La lettura ai tempi della Gen Z

Oggi si legge in modi diversi da quelli tradizionali a cui siamo stati abituati

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Multitasking e tecnologici, i giovani sono lettori polarizzati che seguono tendenze social.

“Non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane, né corsieri come una pagina di poesia che si impenna. Questa traversata può farla anche il povero senza oppressione di pedaggio, tanto è frugale il carro dell’anima”, scrive Emily Dickinson.

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Foto di JayMantri da Pixabay.

“Leggere è l’esplorazione dell’universo”, sostiene Marguerite Duras. Per Leonardo Sciascia “il libro puoi metterlo su un tavolo e guardarlo solamente, ma se lo apri e leggi diventa un mondo”. Sulla lettura rimarca Alessandro Baricco: “È un viaggio per viandanti pazienti”.

Per molto tempo, prima delle principali tappe della rivoluzione tecnologica e ancor più con l’avvento – o meglio, il sopravvento – del digitale, i volumi cartacei hanno rappresentato il più autorevole strumento di conoscenza. Nell’era contemporanea, dominata dai contenuti “liquidi” sui dispositivi mobili, la prospettiva si è ribaltata.
Oggi formazione e informazione, un tempo prerogativa di chi si dedicava alla carta stampata, passano soprattutto attraverso immagini e audio. Si tratta di nuove dimensioni di produzione e di fruizione, che inevitabilmente comportano un forte impatto sull’industria culturale.

Leggere fa sempre bene

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Foto da Freepik

Anche nel Terzo Millennio, comunque, leggere resta un’attività fondamentale a partire dall’infanzia, con tutti i benefici che comporta: attiva e favorisce il pensiero critico, stimola la curiosità e la creatività, aiuta a sviluppare competenze e abilità mentali, permette di allenare costantemente la memoria e di migliorare il proprio lessico e la propria capacità di espressione.

È per questo che è importante sensibilizzare tutti i cittadini, ma in particolare le nuove generazioni – quelle dei nativi digitali – rispetto all’importanza dei libri come oasi di crescita personale da molti punti di vista. Però gli ultimi dati del settore fanno ben sperare: in Italia, guardando all’indagine di Pepe Research per l’Associazione Italiana Editori (Aie), diffusa a dicembre 2023, sono in aumento gli italiani che leggono: nel 2023 il 74% delle persone di età compresa tra i 15 e i 74 anni hanno letto almeno un libro a stampa (anche solo in parte), un e-book o ascoltato un audiolibro nei 12 mesi precedenti. In valori assoluti, si tratta di quasi 33 milioni di persone.

Modi e spazi diversi

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Foto di Senivpetro da Freepik

«Più che il numero di lettori stanno diventando rilevanti altri elementi che qualificano l’atto del leggere» ha commentato Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio Studi di Aie. «Rispetto al 2022, ed è una tendenza che già si era vista negli anni precedenti, cala la percentuale di lettori che legge almeno una volta a settimana (era il 72% dei lettori, adesso è il 67%), mentre parallelamente aumenta la percentuale di chi legge solo qualche volta all’anno, dall’8% al 13%».

Si continua a leggere tanto, dunque, ma, soprattutto, si legge in modi diversi da quelli tradizionali a cui siamo stati abituati almeno fino alla fine degli Anni Novanta. Guardando alle modalità più attuali e contemporanee, si nota, per esempio, che un quarto degli utenti social ha fruito di contenuti narrativi presenti sulle stesse piattaforme o su spazi di condivisione online dedicati a narrazioni di vario tipo, nel complesso 10,2 milioni di italiani.

Durante un incontro di addetti ai lavori, organizzato da Aie in collaborazione con Aldus Up, ha sottolineato Giuseppe Laterza (Forum del libro-Laterza editore): «C’è una tenuta della lettura, soprattutto tra i giovani, e questo nell’epoca di TikTok non è affatto scontato. Cominciamo a dirci che il bicchiere è mezzo pieno e riempiamo l’altra metà».

Il Salone di Torino, cartina tornasole
Salone Internazionale del Libro Torino 2024 6Sembrava proprio di assaporare quel “mezzo pieno”, invogliati davvero a riempire l’altra metà e pensando che forse si è sulla strada giusta, girando per il Salone Internazionale del Libro di Torino 2024, edizione record – la prima diretta da Annalena Benini – che in cinque giorni ha visto 222mila persone tra case editrici, ospiti da tutto il mondo e un’atmosfera brulicante di dialogo, ascolto e suggestioni.

È stato un Salone all’insegna dei visitatori giovani e giovanissimi. «Sono arrivati 28.300 studenti e insegnanti, di cui 5.200 da fuori Piemonte. L’84% dei visitatori ha comprato il biglietto online. Il 29% sono under 25, il 61% under 40» ha spiegato Piero Crocenzi, amministratore delegato di Salone Libro, come è stato riportato sul Corriere della Sera. Dall’area fumetti al Bosco degli scrittori, dalla Torre di libri di François Confino fino al Palco Live e alla pista della Pinacoteca Agnelli sul tetto del Lingotto, camminando attraverso gli oltre 100.000 mq di spazi con gli stand di più di 1000 editori (dai grandi nomi ai piccoli indipendenti), erano numerose – e quasi sempre affollate, soprattutto nel weekend – le aree dedicate ai protagonisti della Generazione Z.

Comunità digitali
Salone Internazionale del Libro di Torino 5In Un paese divergente. Una società contrassegnata dalle fratture sociali, oscillante tra spinte solidali e brame egoiste (Ipsos, 2024) scrive il direttore scientifico dell’istituto Enzo Risso: «Il rapporto tra gli italiani e la lettura è una relazione instabile, incerta e infedele, segnata da fatiche, incomprensioni e vie di fuga, ma anche da passioni, ricerche, innamoramenti».

Il quadro, come sottolinea l’analista, è quello che emerge dalla ricerca realizzata da Ipsos per conto di Ivrea capitale del libro e presentata al Salone del Libro di Torino. «L’indagine ha scandagliato la relazione tra il leggere e le persone e ha identificato i diversi agglomerati di mentalità e comportamento rispetto alla lettura in cui sono raggruppabili le persone».

Queste categorie – avvisa l’esperto – sono da intendersi nel senso delle communities of sentiment dell’antropologo Arjun Appadurai o degli sciami del sociologo e filosofo Zygmunt Bauman e «consentono di cogliere la molteplicità e la dimensione ondivaga della relazione con la lettura, portando alla luce i fattori che spingono a leggere e quelli che, invece, fungono da detrattori».

Dai disinteressati…

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Foto da Freepik.

L’analisi Ipsos permette di individuare i due estremi della società italiana contemporanea – da un lato i refrattari alla lettura, dall’altro gli appassionati – ma anche di cogliere le categorie intermedie e le diverse sfumature man mano che ci si allontana da un polo e ci si avvicina all’altro.

I mondani (8%) sono volitivi e focalizzati sulla ricerca di applausi, in nome delle apparenze. Ritengono che leggere sia una noia, una fatica, un dovere. Una piccola eccezione potrebbero essere biografie e autobiografie di personaggi famosi dei social o della “vecchia” televisione.

I disorientati (14%) sono lettori occasionali, pigri e incerti, anche se, quando cominciano un libro non vedono l’ora di finirlo. Fan per loro soprattutto testi umoristici e quelli su scienza e scoperte.

Coloro che sono definiti precettori (17%) sono sostanzialmente dei nomadi della lettura, che si dedicano a un po’ di tutto, passando da un genere all’altro, senza preferenze. L’importante per loro è non avere un libro fisso sulla stessa pagina e non trascinarselo per settimane.

… agli incalliti

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JessBaileyDesign da Pixabay

Per gli ingaggiati (15%) leggere (soprattutto saggi, opere di filosofia, politica, scienza e viaggi) diventa una ricerca di sé stessi. Questi soggetti posseggono molti libri e ci tengono a comprarli personalmente.

I solitari (20%) sono selettivi, stakanovisti, gelosi dei loro volumi.
Gli appassionati (22%) concepiscono il libro al pari di un infuso caldo prima di andare a dormire: un toccasana che concilia con la giornata e il riposo notturno. In viaggio, in valigia o nel trolley, preferiscono mettere un paio in meno di capi o scarpe e un libro in più di crime, thriller, gialli, fantascienza e fantasy, storia e narrativa moderna.

Ecco infine i fan (13%), i lettori mono-orientati, che hanno tanti tomi sul comodino e sono dediti a un filone in particolare, soprattutto fantasy, mystery, horror, gialli, fantascienza e narrativa moderna.

Il ruolo dei social

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Salone Internazionale del Libro Torino.

Rispetto a lettura e GenZ, le piattaforme social ricoprono un ruolo ambivalente, come emerge anche dall’intervento di un’altra autrice dell’indagine Ipsos, Barbara Toci: «Da un lato i social media sottraggono tempo e spazio nella quotidianità alla lettura, ma, dall’altro, rappresentano anche un’importante fonte per la scoperta di nuovi libri e la scelta del prossimo libro da leggere».

Oltre la metà dei giovani (il 55%) conosce i book influencer molto di più di quanto accada, in media, nel resto del Paese, conferendo loro un ruolo fondamentale per promuovere la lettura. Nella scelta di un libro influiscono soprattutto consigli, recensioni e raccomandazioni viste online rispetto all’esposizione dei titoli nelle librerie e alle raccomandazioni dei librai.

È dunque vero che si assiste a un allontanamento degli adolescenti e di chi si affaccia all’età adulta dal mondo tradizionale dell’editoria. Allo stesso tempo, però, si afferma in loro la consapevolezza dell’importanza dei testi come strumenti di costruzione dell’identità e del senso critico.

Un divario, questo, che si potrebbe cominciare a colmare sfruttando appieno le opportunità tecnologiche usandole come leve economiche in modo costruttivo ed etico, trasformandole in alleate a beneficio di tutti.

Per saperne di più:

La ricerca di Associazione Italiana Editori
Il sito del Salone Internazionale del Libro di Torino
La ricerca di Ipsos

Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it