Sotto il lago Titicaca

Continua l'incredibile storia di Aramis e dei suoi compagni

Foto di Tomislav Jakupec da

di Donatella Galletti. Adesso erano sott’acqua, ma in un’altra dimensione dello spazio-tempo.

Aramis si mise a sedere e si concentrò. Dunque era Maniùk, il prescelto, quindi era una persona importante che non si poteva sedere per terra. Si guardò la mano: era appoggiata su un bracciolo di una sedia d’oro finemente lavorato, con motivi a fiori e pietre preziose, topazi e rubini. Il blu e il rosso risaltavano, le foglie all’interno avevano smeraldi enormi e purissimi. Strano vedere un ambiente così e sapere di essere sotto il lago Titicaca.

Sotto il lago Titicaca
foto da Pexels

Guardò meglio: non era solo il bracciolo, ma l’intera sedia che era regale. Davanti a lui un pavimento a losanghe in bianco e nero, di una pietra nera striata e un bianco che assomigliava alla madreperla. Le piastrelle erano pulitissime, nuove e divise tra loro da un piccolo bordo d’oro in certi punti e di argento in altri.

La sala era grande, le pareti non gli erano ben visibili, ma erano grandi e luminose, con aperture ad arco. Era come se vedesse le cose mano a mano. Forse si trattava della vista fluida della quale gli aveva parlato Quenciuk. Doveva solo pensare e quello che voleva si avverava. Doveva dunque stare attento a cosa stava creando, perché avrebbero potuto arrivare creature come i Gargoyle, se si fosse fatto prendere dallo sconforto .

Muoversi in un mondo separato
«Arabella, sei vicino a me?» Gli sembrò di sentire la voce della moglie, che arrivava da un punto indefinito della stanza (del lago Titicaca, sarebbe stato più esatto pensare). «Aramis, sei sparito nella porta, ti sei fuso mentre cantando in trance hai appoggiato le mani alla roccia.» La voce di Arabella ora era chiara, inconfondibile. «Noi siamo rimasti qui, sono apparse tre luci a cono, poi non ricordo, non so neanche dove sono esattamente. Mi sembra di essere dentro un cono blu, Lino lo vedo dentro un cono verde chiaro, che cerca di parlarmi, ma non sento cosa dice. Tu mi sembri vicino, ti sento con me.»
«Arabella, hai ragione, mi dovete raggiungere, ma devo pensare a come potete fare. Facciamo così, io ora mi concentro su un colore del tuo cono, e tu mi dici di che colore si tratta, così saprò se mi senti».

Maniùk pensò intensamente al rosa ed a una porta nel cono, con un corridoio che collegava la sala dove era lui tramite un’altra porta rosa, trasparente. Come quando si scende da un aereo e si percorre un tunnel di collegamento.
Si diede dello stupido, perché come avrebbe potuto sapere che la risposta di Arabella non era un gioco della sua mente che domandava e si rispondeva da sola? Guardò il Cerws, lo stava indossando e si muoveva. Doveva solo credere a quello che stava facendo e non porsi dubbi.
«Aramis, ti vedo! Sei vestito in modo strano, il cono è diventato rosa e vedo una porta trasparente, collegata a un corridoio. Provo a uscire. Caspita, mi sembra di passare dentro un liquido solido, non saprei come definirlo, sono della stessa sostanza anch’io!» Arabella era eccitata all’idea. «Amore, vieni, ti sto aspettando, abbiamo un compito importante».

Sotto il lago Titicaca
Foto di Wolfgang Eckert da Pixabay

Maniùk si concentrò sul corridoio e sulla sua bellissima e amata moglie, ed ecco che lei gli apparve dalla porta e uscì districandosi da quella materia elastica e differenziandosene, perché prima il suo corpo era quasi rosa e trasparente, e lo raggiunse con le sue sembianze solite. «Maniùk finalmente! Ma dove siamo?»

Maniùk l’abbracciò, ma il corpo gli sfuggiva, era come se i loro corpi si intersecassero senza confini. Non se ne stupiva, sapeva che era la norma nel mondo in cui si trovavano.
«Arabella, mi hai chiamato Maniùk, come mai?» Arabella si fece pensosa. Lo guardò coi profondi occhi verdi prima di dargli una risposta, come se lo vedesse per la prima volta. «Hai ragione, so che il tuo nome è Maniùk, ma non so da dove mi venga questa conoscenza. Lo so e basta».
«Ora dobbiamo chiamare Lino, perché c’è bisogno di lui». Si concentrò su Lino come aveva fatto con Arabella, riuscì a parlargli e a creare un corridoio verde smeraldo con due porte che collegavano i luoghi. Lino arrivò. Sembrava spaesato.
Quenciùk entrò nella grande sala. Aveva abiti che erano indiscutibilmente da cerimonia, bianchi con linee colorate rosse, blu e gialle, sottili, sui bordi, e motivi in argento e oro sulle vesti. «Buongiorno Arabella e Lino, ben arrivati. Mi chiamo Quenciuk. Arabella, il tuo nome qui è Nànteke, Lino il tuo Ujimoro.»

L’importanza di nomi e codici
Quenciuk si sistemò meglio la veste e proseguì. «I nomi sono molto importanti, perché corrispondono a codici, a numeri e disposizioni geometriche. Nell’universo il codice e la disposizione geometrica permettono di accedere a piani diversi: se non sono disposti in un determinato modo, la realtà che vedete non si può cambiare.
Come ho già spiegato a Maniùk, voi avete un DNA sia di questo che di altri mondi, per questo potete interagire con noi ed aiutarci.».
Arabella e Lino, ovvero Nànteke e Ujimòro, sapevano istintivamente che era così, e non fecero altre domande.
«Seguitemi», disse Quenciùk. I tre passarono per sale e corridoi, mentre Quenciuk spiegava che c’erano diversi modi di spostarsi nello spazio e nel tempo, perché tra poco sarebbero stati in grado di fare un viaggio nel tempo, ma tutto si sarebbe palesato un po’ alla volta. Passando dalle sale e non spostandosi istantaneamente, come avrebbero potuto, venivano caricati e istruiti con determinati codici, perché ogni luogo interagiva attivamente.
Per poter agire positivamente sulla macchina sotto il lago Titicaca dovevano prima essere “messi a punto”, un po’ come un’automobile: passando da un ambiente all’altro ricevevano quanto era loro necessario. Il tempo in questo caso era la misura dell’apprendimento.

Nello spazio delle infinite possibilità

Sotto il lago Titicaca
Foto di Thor Deichmann da Pixabay

Arrivarono infine alla macchina, allo schermo ovale che proiettava forme tridimensionali in rosso, blu e verde.
Si guardarono: tutti e tre indossavano ora vesti simili a quelle di Quenciuk, solo meno elaborate. «So cosa vi state chiedendo». Disse quietamente Quenciuk.
Nànteke lo interruppe. «Sì, come mai stiamo indossando queste vesti? Da dove vengono e a cosa servono? E perché Maniùk indossa quello strano copricapo fatto di fili argentei?»
Quenciuk non si spazientì per l’interruzione. «Qui siamo nello spazio delle possibilità. Questo spazio è reale, non è un vostro sogno, ma ha delle regole tutte diverse da quelle che ci sono sulla Terra. Qui se pensate a un concetto, o qualcuno lo pensa per voi, se ha un diritto o un potere su di voi, questo concetto si realizza.
Per questo gli uomini sulla Terra devono imparare a non farsi dominare e a non dominare né a dipendere da altri, perché passati in un mondo come questo, potrebbero avere o causare parecchi problemi. Pensate ad esempio a chi cova un rancore e pensa di vedere il nemico sgozzato e il nemico a sua volta pensa che l’altro gli potrebbe far del male. La cosa si avvererebbe all’istante e non sempre sarebbe riparabile o cancellabile.

Per questo sulla Terra esiste la reincarnazione, perché così uno impara poco per volta, magari senza sapere, ma con il sentire, che permette allo spirito, come lo chiamate voi, di maturare ed si evolversi. Gli abiti cerimoniali sono importanti perché sono intessuti di quelli che voi chiamereste microchip che interagiscono con quanto sta attorno pronto a ricevere. Li ho creati per voi. Non vi spiegherò nei dettagli, si tratta pur sempre di codici.»
Lino, Ujimoro annuì, ascoltava con attenzione mentre osservava la macchina.
«Grazie Quenciuk, dicci solo come possiamo essere di aiuto, immagino a noi stessi e agli altri. Deve trattarsi di qualcosa di importante, se siamo arrivati qui.»
«Bene», continuò Quenciùk. «Ora disponetevi di fronte allo schermo ovale, uno di fianco all’altro.» I tre eseguirono. «Guardate bene all’interno, vedete le forme in movimento?» «Sì, certo.» rispose Maniùk per tutti e tre.

Sotto il lago Titicaca
Foto di StockSnap da Pixabay

«Quello che non sapete è che ciascuno di voi vede forme diverse. Di fatto è sempre così: la realtà, qualsiasi realtà, è rapportata a quanto possiamo percepire e accettare in quel preciso momento, quindi due persone non vedranno mai la stessa cosa contemporaneamente. Questo ora non ha importanza. Sappiate che siamo al centro del lago Titicaca, che le leggende e i sensitivi descrivono a ragione come magico. Il lago è un grande bacino di energia e l’acqua serve ad equilibrare tutta l’acqua sul pianeta.

Se pensate che gli esseri umani e gli animali, non solo mari laghi e fiumi, sono composti d’acqua, potete capire l’importanza di questa macchina. La macchina che vedete serve a misurare quello che sta succedendo sulla Terra e a riequilibrare. Potete vedere come la situazione sia sempre più caotica e che le persone  non hanno certezze, nè equilibrio o serenità».

Nànteke guardò lo schermo ovale, poi alzò gli occhi verso Quenciuk e fece una domanda. «Quenciuk, vorrei sapere se gli esseri umani sono influenzati esternamente per essere così. Come possono cambiare se si sta sovvertendo l’ordine della natura e cibo, aria e acqua non sono più puri?»

Quenciuk guardò lontano, poi lo schermo e ancora i presenti. «Vedi Nànteke, siete qui per questo. È vero che si sta cercando di cambiare la natura dell’uomo con quelle che voi chiamate scie chimiche, con elementi estranei nel sangue e nel corpo, come la plastica, con metalli pesanti nell’aria e nell’acqua, ma questo ha un’importanza relativa.

«Vi farò viaggiare nel tempo»
Vi farò viaggiare nel tempo, più avanti, perché possiate capire di più al riguardo. Non crediate che questo avvenga solo nella civiltà attuale, perché è una dinamica molto più antica di quanto possiate pensare.».

Ujimoro aveva appoggiato il mento nell’incavo di una mano e sembrava pensoso. «Quenciuk, se ci parli di come siamo ora, capisco, ma la forma umana subordina lo spirito al funzionamento del corpo, tanto che quando il corpo smette di funzionare siamo morti, almeno così si dice. Dunque come è possibile ciò che dici?»

«È possibile perché la parte spirituale è più forte di quanto possiate pensare, questo anche sulla Terra. Gli uomini non hanno ancora capito che se tutti pensassero in un determinato modo, la realtà cambierebbe.

Avete mai fatto caso, nelle città, quando bloccano il traffico per l’inquinamento perché non piove, né ci sono previsioni di pioggia a breve, invece entro un giorno o due piove o c’è vento – non previsto- e tutti tornano liberi di guidare? Vi siete mai chiesti come questo sia possibile e come mai ogni volta si verifichi questa “coincidenza”?»

Maniùk gli diede ragione, era proprio così. Quenciuk proseguì. «Se la percentuale di uomini sereni aumentasse, la guerra avrebbe meno probabilità di esistere. Più si guardano film violenti e si alimenta la parte violenta in noi, più si contribuisce attivamente alla guerra.

Stessa cosa per il senso di inferiorità, ingiustizia, per le carestie e per quanto di peggio deve ancora venire. La natura umana è malleabile, è quella che è. Ora noi faremo qualcosa perché una parte di umanità si renda conto delle proprie possibilità»
Maniùk, Ujimoro e Nànteke erano pronti e questa volta entusiasti all’idea.

«Ecco», disse Quenciùk. «Ora osservate bene la macchina. Dovremo pensare alle stesse forme geometriche, con lo stesso colore in tridimensionale, per cambiare la realtà attuale. Prima di questo però vi devo spiegare il significato di alcune forme, che sono più antiche di Atlantide e hanno un potere magico, nel senso che inserite nella macchina e utilizzate nel modo appropriato cambiano la realtà.».
Sopra la macchina apparve uno schermo con una luce verdina. Markantus apparve nella sala. La lezione stava per iniziare.

(3a puntata continua)

Foto di copertina  di Tomislav Jakupec da Pixabay

Le puntate precedenti:
1a puntata: Aramis e il viaggio nel tempo
2a puntata: Oltre la porta del tempo

 

Laureata in Lingue e Letterature Straniere, diplomata in chitarra classica e in chitarra ad indirizzo liutistico, si interessa da sempre a tutte le discipline che possono aiutare a definire la conoscenza della persona e il miglioramento dei rapporti sociali e dello stile di vita di ciascuno, nonché alle arti in generale. Le piacciono la storia, i castelli ma anche i monumenti del Neolitico, i misteri irrisolti e tutto quanto può arricchire il patrimonio interiore.