Le trappole dell’Ego

Forte ostacola il flusso della vita, debole non permette una vita piena

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

di Riccardo Annibali. L’apparente contrasto tra Ego, con cui ci identifichiamo, e Spirito.

Viviamo in un’epoca dove l’immagine, il determinismo, la pianificazione e il raggiungimento degli obiettivi sembrano essere aspetti fondamentali. Questa impostazione, nata e sviluppata nei Paesi occidentali (i cosiddetti Paesi civilizzati), si sta lentamente, ma inesorabilmente, estendendo anche ai Paesi in rapido sviluppo che stanno adottando il modello capitalistico (Cina, India, Brasile, etc).

Incanalati su percorsi  standardizzati

Le trappole dell'ego
Il dr. Riccardo Annibali, medico olistico.

Fin dall’infanzia ci vengono indicati gli obiettivi fondamentali della vita e veniamo incanalati su percorsi abbastanza standardizzati: un titolo di studio, una buona professione, una bella casa, una famiglia armoniosa, i figli, le vacanze… Spesso la vita diventa un inseguimento costante di questi obiettivi.

Ma cosa accade quando si arriva alla cosiddetta “crisi di mezza età”?
Con questo termine intendiamo quella “finestra” della vita tradizionalmente compresa tra i 38 e i 42 anni, anche se l’accelerata velocità del ritmo e l’aumentata longevità attualmente ne hanno probabilmente esteso i limiti in un arco un po’ più ampio, che va tra i 35 e i 45 anni.

In questa fase una buona parte di questi obiettivi essenziali sono stati ormai conseguiti o sono vicini da raggiungere: teoricamente, l’individuo dovrebbe provare una benefica sensazione di appagamento, propria del viaggiatore che ha raggiunto la propria meta.

Al contrario, invece, la sensazione frequentemente riferita dalle persone che stanno attraversando questo periodo della loro vita è che, spesso, sentono che non stanno ricevendo dalla vita tutto ciò che questa potrebbe dare loro. La sensazione viene spesso descritta come una specie di “vuoto”, di “languore” interiore. Evidentemente, il conseguimento di quelli che la società, l’istruzione, la famiglia propongono come obbiettivi ideali e fini ultimi della vita umana non è sufficiente ad appagare un più profondo bisogno interiore…

Tante paure che non vogliamo vedere

Le trappole dell'ego
Foto di mohamed Hassan da Pixabay.

Spesso la lotta verso il conseguimento di obbiettivi pratici e la dispersione in frenetiche attività esterne sono metodi per sfuggire e per non affrontare le paure che albergano dentro di noi: la paura della morte, la paura della vita, la paura del piacere, la paura di lasciarsi andare.

L’origine di queste paure va ricercata nell’apparente contrasto tra la percezione di se stessi come Ego/Personalità e il ruolo dello Spirito nella nostra vita. Alcuni affermano che un Ego troppo forte e determinante ostacola il flusso della vita, altri che con un Ego debole è impossibile vivere una vita piena. In realtà il paradosso tra queste due posizioni, apparentemente inconciliabili, è solo apparente ed è legato alla visione dualistica, tipica della vita sulla Terra.

Dall’Ego proviene una visione limitata della realtà

La grande maggioranza degli esseri umani vive distaccata dalla Mente/Spirito. Alcuni accettano l’esistenza di questa Intelligenza Creativa, ma solo e principalmente a livello teorico o filosofico, e la vedono distante e non come qualcosa che ha vita e si muove dentro ogni individuo, che, a sua volta, si muove dentro l’oceano di questa Intelligenza.
Quindi non si attinge a questa fonte di Saggezza e Verità, e, per lo più, l’identificazione principale di sé avviene attraverso l’Ego/Personalità. L’affidarsi all’Ego come strumento principale porta a una visione della vita limitata e impoverita, fondata tutta sulle possibilità del proprio intelletto razionale. Questo ha come scopo principale la nostra sopravvivenza e la difesa del territorio.

Le trappole dell'ego
Foto di Lukas_Rychvalsky da Pixabay

Una tale visione di se stessi, limitata alle funzioni dell’Ego/Personalità, comporta naturalmente un senso di precarietà e porta al vuoto e alla scarsità cui accennavo prima a proposito della “crisi di mezza età” (ma che può essere presente in qualsiasi momento della vita).
Vi è l’impressione di non essere mai completamente all’altezza, una insicurezza di fondo che porta allo sviluppo delle paure sopra descritte e l’impressione di condurre una vita lineare, banale, sostanzialmente priva di significato.

Questo è abbastanza comprensibile, poiché l’Ego agisce su un piano puramente razionale, con processi meccanici basati sull’apprendimento, la memorizzazione, la registrazione di esperienze trasmesse da altri. In sostanza, un processo del tipo “copia/incolla” privo di vera saggezza e creatività.

La creatività (intesa non solo come un processo puramente artistico) è proprio il “marchio” che contraddistingue l’intervento della Mente/Spirito: ogni azione, anche la più elementare, impostata sotto la Sua guida avviene in modo spontaneo, senza alcuno sforzo (o meglio, si tratta di uno sforzo…senza sforzo). Le azioni derivanti dall’opera dell’Ego, anche se compiute con notevoli sforzi, non possono avere la caratteristica delle creatività.

Il paradosso dell’Ego

Le trappole dell'ego
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

A questo punto si potrebbe trarre la conclusione che l’Ego è un ostacolo da demolire o abbandonare: in passato, ma anche attualmente, molti insegnamenti e tradizioni spirituali hanno fondato la loro essenza su questo principio. Purtroppo, questa idea ha causato molta confusione e indotto a portarsi verso l’altro estremo, quello che per avanzare spiritualmente è necessario rinunciare completamente all’Ego.

Il confidare solo sulle forze dell’Ego perché in esse si trova la sicurezza o addirittura tutto il senso della vita stessa crea un movimento dell’anima distorto fondato su un malinteso. Per sostenere e difendere questi malintesi, la persona tende a chiudersi e a irrigidirsi, con una conseguente contrazione della forza vitale che porta a stanchezza e frustrazione. Comincia allora la ricerca di metodi e rimedi per alleviare la sofferenza conseguente a questa contrazione che impedisce di lasciarsi andare e quindi di raggiungere il piacere e l’appagamento profondo: cibi gratificanti, alcool, droghe di vario tipo, televisione in quantità smodata, shopping consolatorio, sessualità indiscriminata, lavoro eccessivo, viaggi esotici, etc.

Altre volte, la compensazione avviene in modo apparentemente naturale e drammatico, come nei casi di demenza o di malattia di Alzheimer. In situazioni meno estreme, si manifestano delle nevrosi, in cui l’Ego deve rinunciare alla sua forza e non può assumersi le proprie responsabilità. Tutte queste condizioni portano però alla lunga a un indebolimento dell’Ego…

Foto di John Hain da Pixabay.

Appare quindi il paradosso per cui un Ego troppo forte da un lato diventa poi eccessivamente debole da un altro.

Questo significa che più è difficile lasciare andare il controllo dell’Ego, per il timore di essere deboli e vulnerabili, più si è dominati dalla paura che ci impedisce di esprimerci naturalmente.

Solo un Ego forte, in grado di affermarsi in modo sano e senza manipolazioni, coraggioso, può permettersi di lasciarsi andare. Al contrario, un Ego debole e incapace di assumersi le proprie responsabilità, non può lasciarsi andare.

I compiti dell’ego
Quale è allora la posizione corretta per l’Ego?  Quali i suoi compiti reali?

  • Innanzi tutto ricercare deliberatamente il contatto con la Mente/Spirito, questa Forza più grande di cui è parte e che lo trascende, per mettersi al suo servizio.
  • Lavorare in modo introspettivo per ricercare quegli aspetti che si oppongono alla riunione con la Mente/Spirito, uniformandosi ai principi della verità, dell’onestà e della integrità. Ogni più piccolo elemento di egoismo, disonestà, crudeltà, avidità, anche se coesistenti con aspetti genuini di carità e bontà, deve essere smascherato e portato alla luce, senza negazioni o razionalizzazioni artificiali. L’ingannare se stessi equivale a ingannare la vita stessa e “taglia fuori” dall’energia creativa dello Spirito, causando un senso profondo di infelicità e insoddisfazione.
  • Il profondo desiderio di riconoscere gli errori, la disonestà e la distruttività crea le condizioni per la realizzazione di sé, che non è però opera dell’Ego, ma un dono della Mente/Spirito in risposta a questo pensiero-desiderio, alla intenzione manifestata e alla decisione intrapresa. Questo è valido per ogni progetto intrapreso: l’Ego esprime il desiderio e la determinazione, ma l’esecuzione del progetto, le sue modalità di realizzazione e i tempi appartengono all’opera della Mente/Spirito.

Le trappole dell'egoL’azione dell’Ego è paragonabile a quella di un agricoltore, che sceglie accuratamente il terreno, lo prepara alla semina, sceglie i semi adeguati in base alla stagione e li pone nella terra, poi li innaffia. Tuttavia egli sa che la nascita di una nuova vita da quei semi dipende solo dalla Forza della Natura.

Naturalmente egli è chiamato all’impegno diligente, alla osservazione accurata delle condizioni atmosferiche, degli insetti parassiti, della rimozione delle erbacce… Ma è sempre cosciente del suo ruolo di cooperatore e non di artefice principale, ruolo che spetta alla natura, alle cui leggi l’agricoltore si adatta con umiltà, comprendendo quando è il momento di intervenire e quando, invece, di attendere. La ricerca di questo equilibrio è essenziale: una eccessiva interferenza, come pure la pigrizia e la negligenza, non consentirebbero la crescita ottimale dei prodotti dell’orto.

(Prima puntata – continua)