Possibile che ci ricasco tutte le volte?

Se ripetiamo vecchi schemi è a causa dei nostri imprinting, che vanno scardinati

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Il cervello emotivo genera le emozioni, condizionate da eventi passati anche se dimenticati.

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Maria Grazia Parisi, medico e psicoterapeuta.

Quante volte ci è capitato di dire: “è stato più forte di me”, oppure: “possibile che ci ricasco tutte le volte?”, pentendoci per l’ennesima azione o scelta che noi stessi disapproviamo o detestiamo? Non sempre ci accorgiamo in quale misura siamo vissuti dalle nostre emozioni condizionate, anziché liberi di scegliere il nostro atteggiamento verso ciò che ci accade.

A livello neurologico, il primo colpevole delle nostre intemperanze caratteriali o pigrizie e della scarsa volontà e controllo che a volte dimostriamo sulle nostre azioni risiede in una funzione del sistema nervoso deputata alla sopravvivenza, che per semplificare chiamerò cervello emotivo. Non è che questa componente sia davvero così più forte di noi, ma può essere semplicemente molto più veloce della nostra stessa volontà e coscienza, e delle nostre intenzioni.

Come lavora il cervello emotivo
Cervello BrainIl cervello emotivo ha alcune caratteristiche ben precise: è primitivo, cioè risponde sempre agli eventi come se da essi ne dipendesse la sopravvivenza; è infantile ed egoico, perché è intento, per far sopravvivere l’organismo, a ricercare il piacere, eludendo il dolore, senza porsi troppi problemi sulle conseguenze; è bravo a vedere le analogie con situazioni già vissute, ma fatica a vedere le differenze, perché la sua funzione è atemporale.

In pratica, con il cervello emotivo le cose vanno così: se in un passato anche lontano hai vissuto una situazione vagamente simile a quella attuale, da cui sei uscito vivo, tenderà a ripetere lo stesso schema anche stavolta. E questo anche se, nella situazione odierna, quella vecchia risposta non porti nessun reale vantaggio, magari semplicemente perché le cose, ora, sono molto diverse da quando eri piccolo e inerme.

Per fare un esempio: se il cervello emotivo ha imparato precocemente a bloccarsi o ad arrabbiarsi di fronte a un umano che urla, potrebbe continuare a fartelo fare – indipendentemente dalla tua volontà o intelligenza – anche se la persona urlante non è più un tuo genitore o un adulto da cui allora dipendevi, ma qualcuno che potresti facilmente ignorare o depotenziare in modo rapido ed efficace. Avrai quello che definisco un’emozione condizionata, non sempre utile e spesso generatrice di disagio.

Come sciogliere i condizionamenti di cui siamo vittime
A1 Fast Reset copertinaPer ovviare a questa condizione tanto diffusa, che scaturisce dal fatto che il cervello emotivo è, nel bene e nel male, facilmente impressionabile e condizionabile e tende, appunto, a riprodurre gli schemi d’azione (che di solito chiamiamo emozioni) utili alla sopravvivenza – ma non al benessere – ho messo a punto anni fa una tecnica tagliata su misura per le mie esigenze professionali, che ho chiamato FastReset®.

L’obiettivo di tale tecnica è di sciogliere in tempo reale, e in modo di solito definitivo, i condizionamenti di cui siamo vittime, spesso sfuggenti alla nostra vista e agli sforzi di volontà. Tutto questo, sia chiaro, evitando di aggiungere nuovi condizionamenti o imposizioni alla persona in trattamento, per “buoni” che siano, e anche senza bisogno di convincerla in alcun modo.

Applicando questa tecnica ho scoperto un sacco di cose meravigliose sul funzionamento del cervello emotivo e della sua controparte “saggia”, il cui intervento viene spesso soffocato proprio dall’ingombrante presenza e attività della componente emotiva.

Ricercare gli imprinting emozionali
Per esempio: uno dei cardini della tecnica è cercare di lavorare il più possibile vicino al momento dell’imprinting emozionale, cioè dell’evento che per primo ha prodotto una risposta significativa per il cervello emotivo. Seguendo questo criterio, ho cominciato a trovare cose curiose, che non avevo inizialmente cercato e che spesso risolvevano quasi tutto ciò che in quel momento provocava il disagio o la sofferenza.

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Immagine di johnhain da Pixabay

Questi imprinting erano spesso relativi a eventi successi in epoche di cui in genere non riteniamo ricordi coscienti: i primi mesi o i primi giorni di vita, ma anche la vita fetale e in molti casi addirittura il momento in cui sembrerebbe che la coscienza si fissi stabilmente all’interno del corpo (vuoi vedere che è il momento dell’incarnazione?).

I “ricordi” relativi a queste esperienze venivano riferiti da persone di diversa età, cultura e credenze con sorprendenti somiglianze e con dettagli di una precisione sconcertante, che spesso ricevevano conferme da chi era stato presente, anche se il soggetto che li riferiva aveva all’epoca poche ore o giorni.

Per la parte prenatale, sentire di non essere desiderati, o che qualcuno avrebbe voluto che il nascituro fosse del sesso opposto, sono tra le condizioni più frequenti e dolorose che ho riscontrato e che hanno comportato adattamenti inconsci o subconsci di grande portata.

Devo confessare che il fatto che questi ricordi siano o meno reali non mi preoccupa, perché non cambia la sostanza del fenomeno; se il corpo reagisce “come se” lo fossero e rivive sensazioni ed esperienze, o le riproduce fedelmente, dobbiamo prenderli per buoni e veri, trattarli come tali e liberarcene.

I traumi di nascita

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Foto di jas da Pixabay.

Un momento chiave per l’instaurarsi di condizionamenti emotivi sembra, per esempio, il parto, specie se in quella circostanza ci siano stati elementi imprevisti e allarmanti. Un parto lungo e laborioso, che stressi molto il nascituro e lo faccia sentire in pericolo, bloccato nel canale, l’ho visto spesso associato a situazioni di claustrofobia; risolto l’imprinting, è venuta meno anche la necessità dell’organismo di mantenere l’allarme riguardo ai luoghi chiusi e potenzialmente claustrofobici.

Il parto cesareo sembra curiosamente presente nella storia di molte persone che fanno fatica a percepire il loro stesso valore. La mia ipotesi è che, siccome il momento preciso del parto viene in qualche modo scelto dal nascituro, che invia segnali ormonali al corpo della madre e che poi si impegna (si usa proprio questo termine) nella propria uscita nel mondo, se questa impresa viene interrotta perché qualcuno estrae il bambino prima che abbia adempiuto a questo fondamentale passaggio – al di là del fatto che tale azione sia stata necessaria – la nascita può essere percepita come una prova mancata, quindi generare un dubbio sulle proprie capacità.

Rilasciare le risposte emozionali
increase your happiness1 600x300Questi stessi “ricordi”, niente affatto ordinari secondo una “normale” concezione di cosa sente o vive un feto o un neonato, sono invece spesso portatori di vissuti molto particolari e altamente significativi, che vengono poi riproposti nel corso della vita, come se davvero l’esperienza che il corpo compie in quei momenti potesse fare da modello a tutte quelle successive.

Una volta trovato – di solito, per fortuna, senza grandi fatiche – questo particolare tipo di “ricordo” del/nel corpo, non resta che procedere al rilascio, stavolta cosciente, delle risposte emozionali che da lì si sono instaurate, così da liberare il sistema, in genere in modo rapido e definitivo, dalle conseguenze di un’impressione preconscia disturbante o condizionante.

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Medico psicoterapeuta, ideatrice del metodo FastReset®, si occupa del trattamento di disturbi emotivi e psicosomatici mediante la psicoterapia, l'applicazione di medicine complementari (fiori di Bach, fitoterapia e oligoterapia) e di tecniche di risoluzione emotiva rapida. Svolge attività di divulgazione e di formazione in campo medico e psicologico. Autrice di "FastReset: il metodo rapido di guarigione emotiva" (ed. Sperling & Kupfer), collabora con riviste del settore e testate radio-televisive. Sito web: http://www.fastreset.it