Memoria ricomposta

La iflessione di un uomo apparentemente realizzato nella vita. «Ho tutto, ma...»

di Peter Hubscher. Brandelli di ricordi si rincorrono in un mattino noiosamente simile ad ogni altro  precedente.

Fu il dieci di febbraio dell’anno in corso, in un mattino noiosamente simile ad ogni altro mattino precedente, che inzuppata una fetta di pane integrale per diabetici in una tazza di amarissimo caffè, mi accorsi che i ricordi della mia via vita cadevano a brandelli.

Questi si spargevano per ogni dove. Una nevicata, piccoli fiocchi di incontri casuali, aveva imbiancato la mia felpa verde. I blocchi maggiori, qualcuno grosso come un pugno, rotolavano sul pavimento piastrellato. Quelli relativi ai miei racconti, ancora increduli della caduta, cercavano la via dello studio per rifugiarsi vicino al portatile.

Memoria ricomposta
Peter Hubscher.

Sotto il tavolo del tinello su cui accumulavo le riviste non lette, litigavano emettendo sospiri e grugniti, due grumi compatti di ricordi. Fu intuizione immediata capire che quello pallido e sospiroso portava il nome di amore e l’altro brutale nella sua bruttezza ma affascinante proclamava di chiamarsi sesso. Entrambi però tentavano la fuga verso la camera da letto.

Gli altri brandelli di ricordi, come scaglie di parmigiano pronte ad essere consumate, correvano disordinatamente per tutta la cucina. Tremavano, impallidendo sino a sparire a causa della luce filtrante dalla finestra

Lo specchio, che ogni mattina rifletteva la mia inacidita e bolsa immagine di scrittore fallito, questa mattina mostrava uno scheletro. Un memento mori della vanità del ricordare. Intanto sul teschio ghignanti come in un quadro di Bosch, si erano radunate le memorie delle frasi di mia madre. «Il passato è solo il futuro in peggio, sei tu che scegli i ricordi da ricordare. Quello che è morto è morto».

Poi, visto che non sapevo decidere quali brandelli di memoria salvare, cancellai tutta la memoria ed iniziai a costruirmi un nuovo passato da ricordare. Ovviamente, visto che assieme alla memoria non avevo cancellato la mia presunzione, decisi per una nascita epica. Scartai diversi modelli da quello biblico a quello medievale, da quello di culla in palazzi fatati a quello di mangiatoie mediorientali.

Scelsi una frase semplice: “Nacqui nel tardo pomeriggio su un prato verde dei Monti Carpazi. Mia madre mi depose sulla nuda roccia del picco Drumbian. I raggi del sole morente ebbero notizia della mia venuta. Mi scaldarono e gioirono.”

Memoria ricomposta
Foto di Lubos Houska da Pixabayjpg

«Bell’inizio!», esclamai soddisfatto e continuai a scrivere. Descrissi come volevo fosse la mia vita.
Così oggi, settantacinquenne, ad anni di distanza della precedente sbriciolatura, ho una memoria splendida. Ben colma di eventi esaltanti, situazioni glorificanti e amori, tanti.
Da questa memoria così perfetta, traggo l’ispirazione per i miei romanzi che questo anno hanno venduto complessivamente ottocentomila copie. Così sono entrati sul mio conto oltre un milione di euro per diritti.

Dunque, ho una bella moglie, figlie splendide, una casa da sogno, un conto in banca pasciuto e una biblioteca strabordante di libri non letti. Dovrei essere felice. Anche la voce di mia madre si è zittita. Mi sento stimato e lodato dai critici letterari.

Allora, perché al mattino, proprio mentre assaporo la mia colazione preferita fatta da pane nero spalmato di burro salato e caffè espresso, lo specchio ironico continua a riflettere la mia inacidita e bolsa immagine di scrittore fallito?

Nato a Bucarest (Romania). Laureato in storia economica alla Bocconi a Milano, dove vive. Si è occupato di editoria, rappresentando in Italia i principali editori di quotidiani tedeschi. È stato consulente per le riviste di musica "Classic voice" e "Amadeus". Scrive racconti sul Medio Evo e collabora con Associazione Culturale Italia Medievale