Il potere di essere gentili

Genera anche autocontrollo, sicurezza, empatia, stima degli altri e di sè

Foto di Robn Larch da

di Terry Bruno. Ritrovare l’autostima e la self-compassion per vivere in armonia con noi stessi e con gli altri.

Terry Bruno
La psicoterapeuta Terry Bruno.

La gentilezza è una parola che attualmente è un po’ forse desueta. Siamo abituati a sentire parlare di prevaricazione, aggressività, egoismo, ma di gentilezza, rispetto, perdono, molto poco.
Questo perché molto spesso a queste ultime parole si dà un’accezione di debolezza, di sottomissione. In realtà richiedono una strutturazione ben più complessa.

Ad esempio la gentilezza è un atteggiamento estremamente elaborato. Implica autocontrollo, sicurezza, empatia, stima degli altri e consapevolezza di come rapportarsi con gli altri. Si ottiene molto di più con gentilezza che con indolenza o rudezza.

Foto di Geralt e1688929088128
Essere gentili significa essere empatici e disponibili ad aiutare e empatici (Foto di Geralt da Pixabay).

Vivendo in un mondo cibernetico, un comportamento genera una risposta a esso conseguenziale, per cui l’essere gentile genera gentilezza e una maggiore disponibilità, e le probabilità che possano insorgere conflitti o inasprimenti sono inferiori.

La nostra vita è quasi sempre accompagnata da stress e, di conseguenza, ansia, rabbia, somatizzazioni e stati depressivi complicano il nostro vivere quotidiano. Infatti diventiamo sempre più irritabili, irascibili, poco propensi al dialogo e alla comprensione. Sembra che tutti siano contro di noi, compresi noi stessi.

Cosa ci succede? Cosa ci porta a questo tipo di reazioni?

Il potere di essere gentili
Foto di Alex Green da Pexels.

Il nostro dialogo interno, sempre più critico, ci fa sentire inadeguati non solo nei confronti degli altri, ma anche verso noi stessi. Quante volte ci critichiamo di fronte agli altri, forse per batterli sul tempo prima che possano farlo loro?

“Sono proprio un imbranato” o “Sono negato nel fare i calcoli” o “Sono proprio una frana” o “Sono proprio una balena”. Queste e altre frasi fuoriescono dalla propria bocca, come proiettili vaganti alla ricerca di un unico bersaglio, se stessi.

È un atteggiamento difensivo – che ovviamente rivela mancanza di autostima – che deriva dal bisogno di non essere abbandonati, rifiutati, ed è collegato ai basilari istinti di sopravvivenza.

Ma come si diventa così critici con se stessi?
Lo si acquisisce durante l’infanzia, nella relazione con i genitori. I bambini quando sono piccoli riversano la loro fiducia inconsciamente sui loro genitori, soprattutto per capire e interpretare il mondo intorno a loro e se stessi. Quindi il comportamento genitoriale svolge un ruolo importante nello sviluppo dei propri figli.

Purtroppo spesso i genitori usano il criticismo per tenere i figli al sicuro o per motivarli. Sentiamo frasi del tipo: “Non fare lo stupido, scendi di lì” o “Non farai mai niente nella vita se non studi e ti impegni”. Il risultato? Molti figli pensano che la critica sia l’unico modo per motivarsi. È stato dimostrato che coloro che hanno avuto genitori ipercritici durante l’infanzia, da adulti saranno, con molta probabilità, critici con se stessi.
Ma non sono solo i genitori gli unici influencer, ma qualsiasi altra figura significativa (nonno, insegnante, coach, etc.) tanto da indurre all’inflessibilità verso se stessi e gli altri.

Insicurezza, ma anche depressione e psicosi
Il potere di essere gentiliNumerose ricerche hanno dimostrato che gli stati mentali come il senso di colpa, la vergogna e l’autocritica, possono creare molti disturbi psicologici, che possono andare dalla depressione alle psicosi. Si è osservato che stati mentali positivi, come il senso di felicità, l’ottimismo e la soddisfazione, determinano un migliore benessere fisico e, di conseguenza, gli stati mentali negativi si alleggeriscono.

Risulta allora importante cambiare il modo in cui affrontiamo noi stessi, le nostre imperfezioni, le nostre inadeguatezze che aumentano ancora di più nel momento in cui il nostro criticismo diventa quasi assillante. È un rinchiudersi in una gabbia, in cui apparentemente ci sentiamo al sicuro, ma in realtà è una morsa sempre più stretta che c’impedisce di avanzare. Tali pensieri ci fanno sentire anormali, imperfetti, come se gli altri sono migliori di noi e così ci si isola.

Essere più gentili con se stessi

Il potere di essere gentili
Disegno di RosZie da Pixabay

E allora? Bisogna essere più gentili con se stessi, giudicarsi di meno, potenziare la propria capacità di accettazione. Parliamo di Self-compassion, compassione e comprensione verso ogni pensiero di auto scherno.

In pratica imparare ad autoaccettarsi, ad accogliere tutte le parti di noi stessi (sia positive che meno positive) per come sono. È importante imparare ad accettare anche quelle parti di noi che rifiutiamo perché altrimenti entriamo in un circolo vizioso da cui poi abbiamo difficoltà a uscire, diventando sempre più misantropi e soli.

Se facciamo fatica ad accettarci e ci critichiamo continuamente, probabilmente tale tendenza la estenderemo anche verso gli altri. Allo stesso tempo, forse avremo anche il timore di essere giudicati dagli altri e, magari, cercheremo la loro approvazione. È come se il giudicare gli altri ci tornasse indietro come un boomerang, attraverso gli altri.

Il fenomeno della proiezione

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Siamo tutti connessi (Immagine di Geralt da Pixabay).

In psicologia tale fenomeno viene chiamato proiezione, cioè si riscontra negli altri quello che fatichiamo a riconoscere in noi stessi. Uscendo da questa dinamica ci si può rendere conto che anche gli altri vivono le stesse nostre problematiche, magari in modo diverso, e questo evita di personalizzare le proprie paure e il proliferare di pensieri negativi e inutili.

Risulta quindi chiaro quanto sia importante trattarsi con gentilezza e prendersi cura di se stessi se si vuole vivere in uno stato di benessere non solo fisico, ma anche psichico.
Compassione e autocompassione ci aiutano a sentirci parte di un tutto, connessi alle altre persone e non miseramente soli. La cultura occidentale attribuisce grande importanza all’individualità, all’unicità di ogni persona. È giunto forse il momento di iniziare a recuperare tutto quello che ci permette di essere connessi, vicini e capire come il nostro dolore abbia un corrispettivo nel dolore dell’altro.

Psicologa, psicoterapeuta, trainer in comunicazione e PNL