Il mistero della torre

Un racconto horror basato su una trovata degna degli autori alla Lovercraft

Castellod Foto di arksouls

di William Giroldini. Un patto faustiano che coinvolge, insieme al protagonista, demoni, dei e… mucche sacre. 

Quando Harold ricevette la notizia della morte del suo vecchio e assai ricco zio Gerard Lefebvre, certo non immaginava di ricevere tale funesta notizia in quel modo. Era una lettera, una normale missiva scritta su carta intestata dello stesso zio, che, scritta di suo pugno, annunciava di essere morto il 23 agosto 1938, e che lui ora, Harold, era nominato suo erede universale.

Il mistero della torre
Lo zio Gerard (Foto di Pexels da Pixabay).

Rilesse più volte la lettera, scritta come verificato oltre ogni dubbio dalla mano di suo zio, di cui aveva copie di altre lettere precedenti.
La scrittura era leggermente tremante, ma chiara, per essere stata vergata da un uomo di 98 anni. La data riportata nella missiva era il 20 agosto 1938 e proveniva dalla cittadina di Les Baux-de-Provence, in Provenza.

Harold pensò che il suo vecchio e ricco zio avesse presagito la sua dipartita con due – tre giorni di anticipo, cosa che avrebbe spiegato la stranezza di ricevere tale funesta notizia direttamente dall’interessato.

Fu così che Harold prese il treno da Marsiglia, dove viveva con la giovane moglie e un figlio di tre anni, e raggiunse la stazione di Les Baux, e da qui, noleggiata un’ auto, arrivò dopo mezza giornata nella proprietà dello zio, un’azienda agricola di circa sei o sette ettari, non molto grande quindi, ma nota in tutta la Provenza per l’allevamento di grasse, bellissime mucche che fornivano la carne più saporita e ricercata alle classi abbienti di tutto il sud della Francia e alle cucine dell’esercito francese, limitatamente alla mensa degli ufficiali e generali.

Arrivò infine trasudato e stanco (faceva assai caldo) e vide che la proprietà era costituita da una grande stalla adatta per circa 60 mucche, un fienile, i campi dove pascolavano gli animali, oltre alla casa padronale, piccola ma costruita a mo’ di  castello, con una cinta muraria, un cortile interno, due piani con otto stanze decorate con quadri e arredi antichi e un’imponente torre a pianta rotonda. Inoltre, a circa 200 metri dal castello, vi era una modesta abitazione in mattoni rossi, per i tre dipendenti.

Harold diventa erede universale

Il mistero della torre
Il testamento olografo dello zio.

Ad accoglierlo, trovò il sindaco Roussignon e il notaio del paese, l’avvocato Dechampes. Entrambi erano stati informati della morte del vecchio zio per mezzo di una missiva autografa dello stesso Gerard Lefebvre…

Come da testamento, letto innanzi al sindaco e ai tre dipendenti, ora Harold era l’erede universale: suo zio infatti non aveva figli, ma solo lui, l’unico nipote. Fu seppellito nella piccola cripta di sua proprietà che aveva fatto costruitre nel piccolo cimitero di Les Baux molti anni prima, con una cerimonia semplice, in cui il vecchio aveva chiesto espressamente non fosse presente alcun sacerdote e non fosse effettuata alcuna cerimonia religiosa.

Il mistero della torre
Foto di Jerzy Gorecki da Pixabay

Il signor Descart, il fattore dell’azienda, lo informò che a partire dal giorno della morte del padrone, le mucche avevano vistosamente inziato a deperire e alcune si erano coricate su un fianco e non volevano più alzarsi… un comportamento davvero strano. Certo lui Harold non sapeva nulla di mucche e di allevamento e la cosa lo turbava. Rischiava di ereditare un disastro che non sapeva gestire.

Entrato nel castello,  trovò una modesta cucina (lo zio si cucinava sempre da solo, seppe) e una busta a lui indirizzata con la chiave della cassaforte, che aperta si rivelò quasi piena di denaro contante, una vera fortuna, e poi titoli di Stato e certificati di azioni di Società francesi di vario genere. Una fortuna che avrebbe richiesto molto tempo per essere adeguatamente computata.

Molte incongruenze e stranezze
Il mistero della torreE tutta questa ricchezza solo allevando 66 capi di bestiame? Perchè questo era il numero totale fra mucche e vitelli, come certificato dal fattore. Ma qualcosa non gli tornava. Come dipendente di una Società commerciale di Marsiglia, Harold sapeva far di conto e valutare che qualcosa non quadrava. Convocato il fattore, lo sottopose a un lungo e articolato interrogatorio.
Dapprima il signor Descart si mostrò piuttosto reticente nel fornire spiegazioni, poi, dietro una velata minaccia del nuovo padrone di licenziarlo in tronco, si decise a parlare.

E vennero fuori cose assai strane. Per esempio, ogni volta che qualche mucca veniva venduta ai grossisti di bovini o all’Esercito, nel giro di un giorno qualche mucca partoriva subito un nuovo vitello esattamente fino a ricomporre 66 capi. Vitelli che crescevano molto velocemente, almeno tre volte più velocemente di qualsiasi altro vitello ‘normale’ . E non era tutto.

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Da Pixabay.

I vitelli che nascevano… erano tutti femmine, quando (di norma) metà sono maschi (destinati a diventare tori, se non macellati prima) e femmine, destinate a diventare mucche da latte. Ma qui di vitelli maschi…mai visto uno.
E che dire dell’erba? Quel numero di capi di bestiame alla mattina pascolava nei campi della fattoria, brucando avidamente un’erba grassa, folta, verde e nutriente, e alla sera, quasi tutto il campo era stato rasato dall’ erba dalle voraci mucche.  Rientrate le mucche nella stalla la sera, il giorno seguente l’erba era di nuovo folta e verde, cosa che (normalmente) richiederebbe almeno 15 giorni e pioggia e concime, per crescere alta e adatta come foraggio.

E la produzione di latte? Era il più buon latte di tutta la Provenza. Munto ogni giorno dai tre dipendenti, era un latte sano, genuino, e veniva venduto ogni giorno ai distributori e lattai di tutte le città vicine, oppure ai caseifici per farne un buonissimo formaggio. Questo latte si poteva conservare fino a una settimana senza alterazione.
E il veterinario?  Mai avuto bisogno di un veterinario, nessuna mucca si era mai ammalata. Salvo che da quando il compianto padrone Gerard era morto, le mucche avevano vistosamente iniziato a deperire.

E dove finivano 40 litri di latte?

Foto di Tom da Pixabay Bidone Latte
Foto di Tom da Pixabay

E circa le abitudini del compianto zio Gerard, bè qualche stranezza c’era pure con lui. Per esempio, ogni tre giorni si faceva consegnare un bidone di latte fresco da 40 litri. Certo non poteva berlo tutto lui, anche perchè sembra (sembra) che non riuscisse a digerire il lattosio, lo zucchero contenuto nel latte.

E allora dove finiva quel bidone di latte? Il fattore proprio non lo sapeva. Forse lo dava a qualche vitello, era la sua ipotesi. Sapeva solo che zio Gerard si cucinava da solo e quando doveva partire per un viaggio (di affari, di solito), al massimo stava via tre giorni, non di più.

Dopo avere ottenuto queste strane informazioni e rimandato il fattore al suo lavoro, Harold cominciò a esaminare con più cura le stanze e la cucina del Castello. Le stanze erano sobrie, con mobili semplici, dipinte con colori tenui e molti quadri alle pareti (alcune firme erano incredibilmente importanti, diversi Gauguin, Picasso, etc che da soli valevano ormai una fortuna). Poi la stanza da letto, arredata con un semplice armadio, un comodino e un letto a baldacchino decorato in oro dove fino a qualche ora prima giaceva immobile la salma del vecchio zio.

Era ormai calata la sera e Harold, dopo una sobria cena a base di pane, formaggio e carne lessa, si decise di andare a dormire nel letto del vecchio zio. Era davvero stanco, dopo una giornata davvero unica,  stressante, e cadde addormentato quasi subito.

A mezzanotte avvertì un suono strano e angosciante

Orologio. Foto di Clker Free Vector Images
Foto di Clker-Free-Vector da Pixabay.

Ma verso mezzanotte fu tosto risvegliato da uno strano rumore, o suono, difficile da descrivere. Somigliava a un gorgoglio sommesso e poi a una specie di singhiozzo, e poi a un soffio, e ancora un gorgoglio sommesso. Il tutto con intervalli di silenzio, e poi daccapo…

Harold allora si alzò da letto e, accesa la vecchia lanterna a petrolio (lo zio non disponeva di corrente elettrica, sebbene potesse permetterselo data la sua immensa ricchezza), iniziò a cercare la fonte di tale strano rumore.  Cercò in tutte le stanze, senza trovare nulla. Il suono, strano e angosciante, sembrava provenire da un’ala del castello dominata dall’imponente torre. Si diresse verso la massiccia e pesante porta di legno ferrata  che permetteva l’ingresso nella torre. Era chiusa a chiave, con una serratura di ferro battuto che sembrava oltremodo robusta. Tornò indietro per cercare la chiave e ne trovò una grande e robusta nel comodino della camera da letto. Certo, era la chiave della torre, di nient’altro poteva essere.

Tornato sui suoi passi, aprì con apprensione la pesante porta e subito quel gorgoglio sommesso divenne più forte e angosciante. Reggendo la lampada a petrolio con la mano sinistra, alla luce tremolante della fiamma vide una scala di pietra che portava su su in alto. Iniziò il faticoso percorso di salita, un gradino dopo l’altro (ne contò esattamente 66)  fino ad arrivare in cima ad un pianerottolo chiuso da un’altra porta ferrata.

Il segreto della torre
Foto generata dalla AI da Pixabay.

Il sibilo, sussurrio o respiro sibilante, o quello che poteva essere, era ora ben chiaro e lugubre. Allora provò a infilare la stessa chiave nella serratura: con un chiaro “clack” la serratura si aprì e Harold spinse la porta che subito si aprì con un sinistro suono. Quello che vide lo lasciò senza respiro, stupefatto, ammutolito, alla fioca luce della lampada a petrolio.

Una creatura  grande, con enormi corna attorcigliate, simile a un gigantesco toro, era incatenata a una zampa al pavimento della torre.  Gli occhi erano rossi, fiammeggianti, e dalla bocca colava una saliva schiumosa, appiccicosa, increspata da bolle d’aria. L’ essere mostruoso e demoniaco lo guardava, ansimando, e lui guardò l’essere con occhi sbarrati, col fiato sospeso, mentre la luce della lampada oscillava lentamente dal suo braccio tremante.

Poi una voce si materializzò direttamente nella testa di Harold: «Io sono Marduck e anche Moloch, dio antico di Babilonia, o anche Apis, nell’antico Egitto, o anche Nandi, nella antica religione della valle dell’Indo, o anche Utu. Molti sono i nomi con cui gli uomini mi hanno chiamato per millenni. Ma tu puoi ora chiamarmi Sothoth come concordato con tuo zio Gerard.»
«Tu… tu sei un demone? E mio zio ha fatto forse un patto con te?», sussurrò Harold guardando gli occhi rossi luccicanti della mostruosa creatura.
«Si, un accordo, che ho rispettato fino all’ultimo giorno!». E cosi dicendo (non a voce ma dritto nella mente di Harold), con la testa indicò una cosa alle spalle dell’uomo. Harold si voltò e su un tavolo, illuminato dalla fioca luce giallastra della lampada, vide un antico libro di pergamena, aperto su una pagina che recava una scritta in latino, che (tradotta) suonava:

Foto di NickyPe
Foto di NickyPe da Wikipedia

“Io Sothoth, dio minore e servo del grande Azathoth, sottoscrivo con te, Gerard Lefrevre, un patto di collaborazione affinchè tu possa nutrirmi con latte ogni tre giorni, e allevare 66 mie figlie, le Mucche Sacre, e affinchè tu possa diventare ricco e avere lunga vita senza malattie fino a 98 anni, in cambio della tua anima, e della lettura di testi di filosofia e scienze per mia pura conoscenza”. Sottoscritto e firmato, in Baghdad, 23 agosto 1860.” La firma dello zio era in colore rosso sangue.

«Forse ti incuriosirà sapere come è avvenuta tutta la storia», disse il demone.
«Qualcosa ora immagino. In gioventù (aveva 20 anni, credo) mio zio è stato un appassionato archeologo dilettante. Deve avere trovato qualcosa in Iraq, in un antichissimo sito archeologico, giusto?»
«Giusto: hai intuito ragazzo», rispose Sothoth. «In effetti tuo zio trovò in una oscura cripta un antichissimo libro di evocazioni di spiriti e demoni. E poichè conosceva la lingua degli antichi, l’arcaico sumero, riuscì a evocare me, il dio minore Sothoth, dopo che per millenni ero stato scacciato dalle chiese cristiane,  musulmane e orientali, indicato come demone malvagio in opposizione al loro Dio unico. Ma evocandomi, tuo zio mi ha ridato la possibilità di tornare ad operare in questo mondo, e non nel modo orribile che tutte le religioni attuali erroneamente vi dicono.»

Foto da Wikipedia Azathoth demone
Azathoth, immagine da Wikipedia,

«E chi è Azathoth di cui ti dichiari servo?»
«Ti risponderò con le parole del grande H.P. Lovecraft, altro mio devoto seguace, che così scrive: “E al centro dell’Universo siede Azathoth: dio cieco e idiota… amorfa escrescenza d’abissale confusione che bestemmia e gorgoglia stordito da un incessante suono di flauti”.

Tuttavia, grazie alle conoscenze che tuo zio mi ha trasmesso, di Filosofia e Scienza, ora so che Azathoth è una forza primordiale potente e oscura, posta al centro della nostra galassia. Azathoth è il Divoratore e Creatore di stelle, il Caos Primordiale, che risucchia ogni cosa in un vorticoso campo di gravità,  che tuttavia permette anche l’esistenza delle stelle stesse, le raggruppa e le fa ruotare incessantemente attorno a sè, nella galassia. E dalle stelle nascono i pianeti e in alcuni di essi nasce la Vita e nascono infine esseri senzienti, come l’ uomo. Così l’idiota e quasi privo di coscienza Azathoth, genera infine esseri senzienti, intelligenti e dotati di coscienza, come me e te. E solo noi, che viviamo in oscuri luoghi alla periferia della galassia, abbiamo tuttavia questo magnifico dono di comprendere e conoscere: per questa ragione dobbiamo… collaborare.» Così disse il demone Sothoth scuotendo le attorcigliate corna, sbuffando e sospirando.

Dopo qualche minuto, ripresosi dalla incredibile scoperta dell’essere che gli parlava con tanta sapienza, Harold intuì che Sothoth gli stava sicuramente suggerendo di sottoscrivere un nuovo patto, un nuovo accordo. Guardò di nuovo il libro e vide che una nuova pagina era stata scritta, tale e quale la precedente, ma col suo nome. Mancava solo la sua firma.

Harold allora disse al demone che avrebbe riflettuto sulla proposta, non voleva decidere in così breve tempo. «Il tempo», sospirò Sothoth «è quello che ora stringe. Le mie figlie, le Mucche Sacre, senza il latte che mi tiene in vita fisica qui, seppure incatenato, le mucche e tutto questo sparirà in soli altri due giorni. Hai poco tempo per decidere! Ma la tua decisione sarà assolutamente libera, neppure io posso contrastare il tuo libero arbitrio, e neppure Azathoth!»«

95yvd9u6«Ci penso e ti farò sapere sapere», rispose Harold, poi prese la lampada e uscì dalla stanza, giù per i 66 gradini di pietra, e tornò al suo letto. Si addormentò in breve tempo e in sogno vide milioni di stelle, e i demoni minori di Azathoth che suonavano il flauto in una incessante danza nelle sconfinate nubi di gas e polveri da cui nascevano le stelle. Fino al risveglio del mattino, quando un raggio di sole entrò dalla sua finestra e gli illuminò il viso.

Fu allora che Harold prese la sua decisione. Convocò il fattore e gli chiese di portare al più preso un bidone di 40 litri di latte, prima che le mucche fossero tutte morte o incapaci di produrre la preziosa bevanda. Un’ora dopo, Harold trascinava su per i gradini della torre il bidone di latte fresco, che nonostante tutto, non pesava (stranamente) poi così tanto. Raggiunto di nuovo il demone, ora illuminato dalla luce mattutina da tre piccole finestrelle nella torre, gli disse che avrebbe sottoscritto un nuovo accordo, ma con qualche piccola modifica aggiuntiva. Il demone ascoltò e approvò. Poi Harold prese un piccolo temperino, si fece una piccola incisione alla mano, vi intinse la penna d’oca e firmò accanto alla firma in oro zecchino che Sothoth aveva già sottoscritto.

Nel giro di due giorni la mandria di mucche e vitelli tornò perfettamente sana, forte e produttiva. Cosi Harold decise di fare arrivare da Marsiglia moglie e figlio, per vivere tutti quanti nella nuova fattoria sotto la protezione del demone Sothoth di cui, tuttavia,  non svelò mai a loro la presenza e l’opera e tanto meno il diabolico contratto sottoscritto.
La chiave della torre era sempre ben custodita e nessuno ne ebbe mai  accesso oltre ad Harold.

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Nietzsche (Foto di Wikilmages da Pixabay).

Il demone era particolarmente soddisfatto del loro contratto e ne aveva ogni motivo.  Come con suo zio buonanima,  in cambio dei suoi favori il demone otteneva che Harold gli leggesse le opere dei filosofi classici (Socrate, Platone, Pitagora). E anche quelli piu recenti, come Nietzsche, mentre non sopportava le idee di Kant. E poi teneva in massima considerazione l’opera di un fisico, un certo A. Einstein che, secondo il demone, aveva intuito da solo la natura profonda  dello spazio, tempo ed energia che tutto reggeva nella galassia.

Da parte sua Harold, nel corso di notti insonni passate in compagnia del demone, riuscì pian piano a sapere molte cose ultraterrene, misteriose, incredibili e segrete per quasi tutti gli uomini. Come il fatto che nella grande galassia (detta Via Lattea) l’innominabile  Azathoth, dio supremo del Caos primordiale,  cieco e pazzo, che poteva distorcere spazio e tempo con la sua immensa gravità, era circondato da 66 demoni suoi servitori, che a loro volta avevano al loro comando una schiera di numerosi dei minori, noti agli antichi come fate, streghe, folletti, satiri, vampiri e lupi mannari, oltre a vari spiriti dei boschi, delle miniere, dei mari e dei vulcani.

Il compito principale dei demoni e della intera gerarchia era gestire le sole 6 civiltà di esseri intelligenti che esistevano nella grande galassia. La Terra e  l’uomo era una di queste rarissime creazioni del Caos, frutto evolutivo di molti miliardi di stelle. Civiltà che col passare dei millenni potevano svilupparsi o anche estinguersi, ma un’altra civiltà tosto si sviluppava su un remoto pianeta da qualche parte nell’ immensa galassia, cosi che il numero totale era sempre di 6.

A loro volta i demoni erano suddivisi in due  schiere con prerogative differenti;  33 erano demoni positivi, di tipo A, amanti della Sapienza e della Luce, e altri 33 erano di tipo B,  negativi, amanti della Distruzione e delle Tenebre. Ma in tutti i casi  i demoni potevano agire sugli esseri senzienti delle 6 civiltà, solo se questi esseri senzienti invocavano  opportunamente i demoni (di entrambi i tipi) con riti e sacrifici.

Sulla Terra, dopo vari millenni di culti ancestrali politeisti, avevano prevalso le tre religioni monoteiste e i demoni positivi e negativi, e tutti gli altri spiriti minori, erano stati scacciati, perseguitati e ricondotti a pura superstizione. Ma nonostante tutto, alcune segrete sette e occasionali studiosi dell’occulto possedevano ancora i libri sacri per evocare tutta la coorte di spiriti figli di Azathtoh.

Le nubi della guerra, nere come le anime degli invasori
HitlerStalinEra ormai passato poco più un anno dall’accordo sottoscritto da Harold con Sothoth, quando  il primo settembre 1929, Hitler invadeva la Polonia, dando così inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Fu lo stesso Sothoth a confidargli in una notte di plenilunio che sia Hitler che Stalin avevano sottoscritto un accordo con suo cugino Uruthoth (un demone di tipo B) per avere pieno potere, rispettivamente, sulla Germania e sulla Russia. E come era prevedibile da un demone di tipo B, esso avrebbe di certo mantenuto il suo accordo, ma le nere anime di quei due umani sarebbero infine state divorate dalle spire irresistibili di Azathoth e  completamente annientate nel suo Buco Nero centrale.

Per queste segrete e confidenziali ragioni, appena sussurrate dal demone all’orecchio di Harold,  infine Sothoth consigliò al suo protetto di preparare con cura un viaggio per nave con tutta la mandria e lui stesso e la sua famiglia, verso l’America, per evitare l’atroce guerra che stava investendo ormai tutta l’ Europa.

Comprata una intera nave, nel febbraio 1930 Harold emigrò in America, nel Connecticut, dove acquistò un vasto terreno, su cui fece costruire un nuovo castello e una nuova tenuta agricola, con fertili pascoli, dove allevare di nuovo le Sacre Mucche e proteggere il demone Sothoth. Inoltre, Harold ebbe cura di  diventare un cittadino americano cambiando completamente nome per non fare trapelare le sue origini francesi.

Foto di Robert Owen Wahl da Pixabay paninoL’iniziativa economica (detta business dagli americani) ebbe tale successo, che divenne una Società multinazionale e multimiliardaria.

E tutt’oggi, se andate in un qualsiasi fast food potrete gustare i suoi squisiti panini a base delle sue mucche sacre, che nel frattempo (in base al nuovo accordo) erano diventate 666, mentre – si vocifera- che il vecchio Harold, alla veneranda età di 106 anni, ma in ottima salute, continua ancora segretamente a tenere saldamente le redini della sua Società, probabilmente per molti molti anni ancora..

Laureato in Chimica, sviluppatore software ed elettronica, da almeno 30 anni si interessa di Ricerca Psichica con particolare attenzione allo studio della Telepatia e Psicocinesi utilizzando tecniche Elettro-Encefalografiche. Autore di numerose ricerche pubblicate anche su riviste scientifiche internazionali. Direttore Scientifico di AISM (Ass. Italiana Scientifica di Metapsichica).