Scambio di doni fra Dei

Due strani otri di metallo, con strane scritte indecifrabili, arrivate dal passato

di William Giroldini. Una versione apocalittica, ma fantasiosa e divertente della rinascita della leggenda di re Artù e di Mago Merlino.

Jacob aveva solo 18 anni, ma aveva già raggiunto una posizione di prestigio nella comunità del piccolo villaggio. Poiché aveva una mente sveglia e un’ottima memoria, era stato prescelto come vice-magazziniere presso il Magazzino Reale del villaggio.

Scambio di doni fra Dei
Jacob (in realtà Colin Morgan che interpreta  il giovane Merlino nella serie Netflix).

Decine di otri e anfore di terracotta erano stipati nel grande magazzino, otri alti quasi come un uomo, larghi come un braccio o più, e ripieni di grano, olio di girasole, vino, birra e sementi di varie piante. Poi c’erano attrezzi agricoli in legno e qualcuno in bronzo o rame. Solo un aratro era in prezioso ferro.

La ricchezza del villaggio era sotto la custodia del vecchio Gregor, che data l’età avanzata (quasi 50 anni) faceva fatica a ricordare il contenuto di ogni otre e quanto veniva messo e tolto da ciascuno di essi. Ma Jacob non solo aveva buona memoria, ma aveva anche iniziato a tracciare strani segni e simboli sopra ogni otre.

«Con questi segni – che il Saggio Leòn chiama scrittura – si possono indicare con chiarezza il contenuto di ogni otre e anche a far di conto di quanto ne mettiamo e quanto preleviamo di ogni cosa», disse Jacob al vecchio Gregor.

«Per tutti gli dei! Non nominare quel vecchio pazzo di Leòn! Lo sai che tutti lo deridono e lo considerano pazzo! Vuoi farti deridere anche tu?». Così rispondeva il vecchio Gregor.

Ma Jacob non gli dava ascolto. Non solo in varie occasioni aveva dimostrato l’utilità di quei segni, ma aveva pure trovato gravi errori nei conti mentali del vecchio Gregor. E sbagliare significava il rischio di essere accusati di rubare o perdere le merci del magazzino.

La giornata di lavoro era finita, e Jacob si diresse nel tardo pomeriggio verso la capanna del Saggio Leòn (a parte che solo lui lo chiamava saggio, gli altri pazzo). Jacob stravedeva e ammirava il vecchio. Appena possibile, frequentava la sua ‘bottega’, come amava chimarla il vecchio saggio. Bussò alla pesante porta di legno. «Ciao Leòn, come va oggi? cosa stai facendo?»
Il vecchio, di età indefinibile fra 45 e 60 anni, fluente barba bianca, occhi vivissimi, forse uno dei più vecchi del villaggio, sorrise e gli offrì subito una tazza di un suo speciale succo dissetante, un infuso di erbe e acqua di fonte.

Scambio di doni fra Dei
Il saggio Leòn con il Libro della Sapienza.

Il vecchio stava ‘scrivendo’ (così lui chiamava questa operazione) sul suo Libro della Sapienza, vale a dire un insieme di sottili fogli di pelle di mucca o di pecora battuti a mano con un martello di legno, per assottigliare lo spessore, e poi riuniti in gruppi di 10 e poi a loro volta uniti in un grosso libro rilegato in pelle di bue. Il libro già contava un centinaio di pagine con annotazioni su qualsiasi argomento, dalle antiche storie di Dei alle ricette per preparare infusi contro ogni malanno.

Anche il Libro era una delle invenzioni per le quali veniva deriso dagli uomini del villaggio. Con la sola eccezione di Jacob ed il figlio del capo del villaggio, il giovane Arthur, coetaneo e amico di Jacob.
Leòn smise di scrivere e fece vedere due nuovi schizzi che aveva vergato nel suo libro. Uno schizzo era un oggetto che aveva due grossi cerchi di legno, uniti da un palo al centro, con sopra un qualcosa che poteva portare dei pesi, e il tutto era attaccato (nel disegno) ad un cavallo tramite corde.
«Ma che roba è Leòn?», chiese incuriosito Jacob.
«L’ho chiamato ‘carrus’ ed è una mia idea per trasportare pesanti oggetti usando un solo cavallo anziché tre per lo stesso peso totale sulla loro groppa. I due cerchi di legno sono, ehm, li chiamerò ‘ruote’.  Secondo me sono una grande idea».
«Bello, sempre che trovi chi ti costruisce il carrus! e un cavallo tanto volenteroso che lo tira!», rispose Jacob sorridendo. «E quest’altro disegno, saggio Leòn?».

Scambio di doni fra Dei
Foto di Kevin Phillips da Pixabay

Era un disegno molto simile ad un uomo con addosso ali di pipistrello.
«Ah, questo devo ancora perfezionarlo. Io penso che un giorno l’uomo volerà, proprio come un uccello!»
«Per tutti gli dei! Leòn, per favore non parlarne con nessun altro, di questa idea, è troppo ardita!
Senti, posso leggere sul tuo libro la storia della creazione del mondo, come ci è stata tramandata dalle antiche generazioni?».
«Ma certo, mio caro Jacob, così vedremo se hai imparato a leggere come ti ho insegnato! Cioè a trasformare dei segni (una ventina di simboli) in suoni semplici e i suoni in parole. E viceversa: dalle parole ai simboli. Comincia pure, leggi ad alta voce».
«Allora, vado al capitolo (come lo chiami tu) della Creazione del mondo.
Un tempo molto molto lontano, gli Dei dell’Occidente e dell’Oriente crearono tutte le cose, il Sole, la Luna, le pianure, le montagne, e i fiumi e laghi e tutti gli animali. Mancava ancora l’Uomo (così si narra).
Un giorno gli Dei litigiosi ed invidiosi accesero nel cielo molti soli accecanti e di breve durata, non un solo sole come ora, ma molti e assai caldi. Poi ci fu una epoca dove comparvero i primi pochissimi uomini, la cui vita era breve e piena di strane devastanti malattie. Ma nel corso dei secoli gli Dei benevoli delle Foreste, la Dea della Luna e della Montagna, e il Dio unico Sole (onore a tutti gli Dei) resero la vita degli uomini più lunga, e meno travagliata. E regalarono animali da pascolo e mais e grano e birra e figli sani e forti, e ogni bene che l’uomo ora può desiderare, pur con grande fatica e lavoro».
«Bellissima storia, Saggio Leòn! Ma è tutta vera? È così che è nato il mondo?».
«Ma certo Jacob! Questo narrano i nostri antenati, fino a quando si ha memoria di loro, circa duemila anni fa, mica raccontano frottole!».

Foto di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

In quel mentre, un uomo entrò nella capanna di Leòn e si mise a parlottare col vecchio. Poi se ne andò, dicendo che sarebbe arrivato il giorno dopo con la merce e voleva ben due monete di argento.
«Di che si tratta saggio Leòn? ho sentito senza volere…».
«Si tratta di un ritrovamento, uno strano ritrovamento. Degli uomini del villaggio a due giorni a ovest da qui hanno scavato per cercare una sorgente d’acqua, e sembra abbiano trovato due strani otri di metallo anziché di terracotta!”
«Interessante Leòn. Posso venire domani per vedere? Sono incuriosito».
Il giorno appresso, finito il suo lavoro al Magazzino Reale, Jacob si precipitò nella capanna del Saggio Leon: «Leòn! hai ricevuto gli otri? Dove sono?», chiese subito il ragazzo.
«Ma certo! Eccoli». Distesi per terra ecco i due strani otri: alti come due uomini, larghi come un uomo, e veramente molto pesanti, trascinati con fatica da due cavalli dal vicino villaggio dopo essere stati legati con robuste corde.

Erano di metallo, ferro (secondo Leòn), un prezioso ferro. Tuttavia era chiaro che erano rimasti sepolti per tempi immemori: in più punti il metallo era fortemente corroso, una ruggine color ocra li ricopriva entrambi. E poi uno di essi addirittura aveva quasi un buco nella parete metallica consunta. E avevano sul fondo quattro strane alette e una punta dall’altra parte che non sembrava facile aprire per prelevare il contenuto.
«Certo che sono strani», disse Jacob.  «E le alette a che servono?».
«Se li metti in piedi di sicuro stanno dritti da soli, mentre i nostri otri li devi appoggiare al muro o a una rastrelliera!».
«Giusto, saggio Leon! E come aprirli? E chissà cosa contengono».

Ma Leòn aveva già osservato su un fianco dell’otre una larga superfice assai corrosa, larga come un pugno: prese un martello di legno e diede un piccolo colpo: il metallo cedette del tutto e dal foro uscì una strana polvere giallastra, che Leòn fece cadere un po’ sulla mano: la annusò e ne assaggiò una minuscola quantità.
«Che schifo! ha un sapore terribile! L’odore non è gradevole, non è nulla che conosco»”. Così facendo gettò la manciata di polvere sulle braci del camino: all’istante una fiammata gialla scaturì dalla cenere.
«Oh caspita! È una polvere magica Leòn! Riprova ancora».

Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay

Altra manciata, altra bellissima fiammata. «È sicuramente una polvere magica da usare per le celebrazioni in onore degli Dei oppure per feste del popolo e occasioni simili, ha sicuramente un grande valore!»,
«Ma certo Leòn, si potrebbe scambiare con merci (olio, grano, birra) da altri villaggi! Che fortuna abbiamo avuto! Chissà se anche l’altro otre contiene la stessa polvere magica! Guarda: su questo lato dell’otre c’è una scritta, come quelle del tuo libro».
Jacob provò a leggere: la scritta, corrosa ma ancora leggibile, recitava:‘Fuck you dear Rus 250Kg TNT
«Anche qui c’é una scritta, ma in caratteri diversi».
‘Трахни тебя, дорогая США 260Kg TNT’
(È possibile con Google Traduttore tradurre questa scritta dal cirillico. Il significato è del tutto analogo a quello inglese, ma con “Usa” al posto di “Rus”.  Mentre TNT sta per Tri-Nitro-Toluolo (Tritolo), un prodotto molto usato per risolvere rapidamente le controversie internazionali. (n.d.a.)
«Li conosco», disse Leòn «ho trovato negli anni diversi pezzi di metallo nel terreno, alcuni in profondità, di cui ho fatto collezione, con molti simboli sopra e che mi hanno ispirato per la scrittura del mio libro».
«Ispirato o copiato? E quindi che significano secondo te, saggio Leòn?».

Foto di Hjörleifur Sveinbjörnsson da Pixabay

Dopo avere consultato un altro piccolo libro molto antico e malridotto, con scritte nelle due lingue (chissà dove l’aveva trovato) e vari fogli di cartapecora in una cassapanca, il saggio Leòn disse che si trattava probabilmente di uno scambio augurale di doni fra Dei, uno dell’Occidente e uno dell’Oriente.

«Infatti, Jacob, credo che il dono sia la polvere gialla (forse indicata con TNT) e il numero indica quanto viene donato in once o altro sistema di misura. In ogni caso domani proverò ad aprire l’altro otre, per confermare la mia idea, ma tu intanto, caro Jacob, domani mattina recati nel bosco e cercami queste tre piante».
Così dicendo, aprì il Libro della Sapienza al capitolo delle Erbe Curative e indicò con precisione le erbe che gli servivano: erano disegnate con grande arte e cura e perfino colorate con colori ricavati dai fiori.

Quella notte Jacob fece uno stranissimo sogno: in un cielo scuro rosso e blu vide volare uno stormo di sette neri corvi perfettamente in fila l’uno dietro l’altro. Secondo gli antichi saggi, era un segno molto molto preoccupante…
Tuttavia al risveglio il sole splendeva sul bosco e sul villaggio, come le altre mattine: si incamminò quindi verso il bosco per cercare le erbe curative.

A breve distanza dalla capanna di Leòn, ai margini del villaggio, trovò le prime erbe. Poi qualcosa distolse la sua attenzione: un rumore di metallo battuto contro altro metallo proveniva dalla capanna di Leòn. Una improvvisa sensazione si impossessò del ragazzo. Senza una ragione logica, la sensazione divenne irrefrenabile: Jacob cominciò a correre verso la capanna di Leon: «Saggio Leòn! Saggio Leòn! la traduzione!». Correva giù dal pendio del bosco, correva come il vento, ma inciampò e cadde. Si rialzò subito, riprese a correre: Clang! Clang! Clang! i colpi metallici ora erano sempre più forti. «Saggio Leòn! quelle scritte non sono auguri, sono piuttosto una…». Correva ma cadde un’altra volta, quando ormai era a cinquanta passi dalla capanna di Leon, ruzzolando giù dal pendio nell’erba alta.

Scambio di doni fra Dei
Da Wikimedia commons

Un istante dopo una enorme fiamma rossa e un terribile boato scosse il mondo, una grande nuvola di fumo nero si innalzò nel cielo: impietrito e terrorizzato, Jacob vide piovere attorno a sé ogni cosa: terra, sassi, pezzi di legno…
Un oggetto cadde sull’albero vicino e rotolò fino ai suoi piedi, fumante e annerito. Era una grossa scatola di legno, che si aprì e lasciò cadere quasi ai suoi piedi il Libro della Sapienza quasi intatto.
Al posto della capanna del Saggio Leòn ora c’era solo una vasta voragine ancora fumante con una decina di fiamme che sembravano uscire dagli Inferi. Un’altra capanna aveva preso fuoco e stava bruciando, mentre la gente del villaggio stava fuggendo in tutte le direzioni. Il caos era totale.

Erano già passati tre giorni da quel tragico evento e lentamente la gente stava tornando al villaggio. Tre persone avevano perso la vita: il saggio Leòn, il capo del villaggio (morto di paura) e il poveraccio bruciato nella sua capanna. Tutti avevano spiegazioni per quanto accaduto: l’ira degli Dei per le poche preghiere o offerte, o gli Inferi usciti dalla terra, o una maledizione di una strega oppure… Ma solo Jacob conosceva la verità: gli antichi otri maledetti e la loro polvere magica.

Il suo destino era continuare l’opera di Leòn
Poi Jacob, solo nella sua capanna, guardò e riguardò il Libro della Sapienza e prese una decisione che avrebbe cambiato la sua vita: prese il libro, e nella prima pagina aggiunse il suo nome sotto quello di Leòn come autore. Ma non si firmò Jacob, bensì scelse un nuovo nome, perché la sua vita ora era davvero cambiata. Lui avrebbe continuato a scrivere tutto ciò che riteneva utile e importante sul Libro della Sapienza. Questo era il suo destino: continuare l’opera di Leòn.
Allora aprì il Libro all’ultima pagina, e con la penna d’oca e l’inchiostro rosso ricavato da una pianta, scrisse la sua prima importante nota: «Se qualcuno trova antichissimi otri metallici sepolti nel terreno, non toccateli né batteteli con duro metallo: essi portano solo morte. Ricopriteli e dimenticatevi per sempre di essi».
Poi si firmò col suo nuovo nome che aveva scelto, M.M. Magus Merlinus, e uscì dalla sua capanna.

Jacob/Merlino e Arthur/Artù in questa storia  (in realtà Colin Morgan/Merlino e Bradley James/Artù nella serie Netflix).

Di lì a poco vide venirgli incontro Arthur (il figlio del capo villaggio morto di paura).
«Ciao Arthur, mi dispiace molto per tuo padre».
«Senti Jacob, so che ti sembrerà strano, ma oggi sono io il nuovo capo del villaggio, e da oggi, tutti mi dovete chiamare Re. Sono il vostro Re. E mi dovete obbedienza e rispetto e lealtà assoluta. Chiaro?»
«Ah certo, Re Arthur. Anche io oggi ho scelto per me un nuovo nome: Magus Merlinus! Voglio continuare l’opera del saggio Leòn! Che ne pensi, Re Arthur?».
«Bravo! sono d’accordo: io, tu e il Libro della Sapienza faremo grandi cose. Sarai nominato ufficialmente Mago di Corte. E poi devi conoscere una cosa importante: ho saputo che a 20 giorni di cammino a est da qui, diversi villaggi sono stati incorporati in un nuovo regno guidato da un certo Re Ivank, che ha chiamato il suo regno Runska.  Ebbene, io voglio unire e controllare tutti i villaggi da qui a ovest fino a 20 giorni di cammino: io intendo creare un nuovo regno, e lo chiamerò Natòs. Che ne pensi?»

Magus Merlinus rimase interdetto: certo il giovane Re Arthur ne aveva di idee. Poi chiese, un pò sommessamente: «E se qualche villaggio non volesse aderire al tuo nuovo regno?».
«Nessun problema Merlinus. Offrirò a ogni villaggio grande protezione, poche tasse (al massimo il 30% del raccolto) e se un villaggio farà storie…». Estrasse la spada dal fodero, accarezzando l’affilata lama in puro bronzo. «Questa convincerà anche i villaggi più riottosi, farò offerte che non potranno rifiutare. Faremo un Regno potente e guerriero». Poi se ne andò e cominciò a selezionare uomini per la sua Guardia Reale e il suo futuro esercito.
Il cielo ormai volgeva al tramonto e Magus Merlinus volse lo sguardo un po’ triste al sole morente che tingeva di rosso l’orizzonte lontano. E vide due lunghe file di uccelli in grande lontananza. Guardò meglio, acuendo lo sguardo sul rosso cielo velato con nubi blu scuro. Sì, erano proprio corvi, due lunghe file di neri corvi che volavano perfettamente in fila in direzione opposta, l’una verso Est, l’altra verso Ovest.

(foto di copertina di Loren Elkin da Pixabay)


Laureato in Chimica, sviluppatore software ed elettronica, da almeno 30 anni si interessa di Ricerca Psichica con particolare attenzione allo studio della Telepatia e Psicocinesi utilizzando tecniche Elettro-Encefalografiche. Autore di numerose ricerche pubblicate anche su riviste scientifiche internazionali. Direttore Scientifico di AISM (Ass. Italiana Scientifica di Metapsichica).