Dialogare con gli adolescenti

L’esperienza di Enza Eleonora Trocino, che si occupa di potenziale umano  

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 «Nei miei incontri con i ragazzi, cerco di infondere fiducia e scopro i loro talenti da far fiorire».

Dialogare gli adolescenti
Enza Eleonora Trocino, life coach, counselor olistica, costellatrice familiare.

Nell’epoca di fenomeni mondiali come la Great Resignation, le Grandi Dimissioni, e del Quiet Quitting – la silente strategia per cui si fa lo stretto indispensabile in attesa di uscire dall’azienda appena possibile – non passano inosservati i bagliori dell’entusiasmo negli occhi di una professionista mentre parla della strada che ha voluto e scelto. Sono come un trillo, un suono squillante, di risveglio e speranza.

Trasmette tutta la sua gioia e la sua gratitudine, Enza Eleonora Trocino, milanese, classe 1979, quando parla del suo lavoro e del significato che esso ha, per lei e per coloro che segue.

Trocino – life coach, counselor olistica, scrittrice e podcaster – si occupa di diverse attività; quella su cui ci siamo soffermate nella nostra chiacchierata è il potenziale umano degli adolescenti.

Cosa s’intende esattamente per potenziale umano?
«Per me potenziale umano significa luce che brilla dentro di noi. Lo abbiamo tutti. Le potenzialità sono appunto una serie di luci, come spiego ai ragazzi. Sono delle stelle che splendono al nostro interno e che spesso non sappiamo di avere (a giugno 2024, per Edizioni Il Ciliegio, uscirà anche un mio nuovo libro intitolato proprio Nel buio le stelle. Accogli le emozioni scomode e scopri il loro potenziale benefico).

Dialogare gli adolescentiPerché lo ignoriamo? Perché magari non ce lo insegnano o, semplicemente, perché a volte, crescendo, ce lo dimentichiamo. O, ancora, non ne teniamo conto pur di essere accolti e accettati, soprattutto dai nostri coetanei. E così cerchiamo di uniformarci in qualche modo. In molti casi cerchiamo di nascondere la nostra voce, temendo magari di metterci troppo al centro della scena. Pensando ai ragazzi, talvolta succede che siano feriti da un commento fatto da un professore in un determinato frangente, anche se il docente era mosso da altri intenti. E allora pensano di non essere più bravi o di non esserlo affatto.
E si concentrano solo sulle critiche e sulle osservazioni negative che ricevono, credendo che valgano in assoluto, senza riuscire ad imparare dall’esperienza e scoprire il potenziale nascosto in quella fatica. Nel mio lavoro, dunque, alleno gli adolescenti – oltre agli adulti – a credere nelle proprie risorse interne per trasformare le difficoltà in obiettivi di sviluppo, affinché si autorealizzino lasciando fiorire i propri talenti».

In effetti si tende spesso a concentrarsi sui propri difetti, anche in età adulta
«È molto più facile vedere quello che ci manca piuttosto che tutto quello che abbiamo. Ed è anche per questo che amo moltissimo il mio lavoro. L’assunto principale del coaching umanistico, in cui mi sono formata – ho studiato presso la scuola del fondatore, lo psicologo e coach Luca Stanchieri – è quello di partire dai punti di forza per attraversare le difficoltà della vita.

Dialogare gli adolescentiNon significa non guardare tutto quello che non funziona, ma cominciare a posare lo sguardo sulle risorse per vedere, da un altro punto di vista, quello che consideriamo difettoso e farne una forza. Riconoscere qualcosa che manca può anche voler dire attivare dei desideri e se si riesce a scorgere chi si desidera essere, è perché lo si vede già, in qualche modo, dentro di sé. Per cui bisogna “mettersi in cammino” per realizzarsi.

Secondo me è importante mettere a fuoco questo, anche se ovviamente non vuol dire che non ci siano problemi. La vita è fatta di difficoltà, ma tutto dipende dal punto di vista dal quale le guardiamo. Possiamo vederle come qualcosa che può essere affrontato o, meglio, come preferisco dire, “attraversato”: non c’è niente da sconfiggere, ma c’è altro da includere, da abbracciare. Nel momento in cui si accolgono le emozioni scomode, si fa emergere altro potenziale. Si scopre la luce, che non è esattamente il contrario della parte ombra: è proprio una ricchezza in più, un dono aggiuntivo».

Può farci un esempio?
«Prendiamo la rabbia. Ecco, lì dentro possiamo trovare un’energia che chiamiamo grinta. La grinta è il potenziale benefico che si nasconde “nel buio”. L’allenamento che propongo ai ragazzi è di immaginare la rabbia o un altro stato d’animo come un personaggio che vive dentro di noi e che, evidentemente, emerge incontrollato perché vuole essere visto, vuole parlarci e dirci qualcosa. Allora andiamo ad attivare un dialogo che ci permette di comprendere anche qual è il messaggio che si nasconde lì dentro e da dove nasce».

Con i ragazzi lavora su diversi versanti. Come li affianca?

Dialogare gli adolescenti
Foto di Matheus Bertelli da Pixabay.

«Li incontro a scuola, presso lo sportello d’ascolto pensato per loro. Non c’è alcuna forzatura. Chi desidera, di sua spontanea volontà, viene a chiedere aiuto, per vari motivi. Già il fatto che si faccia una simile richiesta, anche se magari all’inizio non si sa esattamente cosa dire e non si riesce a mettere a fuoco il problema, significa comunque che si è compiuto un primo passo avanti e ci sono buone speranze.
Se emerge un disagio che riguarda anche i compagni, e se il coordinatore o la coordinatrice del corso, insieme al consiglio dei docenti, ritiene la classe abbia bisogno di un supporto, soprattutto per dinamiche interne al gruppo, allora mi viene richiesto di tenere qualche incontro collettivo.

simbolo LaFucina.jpgPer questa attività collaboro con LaFucina Cooperativa Sociale Onlus, con la quale condivido gli stessi obiettivi, cioè aumentare il benessere nelle scuole, prendendosi cura, contemporaneamente, di tutta la comunità che ruota attorno all’educazione: studenti, insegnanti ed educatori.

Come accennato, sono a disposizione per dialogare anche con i genitori – come parent coach – e con gli insegnanti, per allenare loro ad avere uno sguardo capace di riconoscere le potenzialità dei figli o degli studenti, trasformandole in valori e progetti concreti.

Poi, come coach, nel lavoro diretto con i ragazzi, durante le sessioni individuali, li incoraggio a credere nei propri sogni, da intendere non come desideri astratti, ma come progetti da costruire con impegno e pazienza. Li alleno a cogliere le potenzialità dentro di sé, a usarle, a reagire alle difficoltà in maniera positiva, a riconoscere gli adulti che possano davvero essere guide e alleati».

Quali sono i principali problemi dei ragazzi di oggi, per quella che è la sua esperienza?
«L’adolescenza è l’età della ricerca della propria identità e dell’elaborazione del progetto di vita: è una stagione preziosa per diventare adulti consapevoli, in grado di offrire il proprio contributo nel mondo. Con un po’ di allenamento, può diventare anche un’opportunità preziosa per migliorare il rapporto con se stessi e con gli amici, e per migliorare i rapporti in famiglia, con i genitori, i fratelli, i nonni.
Insieme ai ragazzi andiamo a vedere il loro potenziale e come possiamo applicarlo alla loro esistenza.

Foto di Sebastian Arie Voortman da
Foto di Sebastian Arie Voortman da pexels

Alla loro età è importante cominciare a chiedersi: che persona desidero essere, chi voglio diventare? Iniziamo ad attivare queste riflessioni, affinché diventino protagonisti delle loro vite e non subiscano gli eventi e le situazioni. Non si può modificare ciò che non dipende da noi, ma possiamo agire su quello che invece dipende da noi. In che modo? Ancorandoci ai nostri valori, alla nostra luce.

Certo, non è semplice. Uno dei grossi problemi dei ragazzi è proprio il fatto che non riescono a vederlo, il futuro. Ma essi stessi sono il futuro! Non hanno sogni, non vogliono fare fatica, rinunciano ad apprendere, non credono di poter contribuire a migliorare il mondo in cui viviamo. Per gli adolescenti, in generale, non è mai stato facile, ma è ancora più complesso per quelli di adesso, tra un mondo sottosopra che ha vissuto una pandemia e sta facendo i conti con i suoi strascichi e tutto quello che continua ad accadere anche a livello internazionale.

I disagi e le paure degli adolescenti che vedo a scuola sono molti e diversi e possono andare dai blocchi relazionali alla già citata ansia da prestazione scolastica fino a disturbi alimentari e problemi autolesionistici, casi che vengono accompagnati agli adeguati servizi esterni alla scuola. Presso la Cooperativa LaFucina ho la fortuna di lavorare insieme a psicologi, pedagogisti, educatori ed è una grande ricchezza unire i nostri sguardi per il benessere di studenti, genitori e insegnanti».

Quando ci si può rivolgere a una figura come la sua?
trocino in conferenza«Come spiego sempre, non sono una guru: è importante che chi si allena con me mi pensi come una persona a sua volta in cammino e in allenamento ogni giorno.
Il mio compito non è trasmettere insegnamenti, ma fornire strumenti che ho appreso nel mio percorso di formazione basato principalmente sul coaching umanistico, aiutando a fare chiarezza rispetto ai propri obiettivi e a raggiungerli con maggiore efficacia.

Se si desidera intraprendere un percorso di crescita e di ricerca attraverso un sostegno professionale, posso essere utile. Se si è però alle prese con un vero e proprio disturbo, per esempio se ci si sente depressi o affetti da una dipendenza, la soluzione migliore potrebbe essere contattare uno psicologo o a uno psicoterapeuta».

Si occupa anche dei bambini delle elementari. Con loro che attività porta avanti?
mani unite«Attraverso elementi come il gioco, la rappresentazione, la creatività e la partecipazione attiva dei piccoli alunni.

Loro possono fare esperienza di come si sta in gruppo e di come si può vivere in una dimensione comunitaria all’insegna del rispetto, dell’amore, della conoscenza reciproca, della valorizzazione delle differenze che non devono dividere e depotenziare, semmai aggiungono ricchezza.

Riscontro in loro tantissima curiosità e voglia di imparare. Del resto, giocare è il modo migliore per apprendere».

Quali nuovi progetti la attendono?
«Ho appena dato vita all’Associazione Culturale Alicubi, assieme a Mauro Mastronicola, fondatore del progetto. Alicubi nasce per offrire ai ragazzi, preadolescenti e adolescenti, uno spazio compiti “diverso”. Una soluzione pensata, certamente, per venire incontro alle esigenze pratiche dei genitori, ma fin dall’inizio concepita come un luogo di creatività e di crescita, un vero e proprio laboratorio dove imparare ad imparare, dove creare e condividere, dove sviluppare contenuti e allenare potenzialità e metodi che possano rivelarsi davvero utili a scuola e fuori. Dove sperimentare l’Armonia.

terra amore thumb 500x391 108 400x312 1Ad Alicubi si parla di amore: amore per l’apprendimento, amore per la comunità, sia quella dei pari sia quella più grande in cui viviamo, dal quartiere alla città, al mondo – amore per l’arte e per la bellezza.
Amore per la vita, che in questa età si spalanca davanti a noi, assetata di esperienze e di strumenti per goderne appieno.
Amore per il futuro, che significa apertura alla contemporaneità, all’innovazione, alla tecnologia, ma con lo sguardo radicato in ciò che è eterno e non invecchia. La nostra Associazione vuole essere un luogo dove il vero compito è riconoscere la bellezza di essere umani».

Per saperne di più:

Alicubi

Il sito di Enza Eleonora Trocino
Il sito de LaFucina
Il sito dell’Associazione culturale Alicubi

Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it