La meditazione Vipassana

Vipassana

Tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo trovati di fronte un’immagine del Buddha. Negli ultimi anni in Occidente si è diffusa una vera e propria tendenza nel possedere in casa una statuetta di piccole o medie dimensioni che raffigura il Buddha nella posizione del loto durante la meditazione. Solo in pochi però sanno veramente cosa il Buddha stesse facendo in quella posizione, ad occhi chiusi, con un lieve sorriso sulle labbra e le mani in mudra ad indicare qualcosa di specifico.
BuddhaAnch’io mi sono trovato tra le mani svariate statuette del Buddha e, se pur affascinato e rapito da una misteriosa vibrazione che percepivo, la mia curiosità non aveva ancora spinto ad indagare sulla sua vera natura; sarebbero dovuti passare diversi anni prima di scoprire la verità che risiede dentro ogni sua raffigurazione, svelandomi in questo modo la natura di un uomo che non ha nulla a che fare con la religione, quella di un genio che ha dedicato la propria vita all’osservazione della realtà in tutti i fenomeni naturali.
Siddhartha Gotama il Buddha, Colui che si è risvegliato, dedicò tutta la sua vita alla diffusione di una tecnica, predicando ed insegnando uno stile di vita, educando la gente a seguire il “nobile sentiero”, il percorso della purificazione della mente. A trentacinque anni, in mezzo alla natura, raggiunse sotto un albero di fico (ashwattha) la completa illuminazione: e questo fu possibile solo dopo aver scoperto il metodo che lo portò a liberarsi completamente da ogni impurità, che oggi chiamiamo Vipassana, un’antica parola che nella lingua indiana pali significa “visione profonda”. Questo termine racchiude perfettamente la semplicità che emerge da questa straordinaria tecnica, ma come tutte le cose molto semplici, nella loro applicazione nascondono una reale difficoltà pratica, proprio perché si concentrano sul nucleo del problema.
Il Buddha scoprì che la causa di tutta la nostra sofferenza è da ricercare nella mente inconscia, direttamente alla radice del condizionamento dove nascono, crescono e proliferano tutti i nostri problemi. Osservando e scavando sempre più in profondità, Buddha si accorse che per interrompere il flusso dei condizionamenti era necessario interrompere lo schema abituale della mente, abituata a reagire costantemente ad ogni impulso esterno, assorbito tramite l’apparato sensoriale. Nell’esatto momento in cui reagiamo ad uno stimolo esterno, piacevole o spiacevole, produciamo negatività, miseria, impurità, che si vanno a depositare nelle profondità della mente inconscia, radicandosi nel tempo e calcificandosi come profonde cicatrici incise nella pietra.

Vipassana-bambiniLa Vipassana è in sostanza una tecnica semplicissima. Ciò che bisogna fare è solo restare consapevoli delle sensazioni corporee senza reagire ad esse con bramosia o avversione. Se mentre osserviamo il nostro corpo, esplorandolo parte per parte con estrema pazienza, ci rendiamo conto che si stanno manifestando sensazioni spiacevoli e grossolane, dovremmo cercare di non reagire, restare equanimi ed osservare il movimento spontaneo impermanente, mantenendo la consapevolezza che ogni fenomeno in natura è destinato a sorgere e passare; allo stesso modo, se mentre stiamo osservando il nostro nostro corpo ci accorgiamo che una sensazione molto piacevole sta emergendo, neppure in questo caso dobbiamo abbandonarci ad essa con bramosia, perchè così facendo, anche se può sembrare naturale e sano, in realtà stiamo alimentando lo schema abituale della mente, un condizionamento molto profondo che ci spinge ad attaccarci ad ogni sensazione piacevole.
Nel momento in cui la mente interrompe anche solo per pochi secondi lo schema abituale e ogni meccanico di desiderio o avversione, entrando in uno stato di pura osservazione “equanime”, si innesta una fase di purificazione spontanea, dove il vecchio bagaglio di impurità lentamente viene attratto alla superficie per dissolversi successivamente all’esterno. Ci alleggeriamo dunque di un bagaglio pesante che si è accumulato durante il trascorrere di molte vite, manifestandosi nel nostro presente sotto forma di sofferenza.

Il Canone pali
L’insegnamento della tecnica è stato trascritto in seguito nella sua forma originale dai monaci buddisti all’interno di un grande contenitore chiamato Canone pali -Tre canestri, il quale contiene un discorso chiamato Mahasatipatthana Sutta, il testo che racchiude il nucleo dell’insegnamento della Vipassana.
Per renderla più efficace e contribuire alla preparazione mentale, prima di arrivare al cuore del metodo, essa viene integrata alla Anapanasati (consapevolezza del respiro), donata ai monaci come pratica per raggiungere la piena consapevolezza del respiro e la massima concentrazione (Samadhi). Con Anapana si abitua la mente alla concentrazione tramite il respiro, che ci collega direttamente alle profondità della mente inconscia. Restando concentrati sul respiro diveniamo simili a sonde che penetrano in profondità, andando lentamente a smuovere dal fondo alcuni condizionamenti, che verranno in seguito estirpati mediante la meditazione. Queste due tecniche collaborano perfettamente in un costante alternarsi a seconda delle necessità che si incontrano durante la meditazione.

Un tempio birmano in cui si pratica la meditazione Vipassana.
Un tempio birmano in cui si pratica la meditazione Vipassana.

La Vipassana  vuole dunque educarci a riconoscere ed osservare i nostri condizionamenti (Sankara), educare la mente alla pura osservazione equanime della transitorietà di tutti i fenomeni naturali, riconoscendo l’assoluta impermanenza ed imparare in seguito a riconoscerla direttamente nella nostra struttura corporea. Questa esperienza che il Buddha chiama Anicca è alla base dell’intero insegnamento; riconoscendo l’inconsistenza della materia in quanto impermanente, lentamente riusciamo ad indebolire la rigida struttura dell’ego che vede nella materia la sua unica fonte di sopravvivenza. L’antico insegnamento sulla Via del Nobile Sentiero appare come una successione di stazioni che il Buddha spiega dettagliatamente, esplorando ogni singola esperienza che segna il progresso del meditatore.

Dieci giorni di meditazione e silenzio
Durante i ritiri di meditazione Vipassana, che mediamente hanno la durata di dieci giorni per poi arrivare fino a sessanta, i meditatori sono sottoposti ad una vera e propria full immersion. Ogni giorno, avvolti da un silenzio irreale, dovranno sedersi a gambe incrociate, tranne rare eccezioni, e meditare per circa quattordici ore. Il suono del gong segnerà l’inizio della giornata e la fine di ogni sessione; alla sera un breve discorso porterà un po’ di sollievo agli animi affranti, soprattutto per i nuovi studenti che si troveranno di fronte ad una vera e propria sfida. Durante il ritiro il maestro ripete costantemente alcune parole chiave, che rappresentano il cuore dell’insegnamento: impermanenza (anicca) e consapevolezza (sati), cioè consapevolezza del sorgere e del passare dei fenomeni transitori. Saranno portati a comprendere che le sensazioni sono sensazioni ed hanno la stessa caratteristica, di sorgere e passare costantemente. Chi è alla sua prima esperienza lamenta spesso forti dolori, che insorgono già dal primo giorno e che in alcuni casi diventano insopportabili. Questo dolore rappresenta “la prima nobile verità”, la verità della sofferenza che il Buddha chiama Dukkha, l’insorgere dei condizionamenti Sankhara accumulati a causa della costante tendenza a reagire con avversione. Dal grossolano al sottile, costantemente osservando la transitorietà dei fenomeni qualsiasi essi siano di qualsiasi entità ed intensità, fino al completo dissolvimento Bhanga, l’esperienza che annuncia la realtà ultima della materia: una vibrazione, una combustione di pura energia, il sorgere e passare di piccole scintille che la scienza chiama ”particelle subatomiche” e che il Buddha chiamava Kalapa. Anche se l’esperienza della dissoluzione può sembrare il raggiungimento di una meta, in realtà è un momento molto pericoloso, nel quale la mente che non è stata ancora purificata per abitudine tenderà ad attaccarsi, generando un forte condizionamento che potrà impedire al meditatore di progredire lungo il percorso. La meta è ancora lontana e ancora lunga la strada prima di raggiungere le stazioni che il Buddha indica dettagliatamente nel suo insegnamento. Bisogna arrivare all’esperienza dell’impermanenza e progredire ancora verso quella stazione dove tutti i dubbi scompaiono (Sotapanna), e davanti restano solo sette vite prima della completa liberazione. Da Sotapanna ad Anagami, e da qui ad Arahant, completamente liberati, liberi dal ciclo di rinascita.

dhammapada
Il Dhammapada, o Cammino del Dharma, un testo pali del Canone buddhista, che riporta frasi pronunciate dal Buddha.

La tecnica della Vipassana paradossalmente è solamente una parte dell’insegnamento, perchè in esso è contenuto l’insieme di un percorso chiamato “Nobile ottuplice sentiero”, all’interno del quale si snodano componenti intrinsecamente legati l’uno all’altro, con il solo unico fine di farci raggiungere la tanto agognata meta dell’illuminazione. Tutto questo è racchiuso nel Dammha, l’essenza del Buddha, la conoscenza suprema delle leggi che governano l’intero Universo. Dhamma è la legge naturale, l’Assoluto, ciò che è veramente reale. Conoscerlo significa dedicare un’intera esistenza alla pratica meditativa, con costanza e dedizione, e arrendersi completamente alla legge naturale dell’impermanenza, prendere rifugio nella triplice gemma (Buddha – Dhamma – Sanga), per sviluppare in seguito le qualità mentali di Sila, Samadhi e Panna, cioè retta condotta morale, padronanza della mente, saggezza. Il Dhamma è il centro radiante dove ogni realizzato dirige il proprio sguardo, è un sole che irradia l’intero pianeta, è il seme della buddhità che risiede dentro ognuno di noi.
Parlare di Vipassana significa aprire una tematica infinita, che in questa timida introduzione appare più che altro come una fugace occhiata sull’enorme argomento che vi è legato. Oggi questa straordinaria tecnica viene insegnata gratuitamente durante ritiri di dieci giorni, dove si pratica per circa quattordici ore al giorno mantenendo il “nobile silenzio”, al fine di fornire un imprinting della tecnica, che darà modo ad ogni studente di svilupparla ed approfondirla nel corso della propria esistenza.

Counselor e Costellatore Familiare. Si occupa da quasi 20 anni di ricerca interiore e crescita psico-spirituale. Dopo un lungo percorso di studio, ricerca e cura con la psicoanalisi lacaniana e junghiana, ha approfondito pratiche alternative di guarigione, sperimentando su di sé numerosi metodi analogici di cura. La perfetta coesione tra i vari modelli, tutti conosciuti e sperimentati, sono la base fondamentale sulla quale si fonda il suo lavoro. Per avere più informazioni, vedi: https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/costellazioni-familiari https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/consulenza-di-aiuto-counseling