Depressione, il grido dell’anima

La depressione è un buco nero nell’anima, è assenza di luce, mancanza di libertà. Luce è energia, vita; laddove c’è assenza di luce, si manifesta la malattia ed infine al suo estremo, la morte. Questo accade sia a livello sottile, nella psiche, sia a livello materiale nel corpo. Corpo e mente non sono separati. Lo sapevano bene anche i latini con la locuzione “mente sana in corpo sano”, ma è vero anche il contrario, “corpo sano in mente sana”, poiché il nostro corpo altro non è che la proiezione della nostra mente.
Può capitare a tutti nella vita di sentirsi un po’ depressi, di avere un calo d’umore e di energia, di attraversare un periodo un po’ buio, ma si tratta di stati d’animo passeggeri che si alternano, un ciclo naturale come l’alternarsi del giorno e della notte. Si parla di depressione vera e propria, quando questo stato d’animo diventa persistente e difficilmente gestibile dall’interno, perdendo ogni interesse e motivazione per la vita. In sostanza, la depressione è un segnale che ci avvisa che qualcosa nella nostra vita non sta andando per il verso giusto, ci avvisa che si rende necessario apportare un cambiamento.
140816_depressioneLa depressione è il male oscuro, invisibile, della nostra società, il cui stile di vita ci ha allontanati sempre più dalla nostra natura selvaggia, portandoci ad uno squilibrio tra spirito e materia. Il materialismo, una vita abitudinaria e confortevole, ci hanno pian piano indeboliti e resi incapaci di accogliere, accettare ed apportare cambiamento. L’estremo individualismo, in una società dove apparentemente non manca nulla dal punto di vista materiale, ci ha condotti a chiuderci sempre più in noi stessi, portando via luce all’anima, lasciando morire lo spirito. Ed è evidente che oggi il bisogno primario quello di un ritorno alla spiritualità, ad un incontro con noi stessi. Abbiamo perso il nostro potere, quello legato all’istinto e all’intuito, e con questa perdita abbiamo perso la nostra originalità e creatività, per conformarci a modelli standard richiesti dalla società, imprigionando la nostra anima attraverso le dipendenze, le mode, il seguire strade tracciate da altri per noi. La dipendenza è una delle primarie cause della depressione. Ed essa può assumere diverse forme, dalla dipendenza affettiva, alla dipendenza lavorativa, alla dipendenza da internet.

Una pericolosa distorsione: scordare se stessi
Ogni volta che reprimiamo ciò che siamo, seguendo una strada che non sentiamo nostra, indossando maschere di falsa bontà per mascherare la rabbia, di falsa allegria per mascherare la tristezza, di falsa gentilezza per non mostrarci poco gentili; ogni volta che non ascoltiamo ciò che l’istinto e l’intuito ci suggeriscono, ogni volta che mettiamo a tacere e non ascoltiamo la voce interiore che nasce dalle nostre viscere, recidiamo le radici della natura selvaggia del nostro essere profondo. Quando si recidono le radici di un albero, esso muore. Quando s’imprigionano le radici di un albero circoscrivendole e rinchiudendole in un contenitore, impedendone l’espansione nella profondità della terra, anche la sua chioma, per riflesso, ne rispecchierà le radici e non potrà espandersi e protendere verso il cielo. Una mente chiusa da pregiudizi, tabù, principi morali sociali, condizionamenti, è una mente che non è libera di esprimersi attraverso il pensiero e quindi non è in grado di creare. LSS 2Una mente che non è libera ed ha dei blocchi, ripercuote i suoi blocchi sul corpo fisico. Un corpo che non è libero di esprimersi, di conseguenza si ammala.
Quando ignoriamo le nostre capacità, il valore della nostra luce, che emaniamo attraverso la creatività, l’intelligenza, la bellezza, la generosità, diveniamo facili prede dell’oscurità. Se siamo ignari di questa nostra luce, non la valorizziamo e non la proteggiamo, essa diventa un bersaglio, permettiamo cioè agli altri di abusare di noi. Non dire mai di no per paura di perdere le persone o l’amore significa permettere l’abuso di sé. Se non ci neghiamo la possibilità di amare e creare, allora anche la depressione non avrebbe senso di esistere. Il primo passo, il più importante, è iniziare ad amare se stessi. Spesso l’amore per sé è stato etichettato come egoismo, mentre la nostra cultura religiosa ha sempre esaltato l’amore verso gli altri, prima gli altri e poi tu. Ed è proprio questo che a mio avviso ha generato l’egoismo. L’idea di altruismo nella nostra cultura cristiana è legata intimamente a quella di rinuncia a se stessi: sacrificio considerato come uno dei grandi valori che devono ispirare la vita.

L’altruismo, una maschera per manipolare gli altri
Un principio che proclami l’amore per il prossimo, ma che consideri tabù l’amore per se stessi, ci bandisce dal genere umano. Eppure l’esperienza più profonda di cui è capace un uomo è proprio l’esperienza di sé in quanto essere umano. Amarsi in modo totale, permette all’amore di traboccare e raggiungere gli altri in condivisione.
 Spesso, dietro all’altruismo si nasconde un trucco per possedere gli altri. 
L’altruismo, interpretato come dovere e non come un semplice moto spontaneo di solidarietà amichevole, può diventare una maschera, uno schermo dietro il quale si celano emozioni e intenzioni ben diverse da quelle sbandierate: freddezza, arroganza, prepotenza. L’altruismo è sovente un modo per manipolare la personalità dell’altro.
Nel nostro amore per il prossimo non vi è forse celato un impulso verso la proprietà? Quando vediamo soffrire qualcuno, sfruttiamo, se pur inconsciamente, l’occasione che ci si offre di prenderne possesso. 
Se un individuo può amare solo gli altri, non può amare completamente.
 altruismoL’egoista in realtà si odia e trae soddisfazione, autostima ed apprezzamento solo attraverso il soddisfacimento dei bisogni altrui, illudendosi così di colmare il suo vuoto, generato dalla non considerazione dei propri bisogni. La necessità di sentirsi indispensabile ed assicurarsi l’amore in cambio, lo induce a creare dipendenze, lasciandolo infine frustrato e deluso ogni volta che i suoi sforzi non vengono riconosciuti e contraccambiati secondo le sue aspettative. È solo un essere infelice e ansioso di trarre dalla vita le soddisfazioni di cui si è privato. 
È più facile capire l’egoismo se lo si paragona ad un morboso interesse per gli altri, come lo troviamo nelle persone troppo premurose. Persone che devono compensare la loro incapacità di amare e che spesso nascondono la paura dell’abbandono, quindi incapaci di un sano distacco e di lasciar andare.
 Questa è una forma di altruismo nevrotico, un sintomo che colpisce molti già affetti da altri sintomi, quali la depressione, la stanchezza, l’incapacità di lavorare, il fallimento nei rapporti col prossimo. Spesso l’altruismo è considerato un tratto positivo del carattere del quale i soggetti si vantano. La persona altruista non vuole niente per sé, vive solo per gli altri, si vanta di non considerarsi importante. È poi sorpresa di scoprire che, ad onta del proprio altruismo, è assai infelice e che i suoi rapporti con coloro che la circondano non l’appagano. Tale persona è inibita nelle proprie capacità di amare e di godere; è piena di ostilità verso la vita e dietro la facciata dell’altruismo si nasconde un sottile ma intenso egocentrismo, nonchè masochismo legato alla sofferenza e al sacrificio. Alla base di queste persone dalla facciata altruistica c’è l’aridità. Solo quando dissolviamo le nostre tenebre, allora la nostra stessa luce si diffonde ed inonda anche agli altri, coloro che circondano. Partire da noi stessi, aiutandoci a ritrovare l’armonia dentro di noi ed amandoci, è il primo passo verso l’altruismo.