Gli spiriti della foresta

L'incredibile avventura dei 4 bambini dispersi in Amazzonia

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A 13 anni salva i suoi fratelli guidata da una voce, quella dei duende o della nonna.

Gli spiriti della foresta
Foto di Mike Goadjpg

Era tutto buio, con qualche spiraglio più chiaro là dove la luce della luna filtrava tra i rami, illuminando fiocamente la fitta boscaglia. I bambini dormivano stremati dentro una specie di antro, scavato alla base del tronco di un enorme albero, simile a un utero protettivo.
Li guardò con affetto. Stavano tutti vivendo una prova al di sopra delle loro forze, al di sopra dell’immaginario, soli, senza una guida, senza sapere dove andare. Lei non riusciva quasi mai a dormire: era spesso vigile, preoccupata per quella terribile avventura che erano chiamati ad affrontare.

A volte non resisteva e mentre si assopiva, stremata, veniva subito risvegliata da un animale che ringhiava, ululava, che assaltava una preda vicino a loro, un uccello dal grido stridente. La cosa strana era che nessun animale feroce si era mai avvicinato a loro, come se fossero in quale modo protetti da un manto invisibile. O forse, come aveva raccontava la nonna prima di farli addormentare, avevano vegliato su di loro i duende, gli spiriti protettivi della foresta.

Ma la realtà era meno suggestiva. Lei era la più grande – ma aveva solo 13anni – e toccava a lei superare le sue paure e proteggere i suoi fratelli dalle insidie della foresta, che erano tante e improvvise: le piante velenose, gli insetti, i serpenti. Di solito non attaccavano l’uomo, a meno che di schiacciarli inavvertitamente: e al buio poteva anche succedere.

Gli spiriti della foresta
Dalla Metavisione di Marco Luzzato.

Aiutata da una presenza invisibile
Finora era riuscita a superare tutti gli ostacoli. A volte si sentiva come guidata, di fronte a un problema, a un passaggio pericoloso, le sembrava quasi di essere spinta verso una certa direzione piuttosto che un’altra da una mano invisibile, altre volte aveva l’impressione che una voce sottile le suggerisse sussurrando all’orecchio cosa fare.
I loro piedi erano feriti, lacerati, le gambe e le braccia graffiate, offese: per fortuna erano abituati a camminare scalzi, ad appoggiarsi alla nuda terra adattando il piede al terreno. Inoltre lei conosceva qualche rimedio per alleviare il dolore, come il fango o alcune piante miracolose che, come le aveva insegnato la nonna, bastava appoggiare sulle ferite o sulle punture di insetti, che nella foresta erano molto aggressivi, a volte mortali. I bambini, se pur terrorizzati, la seguivano ubbidienti, seguendo le sue istruzioni. D’altronde non avevano altre possibilità di scelta, dovevano fidarsi per forza di lei, che in quel frangente sostituiva la mamma.

Già, la mamma. Erano partiti da Araracuara, su quel piccolo aereo per raggiungere il papà, che viveva lontano, a San José del Guaviare, per ricreare la famiglia, anche se lei aveva brutte sensazioni: quando pensava a lui si sentiva turbata da un ricordo non del tutto chiaro, come se fosse successo qualcosa di brutto. Forse lui quando beveva picchiava la mamma, o la toccava in un modo che la faceva sentire sporca. Quando l’aereo era precipitato nella foresta, lei era accanto ai fratellini, sotto i sedili, che li avevano protetti da quel terribile colpo.
E quando si era rialzata, aveva visto la mamma riversa sul sedile, senza più vita, con il volto pieno di sangue. L’aveva chiamata, invano, più e più volte, ma lei non sentiva più, gli spiriti avevano rubato la sua anima. Per la verità di vivo non era rimasto nessuno, solo loro.

Gli spiriti della foresta
Foto di Matheus Natan da Pexels

Era riuscita a saltar giù dall’apparecchio, aiutando i fratellini uno per volta, guidandoli verso un non so dove, all’interno della boscaglia. Da qualche parte dovevano trovare l’uscita da quella foresta intricata, o forse qualcuno li avrebbe trovati. E invece non avevano mai incontrato nessuno, nessun indio, nessuno sciamano, nessun essere umano.

Poi una mattina aveva sentito delle voci che li chiamavano: uomini bianchi, come fidarsi? E allora si era allontanata il più possibile da loro, inoltrandosi là dove la foresta era ancora più fitta, raccomandando ai bambini l’assoluto silenzio, finché dopo ore le voci erano sparite. Ormai era notte.

Ma ora era tutto finito. Li avevano trovati. Li avrebbero portati dal padre, che padre non era mai stato, sarebbe stato forse peggio della foresta. Ma lei aveva imparato ad ascoltare le voci, che non l’avrebbero più abbandonata, aiutandola a proteggere, ancora, i suoi fratellini.

Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata. Mailto: manuela.pompas@gmail.com