Aborto: una sporca faccenda

Il bieco tentativo di togliere alle donne un diritto acquisito

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L’Italia del dopo guerra sembrava aver fatto molte conquiste, soprattutto per le donne: nel ’74 è stata confermata la legge sul divorzio, nel ‘75 con la riforma del diritto di famiglia siamo uscite dal giogo della patria potestà – che ci faceva dipendere prima dal padre e poi dal marito – e poi nel ’78 è arrivata la legge 194 sull’aborto (prima veniva punito con la reclusione da due a cinque anni), che da allora consente alla donna di poter ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in una struttura pubblica.

1973: Gestisco una tavola rotonda pro e contro

Aborto: una sporca faccenda
Adele Faccio, anni ’70, quando militava nel Partito Radicale.

Io sono stata tra le prime giornaliste ad organizzare in un magazine di centro destra (!!) una tavola rotonda sull’aborto. Un tavolo con – non ricordo bene i particolari – direi sei donne pro e sei contro, più io, che conducevo il dibattito, favorevole.

Tra le pro c’erano Adele Faccio – o forse Emma Bonino – qualche psicologa e qualche rappresentante del Movimento per la vita, che proprio come accade ahimè ancora oggi facevano conferenze ed entravano negli ospedali proiettando foto di feti abortiti per dissuadere le donne.

Aborto: una sporca faccendaE oggi come allora il Movimento per la vita organizza incontri con le donne per aiutarle a superare le cause che potrebbero indurre all’IVG, promettendo supporti durante e dopo la gravidanza. Questo accade negli ospedali che danno loro spazio, come l’ospedale Sant’Anna di Torino (che ha un alto numero di parti ma anche il maggior numero di aborti), un progetto che nasce da una convenzione firmata dalla Città della Salute e dalla Federazione Movimento per la vita.

L’aborto, una scelta sempre difficile

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Foto di Mohamed Hassan da Wikipedia.

Ma le donne non hanno mai scelto l’aborto con leggerezza o come strumento contraccettivo, ma obbligate perché minorenni, o perché legate a maschi che scappavano quando scoprivano che il loro grande amore era incinta, o perché da sole avrebbero perso il lavoro e non avevano i mezzi per crescere un figlio.

Prima di andare dal medico si passavano giorni e settimane e notti tormentate, sempre indecise, infelici, spesso senza nessun sostegno psicologico.

Poi, negli anni ’70, si andava in squallidi studi medici, magari di nascosto dai genitori, dove con un’anestesia inadeguata che non anestetizzava mica tanto si veniva “sgravate” e dopo un paio d’ore rispedite a casa, con rischio di emorragia.

Un’alterativa erano i charter per l’Inghilterra, organizzati da un operatore che aveva sempre aiutato le donne battendosi per la contraccezione e la libertà di scelta.

E anche quando si sono aperte le porte degli ospedali, molti medici trattavano le donne che volevano abortire come delle ree, facendole vergognare per la loro scelta già difficile. Oggi non so se sarei un’abortista così sicura come cinquant’anni fa, ma sicuramente sono per la libertà di scelta che non deve essere condizionata dagli uomini.

Ma che pretese hanno le donne?

Aborto: una sporca faccenda
Foto di Emma Giuliani da Pexels

Già gli uomini, che ne parlano in astratto, parlano loro, da soli, senza donne presenti (come è accaduto a Porta a porta), di aborto, di diritti delle donne, in televisione e in Parlamento, senza nessuna donna presente.
Perché per molti di loro, in un’Italia sempre più fascista, il ruolo della donna deve tornare a essere quella di fare figli e di occuparsi della casa, del marito, della famiglia. E che mai sono le nostre pretese di lavorare, magari anche di far carriera,  di libertà?

E purtroppo molti continuano vedere le donne come strumenti di riproduzione, ancora in quel vecchio schema di angeli del focolare o puttane, come si metteva in evidenza durante il femminismo.

E l’aborto, un diritto per legge, è spesso ostacolato, in alcune regioni persino negato. E il governo ha accettato la presenza nei consultori del Movimento della vita, che fa ascoltare il battito del feto a chi sceglie di abortire.

Vergogna, vergogna, vergogna!!! Non si buttano a mare le conquiste che abbiamo fatto in anni di lotta sulla nostra pelle.

Se mai insegnate nelle scuole e nelle università (forse bisognerebbe incominciare dall’asilo) ai ragazzi che non hanno una vera educazione sessuale il rispetto per l’altro sesso, per il partner, insegnate la contraccezione ma anche il valore della coppia, l’importanza delle scelte consapevoli.

Date strumenti per un’evoluzione psichica, sociale e spirituale. Che non c’è.

Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata. Mailto: manuela.pompas@gmail.com