Riabbracciare Parigi

Una commovente rievocazione dell'eccidio del Bataclan

Riabbracciare Parigi 600

di Terry Bruno. Il trauma dei sopravvissuti che mostra come gli eventi traumatici ci cambiano.

Data di uscita: 09 novembre 2023
Genere: Drammatico
Anno: 2022
Regia: Alice Winocour
Attori: Virginie Efira, Benoît Magimel, Grégoire Colin, Maya Sansa, Amadou Mbow
Paese: Francia
Durata: 105 min
Distribuzione: Movies Inspired

locandinapg1Riabbracciare Parigi, titolo originale Revoir Paris, ci fa tornare indietro nel tempo, alla Parigi del 13 novembre 2015, teatro di uno degli attentati terroristici che hanno sconvolto la Francia e il mondo intero. Come molti ricorderanno, la notte di quel tragico 13 novembre, furono colpiti vari luoghi della capitale francese: il Bataclan, lo Stade de France e numerosi bistrot e luoghi di riunione.

Revoir Paris non nasce per caso.
La regista Alice Winocour, non nuova a trattare temi così delicati, dedica il film al fratello Jérémie (Pour Jérémie, così iniziano i titoli di coda) che sopravvisse all’attacco al Bataclan. La Winocour ci dà una lettura del film dal punto di vista dei sopravvissuti, attraverso gli occhi della protagonista Mia (Virginie Efira).

E lo fa a sette anni dall’evento, dopo l’elaborazione del dolore e delle emozioni sopraggiunte per la paura della possibile perdita del fratello. Sia lei che Virginie Efira, hanno voluto prepararsi al meglio sui vari aspetti psicologici e fisici che si hanno per i traumi subiti, come quelli vissuti dai sopravvissuti agli attacchi terroristici, parlando con psicologi, psichiatri e i superstiti stessi.

Bataclan: una testimonianza di ciò che è avvenuto
Riabracciare Parigi
è un film delicato, senza grandi effetti speciali e violenze relative agli attacchi. Una testimonianza di ciò che è avvenuto, attraverso la memoria, i flashback di Mia, di ciò che ha visto e cerca di ricordare in quei momenti concitati, in cui il rumore assordante dei colpi esplosi si mischiavano alle grida di paura e di dolore di chi non ce l’ha fatta. È una storia di crescita, di rinascita, di resilienza più che l’espressione di un trauma collettivo.

Riabbracciare Parigi
Virginia Efira, in una scena del film

Ed è proprio da quel momento così devastante che Mia incomincia a vedere la sua vita con occhi diversi. Non è più la stessa! Mette in discussione tutto, iniziando dalla sua relazione, apparentemente stabile e serena, che perde di significato e prendono così corpo quei problemi lasciati in profondità. La quotidianità che aveva vissuto le sembra appartenere al passato, a quella Mia che si era fermata per caso in un bistrot, l’Etoile de Paris, perché pioveva, mentre la sua vita scorreva fluida come le gocce di pioggia sul vetro. Di quel momento per alcuni mesi non ha ricordato nulla. Ha cercato di ritrovare se stessa lontano da tutto e da tutti, non riuscendosi più a identificare nella sua città.

La ferita fisica si era ormai rimarginata, ma quella psicologica era diventata pervasiva, ingombrante, con frequenti flashback di quell’evento vissuti come incubi. Rivede alcuni frammenti di quella notte: se stessa nel bistrot che osserva due giovani turiste che si fanno selfies mentre gustano delle escargot, una coppia di mezz’età a cena e, in una zona un po’ più lontana, un gruppo di amici che festeggia un compleanno. Immagini un po’ sfocate che si proiettano costantemente nella sua mente, stimolando in lei la voglia di sapere, di conoscere, di accertarsi se anche qualcun altro, come lei, è riuscito a sopravvivere. Ha bisogno di farlo per poter assaporare la consapevolezza di avercela fatta, di essere viva.

Dimenticare non è possibile

Riabbracciare Parigi
La protagonista con il fidanzato (Benoît Magimel)

Quando c’è un forte trauma, come quello raccontato nel film, il ricordarlo è come viverlo nuovamente. Le immagini di quei momenti appaiono con tale vividezza e intensità emotiva che sembra quasi che si stiano riverificando. Questi ricordi intrusivi, tipici dei PTSD (Disturbo da Stress Post Traumatico), s’insinuano nella mente anche quando non si vorrebbe. Dimenticare non è possibile.

Non tutte le vittime di un evento tragico reagiscono, però, nello stesso modo: ognuno vive l’accaduto attraverso le proprie emozioni e percezioni del momento. Alcuni possono deformare il ricordo perché troppo doloroso, come è successo in un’altra sopravvissuta che Mia incontra in un gruppo di sostegno per i familiari delle vittime e i sopravvissuti stessi, nello stesso bistrot in cui era ritornata dopo quella fatidica notte. Mia si sente accusata da lei di essersi chiusa nel bagno senza permettere a nessuno di poter entrare, in particolare a suo marito, morto nell’attacco terroristico.

La sindrome del sopravvissuto
In realtà aveva traslato su Mia il suo comportamento, rimuovendo il senso di colpa da una colpa che l’avrebbe distrutta. In genere, come conseguenza di eventi traumatici, si ha la cosiddetta Sindrome del sopravvissuto, si vive un senso di colpa per avercela fatta rispetto a chi invece no, condizionando l’andamento della propria esistenza. Si pensa ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire e dare un senso a quanto accaduto. Si alternano pensieri riguardanti la vita e la morte, rendendosi conto di essere estremamente vulnerabili.

Altro tema che viene affrontato, anche se in misura inferiore, da un diverso punto di vista, con grande semplicità e delicatezza, è l’elaborazione del lutto. Questa volta attraverso una ragazza, i cui genitori erano rimasti uccisi nello stesso bistrot. Il vuoto e il dolore della loro morte l’aveva portata a cercare qualcosa che potesse ricollegarla a loro, a ciò che avevano fatto e osservato prima di morire. E così insieme a Mia si reca al Musée de l’Orangerie al cui interno c’è il ciclo delle Ninfee di Monet, ultimo luogo visitato dai suoi. Un passaggio coinvolgente, anche per il significato simbolico di “monumento alla pace” del murale, donato al termine della Prima guerra mondiale.

L’elaborazione del lutto
Riabbracciare ParigiLa perdita di qualcuno è un’esperienza difficile. Indifferentemente da come essa avvenga, bisogna negoziare non solo con la scomparsa di una persona, ma soprattutto con i ricordi, le emozioni e le esperienze ad essa legate.

L’elaborazione del lutto, porta a una fase di riorganizzazione, di accettazione di una nuova realtà e, nello stesso tempo, a una collocazione affettiva della persona deceduta in una parte interna, intima, per poi riaprirsi al mondo esterno. Il tornare in luoghi collegati alla persona scomparsa in seguito tragicamente, permette di allontanare il dolore cercando di rivivere gli ultimi istanti della sua vita. È come riaffrontrare insieme quei momenti, cercando di immaginare cosa ha visto, provato. È un riunirsi ancora una volta, per poi lasciarla andare nell’accettazione della perdita.

Il film scorre con piacevolezza, senza appesantire il pubblico. Le scene si susseguono alternando scorci di Parigi a scene di vita quotidiana, mentre Mia percorre le strade sulla sua moto, alla ricerca di una identità smarrita. Sì perché chi sopravvive a un tragico evento deve fare i conti con i ricordi, con il dolore e la paura vissuti. Brandelli di memoria da rimettere insieme nel giusto ordine per ritornare a vivere.

 

Psicologa, psicoterapeuta, trainer in comunicazione e PNL