Il fine della dualità

Una disquisizione filosofico spirituale sul fine dell'esistenza

dualismo Foto di John Hain da

Cerchio Demofilo Fidani. Ecco l’ultimo messaggio arrivato per noi da un Fratello dell’Aldilà.

Io posso dire solo una piccola cosa: essere consapevoli di chi veramente siamo è il punto fondamentale dell’esistenza. Anch’io ho vissuto vite di paura e di ansia. Ho sentito il mio cuore battere fortemente per cose che oggi, ripensandoci, mi sembrano delle inezie, eppure quanto ho sofferto, quanto ho temuto! E ho temuto a volte persino di essere abbandonato. Sono esperienze, solo esperienze, da cui ci si rialza con una forza raddoppiata. Ho sentito il dolore e sento anche che esso mi ha insegnato ad amare di più la vita.

Il fine della dualitàChe il Signore ci benedica e ci aiuti in questo cammino, come una selva attraverso cui noi ci addentriamo e a volte restiamo impigliati, ci fermiamo e non sappiamo più come liberarci da tutti i pesi che ci frenano, ma anche questa è esperienza, perché l’anima non si lascia certo oscurare. Anche questa è energia che si manifesta piano piano in un desiderio di liberazione, in una coscienza più ampia che dice: «Io non voglio vivere così. Io non voglio lasciarmi frenare. Non so dove sono diretto, ma so che qui io non voglio stare».

E questo, vedete, non è poco, perché l’essere che si libera incomincia a vedere uno spiraglio. A volte è proprio l’essere trattenuto che suscita il desiderio di libertà. Una libertà troppo facile non è goduta e non è capita. Ecco perché esiste questa dualità: l’opposto, che incessantemente spinge verso l’altro polo. Se posso soffrire, posso gioire; se posso sentirmi abbandonato, posso capire cosa vuol dire non solo essere abbandonato, ma anche cosa significa condividere e sostenere chi così si sente. Non potrei giungere a questo, se non l’avessi provato io stesso. Perciò, quando tu provi un dolore, è la premessa di un amore che si manifesterà. Quando tu provi una mancanza, è perché la pienezza si annuncia attraverso questo tuo sentirti insoddisfatto.

Vedete che la dualità è la base della materia e della vita sulla Terra con questo fine. Quindi il “negativo” in sé non può esistere, perché spinge a quello che voi dite “positivo”. In realtà è una cosa sola, che si manifesta per gradi: prima sembra dolore, poi piano piano diventa conforto, poi sempre più diventa soddisfazione e alla fine si muta in gioia, euforia e persino illuminazione, come qualcuno dice, ma è sempre la stessa cosa. Ricordatevi questo. Quindi, quando vivete qualcosa che ritenete negativo, è un principio di qualcosa che si muove, non è qualcosa in cui siete caduti. Solo la mente può dare questo pensiero di impossibilità di proseguire, ma in questo senso erra. Però la mente può aiutarvi, se vi ricorda che l’inizio di un dolore è l’inizio di un amore sempre più grande.

Il fine della dualità
Foto di John Hain da Pixabay.

I due poli sono sempre collegati, i due estremi sono una cosa sola e, quando sperimentate uno, sapete che inevitabilmente vi porterà all’altro, perché è come un’energia che scorre da un punto all’altro e, muovendosi incessantemente, è come una lampadina che diventa incandescente e rende luce intorno a voi. La vita è uno scorrere incessante. Perciò non pensate mai di essere caduti in non so quale anfratto o avvallamento o luogo insuperabile. Questo è molto importante da capire. Certo, se non si ha una meta, allora si può anche pensare che uno possa stare in un certo modo per un tempo indeterminato: qualcuno pensa di essere sempre felice, qualcuno pensa di essere sempre sfortunato. Questi però sono i pensieri, non è la realtà.

La realtà certo potrebbe essere in qualche modo favorita, se aveste questa visione, chiamiamola pure “dinamica” o, meglio, fluida, perché il fluire non è soltanto uno scorrere cieco,  ma è il dirigersi verso quel punto, verso cui abbiamo tutti la voglia di correre, però questa “voglia” va scoperta, dal momento che essa è il senso stesso del nostro essere. Quando io faccio coincidere il mio volere con il mio essere, allora la mia gioia si esprime e non ho più nulla che mi disgusti o che mi amareggi, perché ho scelto di essere quello che sono. Ecco perché i Maestri dicono sempre: «Siate quello che siete» e non quello che vi illudete di essere. Lì si nasconde il dolore, là c’è la gioia.

Sono concetti, tutto sommato, facili, ma viverli non è altrettanto facile, però, se voi vi tenete saldi a questa coscienza, a questi pensieri, essi vi aiuteranno, vi indirizzeranno costantemente e un giorno vi accorgerete che sarete voi stessi a comunicarli agli altri, come voi già state facendo, e questo è per noi motivo di gioia e di ammirazione per voi, perché, pur vivendo in un mondo così difficile (non mi riferisco ai fatti attuali, perché è sempre stato difficile il mondo), voi tuttavia portate e testimoniate qualcosa che non è soltanto essere individui fra gli individui, ma è un sentirvi capaci di aiutare e di alleviare la sofferenza, non tanto con parole fini a se stesse, ma suggerendo una prospettiva, una visione, una scoperta che potrebbe veramente sconvolgere e reimpostare una lettura errata. E questo è un dono grande, che voi fate ai vostri fratelli. Anch’io ho vissuto, da un certo punto in poi, aiutando gli altri. Ho provato tanta gioia in questo, ho sentito che Dio mi parlava e ho detto: «Questa è la vita!».

Il fine della dualità
Foto di Susann Mielke da Pixabay

Quella di prima non so bene cosa fosse, però, come sapete, ogni gradino ha la sua ragione di essere e una scala è fatta di tanti gradini: alcuni sono molto faticosi e bui, alcuni sono scivolosi, alcuni sono più alti di altri, ma la scala è sempre indirizzata verso l’alto, perché la coscienza non torna mai indietro. Perciò sentitevi sempre nella giusta direzione e non vacillate, se alcuni momenti sembrano essere un po’ più difficili di altri.

Ecco, io aggiungo queste semplici parole e vi auguro di portare luce e bene fra le creature. Io ho fatto così da un certo punto in poi nella mia vita. Ho provato tanta gioia e liberazione: allora ho capito che il periodo precedente era stato una forma di attesa e di preparazione, ma poi mi sono aperto e ho sentito il cuore battere non più di paura, ma di felicità. Questo è il dono che Dio dà alle creature già nella materia, quando sentono e capiscono qual è la direzione. Vivere senza una direzione è una disperazione, eppure è un’esperienza che va consumata, finché s’incomincia a comprendere il valore dell’amore: la capacità di aiutare, sostenersi l’un l’altro e non avere paura di nulla, perché la paura è generata dalla mente, mentre la gioia la produce il cuore, e la coscienza è alla base di tutto. Se voi non vi ricordate chi siete, allora non c’è più speranza, almeno per il momento, e occorre soffrire. È un messaggio infinitamente ripetuto, ma questa è l’esperienza che, se non è vissuta, non può essere messa a frutto, e noi non possiamo che sostenervi con quelli che sono i pensieri utili per il vostro vivere quotidiano. Di conseguenza non andiamo a fare grandi elucubrazioni filosofiche, ma vi ricordiamo chi siete e perché siete qua. Potremmo anche andare oltre, ma il primo dovere verso di voi è aiutarvi con momenti di coscienza e non tanto di riflessioni, diciamo, ad ampio raggio. Questo è il mio piccolo pensiero e sono felice di aver potuto esprimermi, perché per noi è una gioia comunicare con voi, e non è qualcosa che facciamo solo per voi, ma anche per noi. Per noi infatti è un grande bene poter comunicare e lo facciamo proprio di slancio e con grande partecipazione.

Foto di copertina di John Hain da Pixabay 

La firma di queste pagine è quella di un cerchio medianico, creatosi nel 2017 tramite comunicazioni del medium romano Demofilo Fidani (1914-1994) e della moglie Mila, inizialmente guida del medium che scrive su queste pagine e che chiede l’anonimato.