Ben oltre i cinque sensi

Nella prima puntata ci siamo chiesti se siamo tutti sensitivi e la risposta emersa dalle esperienze spontanee così diffuse sembra propendere per il sì: gli esseri umani sperimentano frequentemente situazioni e stati che non sembrano appartenere alla dimensione sensoriale e materiale. Gli eventi rimangono comunque ambigui e possono essere accreditati al caso, a coincidenze o a spiegazioni diverse; tuttavia la massa critica è così elevata che non si può ragionevolmente ridurli tutti a spiegazioni semplici o semplicistiche. La verità è che occorre supportare le esperienze personali, influenzate dalla soggettività, con prove concrete che solo la sperimentazione rigorosa può fornire.

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Le carte Zener, usate per valutare la Percezione extrasensoriale.

Molti ricercatori hanno provato a individuare l’eventuale presenza di abilità Esp (Percezione extrasensoriale) con metodologie rigorose e hanno accertato che i risultati ottenuti non possono essere attribuiti al caso. Il professor Joseph Rhine è l’artefice di prove di telepatia, chiaroveggenza e precognizione effettuate utilizzando le carte Zener (5 simboli diversi in un mazzo di 25 carte che consente di stabilire in modo statistico se interviene il caso o un’altra facoltà), ottenendo risultati che vanno ben oltre la pura casualità.
La pretesa della parapsicologia è comunque talmente elevata che il solo livello statistico, ancorché significativo, non è stato sufficiente a far ammettere l’esistenza dell’Esp. Eppure Vasiljyev aveva svolto una serie di esperimenti volti a provare l’ipotesi del professor Cazzamalli, che sosteneva che la telepatia era dovuta a onde elettromagnetiche: pose in gabbie Faraday (schermate alle onde elettromagnetiche) sia il trasmittente che il ricevente, telepatici abituali, e constatò che la telepatia (la chiamava suggestione mentale) funzionava ugualmente. Così dimostrò che l’ipotesi delle onde elettromagnetiche era smentita dai fatti e contemporaneamente che la telepatia esisteva (esperimento cruciale).
Più recentemente gli esperimenti di vari ricercatori hanno seguito il filone della deprivazione sensoriale con la tecnica Ganzfeld, in base alla quale ai soggetti sperimentati, dopo una pratica di rilassamento, veniva applicata una mezza pallina da ping pong sugli occhi per annullare gli stimoli visivi, mentre quelli auditivi erano azzerati da un rumore bianco prodotto da cuffie che coprivano le orecchie, il tutto con lo scopo di favorire le prestazioni Esp senza interferenze dall’esterno. Gli esiti furono spesso molto positivi, tanto che ponendo tutti gli esperimenti considerati validi in un singolo contenitore, come se fosse trattato di un unico esperimento, e calcolata la significatività statistica globale dei risultati (tecnica della MetaAnalisi), parve impossibile attribuire al caso i successi ottenuti. Ovviamente il dato è oggetto di discussioni e polemiche, sebbene appaia incontrovertibile.
Dunque le prove esistono e sono pure significative, e si basano sia su soggetti dotati che scelti a caso, come hanno dimostrato molte ricerche condotte negli Usa su studenti o su gente comune. Ciò fa pensare che in effetti tutti possiamo essere sensitivi, anche se appare altamente probabile una differenza tra individuo e individuo, così come succede nei cinque sensi: c’è chi ha un udito finissimo e chi molto meno; chi ha una vista eccezionale e chi l’ha normale; chi avverte sensazioni precise e chi non le coglie affatto; chi ha un gusto delicato e selettivo e chi l’ha grossolano; chi ha una sensibilità specifica per gli odori e chi li avverte appena.
Anche per il paranormale potrebbe essere così: alcuni per così dire “insensibili”, altri provvisti di una certa sensibilità, altri ancora supersensibili, pochi ultradotati.

Due filoni di ricerca
Da queste riflessioni si possono dedurre due linee di pensiero nella ricerca parapsicologica: la prima orientata a individuare fattori oggettivi di dimostrazione dell’esistenza dell’Esp, la seconda rivolta a misurare quanta Esp c’è nel singolo individuo (ammettendo che siamo tutti più o meno sensitivi).

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Esperimenti di ESP tramite la deprivazione sensoriale con la tecnica Ganzfeld.

Sul primo fronte le ricerche si sono recentemente spostate allo studio del cervello (hardware) e della mente (software) soprattutto da parte di ricercatori estranei al paranormale, quali neuroscienziati, psiconeuroimmunologi e fisici quantistici: l’insolito, lo strano, il “diverso” riscontrato in quei campi appare infatti di natura simile a ciò che accade nella fenomenologia paranormale. Per esempio, le spiegazioni di come avvengono certi eventi telepatici potrebbero corrispondere alle teorie della non località della coscienza o a una particolare attivazione di parti del cervello in simultanea fra soggetti affettivamente in contatto con loro.
Una linea di ricerca attualmente seguita in Italia dal prof. Tressoldi, da Pedersoli e da William Giroldini dell’Aism, è centrata su rilevazioni elettroencefalografiche simultanee tra un soggetto che vive un’esperienza e un altro che ignora il momento in cui tale stato emotivo si attiverà. I risultati iniziali sono molto promettenti e sosterrebbero l’idea che siamo telepatici a nostra insaputa, cioè il fenomeno avverrebbe al di sotto del livello di coscienza (purché ci sia un legame affettivo tra i soggetti).
Alcuni scienziati del cervello hanno rilevato e localizzato potenzialità della mente sinora insospettate: la psiconeuroendocrinoimmunologia studia l’interazione fra diverse parti del cervello, evidenziando come esista una sorta di comunicazione globale e sistemica che favorisce o inibisce reazioni chimico fisiche a sentimenti ed emozioni. E’ interessante rilevare che attraverso determinati stati di coscienza si può intervenire sulla propria salute, sul proprio modo di vivere, e anche sulla sensibilità allargata. Sempre gli scienziati che studiano la relazione mente-corpo indicano che la pratica meditativa e in genere tutte le modalità di ampliamento della sfera di coscienza attivano o disattivano parti del cervello specifiche con conseguenze benefiche sia sul piano della salute che del benessere psicologico. Noi parapsicologi aggiungiamo che è altamente probabile che si sviluppino anche le facoltà Esp.

Un test per misurare la sensitività
Per provare le capacità reali di percezione extrasensoriale occorre effettuare esperimenti concreti e metodologicamente corretti. Personalmente ho avuto occasione di effettuare migliaia di prove in condizioni di controllo (anche se il metodo scientifico richiede un “doppio cieco” che si pone a un livello più elevato), e sulla scorta dell’esperienza maturata ho segnalato un’interpretazione innovativa (vedi Q.P. Quoziente paranormale di parapsicologia o la rivista Metapsichica 2013 reperibile presso l’Aism).
Ogni essere umano è dotato di un’intelligenza misurabile di tipo logico razionale (il Q.I., Quoziente Intellettivo), un tempo considerato negli Usa l’unico riferimento per il successo nella vita. Dal 1993 si è affiancato un secondo tipo di intelligenza, definita emozionale da Goleman, detta Q.E., quoziente emotivo, che influisce più del Q.I. sui risultati che ognuno ottiene, soprattutto per quanto riguarda la qualità della vita e il conseguimento dei propri traguardi personali di crescita e sviluppo.
29383_5Essendo le doti paranormali diverse sia dall’una che dall’altra forma di intelligenza, ho supposto che ne esista una terza, definita per ora Intelligenza Paranormale o Q.P., Quoziente Paranormale. In effetti chi conosce e frequenta il mondo delle capacità extrasensoriali sa bene che le doti espresse, telepatiche, chiaroveggenti e precognitive, non possono essere spiegate neurologicamente dall’intelligenza logico razionale, semmai si suppone che le doti emotive siano più affini all’espressione di capacità extrasensoriali. Tuttavia non è certo con il solo Q.E. per quanto elevato, che si esprime quell’oltre che l’Esp rappresenta. Dunque si può ragionevolmente dire che, sebbene ci sia una certa affinità fra la sensibilità emozionale e quella paranormale, questa deve per forza avere, se dimostrata, un funzionamento diverso della mente. Le ricerche delle neuroscienze sembrano procedere in questa direzione e man mano che la nostra conoscenza del cervello e del suo funzionamento si amplia, appaiono sempre più probabili dei correlati neurofisiologici che innescano le funzioni Esp. 
Certi stati modificati di coscienza favoriscono esperienze paranormali, quindi è altamente probabile che annullando alcune funzionalità del cervello e attivandone altre, si manifestino doti ben superiori ai cinque sensi, come del resto indicano molte pratiche della cultura orientale e di scuole di pensiero filosofiche o iniziatiche.
Ipotizzando che esista una intelligenza terza, la cosiddetta Q.P., e che questa risieda in determinati stati della coscienza e quindi della mente e del cervello, possiamo supporre che esista una facoltà paranormale in ogni essere umano.
 Il problema è che qualcuno l’ha sviluppata in modo straordinario e qualcuno non l’ha ancora scoperta. I fenomeni spontanei sono dunque rivelatori di “momenti” in cui questa terza intelligenza opera, per così dire, eccezionalmente, mentre per i sensitivi sperimentati è certamente più attivabile, quasi a comando.
A questo punto, così come già avviene per il Q.I. e per il Q.E., è possibile eseguire un test anche per il Q.P., anche se qui siamo ai primi passi per ragioni di statistica e di metodo. Personalmente ho suggerito che con un certo numero di prove di telepatia (trasmissione del pensiero da mente a mente), chiaroveggenza (la visione a distanza) e precognizione (rilevazione di fatti non ancora accaduti e non controllabili), si può creare una classifica che pone al vertice con il 100% i sensitivi che indovinano sempre, quindi con il 75% i sensitivi che indovinano in modo sistematico oltre il caso, mentre il 50% si riferisce a chi ottiene comunque un risultato che ha qualche probabilità di essere considerato superiore al caso, e il 25% a chi rimane al di sotto della legge casuale, per terminare con lo O% di chi per ora non attiva alcun risultato attinente l’Esp.
Al convegno della Parapsychological Association che si è tenuto per la prima volta in Italia a Viterbo nel 2013, è stata lanciata la sfida della creazione di indicatori chiave del Q.P. come riferimento comune degli studiosi del paranormale, allo scopo di classificare la presenza dell’Esp nei soggetti sperimentati.
Devo onestamente dire che su questo terreno la collaborazione è piuttosto limitata, eppure un protocollo fisso e comune a tutti i ricercatori consentirebbe di analizzare il livello di Esp dei singoli soggetti, come del resto ci chiedono i tanti appassionati. E’ una strada su cui insistere. Disporre di una classificazione generalizzata consentirebbe inoltre di rilevare quanta parte di una popolazione esaminata dispone di sensibilità ulteriori, o ha ancora una grandi capacità da esprimere, poiché una cosa è certa: se esiste una persona che ha doti speciali, potenzialmente possiamo averle tutti.

Giorgio Cozzi
Presidente AISM (Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica), sociologo e psicologo, coach e trainer. Ricercatore psichico, studia i fenomeni paranormali, i sensitivi, la medianità. Ha pubblicato libri di management e di parapsicologia (“Con gli occhi dell’anima” e “Dimensione Venia”, entrambi Golem libri e "Il fatto QP" con Amazon). Mail: cogios12@yahoo.it