Le nuove frontiere della sessualità

Genere maschile, femminile, trans... analizziamoli da vicino

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Un approfondimento molto attuale sull’identità di genere e la transessualità.

Terry Bruno
La psicoterapeuta Terry Bruno.

Siamo in un momento storico di grande cambiamento in cui, in particolar modo gli adolescenti, accettano di mettersi discussione e di prendere coscienza della propria identità di genere e di sperimentarla, cosa che fino a pochi decenni fa costituiva un grande tabù.

La nostra identità di genere, maschile o femminile, ha origine nella primissima infanzia e procede per tutta la vita e si stabilizza solo nel periodo post-adolescenziale. In realtà il genere non esiste in natura, ma è un’idea che si crea all’interno della società.

Esso è legato al concetto di gender binary o genderismo, secondo il quale non si fa altro che definire l’essere umano sulle differenze procreative: e quindi parliamo di uomo o donna. Alle due categorie vengono così attribuite capacità, potenzialità, ruoli, comportamenti sociali e comportamenti desiderati.

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Foto di bongbabyhousevn da Pixabay

Quando i genitori aspettano un bambino, molto spesso chiedono quale sarà il sesso biologico.

E, nel momento in cui lo sanno, iniziano a creare fantasie su come sarà, come crescerà, quali giocattoli preferirà, quali vestiti indosserà, ma soprattutto come si comporterà.

In pratica incominciano già a investire sul bambino le loro aspettative e desideri. In alcuni casi, queste aspettative possono non realizzarsi, aspettative non strettamente legate al sesso biologico, ma alla società.

A cosa si riferisce l’identità di genere?

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Foto di bongbabyhousevn da Pixabay

Quando parliamo d’identità di genere ci si riferisce al senso di appartenenza di un individuo a determinate categorie.

L’identità sessuale, invece, è data dall’insieme delle strutture e delle esperienze psichiche di un individuo legate alla sessualità.
Quando alla nascita di un bambino diciamo: «È un maschietto… è una femminuccia», ci stiamo riferendo all’identità di genere.

Il tutto procede perfettamente se la percezione interiore corrisponde all’identità biologica: «Sono felice di essere donna/uomo nel mio corpo di donna/uomo». Il problema nasce quando il soggetto si sente in trappola in un corpo non suo: «Sono un donna/uomo intrappolato in un corpo di uomo/donna». In questo caso parliamo di transessualità, cioè la percezione e il vissuto sono in disarmonia con il genere biologico.

Chi è realmente un transessuale?

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

La transessualità ha varie cause alquanto complesse e determinate dalla combinazione di fattori genetici, ormonali, neurologici e ambientali. È il vivere in un corpo che non viene riconosciuto come il proprio. È un sentirsi a metà tra come si è e come si vorrebbe veramente essere.

Allora quel corpo diventa un ostacolo, un errore, un involucro odiato e rifiutato. Nasce così un conflitto perché quel corpo delinea una persona che non rappresenta se stessi. Il risultato è un senso d’inadeguatezza di non accettazione e di malessere.

Ogni essere umano ha bisogno di essere amato e accettato per quello che è, ma chi è realmente un transessuale? La sua ricerca d’identità inizia da se stesso, dall’accettazione di se stesso prima e da parte degli altri in seguito. Egli deve costruire la propria identità, un cammino non facile da percorrere, irto e spinoso, fatto di continui confronti soprattutto con una società spesso giudicante, a causa di scarse informazioni e conoscenze sull’argomento che generano pregiudizi e stereotipi.

Questo disagio non è solo presente in colui/colei che lo vive, ma anche in coloro che si ritrovano a dover affrontare una realtà inaspettata: i genitori. I sentimenti che tanti genitori di figli trans vivono sono diversi: disagio, vergogna, sensi di colpa, frustrazione, rabbia, che si alternano con il più grande sentimento: il loro amore verso quel figlio che vuol essere così diverso rispetto a colui/colei che era sino a qualche tempo prima.

La madre di Eva
Stefania RoccaIl senso di disagio e stordimento avviene soprattutto quando viene presentata la richiesta di una transizione, cioè il desiderio di portare il proprio corpo e il proprio sentire in linea con la propria identità di genere, che si discosta da quella della nascita.

Una bellissima rappresentazione di questo vissuto emotivo presente nei vari esponenti della famiglia in cui si è presentata tale disforia (termine con il quale viene definita la transessualità), è la pièce teatrale La madre di Eva, con la bravissima Stefania Rocca.

La rappresentazione mette in luce i vari aspetti emotivi e i timori di una famiglia e in particolare di una madre che si ritrova a dover imparare a riconoscere una figlia nella sua nuova identità.

Da una situazione prima di incomprensione e rifiuto, si passa a un sostegno e un’accettazione amorevole nei confronti di quella figlia che non riconosce il suo corpo. Questo cambiamento di prospettiva è avvenuto ascoltando il linguaggio del cuore, il solo che permette di dare valore alle differenze.

Come la famiglia può aiutare i figli nella transizione di genere

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Immagine di Geralt da Pixabay

La famiglia svolge un ruolo fondamentale in queste situazioni, soprattutto avendo una comunicazione aperta e un ascolto dei disagi emotivi che il proprio figlio/figlia sta vivendo.

Dialogare in modo aperto di quanto sta succedendo a livello psicologico è un fattore protettivo del benessere del proprio figlio/a e può essere un ottimo canale utile a fornire un supporto emotivo e pratico, senz’altro non facile, ma fondamentale per poter ricostruire quel rapporto di amore verso un figlio/a che chiede di essere riconosciuto per quello che è e non per quello che si vuole che sia.

Immagine di copertina AIgenerated di Geralt da Pixabay.

Psicologa, psicoterapeuta, trainer in comunicazione e PNL