Rose, jazz e gelsomini

Racconti di poeti, drammaturghi e jazz, tra colore e bianco e nero

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Sapevate che la parola jazz potrebbe potrebbe derivare dal francese”jasmin”, gelsomino?

“È venuto per leggere. Aperti
due, tre libri, di storici e poeti.
Ha letto appena per dieci minuti.
Poi basta. Sul divano
sonnecchia. È tutto intero dei suoi libri
– pure, ha ventitré anni; è molto bello.”

Rose, jazz e gelsomini
Stephen Sondheim (NY 1930-2021) compositore, paroliere e drammaturgo.

Inizia così una delle poesie di Costantino Kavafis (qui tradotta da Filippo Maria Pontani) intitolata È venuto per leggere. Poeta, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1863, dedica questi versi, di saffica memoria, a un giovane amore.

Nelle parole e negli ambienti di Kavafis, ritrovo il sapore di una mia memoria: la sontuosa libreria della mia casa d’infanzia. È sempre lì, ogni qual volta mi capita di tornarvi, con i suoi libri ricchi, infiniti, seducenti, colti, che aspettano solo di esser presi in mano e accarezzati con i sensi e i pensieri. Come i libri sui pittori o quelli di stampe antiche dedicati alle rose.

Rosse, alcune, come quelle che Stephen Sondheim tiene nella sua casa di New York. L’autore dei testi di West Side Story viene intervistato nel 2011 dal nipote di Richard Rogers: il giovane e promettente Adam Guettel. E a lui, Sondheim racconta la storia della casa in cui vive, della sua prima proprietaria e costruttrice, ballerina e spogliarellista di Seattle (musa ispiratrice del suo musical Gypsy) che, nel nome d’arte, Gypsy Rose Lee, si è data quello della regina dei fiori.

Da Renoir a Storyville
E ancora, tra le pagine sui pittori, Roses and jasmine in a Delft vase, dipinto nel 1881 da Pierre August Renoir che, di certo, non immaginava che un elemento del suo quadro sarebbe stato associato al jazz solo qualche anno più tardi. Secondo una delle ipotesi sull’origine del sostantivo jazz, infatti, il termine potrebbe derivare dalla pronunzia della parola jasmine. Quell’essenza di gelsomino che era il profumo indossato dalle prostitute di Storyville, quartiere delle case di piacere di New Orleans attivo alla fine del 1800.

Un musical e un film
Rose, jazz e gelsominiNel 2023, Adam Guettel, di cui Sondheim fu insostituibile mentore, asseconda le sue radici jazz mettendo in scena, suoi la musica e i testi, il musical Days of Wine and Roses; riprendendo, a grandi linee, la trama dell’omonimo film del 1962 ma ambientando la storia negli anni ’50 su un libretto di Craig Lukas.

Come altri attori e registi, che si sono confrontati nella vita con la schiavitù dell’alcol e delle droghe, anche Guettel fa tesoro della sua lotta contro la dipendenza e porta sul palco questo tema, così delicato e complesso, dirigendo con acuta sensibilità gli attori protagonisti.

Di Blake Edwards è la versione cinematografica del 1962, a sua volta basata su un episodio trasmesso dalla CBS nel 1958 per la Playhouse 90. Il regista, conosciuto per il suo Colazione da Tiffany, descrive con drammatica intensità l’incontro e il matrimonio tra Joe (Jack Lemmon) e Kirsten (Lee Remick) e la loro folle distruttiva complicità nel provocarsi e assecondarsi a vicenda pur di non rinunciare al bere. Il film, in bianco e nero, è un capolavoro per regia, interpretazione, coinvolgimento dello spettatore di cui mette in crisi certezze e affrettati giudizi. Specchio fedele delle instabili e pericolose dinamiche a cui l’alcolismo può, inevitabilmente quanto drammaticamente, dar vita.

Ernest Christopher Dowson, un poeta tormentato

Rose, jazz e gelsomini
Ernest Christopher Dowson poeta e scrittore inglese, a cui si devono i versi: “They are not long, thr days of wine and roses”.

Quattro anni dopo la nascita di Kavafis, nel 1867, nasce in Inghilterra il tormentato poeta Ernest Christopher Dowson. Sono suoi i versi che Lee Remick recita a Jack Lemmon, in una scena del film cui danno il titolo e che ispireranno gli autori di uno degli standard più celebri della storia del jazz.

Henry Mancini e Johnny Mercer incontrano nella penombra di un palco di uno studio cinematografico Lemmon, Blake e Lee Remick. Solo un’unica luce accanto a un vecchio pianoforte verticale. Mancini siede al piano, un’enorme scatola per sgabello, mentre Mercer tira fuori da una tasca una busta sul cui retro sono scritte alcune parole. Si avvicina alla luce per leggere e, mentre Mancini suona il primo accordo, comincia a cantare. Note e parole si fondono con l’emozione di chi è lì e ascolta. Prende vita, così, The Days of Wine and Roses!

Dal 1962 ad oggi, l’armonia e la melodia di questo standard jazz sono state rivisitate ed eseguite con infinite sfaccettature di gusto, stile, ritmo e sensibilità. Menzionare, tra tutte, la versione strumentale di Lenny Breau è un modo per rendere omaggio a un chitarrista particolare, apprezzato più dai colleghi che dal pubblico, che traeva la sua ispirazione anche dai pittori impressionisti come Renoir. Della sua chitarra a sette corde, che considerava alla pari di un pianoforte, ha esplorato tutte le possibilità sviluppando una tecnica personale e un tocco sofisticato.

L’espressione “giorni di vino e rose” indica in inglese un “periodo di felicità e prosperità” e il suo contrapporsi alla caducità della vita, sulla scia del poema di Dowson, offre a Mercer facile spunto per scrivere un testo che ben rappresenta sia la trama del film che gli accordi di Mancini. I due autori, come già in passato per Moon River, vinsero nuovamente un Oscar per il loro brano!

Giorni di vino e rose

Rose, jazz e gelsomini
Rainer Maria Rilke, uno dei più importanti poeti di lingua tedesca del XX secolo.

Vino e rose da sempre celebrati in Musica: da Carl Orff a Richard Strauss, dai Beatles a Gilbert Bécaud.
Così come in Poesia: da Omar Khayyam a Rainer Maria Rilke. Khayyam, che nelle sue quartine ricorda spesso il vino e che ha dato il nome ad una varietà di rosa; Rilke, le cui poesie in francese diventano nel 1993 materiale per Les Chansons des Roses del musicista e compositore di origini danesi Morten Lauridsen.

Strettamente legate tra loro, e a loro volta al jazz, moda e fotografia non fanno eccezione. Quando nel 1967 venne chiesto a Irvin Penn di fotografare per la rivista Vogue gli abiti di Balenciaga, il suo genio, unito a quello dello stilista, partorì una delle foto icone nella storia della moda: il Balenciaga Rose Dress.

Penn fotografò, in bianco e nero, la modella Sue Murray in un abito le cui volute aristocratiche riproducevano quelle di una rosa!

I musicisti secondo Irvin Penn

Irvin Penn
Irvin Penn, grande fotografo americano.

Intrigante quanto austero, misterioso quanto rivelatore, l’uso del bianco e nero in fotografia ha, indiscutibilmente, contribuito a regalare fascino all’immagine di un certo tipo di jazz. Irvin Penn “frequenta” questa musica attraverso i numerosi incontri con i musicisti che ritrae nel suo studio. Tra i tanti, Duke Ellington, Miles Davis, Leonard Bernstein, Louis Armstrong e il già citato Richard Rogers!

Una curiosità che lo riguarda, tratta da un Notebook degli Irvin Penn Archives, è il suo pensiero pungente sulla categoria dei musicisti: “Temo, sulla base della mia esperienza di molti anni (con solo rare eccezioni) che il perspicace genio dei musicisti sia confinato alla loro musica.

Le sedute con loro sono state di solito esperienze sterili, finite goffamente, talvolta seguite da rabbia e recriminazioni. Penso ci sia qualcosa nel modo in cui il mondo che frequentano li tratta, che li induce a considerare i fotografi parte del loro apparato di relazioni pubbliche, che li prepara ad apparire di fronte al loro pubblico, utili solo per proiettarne l’immagine che loro hanno di sé stessi.”

Per saperne di più:
Trailer del film di Blake Edwars Days of Wine and Roses
Les Chansons des Roses di Morten Lauridsen su testi di Rainer Maria Rilke
The Days of Wine and Roses versione di Lenny Breau

Cantante di jazz, pittrice, eclettica anima ribelle, ha vissuto in Svizzera, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo. Ha insegnato lingue straniere e lavorato come traduttrice. Ha inciso a Parigi e prodotto un album di jazz dal titolo The Silken Kirtle. Tra le sue più grandi passioni, oltre al canto e alla musica jazz, l'astrologia, la danza, il teatro, i viaggi, la psicologia. Vive attualmente in Sicilia.