamente.

Un legame tra suoni e corpi sottili
La riflessione appena fatta ci porta infatti rapidamente, almeno credo, nel tema che vogliamo trattare, quello della depressione e dell’umore. Da quanto visto, infatti, emerge che non esiste soltanto un corpo fisico, ma altri corpi, che sono fuori dalla nostra percezione, ma che determinano la nostra vita così come la stiamo vivendo.
Un parallelo molto vicino a questo può apparire con il suono. Anche nel suono ci sono frequenze non udibili. Ogni suono, contrariamente a quello che alcuni possono pensare, contiene molto altri suoni, oltre a quello che udiamo. Si tratta dei suoni armonici, detti anche “armoniche”. Molti di questi suoni sono inudibili: infatti, le armoniche di un suono sono infinite e salgono molto rapidamente di frequenza. Di conseguenza  giungeranno molto rapidamente a suoni che noi non possiamo udire. Inoltre, l’intensità delle armoniche è molto bassa, al disotto della soglia di udibilità, almeno per noi umani.

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Un corpo di luce, dal dipinto di Patrizia Patti.

Tuttavia, sono proprio quei suoni a dire se la stessa nota è emessa da un violino, da un pianoforte, da un flauto o se viene cantata. Infatti, tutti questi suoni hanno la stessa frequenza di base, mentre quelle che cambiano sono le armoniche.
A qualcuno questo può sembrare quasi incredibile, ma le caratteristiche di un suono, che si raggruppano nel termine “timbro”, derivano da qualcosa che noi non udiamo, ma che è fondamentale nella musica stessa. Si vede qui abbastanza bene l’analogia tra quello che accade nei suoni e nei corpi sottili. Anche questi, infatti, vibrano su frequenze che noi non siamo in grado di percepire, perché verosimilmente fuori dai nostri parametri fisici, ma che tuttavia determinano quello che siamo e quello che percepiamo.
Credo che, da questa breve descrizione, sia apparso abbastanza chiaramente come noi siamo frequenze. E come tali rispondiamo a determinate frequenze, risuoniamo su determinate note e non su altre. Masaru Emoto ha fatto notare – come altri – che un diapason ad una determinata frequenza risuona con un altro alla stessa frequenza, mentre non lo fa con un diapason anche solo a 2 Hz di differenza. Quindi, noi risuoniamo sulla nostra frequenza interiore. Questo ci dice anche che la separazione tra fisico e spirituale, tra materia e mente, è soltanto un’illusione. In questo modello non esiste materia, mente, spirito, ma è tutto semplicemente differenziato dalla frequenza.
In fondo, lo stesso Einstein aveva dimostrato che materia ed energia sono la stessa cosa. Quindi, tutti gli squilibri nella materia si possono ricondurre a squilibri nell’energia. In poche parole, squilibri vibratori. Tutto questo, naturalmente, vale anche per l’aspetto della mente. Corpo e mente sono strettamente legati, come visto. E la mente non è soltanto in quello che è il nostro cervello.
Anche in questo la Meccanica Quantistica ci aiuta. Oltre che il dualismo onda – corpuscolo, infatti, è interessante notare come Erwin Schroedinger, nel 1926, abbia elaborato quella che è la base, verosimilmente, della Meccanica Quantistica: la funzione d’onda. Ciò che colpisce di questa funzione è il fatto che essa non rappresenta, come ci si potrebbe aspettare, una traiettoria, ma una probabilità. Vale a dire la probabilità di trovare una particella in una determinata posizione.
Questo, quindi, applicato al nostro corpo, ci dice che noi possiamo davvero essere ovunque, che quella che chiamiamo “informazione” può essere ubicata ovunque nell’Universo. Con un modello così costruito una struttura chiamata “Akasha”, contenente tutte le nostre memorie, non è così improbabile. Anzi, forse un giorno sarà descrivibile con un’equazione matematica!
E ci dice anche che non c’è distinzione tra le varie parti del nostro corpo, ma che tutto è strettamente collegato. La stessa medicina ha dimostrato che esistono diversi neuroni nell’intestino, che, non a caso, la Medicina Cinese chiamava il secondo cervello.

Il malessere psichico nasce da un’errata vibrazione?
Ora, definito tutto questo, si può proseguire nella nostra trattazione. Credo che quanto esposto faccia comprendere come anche il cosiddetto malessere psichico sia legato ad un’errata vibrazione. E come il malessere psichico e quello fisico siano strettamente collegati. Non a caso, una delle branche più avanzate della medicina è la PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia). Questa studia i rapporti tra Sistema Immunitario, Sistema Endocrino, Sistema Nervoso e Psiche. Una delle cose più interessanti che qui è emersa è che il Sistema Immunitario e quello Nervoso sono molto simili. Quindi, un problema a livello psichico influisce anche sul calo delle difese immunitarie, consentendo l’accesso a malattie che, altrimenti, sarebbero tenute lontano da noi. E. viceversa, un problema fisico, legato in particolare alla sfera gastrointestinale (come visto, l’intestino è un secondo cervello) si ripercuote sulla psiche.
Lavorare sulla nostra vibrazione, quindi, ci permette di andare a riequilibrare quello che siamo. E a stare decisamente molto meglio.
Quanto detto prima sulle frequenze sonore è secondo me fondamentale: quelle che lavorano in particolar modo sono le armoniche, vale a dire tutti quei suoni che non udiamo, ma che in qualche maniera sono la parte che davvero crea benessere. In fondo, suoni particolari sono tali proprio per le loro armoniche: non a caso, Jonathan Goldman parlava di “potere delle armoniche”.
Il suono, come frequenza, può sicuramente, come anche già visto negli articoli da me scritti sulla musicoterapia, portare una forte propulsione verso il benessere e l’equilibrio a tutti i livelli. Se infatti siamo esseri che vibrano, siamo frequenza e sarà proprio una frequenza ad equilibrare il nostro umore e a ridonarci benessere.

Le musiche che ristabiliscono l’armonia interiore
La depressione, detta anche il male oscuro, è mancanza di luce, come alcuni l’hanno definita. È il vedere nero davanti a sé, il non vedere prospettive. La depressione, infatti, non è caratterizzata solo da tristezza, ma dal non vedere nulla di luminoso sul proprio cammino, nel proprio percorso esistenziale. È percepire un senso di fine, un punto senza possibilità di uscita nella nostra vita. Corrisponde, in sostanza, ad una totale perdita di fiducia nelle nostre possibilità, in quello che siamo. Ad una visione totalmente passiva della realtà, dove tutto viene subito come ineluttabile. Sino a rendere qualsiasi tipo di azione impossibile. Magari a fronte di un lavoro mentale intenso quanto privo di ordine e di direzione.
musica36761La musica può generare stati d’animo anche molto belli. È proprio nella sua caratteristica vibratoria la sua capacità di generare qualcosa. Alcune musiche sono fortemente utilizzate per ridare armonia interiore. Tra queste, quelle che hanno una certa “simmetria” nella loro struttura. La musica barocca, in tal senso, aiuta molto – grazie alla sua struttura simmetrica – a riportare equilibrio ed armonia. Così come quella di Mozart. Uno dei brani più utilizzati, per lo scopo, è il “Canone in re maggiore” di Pachelbel. Un brano che, anche per la sua struttura di basso che si ripete per tutto il pezzo, con le armonie che procedono (in questo senso, richiama un po’ la struttura di Passacaglia) permette verosimilmente quell’allargamento progressivo di percezione. E, forse, anche di percepire come le prospettive possono allargarsi via via con il suono stesso.
Ascoltare questo brano è anche un “lasciarsi portare”, diventando, anche, uno con il suono stesso. Quando questa immedesimazione tra individuo e suono avviene, ci si trova realmente in un universo luminoso e pieno di armonia.
Se noi siamo frequenze, e nemmeno, come visto, ubicate in un determinato luogo, possiamo davvero viaggiare con il suono. E diventare uno con il suono che ascoltiamo, che diviene la matrice che ci trasporta, che ci coinvolge.

La Medicina Vibrazionale: un suono che ci trasforma
In tal senso, la Medicina Vibrazionale è comunque suono. Dire che siamo vibrazione vuol dire affermare che siamo suono. E che il suono è la nostra componente base, è quello che davvero siamo in profondità. Non a caso, c’era chi affermava che ogni cosa può essere ricondotta a suono. E quindi, il suono può cambiare il nostro umore.
Naturalmente, ci sono musiche che, invece, creano ansia e non conducono a stati d’animo luminosi. L’estate scorsa sul Lago di Como è stato organizzato un concerto di musica contemporanea. Il primo brano proposto era un brano per flauto, che veniva amplificato. La sensazione provata era indescrivibile: un grandissimo fastidio, disturbante. Le alte frequenze penetravano dentro, creando sconcerto e disarmonia. Un bambino, nelle prime file, è stato portato fuori dai genitori perché appariva visibilmente disturbato. Credo proprio che proporre musiche di quel tipo sia autentico cattivo gusto.
Music relax 1280 x 800Anche sul Jazz vi sono voci contrastanti. Alcuni lo descrivono come una musica in grado di dare energia e lo utilizzano a tale scopo. Tuttavia, la sua struttura asimmetrica e poliritmica potrebbe generare ansia.
Vi sono poi musiche che sono fatte esplicitamente per il rilassamento. Durante le meditazioni vengono utilizzati brani che, in molti casi, non hanno armonie definite, non hanno ritmo definito, come la cosiddetta “Ambient Music”. Questa non è musica nel senso stretto del termine – secondo l’accezione che vede in melodia, armonia e ritmo le sue componenti base – ma comunque riesce a fornire un effetto di perdita della spazialità definita, portando alla costruzione di nuove spazialità.
Ed è proprio la spazialità un’altra delle caratteristiche che accomunano stati d’animo non luminosi. Infatti, una persona che cade in depressione “perde l’orientamento”. Non sa più dove è la sua vita, dove deve andare. La sensazione è proprio quella di “viaggiare in uno spazio senza tempo”. Ma non nel senso di allargamento, bensì nel senso di perdita di punti di riferimento.
Fare ritrovare uno spazio interiore, anche attraverso il contatto con uno spazio esteriore, potrebbe essere un qualcosa che aiuta molto a superare il problema. Uno spazio che sia, nello stesso tempo, libero e definito. Forse questo ritrovarsi nasce anche dal ritrovare quel punto in noi che crea lo spazio stesso, che genera forme e materia.
Una musica che permetta di perdere orientamenti, quindi, può permettere di scoprire che non c’è una sola possibilità esistenziale, ma che ce ne sono tante. Vengono eliminati orientamenti predefiniti per eliminare in un certo senso schemi mentali strutturati non luminosi e permettere la creazione di nuovi schemi.
Il depresso, infatti, non vedendo nulla davanti a sé, non vede le infinite possibilità che ci possono essere. La musica, unita anche al movimento, può essere in grado di ridonare quei punti di appoggio che cambiano la percezione stessa del mondo. Magari smontando i vecchi riferimenti, può essere in grado di farne intravvedere di nuovi, di far comprendere che, al di là dell’orizzonte che non appare, c’è sempre un oltre a cui tendere.

Le meditazioni dinamiche con musiche ritmate
In tal senso, aiutano le cosiddette meditazioni dinamiche. Si tratta di meditazioni in cui ci si muove, magari in maniera vorticosa, con musiche che avviluppano come in spirali interiori, che divengono spirali esteriori. Per definire che nulla è come appare, ma che tutto può cambiare. E che solo la nostra percezione fa la differenza. Nelle meditazioni dinamiche la musica che sovente viene proposta è una musica dove il ritmo ha una certa importanza. Magari per poi dissolversi di colpo, sino a diventare pura sensazione.
Posso qui citare la Danza dei Cinque Ritmi, ideata da Gabrielle Roth, in cuisi passa da varie fasi, Fluire, Staccato, Caos, Lirico e Silenzio. Appare qui anche l’elemento del lasciarsi andare.
La danza ci ricollega molto bene a quel discorso di spazio di cui parlavo in precedenza: nella danza si ritrova uno spazio esteriore come interfaccia di uno spazio esteriore. Si entra nello spazio esterno per entrare nel nostro spazio interno, modificandolo.
Una delle caratteristiche, infatti, della depressione, è proprio il legame a schemi e strutture rigidamente inculcate nella mente, che, verosimilmente, contrastano con la percezione della persona, con il progetto dell’anima. Questa caratteristica può fare della depressione uno strumento importante per noi stessi. La depressione diviene segnale che ci fa comprendere come qualcosa di noi vada cambiato. Qualcosa non funziona, e la depressione è un segnale.

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Le campane di cristallo: un suono che genera benessere.

Una danza che rompe gli schemi ci riporta nel nostro originale spazio creativo. Ci permette di scoprire che c’è anche altro, vicino a noi. Qui viene utilizzato un ritmo staccato, come si vede. Che può aiutare. In altri casi, invece, le note con un “release” elevato appaiono come le più indicate. Per release intendo la fase del suono che va dalla fine della sua emissione al silenzio. Il tempo, quindi, in cui il suono continua a risuonare. Se, ad esempio, un cembalo ha un release basso, una tromba l’avrà più alto, così come un violoncello. Il release elevato permette di risuonare nell’aria, ma anche nella persona che ascolta, dando nuove sensazioni e nuove percezioni.
Ho di recente avuto l’esperienza di ascoltare delle campane tibetane, costruite in maniera tale da rispettare la cosiddetta “Sezione Aurea”, un semplice rapporto di grandezze che, però, in natura si trova di fatto ovunque.
La sensazione che si prova è proprio quello di “diventare uno con il suono”. Noi siamo vibrazione, e credo proprio che, con questi suoni, si ritorni alla nostra originaria natura, a quello che davvero siamo. Un percorso interiore, che ci permette di superare spazio e tempo, forse per farci capire che queste grandezze sono soltanto nostre percezioni. Suoni avvolgenti, che trasportano e che di conseguenza smontano schemi precostituiti, creando nuove percezioni e nuove strutture di pensiero interiore.
Posso citare anche le campane di cristallo, dal suono armonioso e soave, che trascinano in vortici di bellezza e di armonia. Le loro frequenze dissolvono e creano nello stesso tempo e sono in grado di portare benessere e ritrovato entusiasmo.
La magia del suono è qualcosa che si può toccare con mano. E che davvero è in grado di creare benessere e riportare tutto alla corretta vibrazione. Per il corpo e per la psiche. In fondo, però, non c’è separazione tra queste due strutture. Siamo uno. E quando ascoltiamo musica lo facciamo con tutto noi stessi. Quindi, con corpo e mente. Che in quel momento si fondono, e divengono davvero una cosa sola. Per un’armonia fatta di bellezza.

Approfondimenti
Sul tema di musica e depressione si può leggere l’articolo all’indirizzo:
http://www.biomedicals.it/depressione-efficacia-musicoterapia
Riferimenti alla musica si possono trovare anche su un articolo dedicato all’Intelligenza del Cuore:
http://www.braingym.it/cervello_e_cuore.html
Sulla Danza dei Cinque Ritmi, in lingua inglese: http://www.5rhythms.com
Sulla Danza Movimento Terapia: http://www.camminando.net/Gruppi-Corporei/danza-movimento-terapia.html
Sulle Campane Tibetane:
http://www.iobenessere.it/campane-tibetane
http://www.amadeux.net/sublimen/articoli/campane_di_cristallo_e_tibetane.html
http://www.etanali.it/crystalsound/notizie.htm

Sergio Ragaini
Nato a Milano. Laureato in Matematica, ha sempre visto la matematica e la fisica come una sorta di “sesto senso”, che ci fa intuire nuovi mondi, anche dentro di noi. Cercando una visione unitaria dell'uomo e della cultura, si è occupato di diverse cose, spaziando dall'insegnamento al giornalismo. Ha collaborato con diverse riviste, occupandosi dei più disparati argomenti, dal cinema al turismo, alla spiritualità. Parte importante, per lui, è anche la musica, che pratica attivamente, e che per lui è anche un modo per andare al cuore dell'uomo.