Fantascienza? Alcuni scienziati, ispirandosi a esperimenti (veri), ha creato robot intelligenti
Sono qui in un posto bellissimo, nell’arcipelago delle isole Cook, e precisamente a Rarotonga, isola rigogliosa e verde e con spiagge di sabbia bianchissima bagnate da una limpida laguna. Le isole Cook sono poste in mezzo all’oceano Pacifico, migliaia di chilometri lontano dalle civiltà continentali. Sto sdraiato su un’amaca tesa fra due palme, con le azzurre acque del mare che si infrangono sulla spiaggia, mentre in Europa, e in America, e in Cina, il fuoco della guerra divampa da due anni.
Una guerra fra gli uomini contro un esercito di Robot demoniaci. Qui il paradiso, e la pace, nel caldo oceano Pacifico, lontano da tutto, mentre là nelle terre dei vecchi continenti, brucia la furia del fuoco. Io non volevo che tutto questo accadesse, né avrei mai pensato che potessi essere (almeno in parte) responsabile di questo terribile caos.
Un nuovo progetto assolutamente innovativo
Fino a tre anni fa, eravamo allora nel 2028, io ero un semplice neo-laureato in fisica presso l’Università inglese di Cambridge e, appena conseguita la laurea (col massimo dei voti), ricevetti un’offerta di lavoro da parte di una Società appena costituita, la Kepleton Research Ltd. Cercavano un fisico teorico e applicato che fosse in grado di seguire un nuovo progetto assolutamente innovativo nel campo della Intelligenza Artificiale. Così diceva l’annuncio, quando mi recai alla sede della Kepleton in un sobborgo alla periferia di Londra. L’edificio, visto dall’esterno, sembrava un’anonima struttura in mattoni rossi, ottenuta come recupero di una vecchia fabbrica dismessa del secolo scorso. All’interno c’erano alcuni uffici, e un vasto laboratorio con apparecchiature quali molteplici laser, camere a vuoto, molti computers, altre attrezzature moderne e alcune anche datate, che però non capivo cosa fossero.
Fui ricevuto dal signor Adam Kepleton in persona e dal suo assistente e capo-ricercatore il dott. Benjamin Kelly.

Ma andiamo con ordine. Adam Kepleton era un uomo molto ricco, un banchiere, che all’età’ di 67 anni aveva deciso di investire tutti i suoi averi (molte centinaia di milioni di sterline) in un progetto che mi sembrò semplicemente folle: voleva ‘catturare’ un’anima dal corpo di un uomo nel momento esatto in cui quest’ultimo stesse per lasciare questo mondo terreno. Avrei dovuto lasciare perdere questa cosa fin da subito, ma il dott. Kelly mi convinse a partecipare al folle progetto dopo avermi illustrato la teoria da un famoso fisico da cui quei due si erano completamente ispirati, per non dire soggiogati. È quindi utile illustrare per sommi capi la teoria del prof. Maggio, inventore dei moderni microprocessori e autore di una interessante teoria circa la natura della coscienza.
Secondo lo studioso, il cervello umano possiede ‘coscienza’ non solo in virtù della vastissima rete di neuroni (cellule nervose, circa 80 miliardi) ma perchè tale rete nervosa è letteralmente ‘posseduta’ da una entità fisico-spirituale che egli chiama “Seity”, che potremmo anche (volendo) identificare con la vecchia parola “anima”.
Dunque la Seity possiederebbe le proprietà di un Campo Quantistico ed è basata sui principi della fisica quantistica, che a sua volta spiega il comportamento di atomi, molecole, cellule e microprocessori. Praticamente spiega tutto. Fin qui tutto bene.
Ma se la Seity è la base della nostra coscienza individuale (cosi ragionavano Kelly e Kepleton) allora dovrebbe essere possibile, in un qualche modo, “catturare” una Seity nel momento in cui il cervello muore. Perché, secondo Faggin, le Seity si possono “reincarnare” in altri corpi, seguendo un processo naturale di morte e reincarnazione.
E qui siamo arrivati ad un punto cruciale: sarebbe possibile isolare, catturare una Seity e farla reincarnare in un sistema tipo una rete neurale artificiale? Ecco il progetto pazzesco di quei due, che mi convinsero offrendomi uno stipendio mensile pari a tre volte uno stipendio normale.
Accettai…non avevo più risorse economiche, da studente lavoravo la sera come cameriere per pagarmi l’Università, ora mi offrivano una grande opportunità che non potevo rifiutare.

Il progetto iniziò qualche tempo dopo, nel maggio 2028, dopo che in base a calcoli teorici molto complicati, mettemmo a punto una “trappola per Seity” costituita da una camera a vuoto in carbonio e alluminio, dotata di speciali campi magnetici ed elettrici, che avrebbero dovuto immobilizzare la Seity al suo interno. Già, ma da dove prendere una Seity?
Certo, secondo lo scienziato, ognuno di noi ha una Seity individuale all’interno del cervello, che sta bella buona con noi fino alla fine: dunque (quei due erano veramente pazzi, ora lo riconosco) bastava procurarsi un… moribondo e beccare la Seity al momento giusto.
E dove trovavamo il candidato giusto? Fu così che mi lasciai coinvolgere in una azione degna di un film da Frankestein: ci recammo travestiti da medici e infermieri nell’ospedale St. Thomas di Londra, cercammo un paziente che sembrava più di là che di qua, lo caricammo su una lettiga, poi su una ambulanza (comprata apposta e guidata da Kelly) e lo portammo nel nostro laboratorio.
Fu così che io scoprii che il poveraccio era un pregiudicato condannato per mafia, violenza e tentato omicidio, senza moglie o figli o altri eredi. Non dissi nulla di questo dettaglio ai miei colleghi, del resto a loro non interessava questo aspetto. L’uomo, tale Eduard Boskovich, però continuava a restare vivo… e mi chiedeva dove fosse, perché ancora capiva che non stava più in ospedale. L’uomo, immobilizzato con cateteri e legacci, stava su una specie di sensibilissima bilancia (grande quanto un lettino) poiché sapevamo di una cosa curiosa: nel 1907 un tale dottor , pubblicò sull’American Medicine una strana ricerca in cui cercava di dimostrare l’esistenza dell’anima pesando pazienti in procinto di morire, cercando poi di rilevare una riduzione di peso al momento del decesso. Il medico sosteneva di aver osservato una perdita di peso di circa 21 grammi in alcuni dei suoi soggetti al momento della morte, che interpretò come il peso dell’anima che lasciava il corpo.

Tuttavia, la metodologia dello studio di MacDougall era altamente discutibile, e i suoi risultati non sono mai stati replicati o accettati dalla comunità scientifica. Gli esperimenti soffrivano di numerosi problemi metodologici, inclusa la piccola dimensione del campione (furono effettuate le misurazioni di peso solo su sei soggetti), usava una bilancia industriale con scarsa sensibilità, e non aveva controllo per variabili che avrebbero potuto influenzare i risultati, come la perdita di liquidi corporei al momento della morte.
Ma al dott. Kelly queste obiezioni non interessavano: prese per buone le conclusioni dello studio di MacDougall e continuò a monitorare il peso del paziente sulla sensibilissima bilancia elettronica moderna, collegata a un circuito elettronico che avrebbe attivato la “trappola per Seity” nel momento esatto in cui la bilancia avesse registrato una improvvisa perdita di peso superiore a 15 grammi.
E così accadde! Il povero signor Boskovich crepò per attacco cardiaco e la sua Seity (anima) fu prontamente acchiappata dalla trappola elettronica quantistica di Kelly (e mia)! Grande esultanza, e brindisi con champagne di noi tre per questo straordinario risultato scientifico.
Che non potevamo ovviamente comunicare al mondo, visto il modo non proprio legale con cui ci eravamo procurati la Seity…
Una macchina molto sophisticata
Ma Adam Kepleton aveva nel frattempo comprato a suon di milioni di sterline anche un’altra società, la Robotics S.S. Inc. che aveva sede a Edimburgo, in Scozia, e che aveva messo a punto il più sofisticato robot dotato di due occhi a doppia telecamera da 200 milioni di pixels, un udito stereo sensibilissimo, movimenti fluidi di mani e braccia e gambe, e un cervello bionico a microprocessori cinesi di ultima generazione. Il prototipo, chiamato Robin-M347, che funzionava benissimo, ed eseguiva tutti gli ordini vocali che poteva attuare. Ma non aveva alcuna coscienza di sé, era solo una macchina molto sofisticata.
Come trasferire la Seity catturata nel cervello bionico di Robin-M347? Lavorammo a questo problema per due mesi, poi finalmente, seguendo mie intuizioni e le teorie che avemo messo insieme, una notte finalmente fummo pronti al grande esperimento. Ricordo ancora che quella notte si era scatenato un temporale con lampi, tuoni e fulmini, ma noi (era l’una di notte) eravamo tutti eccitatissimi. Mettemmo in comunicazione la trappola-Seity col robot attraverso una guida d’onda a microonde… e zap! Il robot ebbe una specie di sussulto e dilatò gli occhi come se si svegliasse, poi iniziò a parlare.: «Sono qui, sono dentro questo nuovo corpo! sono io! vedo e sento benissimo! e non sono morto!», diceva il Robin-M347.
Capimmo subito che l’esperimento era perfettamente riuscito: la Seity di Eduard Boskovich ora viveva di nuova vita e stava pure benissimo, in piena forma nel cervello bionico del robot. Brindammo con altro champagne e musica rock per tutta notte, mentre fuori tuoni e lampi si scatenavano in una danza macabra, che (col senno di poi) era il preludio a un cupo futuro.
La rivolta del robot

Il giorno seguente iniziammo con alcuni semplici test sul nuovo robot: i risultati furono molto preoccupanti. Quando veniva impartito un ordine, anche molto semplice, del tipo “Robin, prendi quella penna e appoggiala sul tavolo”, Robin il più delle volte rispondeva: «Perché? Che m’importa di fare una cosa del genere?». E si ammutoliva o se ne stava seduto su uno sgabello (apparentemente) pensieroso. Insomma, quell’ammasso di ferraglia aveva acquisito una sua personalità e volontà, e non obbediva più in modo semplice ed affidabile ad alcun ordine.
Mentre io e dr. Kelly cercavamo di essere pazienti e di non irritarlo, il signor Kepleton un giorno si lasciò sfuggire imprudentemente una frase del tipo: «Sto rottame di latta lo distruggo e rifacciamo l’esperimento da capo con una Seity più malleabile!».
La situazione precipitò di brutto. Il sensibilissimo udito di Robin recepì la frase come una minaccia alla sua esistenza, e nonostante la programmazione interna del cervello bionico che avrebbe dovuto impedire qualsiasi azione contro un umano, Robin diede un gran pugno in faccia al signor Kepleton, che stramazzò al suolo morto. Poi urlando frasi minacciose a me e Kelly, fuggì dal laboratorio, dopo avere preso dei vestiti dal corpo esamine del povero Kepleton. Fu l’ultima volta che lo vedemmo.
Sapemmo poi che travestito da umano era riuscito (non sappiamo come) a raggiungere il laboratorio robotico di Edimburgo e a manomettere e riprogrammare la produzione di altri robot modello M347 e introdurre nei loro cervelli altre Seity di tipo “malvagio”. Dove per malvagio si intendono Seity appartenenti a uomini che in vita erano stati dei poco di buono, ladri, assassini, stupratori, psicopatici. Tutte Seity “prelevate” usando una copia quasi esatta (anzi migliore) della nostra “Trappola per Seity”. E uccidendo senza pietà i vecchi umani per poter effettuare la nuova reincarnazione robotica. In capo a tre mesi Robin M347 aveva creato una fabbrica clandestina di robot riempiti con le peggiori Seity in circolazione, copie di se stesso a cui aveva modificato il cervello bionico per ottenere da ciascun nuovo robot una obbedienza cieca, assoluta, basata su una forma estrema di fanatismo robotico-mistico. Aveva perfino inventato una nuova religione (la QRT, Quantum Robotic Theology) per giustificare tutto il suo operato, ed infine Robin M347 si era autoproclamato Nuovo Messia con l’obiettivo di sterminare la razza umana e proclamare l’Avvento di una nuova Era che avrebbe governato la Terra. Fu così che iniziò una lunga guerra fra gli umani, da una parte, che vide gli eserciti (umani) di America, Russia, Europa e Cina uniti contro le orde di fanatici robot armati di laser, droni, missili, che combattevano contro gli uomini. Fabbriche di robot erano create di nascosto in posti selvaggi, producendo migliaia di robot assassini, e quando erano scoperte, venivano bombardate e distrutte dagli Eserciti Alleati umani.

La guerra è tuttora in corso, con milioni di vittime e intere città devastate, ma dai frammenti di notiziari che ricevo con la radio a onde lunghe, qui in Rarotonga, sembra che le fabbriche di robot assassini siano distrutte a un ritmo superiore a quanto vengono create dai robot bastardi. Sembra quindi che la vittoria finale delle truppe alleate umane non sia lontana, e che la pace possa finalmente tornare sul nostro martoriato pianeta.
Da parte mia, anche sull’isola, ho continuato i miei calcoli quantistici sulla natura delle Seity e ho scoperto che una volta incarnate in un cervello bionico, se quest’ultimo viene distrutto, non riescono più a reincarnarsi una seconda volta, neppure in un cervello umano. E così centinaia di migliaia di Seity malvage ora stanno vagando senza scopo per gli spazi siderali, condannate in eterno alla solitudine assoluta e al freddo cosmico.
Al contrario, le Seity definibili “buone” si reincarnano normalmente in noi umani. Quindi non tutto il male viene per nuocere… così dicono le mie equazioni quantistiche.
Piccola ma grande soddisfazione. Resta il fatto che, se in futuro, a guerra finita, una commissione d’inchiesta andasse a esaminare a fondo come tutta questa storia è cominciata, e il ruolo che ho avuto, potrei passare bruttissimi guai legali. Non ci voglio pensare.
Ma parlando d’altro, ho recentemente conosciuto una bella ragazza, indigena di Rarotonga, che mi piace molto e a cui, credo, non dispiaccio. Ho appuntamento questa sera nella mia capanna, e se la cosa quaglierà come spero, potremmo anche noi due contribuire a creare nuovi umani (per via biologica naturale) dotati di ottime Seity aventi bontà genuina e garantita.
Eccola, sta arrivando, bellissima e sexy, ora termino questo resoconto perché ho da fare, molto da fare… almeno per questa notte mi scorderò il casino che ho combinato con Kepleton e Kelly.







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