Da Bach a “Pennies from Heaven”

Rivediamo i grandi protagonisti della musica internazionale

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Quando la musica classica, il jazz e lo swing diventano la musica portante di un film.

Se per evitare ripetizioni stilistiche si ricorre spesso all’uso di sinonimi, è pur vero che non esistono sinonimi perfetti. E se termini considerati “equivalenti” possono non falsare l’interpretazione, quest’ultima passa, comunque, attraverso la percezione individuale delle parole dettata da fattori culturali, emotivi, rievocativi e psicologici.

Da Bach a "Pennies from Heaven"
Foto di Tomislav Jakupec da Pixabay.

Anche una semiminima equivale a due crome ma, se non in ambito musicale, durata non è sinonimo di valore. Muto e silenzioso, per esempio, vengono talvolta a sostituirsi l’uno all’altro. Eppure la differenza tra i due è sostanziale. Nella loro prima accezione, significano, rispettivamente, senza parole e senza suono. Proprio in quanto sequenza di immagini senza dialoghi udibili, quando si parla di cinema, in italiano si utilizza l’aggettivo “muto” laddove, ad esempio, la lingua inglese non segue questa logica e traduce “muto” con silent.

In ogni caso, le immagini hanno sempre un sottofondo musicale che, originariamente, era suonato in tempo reale da un pianista. Tra i nomi illustri che si sono dedicati a questa attività, anche il coreografo George Balanchine. Oltre ai suoi impegni come ballerino, si iscrisse al Conservatorio di San Pietroburgo nel 1921 per studiare musica e, i primi tempi, si guadagnò da vivere nei teatri e nei cabaret proprio accompagnando film muti al piano!

Quando la musica diventa voce e anima della storia

Da Bach a "Pennies from Heaven"
William Hurt e Marlee Mattin in una scena del film “Figli di un dio minore”.

Tra il 1717 e il 1723, Johann Sebastian Bach scrive a Köthen il concerto in re minore per due violini e orchestra BWV 1043. Dei suoi tre movimenti, il secondo “largo ma non tanto”, è stato inserito nel 1986 nella colonna sonora del film Figli di un Dio minore.

In una delle scene più toccanti, il dialogo tra i due violini sembra dar voce a quello impossibile dei protagonisti: lui (William Hurt) cerca di descrivere, attraverso i gesti, alla sua donna sordomuta (Marlee Matlin) la musica che sta ascoltando. La struggente intensità di questa scena trova negli scambi contrappuntistici di Bach quasi un’immagine riflessa: i due violini solisti si parlano, annullano e trasformano il frustrante silenzio della realtà, e il loro intreccio melodico sembra quasi farsi specchio sonoro di tutte le parole che non possono essere pronunciate.

Anche in The Artist film muto del 2011, è la musica a diventare voce e anima della storia. La straordinaria colonna sonora di Ludovic Bource conduce per mano la trama ideata dal regista Michel Hazanavicius e, differenziandosi dalla consuetudine dei film muti in cui, di solito, è prevalentemente strumentale, lascia spazio alla versione vocale di uno degli standards più suonati nel mondo del jazz: Pennies From Heaven.

Monetine che vengon giù dal Paradiso

Da Bach a "Pennies from Heaven"
La cantante e pianista jazz Rose Murphy.

È interessante ricordare, a proposito di questa versione del brano, un programma radiofonico condotto da Marian Mc Partland a partire dal giugno 1978 per la National Public Radio americana (NPR).

La raffinata pianista intervista ogni settimana sino al 2011 il gota del jazz: Bill Evans, Geri Allen, Ahmad Jamal, Lee Konitz, Carla Bley tra gli altri. La lista è lunghissima.

Nel 1988, la padrona di casa ospita nel programma proprio l’interprete della versione di Pennies From Heaven scelta da Bource per The Artist: Rose Murphy soprannominata “The Chee-Chee girl”.

È lei stessa a narrare divertita di quando, non ricordando bene il testo di I Can’t Give You Anything But Love (altro brano dell’American Songbook), ne sostituì alcune parole. Come nella migliore tradizione di tanti fortuiti e fortunati eventi nel jazz, fu il caso a farle venire alle labbra le sillabe “chee-chee”. Avevano un suono che le piaceva e, soprattutto, funzionavano benissimo metricamente. Da allora in poi, questo intercalare divenne un tratto distintivo del suo stile vocale.

Da una canzone… un film

Da Bach a "Pennies from Heaven"
Bing Crosby con Edith Fellows nel film “Pennies from heaven” (1936).

Nel 1928, Abraham Burstein aveva usato l’espressione pennies falling from heaven, durante la stesura del suo libro The Ghetto Messenger.

Alcuni svogliati studenti ebrei vengono convinti a migliorare nello studio da un “falso” telegramma di Dio che promette una ricompensa, inviato a uno di loro.
E sarà il papà del ragazzino a identificare questo premio divino con delle “monetine che vengon giù dal Paradiso”.

Forse rifacendosi alla frase di Burstein, Arthur Johnston e Johnny Burke scrivono Pennies From Heaven per l’omonimo film del 1936 in cui è Bing Crosby a cantare il brano per confortare la piccola orfanella protagonista, spaventata dalla pioggia e dal fragore dei tuoni.

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Louis Armstrong

Da Billie Holiday con Teddy Wilson a Eddy Jefferson con James Moody (1977), da Stan Getz con Oscar Peterson a Frank Sinatra con Count Basie (1962), le interpretazioni storiche del brano sono numerosissime.

Lo stesso Louis Armstrong che, grazie all’insistenza di Bing Crosby aveva ottenuto un ruolo da attore protagonista proprio nel film del 1936, fece del brano uno dei capisaldi del suo repertorio, affrontandolo sempre magistralmente nella doppia veste di trombettista e di cantante.

Se è vero che le parole di alcuni brani del repertorio jazz perdono talvolta nel tempo la loro forza evocativa, va detto che, in questo caso, è proprio il testo a fornire la chiave interpretativa del film. Esso riacquista, infatti, magia e dolcezza se riletto alla luce dello scenario originale. La metafora della pioggia con cui l’inconfondibile voce di Bing Crosby culla la sua piccola ascoltatrice, va intesa come ricompensa divina per un buon comportamento e, al contempo, come simbolo degli impedimenti da mettere in conto per poter ottenere ciò che si desidera.

Pennies From Heaven non è ovviamente solo testo ma “asseconda” anche una delle caratteristiche della musica jazz: utilizzare la stessa griglia di accordi per brani diversi. Gli accordi di Johnston e Burke forniranno, ad esempio, al pianista Lennie Tristano la griglia per il suo Lennie’s Pennies, registrato nel 1952.

Spiccioli dal cielo = una fortuna inaspettata
DECCAUtilizzata in inglese come espressione idiomatica, pennies from heaven indica oggi una “inaspettata fortuna senza alcun rischio o impegno da parte di chi la riceve” e trova il suo corrispondente italiano in “manna dal cielo”.

Una “curiosità” linguistica che trasgredisce, però, alla regola delle equivalenze idiomatiche, d’obbligo nel passaggio da una lingua all’altra, riguarda il titolo in italiano di un film del 1981 uscito nelle sale americane sulla falsariga del Pennies From Heaven del 1936. “Spiccioli dal cielo” non è, infatti, una espressione idiomatica in italiano bensì una traduzione letterale che fa riferimento ad alcune immagini del film. Ma, si sa, le traduzioni dei titoli cinematografici passano attraverso altri meccanismi!

Il Cielo dei Led Zeppelin

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I Led Zeppelin, 50 anni di musica

Equivalenze idiomatiche a parte, Cielo e Paradiso come Sky e Heaven non sono, in ogni caso, tra loro sinonimi perfetti. Simboli di casualità e spiritualità, rispettivamente, semiminima e crome linguistiche a confronto.

Stairway to Heaven (Scala verso il Paradiso), titolo di uno dei brani dei Led Zeppelin più controversi nella storia della musica, non ha raggiunto lo status di espressione idiomatica. Ma è comunque uno dei casi in cui i sostantivi si sono, fortunatamente e a buon diritto, riappropriati, anche in traduzioni straniere, della loro vera identità e forza evocativa. 

Per saperne di più:

Concerto in re minore per due violini e orchestra BWV 1043 da “Figli di un Dio minore”:
Rose Murphy in “Pennies from Heaven”:
Bing Crosby nel film Pennies from Heaven  del 1936
E nella versione di Lennie Tristano Quintet Lennie’s Pennies nel 1952
I Led Zeppelin in “Stairway to Heaven
Louis Armstrong – Pennies From Heaven (1936)

Cantante di jazz, pittrice, eclettica anima ribelle, ha vissuto in Svizzera, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo. Ha insegnato lingue straniere e lavorato come traduttrice. Ha inciso a Parigi e prodotto un album di jazz dal titolo The Silken Kirtle. Tra le sue più grandi passioni, oltre al canto e alla musica jazz, l'astrologia, la danza, il teatro, i viaggi, la psicologia. Vive attualmente in Sicilia.