Cannabis, una pianta sacra

Usata per cerimonie e guarigioni in molte culture: se ne parla anche nella Bibbia

di Ubaldo Carloni. Nell’antichità, veniva unita all’olio santo, usato per attivare i poteri e per guarire. 

I simboli hanno impatto sulla nostra vita e sopravvivenza, possono favorire o attentare: il subconscio comprende le affermazioni, non le negazioni, la corteccia accetta paradossi, si, no, forse.

Cannabis, una pianta sacra
Ubaldo Carloni, nutrizionista, ricercatore.

Le percezioni simboliche oltrepassano la mente razionale, agiscono senza il suo consenso, le forme simboliche sono informazioni. Dobbiamo dunque interrogarci sul valore dei simboli, l’impatto sul ‘programma’ informatico sostantivo e aggettivo. I simboli possono liberare e elevare, ma anche condizionare e deprimere.

Le pratiche di preghiera universale e di meditazione nelle varie forme permettono lo sviluppo armonico della pineale, la visione astrale e il trasferimento al cervello. Attraverso il terzo occhio è possibile percepire l’energia dei corpi, della mente, l’energia universale, visualizzare l’aura.

Le pratiche legate all’infiorescenza della canapa, unzione, massaggio, terzo occhio, investitura di potere regale, assunzione orale, attengono a questo quadro informativo. Ci proponiamo un percorso multi disciplinare sul tema, per comprendere le grandi potenzialità di questa pianta attestate da millenni nell’intero pianeta; e solo in finale esploreremo le potenzialità clinico-terapeutiche degli oli e derivati denominati cannabinoidi.

L’etimologia di Cannabis, canna odorosa
Cannabis, una pianta sacraLa parola Cannabis deriva dalla parola ebraica Kaneh (קאנה) o aramaico kannabos, dove la radice kan significa canna, come è descritto nella Torah ebraica (Esodo 30: 22-23), dove è associata a bosem, singolare bos, fusi poi in una parola kanabos o kannabos.

Questa parola tradotta in canna fragrante o odorosa che indica le infiorescenze della canapa (Hebrew University) si trova in molti altri passi (Esodo, Isaia 43:24; Cantico dei Cantici 4:10-14; Geremia 6:20).

Secondo il Webster New World Hebrew Dictionary, l’ebraico per i fiori di canapa è kanabos.
Esodo descrive la preparazione dell’olio dell’unzione, l’olio santo, in cui la canna insieme ad altre erbe si sciolgono nell’olio di oliva, con il quale venivano ‘unte’ persone particolari o per scopi particolari.

L’olio santo per le unzioni

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La consacrazione di Aronne.

L’olio santo per le unzioni era usato dalla classe sacerdotale sciamanica dei Leviti per ricevere istruzioni e rivelazioni particolari. Essi erano i prescelti cui era concesso l’uso del potente olio a base di cannabis che permetteva una connessione e percezione non ordinarie.
Unzione, sigillo, imposizione delle mani, consigliere, Spirito santo, sono spesso sinonimi dell’olio santo dell’unzione.

Molti testi precristiani e gnostici indicano che il crisma – da cui cresima – dell’unzione è essenziale per essere cristiano. Il titolo greco Cristos (Χριστός) significa unto (traduzione dell’ebraico məšīaḥ, מְאשִיחָ), il messia, che designava l’unto del signore dei discendenti della tribù di Yehudah, cioè Giuda, fin dall’epoca di Re David (si veda il libro di 1 Samuele, 10 e ss.).

L’uso sciamanico messianico dell’olio santo era praticato anche dagli Esseni di Qumran, una comunità che rispettava rigorosamente le osservazioni della Torah, insieme ad altre leggi legate alla purezza e alle pratiche cultuali, non solo quelle date a Mosè: infatti per ottenere visioni, entrare in contatto con gli altri mondi e la divinità e per usi rituali non praticavano sacrifici, non mangiavano carne. È  molto probabile che anche Gesù fosse un iniziato esseno.

Ambito Cristiano

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Gesù, iniziato dagli Esseni.

Anche in alcuni passi dei Vangeli canonici si parla di olio per l’unzione degli ammalati, per guarire dalle malattie della pelle, degli occhi, problemi mestruali e per scacciare i demoni.
Gesù, propriamente Joshua – יהושע,  cioè Giosuè – ha fatto infatti utilizzare la stessa erba come i suoi antichi antenati, e che è ancora utilizzato da persone in tutto il mondo per le sue proprietà curative e illuminante.

In altri vangeli non canonici l’olio dell’unzione ricorre molte volte, come nel vangelo di Giacomo, fratello di Gesù, che invita a ricorrere all’unzione con olio degli anziani nel caso di infermità.
Patologie neurologiche come l’epilessia, schizofrenia, erano attribuite a possessione demoniaca e venivano trattate con olio santo, erbe, riti e preghiere.

Secondo antichi documenti cristiani, anche la guarigione di storpi potrebbe essere attribuita all’uso dell’olio santo.  Negli Atti di Tommaso si dice che: “tu olio santo dato a noi per la santificazione… tu sei la piastra degli arti storti”.
Negli Atti di Pietro e dei Dodici Apostoli, Gesù stesso da ai discepoli un ‘kit di unguento’ e un sacchetto con erbe, invitando ad andare in città a guarire i malati: «Si deve guarire prima i corpi prima di guarire il loro cuore».

Potremmo citare molti altri passi degli antichi testi dell’area mediorientale che attestano come l’uso della cannabis e derivati costituisse un fondamento Sacro dell’unzione e guarigione, tutti ne potevano trarre beneficio, credenti e non.

L’antica ricetta per questo olio dell’unzione

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Olio per l’unzione (da.Wikipedia).

Questa ricetta è descritta nella Torah (Esodo 30: 22-33) e comprendeva oltre nove chili di cannabis fioritura cime, estratta in una cerva (circa 6,5 litri) di olio di oliva, insieme ad una varietà di altre erbe e spezie, mirra, cinnamomo e cassia.

Aronne e i suoi figli, i sacerdoti del Signore venivano letteralmente unti da questo olio santo.
Conoscenza e guarigione erano due aspetti della stessa forza vitale. Strofinare o massaggiare alcune parti del corpo con la pianta santa consentiva di ricevere conoscenza divina e di essere guariti da ogni malattia.

Ecco il testo (Esodo 30:22:23:24): “Il Signore (יהוה  il tetragramma che non viene  tradotto dagli specialisti ebrei) parlò ancora a Mosè, dicendo: «Prenditi anche dei migliori aromi: di mirra vergine, cinquecento sicli; di cinnamomo aromatico, la metà, cioè duecentocinquanta di kaneh bosm, pure duecentocinquanta di cassia, cinquecento, secondo il siclo del santuario e un hin d’olio d’oliva. Continua l’istruzione di Mosè di ungere la tenda del convegno e tutti gli arredi con l’olio contenete fiori di canapa»”.


La cannabis tra i rimedi principali dell’Ayurveda

Andando più ad oriente, troviamo che la cannabis e altre piante psicoattive sono espressamente previste dall’Induismo Shivaita e nel Buddismo tantrico per scopi di conoscenza superiore e di guarigione (divinità Tantrica Mahākāla). Diversi sistemi medici indiani, tra cui la medicina Ayurvedica, circa 4000 AC, mettono la cannabis tra i rimedi principali.

Un sadhu. Foto di Rajesh Balouria da Pixabay.

La canapa è quotidianamente usata dagli uomini santi indù (Sadhu) come mezzo di illuminazione e di contatto con il divino. In una leggenda Shiva trova riparo all’ombra di una pianta di canapa, ne mangia le foglie e ne fa il suo cibo preferito; e anche Indra, dio del cielo, predilige il suo infuso.
Nella tradizione del Buddhismo Mahayana, durante i sei passi verso l’illuminazione, Buddha visse di un seme di canapa al giorno.

La pratica dello yoga non esclude nel suo senso originale l’uso di droghe psicoattive, in particolare la cannabis, per l’acquisizione dei poteri magici (siddhi). Patanjali riporta che i siddhi possono essere ottenuti fin dalla nascita o con le droghe vegetali (oshadhikrita), o attraverso la pratica dei mantra, o con l’ascetismo o, infine, con la concentrazione.
Nel Bengala, dove lo yoga tantrico raggiunse il suo culmine, la stessa cannabis veniva chiamata siddhi. Anche in Tibet la canapa, per le sue proprietà psicoattive, assume un ruolo importante nella nascita della religione tantrica (VII sec. d.C.), derivata dal Buddhismo e veniva usata per esaltare la coscienza negli stati di meditazione profonda.

Per i Sumeri è la pianta della gioia

La pianta della gioia. Foto di Eugenio Cuppone da Pixabay.

Su alcune tavolette sumere del 5000 a.C. circa, ci sono chiari riferimenti ad una pianta dai particolari poteri, chiamata “pianta della gioia”. Anche in Cina si registra l’uso della pianta con le medesime indicazioni fin dal 3° millennio A.C., così come nella tradizione Sufi, gli eretici dell’Islam che inseguivano l’estasi con l’uso anche della canapa per conoscere direttamente Allah.
Nell’antica Europa presso i popoli germanici, Celti, Sciti, Daci e in Africa troviamo gli stessi usi.

Per concludere, l’associazione guarigione del corpo fisico, elevazione spirituale e conoscenza superiore sono attestate da alcuni millenni nelle tradizioni sciamaniche, religiose e comunitarie dell’intero pianeta.
Così come la possibilità, già sperimentata nel secolo scorso e ora in ripresa, di coltivazione biologica della pianta ad impatto zero per la produzione di un grande numero di materiali e oggetti di uso comune, che risulterebbe alternativa alla produzione globale attuale, inquinante e pericolosa.

(1a puntata, continua)

Già ricercatore in biochimica nutrizionale e farmacologia; nutrizionista, diploma e membro AMIK ( Associazione Medica Italiana Kousmine). Autore di varie pubblicazioni scientifiche e divulgative. Specializzazione in Kinesiologia Applicata-Olistica. Master in Zen Shiatsu, esperto in MTC. Ha studiato alla Facoltà Teologica; ricercatore indipendente in discipline Spirituali, Teologiche e Scienza. Tiene corsi e conferenze di Bioenergetica, rapporti tra Chimica, Nutrizione, Ecologia e Salute; Evoluzione Spirituale, Globalizzazione. Mailto: ubacarloni@gmail.com - tel. 348.3150214.