L’arte del Vasaio

Quando I messaggi dell'aldilà ci aiutano ad affrontare dubbi e problemi

Jean Paul V. 600

Cerchio Demofilo Fidani. Un messaggio poetico del Vasaio, un altro Fratello dell’Aldilà

Come sapete, quando voi non eravate ancora nell’esistenza sulla Terra, io già c’ero. Come posso raccontarvi com’era la vita a Babilonia, se non la gioia di vivere in un mondo a voi sconosciuto? Posso dire due parole su questo. Ancora una volta ricordo quella vita come un dono della divina presenza, che mi sosteneva, mentre lavoravo nella mia bottega.

L'arte del Vasaio
Foto di LPwords da Pixabay.

Quando io lavoravo non sentivo più nulla intorno a me: era come se le mie mani fossero un qualcosa che aveva la capacità di farmi dimenticare tutto. Avevo qualcosa che mi spingeva, senza che io capissi bene cosa, a mettere le mani nella creta e così davo forma a vasi e a statuette. Non capivo esattamente come, ma le mie mani lavoravano abilmente e quello che usciva era qualcosa che io ero il primo ad ammirare: mi stupivo e non potevo dire che ero io a farlo, ma avevo solo prestato una parte di me. Quello che usciva era così bello, che non potevo proprio dire che era opera mia.

Sentivo che era un Altro che lo aveva fatto, perché un uomo non può fare quello. Avevo come una gioia nel cuore, quando lavoravo: era Dio. Ora io posso solo ricordare l’esperienza di un tempo, ma forse voi potete capire cosa vuol dire un uomo che ama sentirsi parte di un Tutto che si manifesta; un uomo che non ha grandi abilità, se non quella di offrire la propria disponibilità. Allora le mani lavorano, il tornio gira, la forma si eleva e il mio pianto di gioia bagna quell’opera. Non era un semplice produrre, ma io ho sperimentato, fratelli, qualcosa di miracoloso. Voi non potete immaginare cos’era per me quello: non era una bottega, non era un artigiano o qualcuno che si metteva all’opera, ma era una preghiera, una forma di amore, che io sentivo nel cuore. Così io mi esprimevo e sentivo Dio nel mio cuore. Lo esprimevo con le mani e avevo in me una forza che non saprei descrivere, qualcosa che mi faceva dire: «Signore, grazie, perché tu mi doni questa possibilità di sentirti nel tuo creare», perché io creavo, ma la mia non era una creatività che veniva da me, ma ero testimone di come Dio crea le cose, il mondo, la vita. Voi non potete sapere cosa io vivevo nella mia bottega: non era produrre cose, ma avere amore per tutto ciò che sentivo intorno a me.

L'arte del Vasaio
Ispirazione. Foto di Pezibear da Pixabay.

Voi capite perché, se veniva un fratello, era come entrare nel tempio e avevo una conferma che era Lui che faceva i vasi, faceva le creature e tutti noi. Era come una musica sacra. Quello era il mio fare vasi e voi potete forse vagamente immaginare quale trasporto, quale giubilo, quale ansia mi prendevano, quando mi mettevo al lavoro, perché io non sapevo cosa avrei fatto. Potevo anche avere delle idee, ma poi non avevo più idee: mettevo solo la creta e le mani e tutto accadeva.

Sia benedetto il Signore, perché a me ha dato questa manifestazione della sua presenza, e quanto era bella quell’esperienza! Com’era gioia per me! Quanto io ho sentito la gioia di essere vivo! E questo è un ricordo caro, che conservo. Forse voi non potete immaginare, perché non si può razionalizzare, non si può descrivere. Io posso solo dirvi che in quel momento ero felice e non sapevo più dove ero, ma assistevo a qualcosa che non solo faceva a me creare un oggetto, ma mi sentivo ricreare come essere ed era un’esperienza indicibile. Quanto era bella quell’esperienza! Ho voluto ricordarvi che voi mi chiamate “Il Vasaio”, ma altro che vasi, fratelli cari! Non era una bottega, ma un tempio, perché l’arte è Dio stesso che si manifesta, non è l’ingegno umano.

L'arte del VasaioQuando qualcuno entrava, veniva ad onorare l’arte, non me. E io ero felice di avere chi assisteva al mio lavoro, non mi disturbava, anzi, era come se fossimo testimoni entrambi di qualcosa che avveniva e non era certo per me motivo di vanto né di disturbo, se qualcuno parlava, mentre io lavoravo. Anzi, ascoltavo quello che diceva e Qualcuno mi suggeriva cosa dirgli: era qualcosa che rendeva ancora più intenso tutto.

Un fratello mi parlava, mi diceva: «Sai, io non sono molto felice. La mia vita non mi dà significato. Non sono felice». Io lo ascoltavo e rispondevo: «Ma, fratello, perché dici questo? Non essere così. Guarda, guarda cosa sta accadendo qua: non era che semplice creta e sta salendo come un fiore. Così la tua vita: oggi sei un po’ creta, domani avrai la tua fioritura. Non c’è mai un momento in cui la materia e la vita si fermano, ma tutto si muta continuamente. Oggi tu sei triste, domani sarai lieto. Vedi? Questo vaso prima non esisteva, era soltanto una massa informe, eppure piano piano sale. Le mie mani lo stanno perfezionando, come se suonassi l’arpa: ecco, guarda cosa faccio con un dito. Hai visto cosa è venuto fuori! Hai visto? E tu sei sfiduciato! Ma, fratello, abbi un po’ di coraggio e vedrai che la tua creta prenderà una forma, perché, prima di essere, ogni cosa è altro, ma poi si manifesta nella sua giusta misura. Perciò, se sei triste oggi, è perché ti stai lasciando alle spalle qualcosa. Non essere sconfortato: qualcosa se ne sta andando e tu ti stai aprendo verso una nuova espressione di te».

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Dio si manifesta nella luce, nel vento, nei nostri pensieri… Foto di 1195798 da Pixabay-raggi di sole

E lui mi diceva: «Ma come puoi dirmi questo?». «Fratello» rispondevo, «hai visto cosa è successo qua davanti a noi? Prima non c’era niente e adesso c’è qualcosa, e tu temi di essere nulla? Avrai presto la tua forma e sarai felice, ma oggi devi soffrire un po’. Forse anche la materia soffre un po’, quando viene in qualche modo messa sulla ruota e fatta girare, ed è impastata e “tormentata” dalle mani, che creano forse un’inquietudine nella cosa, che poi piano piano si dipana e diventa così bella. Forse siamo anche noi un po’ così: quando sentiamo un tormento, che ci sta piano piano plasmando, è un segno che fiorirà la tua esistenza». Così dicevo e allora lui guardava l’opera che era uscita e chiedeva: «Dici che anch’io potrò diventare così?».
«Ma certo, fratello. Siamo tutti destinati a salire» rispondevo «e ad assumere forme sempre più armoniose». E lui restava consolato, perché, vedendo quelle forme e sentendo questo paragone, aveva come la convinzione, giustamente, di attendere anche lui la propria forma.

Il Vasaio ci plasma secondo quello che Lui, nella sua infinita bontà, ha intenzione di fare. Ecco, così vi ho detto qualcosa per ricordarvi che io non ero un vasaio, ma forse ero piuttosto qualcuno che si sentiva vicino a Dio e non facevo altro che fare quello che Lui voleva che io facessi, perché Dio è sempre presente e, se qualcuno di voi in questo momento si sente un po’ nel tormento, è perché le mani del divino Vasaio lo stanno lavorando. E quale meravigliosa forma ne uscirà, io lo so, perché conosco il lavoro del vasaio, dell’artista, dell’uomo che mette mano alla creta e si ricorda che lui stesso è creta.

L'arte del Vasaio
Foto di johannatherealtor da Pixabay

Perciò a chi soffre io dico: «Fratello, non soffrire. Quello che stai vivendo purtroppo è doloroso, ma fa parte del tuo cammino e il Vasaio in questo momento ti sta dando la forma più bella, quella che avrai e conserverai, perché il dolore fa quei ritocchi finali che rendono l’opera perfetta. All’uomo, che è nella materia, tocca questa esperienza, ma l’anima non ne soffre, anzi, ne trae beneficio, perché l’amore di Dio ci accompagna e, quando avrai sopportato con pazienza, capirai che questo è un cesello che completa ciò che una vita intera ha messo sul tavolo del vasaio, come se fosse stato un ultimo ritocco. Mentre l’uomo soffre, l’anima si eleva». L’arte non è soltanto fare delle cose che gli altri possono ammirare, ma è dono in sé ed è espressione dell’anima.

Io vi ho raccontato un po’, perché so che avete famigliarità con queste opere, con questo creare, quindi vi ho parlato con gioia, come si parla a chi entra nella propria bottega e sa dove mette piede. Possiate fare di queste parole un tesoro e sentirvi sollevati e non più oppressi, perché la vita passa e non c’è motivo di rattristarsi. Ogni cosa ha la sua ragione di essere e ogni momento ha la sua ricchezza: non va sprecato, non va in qualche modo disconosciuto, ma va riconosciuto. Anche quando c’è il dolore, l’amore è sempre presente. Vi benedico.

Il Vasaio

La firma di queste pagine è quella di un cerchio medianico, creatosi nel 2017 tramite comunicazioni del medium romano Demofilo Fidani (1914-1994) e della moglie Mila, inizialmente guida del medium che scrive su queste pagine e che chiede l’anonimato.