La sensibilità delle piante

Il mondo vegetale ha il senso del tatto, sente, percepisce, impara...

Glicine. Foto di Couleur

 Dagli esperimenti di Cleve Backster in poi, le scoperte sulle incredibili proprietà delle piante.

La sensibilità delle piante
Il ricercatore scientifico William Giroldini.

Le piante sono spesso considerate esseri viventi, immobili e passivi. Invece le attuali ricerche scientifiche hanno scoperto una sorprendente complessità. In effetti, ora sappiamo che anche le piante, come tutti gli esseri viventi, sono dotate di sensibilità e rispondono a vari stimoli ambientali. Esploriamo alcune delle loro reazioni:

  1. Fototropismo. Le piante percepiscono la luce e reagiscono ad essa, cercando di orientarsi per raccogliere più luce sulle foglie nella direzione da cui arriva la luce. Ad esempio, una pianticella in un vaso curva il fusto o le foglie verso la finestra per massimizzare l’esposizione alla luce. Questo avviene grazie a una sostanza chiamata auxina, che stimola l’allungamento delle cellule. La luce distrugge o riduce l’attività dell’auxina, causando la curvatura del fusto.
  2. Fotonastia. Alcune piante, come la mimosa o il girasole, reagiscono ai cambiamenti di luce con movimenti. Durante il giorno, le foglie si posizionano diversamente rispetto alla notte. Questo è dovuto al turgore delle cellule che diminuisce al buio, facendo chiudere le foglioline lungo il rametto.
  3. Geotropismo. Le piante percepiscono la forza di gravità terrestre e reagiscono con movimenti. Gli alberi cresciuti su pendii ripidi mantengono il tronco verticalmente, mentre una pianticella inclinata si piega gradualmente per tornare in posizione verticale. Questo movimento è gidao da granelli di amido nelle cellule del fusto.
  4. Sensibilità chimica e fisica. Le piante possono percepire molte sostanze chimiche rilasciate da altre piante o da insetti come segnali di allarme. Questa capacità consente loro di adattarsi tempestivamente a pericoli e di comunicare con altre piante.

Un affascinante mistero da esplorare

La sensibilità delle piante
Foto di jplenio da Pixabay.

In sintesi, le piante non sono solo organismi statici, ma esseri sensibili e reattivi, capaci di percepire e rispondere al mondo che le circonda. La loro intelligenza silenziosa è un affascinante mistero da esplorare.

Come rileva il botanico Stefano Mancuso, la Neurobiologia Vegetale e la botanica hanno dimostrato che le piante sono incredibilmente brave a percepire quello che si trova intorno a loro e i cambiamenti con una sensibilità paragonabile a quella degli animali. Naturalmente le piante non sono dotate degli equivalenti dei nostri cinque sensi, tuttavia possono sentire cose che la maggior parte degli animali non possono percepire. Come, per esempio, i campi elettrici o quelli elettromagnetici o ancora i gradienti chimici.

La ricerca, infatti, ha stabilito che non solo riescono a percepire le lunghezze d’onda tramite la clorofilla nelle foglie (dal violetto al rosso e infrarosso) ma anche le variazioni della luce e le forme molto semplici.
Quante volte abbiamo osservato come un rampicante o un fagiolo “vedono” l’ambiente che li circonda e si dirigono verso un supporto che consenta loro di crescere.

I vegetali non riescono a sentire la musica

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La Dionea muscipula (chiamata anche Venere acchiappamosche). Foto di etheriel da Pixabay.

Al contrario di quanto si crede, i vegetali non riescono a sentire la musica; tuttavia sono in grado di percepire delle vibrazioni, come quelle a 200 Hertz (le frequenze tipiche del fluire dell’acqua).

E, quando le individuano, dirigono verso quella fonte di suono il loro apparato radicale. Se apprezzano il suono dell’acqua, non amano altre frequenze, come quelle del ronzio emesso dagli insetti, considerati ovviamente dei nemici. Il mondo vegetale ha così sviluppato un sistema raffinato e articolato per sentire, interagire e comunicare.

Nel mondo vegetale esiste anche il senso del tatto. Alcune piante reagiscono veloci al tocco, richiudendo la foglia. Con questo meccanismo le piante carnivore – come la Dionaea Muscipula o la Drosera – catturano piccoli insetti per procurarsi sostante azotate di cui hanno bisogno (in terreni poveri di sali azotati).
Altre, come la Mimosa pudica, appena viene sfiorata ritrae le foglie. Sembra ormai evidente che si tratti di una strategia di difesa, ma non è ancora chiaro da cosa.

Le piante sono in grado di apprendere

La sensibilità delle piante
Una Mimosa pudica. Foto di swsikhlas da Pixabay.

Quel che è certo è che la pianta è in grado di imparare se uno stimolo è pericoloso o meno. Ad esempio se si scuote la pianta di Mimosa Pudica le sue foglie si chiudono, ma se si continua a scuotere per molto tempo le foglie si abituano alle vibrazioni e si riaprono.

Insomma, le piante  “imparano” in breve tempo che gli scossoni non sono pericolosi e smettono di sprecare energia per la chiusura delle foglie.

Un altro esempio è quello offerto dalle piante rampicanti (e da tutte quelle che producono viticci). Per esempio il pisello rampicante produce viticci molto sensibili che quando toccano qualcosa si arricciano in pochi secondi. Lo scopo è quello di avvolgersi intorno all’oggetto con cui sono venuti a contatto. Questo è un comportamento che si ritrova in moltissime piante che “tastano” gli oggetti intorno a loro per scegliere quello migliore da cui farsi sorreggere durante la crescita.

Gli esperimenti di Clive Backster

Cleve Backster
lo studioso americano .Cleve Backster

Ma quello di cui ora vorrei parlare in questo articolo, è una forma di sensibilità del tutto differente, di cui ho fatto esperienza personalmente nel 1983-1984.

Nel 1968 l’americano Cleve Backster aveva realizzato e pubblicato esperimenti in cui registrava la resistenza elettrica sulle foglie delle piante, caratterizzata da fluttuazioni correlate con manifestazioni emotive nell’uomo. I suoi esperimenti avevano fatto un certo scalpore nella comunità dei parapsicologi.

Nel 1984, quando lavoravo in un laboratorio dell’ENI, decisi di intraprendere una ricerca simile, registrando l’attività bioelettrica spontanea (cioè deboli segnali elettrici) sulle foglie di una pianta, una Tradescantia Albiflora, detta comunemente erba miseria. Lo scopo era vedere se era possibile influenzare mentalmente, a distanza, questa attività elettrica spontanea, semplicemente col pensiero.

Che io provo a replicare

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1984. William Giroldini esegue un esperimento con le piante nel laboratorio dell’ENI.

Eseguii 43 esperimenti, di cui 28 condotti da me come “agente” e gli altri con alcuni soci della AISM di Milano. Il procedimento consisteva nel concordare una data e un orario preciso in cui un agente doveva cercare di influenzare mentalmente, a distanza, una pianta per un periodo di 5 minuti.

Le piante erano nel mio laboratorio e alcune foglie erano connesse ad elettrodi, a loro volta collegati ad un amplificatore elettronico e a un registratore a carta. Le persone in questione erano a distanza comprese fra diversi kilometri e 200 metri. Iniziavo a registrare i segnali elettrici circa 30-40 minuti prima dell’orario concordato e proseguendo per altri 10-15 minuti dopo tale orario.

Naturalmente uscivo sempre dal laboratorio, che restava vuoto in ogni caso, almeno 15 minuti prima del tempo concordato, per tutti i 43 esperimenti. Al termine di ciascuno di questi si procedeva a valutare il risultato confrontando i valori numerici dei segnali nei 5 minuti precedenti, durante e seguenti il periodo concordato. In questo modo le condizioni ambientali (luce, umidità, temperatura) potevano essere considerate quasi costanti nell’arco di tempo degli esperimenti.

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L’apparecchiatura per testare le piante.

Ed ecco il risultato di questa sperimentazione di molti mesi. Nei 15 esperimenti dove l’agente era a grande distanza – e non aveva mai né visto né toccato le piante- non si ottenne alcuna differenza statistica nella attività elettrica delle foglie. Al contrario, nei 28 esperimenti dove ero io l’agente ci fu una grossa differenza statistica nel periodo di azione mentale.

A quanto pare, il punto importante è che l’azione mentale si manifesta in particolare se esiste un legame diretto fra l’agente ed il bersaglio (la pianta). In effetti io curavo le piante, le bagnavo, le accudivo, avevo cioè creato un legame specifico che potrebbe per esempio giustificare il cosiddetto “pollice verde” che molte persone hanno con le loro piante da giardino o sul balcone di casa.

Pianta 20240326 110821 rotatedHo anche pubblicato questo esperimento, con molti dettagli, su una rivista popolare, il Giornale dei Misteri, nel numero 157 del 1984. In seguito anche a questi risultati per molti anni mi sono interessato ai cosiddetti “fenomeni parapsicologici” con varie ricerche e pubblicazioni scientifiche.

Questi esperimenti potrebbero essere classificati nell’ambito degli esperimenti di Psicocinesi, ovvero l’azione mentale a distanza su un sistema fisico, sia esso inanimato, sia un sistema vivente, una pianta, un animale o altre persone.

Secondo alcuni, i guaritori (che agiscono a breve distanza senza toccare le persone) possono influenzare lo stato di salute di un soggetto con un meccanismo analogo, anche se può entrare in gioco pure il cosiddetto “effetto placebo”, che invece con le piante di sicuro non esiste.

Una chicca per i lettori di karmanews
Se qualcuno fosse curioso e interessao a questi esperimenti, sarebbe possibile realizzare con la tecnologia odierna un circuito elettronico per verificare l’attività elettrica delle vostre piante.

Laureato in Chimica, sviluppatore software ed elettronica, da almeno 30 anni si interessa di Ricerca Psichica con particolare attenzione allo studio della Telepatia e Psicocinesi utilizzando tecniche Elettro-Encefalografiche. Autore di numerose ricerche pubblicate anche su riviste scientifiche internazionali. Direttore Scientifico di AISM (Ass. Italiana Scientifica di Metapsichica).